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Atti giudiziari creati con l’AI: sanzioni e nuove regole negli USA


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Due corti federali statunitensi hanno sanzionato avvocati per citazioni inesistenti generate con l’IA. I casi dell’Indiana e della Georgia mostrano i rischi delle allucinazioni negli atti giudiziari, mentre ABA e California rafforzano obblighi di verifica, trasparenza, competenza e tutela dei clienti

Pubblicato il 9 ott 2026

Luciano Daffarra

C-Lex Studio Legale



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intelligenza artificiale negli atti giudiziari




Gli strumenti di intelligenza artificiale stanno trasformando rapidamente la pratica legale. Secondo le indagini di mercato svolte negli Stati Uniti[1], già nel 2023 tre quarti degli avvocati prevedevano di utilizzare l’IA generativa per il proprio lavoro, sia per la raccolta giurisprudenziale, sia per la stesura di contratti, la revisione di documenti e la stessa preparazione degli atti processuali.

Su quest’ultima area incide in maniera significativa il fatto che i grandi modelli linguistici (LLM) hanno una tendenza documentata a soffrire di “allucinazioni”, ossia a fornire informazioni false o inventate[2], le quali si riflettono sui contenuti nei quali vengono inserite e, in particolare, negli atti giudiziari portati al vaglio dei tribunali.

Quest’ultimo impiego dei modelli di intelligenza artificiale ha creato seri problemi a numerosi avvocati sin dagli albori di questa tecnologia, dando vita a casi giudiziari che hanno fatto scalpore, a cominciare dal caso Mata c. Avianca, deciso il 22 giugno 2023 dalla Corte del Distretto Sud di New York[3], seguito da numerose decisioni giudiziali del medesimo segno[4]

L’intelligenza artificiale negli atti giudiziari: i casi Indiana e Georgia

Fra questi, vanno ricordate due recenti decisioni delle corti statunitensi, rese rispettivamente l’11 settembre 2026 e il 28 settembre 2026 in due cause affatto diverse, nelle quali gli avvocati hanno ricevuto il biasimo del giudice oltre a sanzioni: è utile esaminarle brevemente per collocare il tema nel più ampio contesto di cui ci occupiamo.

La sanzione in Indiana e lo standard della reasonable inquiry

Nell’”Order Adopting Magistrate Judge’s Report and Recommendation” emanato dalla Corte del Distretto Sud dell’Indiana, l’avvocato del ricorrente è stato condannato a pagare una sanzione di diecimila dollari per avere depositato cinque memorie contenenti citazioni di casi inesistenti. Dall’esame del provvedimento emerge che le citazioni di cause inesistenti erano undici, mentre ulteriori quattro erano inesatte.

A tale stregua, il giudice – che aveva riferito la circostanza al giudice capo, il quale a propria volta aveva trasmesso il fascicolo alla Commissione disciplinare degli avvocati dell’Indiana – ha rilevato la violazione dell’art. 11(b) delle norme federali di procedura civile, secondo cui l’avvocato che sottoscrive un atto, una mozione o qualsiasi altra scrittura diretta al tribunale certifica che le domande, le difese e ogni altro elemento del contendere sono supportati da norme di legge esistenti o da argomentazioni fondate, capaci di estendere, modificare o superare il diritto vigente.

In base alla stessa norma processuale, l’avvocato è tenuto a rispettare lo standard della “reasonable inquiry”, consistente in una previa verifica di buona fede svolta per avere conferma dei fatti e delle informazioni riportate negli atti giudiziari: da ciò si desume che fare cieco affidamento sui risultati di una ricerca effettuata tramite un modello di intelligenza artificiale non è conforme a detta prescrizione. Proprio perché gli output dell’IA sono inclini a restituire ai prompt risposte che costituiscono “allucinazioni” nel senso sopra illustrato, agli avvocati viene chiesto di verificare personalmente che ciascun precedente invocato esista e sia pertinente alle affermazioni riportate negli atti.

Il caso della Georgia e le citazioni inesistenti

In linea con la decisione del giudice dell’Indiana appena ricordata, si pone la più corposa ordinanza della Corte del Distretto Nord della Georgia, che ha deciso una causa fra due imprese avente a oggetto la liquidazione di un risarcimento danni derivante da incendio.

Nell’affrontare l’intera vicenda e analizzandone ogni aspetto nelle quarantatré pagine del provvedimento, il giudice – oltre a decidere nel merito – ha rilevato che il ricorrente, per il tramite del suo avvocato, aveva citato un caso inesistente quale unico riferimento autorevole a sostegno delle proprie tesi, inserendo altresì una citazione non presente nella decisione richiamata.

A seguito dell’esame degli atti, il magistrato ha giudicato tali errori come tipici delle allucinazioni create dall’intelligenza artificiale, affermando che tale strumento era stato sopravvalutato e male utilizzato dall’avvocato del ricorrente, poiché una differente valutazione dello stesso comportamento avrebbe condotto a conseguenze assai più problematiche per lo stesso avvocato.

Allucinazioni dell’IA e responsabilità degli avvocati

I due recenti casi qui sommariamente esaminati sono solo la punta dell’iceberg di una patologia processuale che cresce progressivamente in tutto il mondo. Secondo i dati raccolti e resi disponibili dalla piattaforma digitale “AI Hallucination Cases Database” di Damien Charlotin[5], al 30 settembre 2026 risultano pendenti davanti ai giudici degli Stati Uniti 1.473 casi incentrati su diverse tipologie di allucinazione dell’intelligenza artificiale; in Italia il loro numero si attesta a 15, per un totale mondiale di 2.149 cause.

Questi dati, anche qualora fossero solo approssimativi, non possono non convincere del fatto che il rischio di errori nell’uso dei modelli di intelligenza artificiale per la redazione di atti processuali comporta un elevato pericolo e fa capo direttamente ai professionisti che sottoscrivono gli atti, esponendoli a un rischio non solo economico ma soprattutto reputazionale.

Le regole ABA sull’intelligenza artificiale nella pratica legale

Come conseguenza di una situazione allarmante, legata all’uso disinvolto e spesso consapevolmente colpevole degli output dei modelli di intelligenza artificiale generativa impiegati dai legali per formulare e sostenere i propri atti processuali, sono intervenuti gli ordini professionali, che hanno regolato nel tempo l’utilizzo di tale strumento.

Nel luglio 2024, a integrazione di quanto già segnalato, l’American Bar Association ha pubblicato la Formal Opinion 512, la quale stabilisce che “per assicurare che i clienti siano protetti, i legali che fanno uso degli strumenti di intelligenza artificiale generativa devono considerare le obbligazioni etiche a essi applicabili, inclusi gli obblighi di fornire una rappresentanza legale competente, di proteggere le informazioni dei clienti, di comunicare con i clienti, di supervisionare i propri dipendenti e agenti, di proporre solo domande e contenziosi meritevoli, di assicurare trasparenza nei confronti dei tribunali e di pretendere compensi ragionevoli”[6].

In sintesi, gli obblighi che fanno capo agli avvocati statunitensi – su base federale, estesa cioè a tutti gli Stati – sono quelli di rispettare le regole definite con l’acronimo “3 C”: Competenza, Comunicazione e Confidenzialità.

Competenza, comunicazione e confidenzialità

Le disposizioni contenute nelle Regole 1.1, 1.4 e 1.6 delle ABA Model Rules mirano a fare comprendere agli avvocati l’importanza di possedere conoscenze legali che li pongano in condizione di capire il funzionamento degli LLM e il modo in cui possono essere trattati i dati dei clienti, anche attraverso l’aggiornamento professionale (CLE) e i corsi di formazione organizzati dagli studi legali, affinché possano verificare l’attendibilità delle risposte dei modelli di IA utilizzati (Regola 1.1, Competenza).

Sul piano della Comunicazione, le norme ABA dispongono che gli avvocati comunichino con i propri clienti per stabilire attraverso quali mezzi intendano raggiungere i loro obiettivi, il che può implicare la scelta di un’opzione che comprenda il supporto dei modelli di IA generativa (Rule 1.4).

Quanto alla Confidenzialità o riservatezza, la Rule 1.6, nell’ambito dell’utilizzo dei modelli di IA, implica che i legali debbano conoscere se i dati del cliente confluiranno in un modello generativo, evitando che ciò accada avuto riguardo a modelli non configurati per l’uso da parte degli avvocati e anonimizzando o mascherando i dati della clientela ove si faccia ricorso a strumenti di IA generativa, così da prevenire accessi non autorizzati di terzi a tali informazioni.

Onorari, trasparenza e supervisione

Oltre ai principi sopra tratteggiati, gli avvocati devono verificare che gli onorari richiesti siano allineati al costo della tecnologia predittiva e alla riduzione dello sforzo di ricerca personale assolto dai modelli di IA.

Avuto riguardo all’obbligo di trasparenza verso i tribunali, la ABA Rule 3.3 vieta di presentare alle corti affermazioni false di fatto o di diritto e impone di correggere qualsiasi errore compiuto in tal senso negli atti del giudizio. Rientrano in questo ambito comportamentale: la verifica del contenuto degli atti che includono informazioni elaborate con i modelli di IA, lo svolgimento di controlli sul corretto inserimento dei dati nelle ricerche e nelle analisi effettuate con l’ausilio dell’IA e il trattamento dei risultati di tali ricerche come bozze o suggerimenti da approfondire e controllare.

Infine, le ABA Rules 5.1 e 5.3 toccano il tema dell’obbligo di verifica dell’operato dei legali che hanno funzioni di supervisione sui colleghi o collaboratori di studio, affinché questi si adeguino ai principi di legge; tale compito si estende anche all’uso dei modelli di IA all’interno dell’ufficio. Questo obbligo implica che chi ha il controllo dei colleghi e collaboratori si assume anche la responsabilità del loro operato ed è tenuto a correggere errori e inaccuratezze derivanti dall’impiego dell’intelligenza artificiale generativa.

La California regola l’IA negli atti giudiziari

Sulla delicata materia dell’utilizzazione dell’intelligenza artificiale da parte degli studi legali è intervenuto di recente lo Stato della California, che ha approvato, il 30 settembre 2026, la legge SB 574[7] con cui si modificano – fra l’altro – le norme deontologiche forensi locali e si impongono regole stringenti di confidenzialità nei confronti delle informazioni riservate o segrete dei clienti.

La normativa si allinea in maniera significativa ai principi sopra tratteggiati dalle ABA Model Rules, ponendo il divieto di delegare l’esercizio delle attività professionali ai modelli di intelligenza artificiale e imponendo verifiche approfondite da parte degli avvocati prima del deposito degli atti giudiziari, incluse le citazioni acquisite tramite i modelli di IA.

Inoltre, gli avvocati sono tenuti a rendere noto al giudice quali documenti siano stati redatti con l’ausilio dei sistemi di intelligenza artificiale, mantenendo altresì un elevato livello di segretezza circa i dati personali dei clienti trattati con tali strumenti.

Il controllo dell’IA come dovere della professione forense

L’evoluzione giurisprudenziale e normativa che si è qui ripercorsa dimostra come l’intelligenza artificiale generativa sia ormai entrata stabilmente nella pratica legale statunitense, portando con sé anche la necessità di governarne i rischi. Le sanzioni comminate nei casi dell’Indiana e della Georgia confermano che l’avvocato rimane il responsabile ultimo della correttezza degli atti: l’efficienza offerta dagli strumenti predittivi non può tradursi in una delega acritica, pena conseguenze disciplinari, economiche e reputazionali.

Le regole elaborate dall’American Bar Association e, da ultimo, dalla California delineano un modello coerente fondato su competenza, comunicazione, confidenzialità, trasparenza e supervisione: un modello nel quale l’IA è un ausilio da conoscere, verificare e controllare, non un sostituto del giudizio professionale.

La sfida per gli ordini professionali e per gli avvocati è allora culturale e organizzativa prima ancora che tecnologica: richiede formazione continua, protocolli interni di utilizzo dell’IA, obblighi di verifica e una trasparente interlocuzione con i clienti e con i giudici. Solo così l’innovazione potrà tradursi in una maggiore qualità del servizio legale, senza tradire i doveri fondamentali della professione.

Fonti e note

[1] Qui è pubblicata la notizia: https://www.legaldive.com/news/generative-ai-legal-use-cases-wolters-kluwer-report/700342/ ↩

[2] Lo studio svolto dallo Stanford Reg Lab, cui si può accedere tramite questo link https://dho.stanford.edu/wp-content/uploads/Legal_RAG_Hallucinations.pdf, evidenzia che anche alcune delle più note e utilizzate piattaforme digitali rivolte agli avvocati producono talvolta informazioni errate, seppure in maniera significativamente inferiore rispetto a quanto accade per i modelli di intelligenza artificiale generalisti. In tal senso, il sistema RAG (Retrieval-Augmented Generation), un framework di intelligenza artificiale che consente ai modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) di cercare informazioni da fonti di dati esterne prima di rispondere alle domande dell’utente, promette di ridurre drasticamente il problema delle allucinazioni, seppure al momento non vi sia evidenza dell’ottenimento di risultati rilevanti al riguardo. ↩

[3] La sentenza in tale causa è raggiungibile a questo collegamento ipertestuale: https://law.justia.com/cases/federal/district-courts/new-york/nysdce/1:2022cv01461/575368/54/ ↩

[4] Nell’articolo di seguito riportato vengono tratteggiati alcuni aspetti del problema che viene riproposto oggi a distanza di tre anni dai primi accadimenti: https://www.agendadigitale.eu/documenti/giustizia-digitale/ai-e-avvocati-alla-ricerca-di-regole-per-le-piattaforme-digitali-il-caso-usa/ ↩

[5] Il sito web fornisce una panoramica a livello mondiale delle controversie nelle quali si dibatte di allucinazioni dei modelli di intelligenza artificiale. Qui si trova la pagina del sito web: https://www.damiencharlotin.com/hallucinations/ ↩

[6] Qui si trova un commento autorevole alla norma introdotta nel 2024 e al suo iter: https://library.law.unc.edu/2025/02/aba-formal-opinion-512-the-paradigm-for-generative-ai-in-legal-practice/ ↩

[7] In questa pagina web si trova una prima analisi del provvedimento da parte di uno studio legale americano: https://www.ropesgray.com/en/insights/alerts/2026/10/california-enacts-sb-574-nations-first-law-governing-attorneys-use-of-generative-artificial ↩

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