Il Mediterraneo sarebbe il prossimo obiettivo della Russia. È quanto dichiarato da un rapporto della CIA riportato dalla testata spagnola El Mundo, secondo cui i Paesi dell’Europa del Sud, in particolare Francia, Spagna e Italia, sarebbero a rischio attacco russo.
L’attacco di cui la CIA ci sta mettendo in guardia, sfrutterebbe un particolare tipo di drone, il Gerbera, lanciato da container trasportati su navi mercantili sotto la veste di traffico commerciale ordinario.
Indice degli argomenti
Il drone Gerbera e il possibile uso dal mare
Si tratta di un drone russo economico e piccolo di dimensioni, due metri di lunghezza, 18 chili di peso, ma con grande autonomia, circa 600 chilometri che riesce a percorrere a quasi 160 km/h e che trasporta dai quattro ai cinque chili di esplosivo.
La scelta di questo tipo di strumento risiederebbe nella volontà di effettuare un attacco più simbolico che di distruzione di massa, come la chiusura temporanea di un porto o di un aeroporto, un incendio, il danneggiamento di strutture esposte, con il solo obiettivo di dimostrare al mondo che la Russia può avere accesso a qualsiasi passaggio terrestre.
Inoltre, strumenti così piccoli permettono a una nave mercantile di trasportarne diversi e catapultarli con molta meno difficoltà rispetto a droni notevolmente più grandi. Da una distanza di 200 o 300 chilometri dalla costa, il volo durerebbe approssimativamente tra un’ora e un quarto e due ore, a seconda della velocità effettiva.
Le reazioni dei vertici europei
Alla diffusione del rapporto della CIA sul possibile attacco russo sull’Europa del Sud, il presidente francese Emmanuel Macron, dopo il Consiglio di Difesa riunito lo scorso 16 settembre, ha convocato anche i leader di tutti i partiti e i candidati alle presidenziali del 2027. Secondo i vari analisti della difesa coinvolti nella valutazione del rapporto, si tratterebbe di un documento molto dettagliato e, pertanto, credibile.
Per l’Italia si è espresso il ministro della Difesa Guido Crosetto, che sulla piattaforma X ha affermato che “Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l’allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi […] Già viviamo in tempi difficili e “nervosi” e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco”.
Il portavoce dell’Unione Europea Thomas Regnier ha affermato che “Sappiamo che il nostro spazio aereo viene messo alla prova ed è stato violato varie volte. Sappiamo che sono in corso diversi attacchi ibridi che prendono di mira molti dei nostri Stati membri” e la questione “compete alle autorità nazionali”, ma Bruxelles ha una “lunga esperienza di azioni di sostegno agli Stati in caso di necessità”.
Secondo il ministro della difesa danese, Jeppe Brus, in merito alla valutazione sulla minaccia russa contro il Paese svolta dai servizi di intelligence danesi, “Sono in arrivo ulteriori gravi attacchi ibridi e già ora la Russia sta sferrando attacchi che sei mesi fa non avremmo mai immaginato”. Sull’allargamento del raggio d’azione di Mosca ha dichiarato: “È improbabile che la Russia avvii una vera e propria invasione di un paese della Nato, ma ciò non si può escludere”.
La distanza geografica non implica maggiore sicurezza
Vulnerabilità politica (il nostro Paese, così come Francia e Spagna, affronterà nel 2027 nuove campagne elettorali e nuove elezioni) e debolezza militare (la Spagna e il Regno Unito in particolare non dispongono di una difesa aerea e antimissile capace di fronteggiare la minaccia russa) sembrerebbero essere le leve del Cremlino per compiere l’attacco svelato dai servizi di intelligence statunitensi. L’analista britannico specializzato nella strategia militare russa, Keir Giles, che ha lavorato per l’Accademia di Difesa del Regno Unito, ha affermato che “Non saranno necessariamente i paesi in prima linea a essere presi di mira. L’obiettivo sarà dove si trova il punto più debole dell’Europa”.
Anche Mark Rutte, segretario generale della NATO, mesi fa aveva avvertito di non abbassare la guardia al di là del fianco orientale, in quanto un drone russo impiegherebbe solo dieci minuti in più a raggiungere Madrid rispetto a Varsavia, per cui dall’attacco all’Ucraina del 2022 è l’intero continente a rischio attacco, nessuno escluso.
I precedenti dei droni russi in Europa
Non è la prima volta che Mosca lancia droni da piattaforme marittime, basti pensare che a inizio anno è stato individuato un velivolo che partiva da una nave russa da ricognizione che navigava nello stretto di Öresund. E non è la prima volta che si spinge oltre l’Europa Orientale, ce lo dimostrano i 19 droni senza munizioni che sono stati avvistati sullo spazio aereo della Polonia e il fallito attacco all’aeroporto tedesco di Lipsia/Halle, in cui un drone pieno di esplosivo si è avvicinato a un aereo da trasporto ucraino.
In Polonia nella giornata di ieri è stata incendiata deliberatamente, sembrerebbe da mano russa, una stazione terrestre utilizzata da Starlink. Solo questa mattina, invece, sono state diffuse notizie di un piccolo drone precipitato nel nord-est della Romania, dopo quattro minuti di navigazione nello spazio aereo nazionale, e della violazione dello spazio aereo moldavo da quattro droni russi, di cui uno esploso.


















Partecipa alla community