Dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio del 2022, come rivela un articolo di The Economist, le potenze medie stanno lavorando sulla ristrutturazione e sul potenziamento dei propri servizi di intelligence per prepararsi a un contesto geopolitico sempre più complesso.
L’allarme da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna sul possibile attacco russo, che quasi quattro anni fa si è poi verificato, è stato sottovalutato dalla maggior parte dei servizi europei, anche perché questi ultimi non disponevano dei mezzi necessari per verificare direttamente determinate informazioni.
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Come cambiano i servizi di intelligence delle potenze medie
È in atto una ristrutturazione dei servizi informativi della maggior parte dei Paesi che finora hanno trascurato l’attività di spionaggio, riponendo fiducia nel pacifismo, nella neutralità e nella lontananza geografica. L’attacco all’Ucraina per mano russa quel 23 febbraio del 2022, previsto da Stati Uniti e Gran Bretagna, ma il cui allarme è stato ignorato o sottovalutato dalle democrazie di media potenza, ha messo in luce le carenze dei servizi segreti di questi Paesi in materia di spionaggio, portandoli ora a dover ridefinire le proprie agenzie di intelligence.
La stessa Francia aveva assistito alle dimissioni del capo dell’intelligence militare, il generale Eric Vidaud, a seguito dell’invasione russa a Kiev.
Se il Giappone sta costruendo un apparato di spionaggio da zero, la Svezia sta lavorando alla costituzione di un’agenzia civile di intelligence estera totalmente nuova, così come il Canada sta pensando di istituirne una, mentre la Germania vuole rafforzare l’autorità dei suoi agenti di intelligence.
Secondo Nicolas Lerner, l’attuale capo della DGSE, Direction générale de la Sécurité extérieure, I servizi di intelligence esteri francesi, “la cooperazione tra i servizi di intelligence europei ha raggiunto livelli senza precedenti” ed è proprio quello che si sta verificando, le spie stanno ampliando la collaborazione con gli alleati stranieri.
Perché le potenze medie rafforzano l’intelligence
In caso di scoppio di una guerra, i Paesi hanno bisogno di servizi di intelligence militare più efficaci e più efficienti, soprattutto adesso che la minaccia di un attacco russo contro la NATO o l’invasione di Taiwan da parte della Cina rappresentano scenari sempre più realistici.
Diversi casi recenti hanno contribuito ad acuire i timori di essere entrati nel mirino di Mosca, basta pensare ai 19 droni senza munizioni che sono stati avvistati sullo spazio aereo della Polonia, all’incendio della stazione terrestre utilizzata da Starlink in Polonia, che sembrerebbe essere stato provocato dalla Russia, al fallito attacco all’aeroporto tedesco di Lipsia/Halle, in cui un drone pieno di esplosivo si è avvicinato a un aereo da trasporto ucraino, al piccolo drone precipitato nel nord-est della Romania, dopo quattro minuti di navigazione nello spazio aereo nazionale, e della violazione dello spazio aereo moldavo da quattro droni russi, di cui uno esploso.
A peggiorare il quadro già complesso, la sospensione delle informazioni di intelligence destinate all’Ucraina da parte dell’amministrazione Trump, anche se di breve durata, la sua guerra commerciale e le sue riflessioni sull’annessione del Canada, dell’Islanda e della Groenlandia. Si aggiungono, quindi, anche gli Stati Uniti alle potenziali minacce per cui serve farsi trovare pronti.
Il modello britannico per l’intelligence delle potenze medie
Da un recente sondaggio condotto dalla rivista francese L’Express, riportato da The Economist, il servizio di intelligence britannico MI6 è risultato essere il più competente d’Europa, seguito dal DGSE francese. Alla Gran Bretagna è stata riconosciuta la capacità di integrare le informazioni raccolte da fonti umane tramite il metodo Humint, Human Intelligence, con quelle pervenute tramite il metodo Sigint, Signals Intelligence, e altre informazioni provenienti da diverse agenzie.
Non a caso è stata proprio la Gran Bretagna a favorire la creazione dei servizi segreti dei paesi che fanno parte, insieme a lei, dei “Five Eyes”, ossia Stati uniti, Australia, Canada e Nuova Zelanda.
Giappone e Germania riformano i servizi di intelligence
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli agenti segreti giapponesi non possono più operare sotto copertura all’estero e la condivisione delle informazioni avviene tramite copie cartacee e in maniera non organizzata tra i vari organismi, alla cui guida si colloca l’Ufficio di intelligence e ricerca del Gabinetto, CIRO, affidato ad ex funzionari della polizia di sicurezza interna.
La nuova architettura dell’intelligence giapponese
In questa fase di ristrutturazione generale, il Giappone ha istituito il Consiglio Nazionale di Intelligence per controllare tutte le attività, e l’Ufficio Nazionale di Intelligence, una sorta di CIRO meglio organizzato per consolidare le informazioni provenienti da tutte le fonti. Inoltre, sono in cantiere la creazione di un’agenzia di intelligence estera e nuove leggi antispionaggio interne per fronteggiare le nuove minacce rappresentate da Cina, Russia e Corea del Nord.
Più poteri per i servizi segreti tedeschi
La Germania, dal lato suo, ha risentito della Gestapo dell’era nazista e della Stasi comunista, la polizia segreta e il ministero per la sicurezza della Repubblica Democratica Tedesca (DDR), che ha avuto il compito di controllare e reprimere il regime comunista dal 1950 al 1990. Le spie tedesche, infatti, come dichiarato da Gerhard Conrad, ex funzionario dei servizi tedeschi, non hanno mai potuto “intercettare le comunicazioni di sacerdoti, avvocati, medici o giornalisti”.
Da qui la volontà di rafforzare le loro capacità, per poter agire, oltre che sorvegliare. Le riforme sui tavoli del Parlamento riguardano, infatti, tra le altre cose, la possibilità di hackerare gli oppositori.
Nuove agenzie di intelligence estera per Svezia e Canada
La creazione di un’agenzia di intelligence estera è il prossimo passo di Paesi come Svezia e Canada, il primo dovrebbe renderla operativa già dal prossimo anno, il secondo sta ancora valutando la reale necessità di una sua costituzione. Attualmente l’operato del servizio di intelligence canadese, il CSIS, è focalizzato principalmente sulle minacce interne, con limitazioni nella raccolta di informazioni da fonti umane all’estero.
L’intelligence unificata dei Paesi Bassi
Si distinguono i Paesi Bassi, che già dal 2002 hanno unificato le funzioni di intelligence interna ed esterna nell’AIVD, il Servizio generale di intelligence e sicurezza dei Paesi Bassi, i cui agenti, grazie a un progetto di legge, potrebbero avere un mandato annuale per agire senza l’approvazione preventiva per ogni singola operazione, risultando così più snelli e rapidi nell’operato.
Una rete europea di intelligence tra potenze medie
I servizi informativi delle medie potenze si stanno potenziando anche per il timore che quelli americani voltino loro le spalle. Nonostante l’intensificarsi delle tensioni politiche e commerciali, i legami con gli Stati Uniti in materia di intelligence rimangano solidi.
I servizi di intelligence americani sono fondamentali in particolare in ambito terroristico, per cui è importante continuare a collaborare. Seguire il modello dei Five Eyes sarebbe sicuramente un ottimo punto di partenza per una maggiore cooperazione tra tutti i servizi europei, ma complesso replicarlo di fronte a una storia di attività di spionaggio condivisa che dura ormai da settanta anni come la loro.
Come affermano i capi dei servizi segreti, c’è in questo momento una missione comune grazie alla quale gruppi ristretti di agenzie europee stanno lavorando congiuntamente per penetrare obiettivi difficili come Russia e Cina, e non è detto che questo non sia un primo passo che nel lungo termine condurrà a una versione europea dei Five Eyes.
























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