Starshield e Ucraina

Reti satellitari, su cosa puntare per la sovranità dell’Europa


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Il caso Starshield in Ucraina mostra quanto le capacità spaziali dipendano da chi controlla reti, software e accesso all’orbita. Per l’Europa, satelliti e investimenti non bastano senza servizi affidabili e domanda pubblica. Ci sono però azioni in corso

Pubblicato il 28 ott 2026

Alessandro Sannini

Ceo Twin Advisors&Partners Limited



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Un numero racconta la fragilità spaziale meglio di molti comunicati: 160 chilometri orari. Il 20 ottobre The Economist ha messo a fuoco quanto sia difficile per l’Europa sottrarsi alla dipendenza dagli Stati Uniti nello spazio. Quella soglia, emersa pochi giorni prima in Ucraina, spiega perché il problema non riguarda soltanto i satelliti: riguarda chi può decidere se e come utilizzarli.

Secondo funzionari ucraini citati da Reuters, dal 14 ottobre alcuni terminali del servizio militare Starshield hanno perso la connessione durante missioni con droni oltre i 160 km/h, e in certi casi anche a velocità inferiori. Missioni cancellate, comunicazioni incerte. Le responsabilità delle restrizioni restano controverse: il 23 ottobre Associated Press ha ricostruito le versioni divergenti di Washington, SpaceX e Kyiv. Non è la storia di una costellazione distrutta. È quella di una capacità operativa compromessa mentre l’infrastruttura era ancora in orbita.

L’Europa costruisce satelliti, sensori e componenti d’eccellenza, ma parte delle comunicazioni, dell’intelligence e dell’accesso all’orbita dipende da ecosistemi americani. Il divario è anche industriale e finanziario: trasformare prodotti riusciti in servizi affidabili e controllabili.

Quando il comando si nasconde nel software

Immaginiamo una squadra di protezione civile che lavori dopo un’alluvione, lontano dalle reti terrestri. Dispone di un terminale satellitare e di apparati cifrati. Se il collegamento viene limitato, non basta acquistare banda da un secondo operatore: servono antenna e modem compatibili, profili di accesso autorizzati, instradamento predisposto e applicazioni capaci di riprendere la sessione senza perdere i dati. Un’alternativa scritta solo nel contratto non supera la prova del guasto.

Una connessione spaziale è una catena: terminale, collegamento radio, satellite, gateway, rete terrestre, centro di controllo, software e applicazioni. La cifratura tutela la riservatezza e l’integrità delle informazioni; non assicura, da sola, la disponibilità della rete. Geofencing, autenticazione, aggiornamenti software e priorità del traffico possono incidere sulle prestazioni senza un solo intervento fisico in orbita.

Per questo la sovranità digitale non coincide con la nazionalità del costruttore. Si verifica interrogando la filiera del controllo: chi amministra i terminali? Dove operano i gateway? Chi può cambiare le regole di utilizzo? Quanto dura il passaggio a una rete di riserva e quante comunicazioni essenziali sopravvivono? Sono problemi di cybersecurity e continuità operativa, non soltanto di diplomazia.

Starlink, OneWeb e la scala: il vantaggio di un sistema integrato

SpaceX produce satelliti, li porta in orbita con razzi propri, governa la rete Starlink, distribuisce terminali e vende connettività. Ogni lancio alimenta la costellazione; la domanda commerciale e istituzionale sostiene investimenti e frequenza delle missioni. Starshield, dedicato a clienti governativi e militari, va distinto dal servizio commerciale Starlink: cambiano requisiti, utilizzatori e condizioni di accesso. Ma la forza dell’ecosistema resta l’integrazione tra hardware, software, distribuzione e cliente finale.

La risposta europea più immediata passa anche da Eutelsat OneWeb, rete con architettura e mercato differenti. Contare satelliti non basta: per un ente pubblico pesano copertura, latenza, terminali, costi e sicurezza. Eutelsat ha chiuso l’esercizio 2025-2026 con 297 milioni di euro di ricavi da attività LEO, in crescita del 69,5% su base comparabile. È la prova dell’esistenza di domanda, non dell’immediata intercambiabilità fra reti.

Neppure copiare integralmente SpaceX sarebbe una politica industriale sensata. L’integrazione verticale accelera, ma può concentrare potere contrattuale. L’Europa deve scegliere dove integrare e dove preservare fornitori indipendenti, con interfacce aperte e acquisti competitivi. Il problema non è avere molte imprese. È che lavorino come parti di un sistema quando serve una risposta comune.

Le reazioni dell’Europa

L’Europa sta reagendo su più fronti. Il gruppo francese Eutelsat offre già in Ucraina i servizi della costellazione OneWeb, composta da oltre 600 satelliti, e ne sta rafforzando la capacità: Airbus ha completato a Tolosa i primi 32 nuovi satelliti, nell’ambito di un programma di rinnovo che ne prevede 669.

Il 22 ottobre le finlandesi Nokia e ICEYE hanno firmato con il ministero della Difesa ucraino una lettera d’intenti per sviluppare comunicazioni satellitari sotto il controllo di Kiev, con satelliti, infrastrutture terrestri e terminali gestiti direttamente dal Paese: i primi lanci dei sistemi sviluppati dalle due aziende sono previsti nel 2028.

La prospettiva più ambiziosa resta IRIS², la futura costellazione europea per le comunicazioni sicure, rafforzata nell’agosto 2026 fino a 348 satelliti, con i primi lanci previsti nel 2029. L’obiettivo è dare agli Stati europei la possibilità di controllare le infrastrutture da cui dipendono comunicazioni militari, servizi di emergenza e attività strategiche. La distanza da Starlink, che dispone di oltre 11.000 satelliti, resta tuttavia enorme e richiederà anni di investimenti industriali per essere ridotta.

IRIS² e il 5G satellitare: il calendario non aspetta le crisi

Per comunicazioni governative sicure l’Unione dispone già di GOVSATCOM: l’hub operativo dal gennaio 2026 riunisce capacità messe a disposizione da Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo e Spagna. L’UE ha inoltre autorizzato l’apertura dei negoziati per consentire anche all’Ucraina di accedere al sistema.

IRIS² dovrà invece creare la nuova infrastruttura multi-orbita europea.

L’accordo di attuazione annunciato in agosto ha aggiunto 66 satelliti al disegno iniziale, portando la costellazione principale a 348 unità: 330 in orbita bassa e 18 in orbita media. I primi lanci sono previsti dal 2029, con servizi che entreranno progressivamente in funzione. Tra il primo lancio e una rete collaudata, ridondata e utilizzabile in emergenza possono trascorrere anni. Una costellazione non diventa sovrana il giorno del primo decollo.

Intanto cambia anche il mercato delle telecomunicazioni. Il 19 ottobre Deutsche Telekom, Orange, Telefónica e Vodafone hanno annunciato una lettera d’intenti per valutare una candidatura congiunta alle frequenze dei servizi mobili satellitari e sviluppare il collegamento diretto tra satellite e dispositivi, il direct-to-device. Non prevedono di costruire la costellazione: cercano un partner e presidieranno segmenti terrestri e coordinamento. Ma la connettività di uno smartphone fuori copertura non equivale a quella necessaria per una missione militare.

Intelligence e lanci: i due colli di bottiglia

Galileo offre navigazione europea; Copernicus osserva la Terra; aziende come ICEYE vendono immagini radar utilizzabili anche di notte e sotto le nubi. Un’immagine del terreno non è un’allerta missilistica. Per individuare un lancio e seguire una traiettoria servono sensori infrarossi persistenti, radar, collegamenti protetti e centri di comando capaci di elaborare segnali in tempo reale. Francia e Germania hanno avviato JEWEL per sviluppare una prima capacità europea nei primi anni Trenta. L’apporto americano resta rilevante.

L’IA classifica immagini e segnala anomalie, ma non può recuperare dati mai acquisiti. La stessa distinzione vale per i lanci. Ariane 6 e Vega C hanno restituito all’Europa la possibilità di raggiungere l’orbita con mezzi propri, ma l’autonomia industriale richiede una cadenza sostenibile. Nel 2025, secondo l’IISS, Falcon 9 ha effettuato 165 lanci orbitali contro cinque di Ariane 6: vettori diversi, dunque confronto non equivalente sui costi, ma distanza inequivocabile nella frequenza.

Il riutilizzo dei razzi abbassa i costi se esiste domanda sufficiente. A settembre Spectrum di Isar Aerospace ha raggiunto l’orbita dalla Norvegia: una svolta per i nuovi lanciatori europei, non ancora una filiera seriale. L’European Launcher Challenge può aiutare se al sostegno dello sviluppo seguiranno acquisti regolari di voli. Altrimenti l’Europa continuerà a finanziare prototipi e a cercare altrove la capacità disponibile quando ne ha bisogno.

Capitali e domanda pubblica: rendere finanziabile l’autonomia

Il rapporto ESA 2026 mostra una divergenza: nel 2025 i bilanci pubblici europei destinati allo spazio sono cresciuti del 12%, fino a 13,5 miliardi di euro; gli investimenti privati raccolti dalle imprese spaziali europee sono invece scesi dell’8%, a 1,4 miliardi, mentre nel mondo sono aumentati del 60%. I perimetri sono diversi e non dimostrano un nesso causale. Il punto è che finanziare ricerca non equivale a creare imprese competitive.

L’OCSE aggiunge un dato da usare correttamente: nel 2025 il 67% delle imprese destinatarie di capitale privato spaziale nel campione era localizzato negli Stati Uniti, contro il 12,8% in Europa. Non si tratta delle rispettive quote del valore investito. Manca spesso il percorso che conduce dalla tecnologia certificata a ordini continuativi e produzione in serie.

Una PMI di sensoristica ha bisogno di capitale circolante, certificazioni, accesso ai grandi clienti e talvolta aggregazioni industriali. Il venture capital può assumere il rischio di innovazione; il private equity può finanziare piattaforme mature e acquisizioni industriali. Una costellazione, invece, richiede capitale paziente e contratti pluriennali capaci di sostenere costi fissi elevati. Confondere questi strumenti oscura le diverse esigenze di capitale.

Qui la domanda pubblica è un acceleratore, se acquista risultati anziché soltanto sviluppo. Contratti pluriennali con livelli verificabili di disponibilità, sicurezza e ripristino possono rendere prevedibili i ricavi e favorire capitale privato. Le garanzie pubbliche devono ridurre rischi, non nascondere modelli insostenibili. Il criterio non è la dimensione del fondo annunciato: è la capacità di costruire un’impresa che regga senza un contributo perpetuo.

Il test italiano: dalla fabbrica alla capacità di decidere

L’Italia è un caso rivelatore. Il 2 ottobre l’ASI ha annunciato il completamento della costellazione Eaglet II del programma IRIDE: otto satelliti realizzati da OHB Italia sono partiti dalla California su un Falcon 9. Una scelta potenzialmente efficiente, che distingue due questioni: saper costruire un satellite e disporre, quando occorre, del lancio necessario.

Anche BROMO, l’ipotesi di integrazione di attività spaziali Airbus, Leonardo e Thales, va valutato con questo metro. Un operatore più grande può investire di più, ma non garantisce da solo maggiore autonomia. Il 23 ottobre MLex ha descritto la possibilità di un esame antitrust europeo rapido solo a fronte di rimedi significativi: è un’ipotesi di analisi, non una decisione delle autorità. La misura del successo resta la capacità aggiuntiva senza penalizzare le PMI.

La qualità di una politica industriale non si misura soltanto in satelliti o dimensioni societarie. Va verificata con prove di continuità operativa, anche simulando l’interruzione della rete principale.

Tre domande contano: quale quota delle comunicazioni essenziali resta disponibile quando un fornitore si ferma? Chi controlla autenticazione, software, dati e gateway? Quanti lanci e quanta capacità di elaborazione sono prenotabili in emergenza? Contratti e audit indipendenti devono dare risposte misurabili.

Non si tratta di rinunciare all’alleanza con Washington, ma di poter scegliere senza restarne prigionieri. La prossima crisi europea potrebbe non iniziare con un satellite colpito, ma con un servizio che smette di rispondere. Allora non conteranno i rendering delle costellazioni né i miliardi stanziati: conterà se l’Europa saprà ancora comunicare, osservare e decidere.

Approfondimenti e fonti

01 The Economist, 20 ottobre 2026. Europe’s dependence on America in space is hard to escape. economist.com

02 Reuters, 14 ottobre 2026. Ukraine says SpaceX limits Starlink operations, disrupting military. investing.com

03 Associated Press, 23 ottobre 2026. Trump officials offer mixed messages on Ukraine’s Starshield access. apnews.com

04 EUSPA, 7 agosto 2026. Commission accelerates IRIS2 deployment. euspa.europa.eu

05 EUSPA, 10 marzo 2026. First operational use of GOVSATCOM Hub. euspa.europa.eu

06 Eutelsat, 7 agosto 2026. Full Year 2025-26 Results. eutelsat.com

07 Deutsche Telekom, 19 ottobre 2026. Four operators explore direct-to-device satellite spectrum. telekom.com

08 Ministère des Armées, 24 ottobre 2025. JEWEL: France and Germany lay the foundation for early warning. defense.gouv.fr

09 IISS, 2026. European Space-launch Capabilities: Meeting a Growing Demand?. iiss.org

10 ESA, 5 settembre 2026. Isar Aerospace achieves first launch to orbit from continental Europe. esa.int

11 ESA, 27 agosto 2026. First contracts kick off European Launcher Challenge. esa.int

12 ESA, luglio 2026. Space Economy Report 2026. esa.int

13 OCSE, 9 settembre 2026. The Space Economy at a Glance 2026 – Strategic capabilities and competitiveness. oecd.org

14 ASI, 2 ottobre 2026. IRIDE completa il dispiegamento della costellazione Eaglet II. asi.it

15 MLex, 23 ottobre 2026. Space venture Project Bromo has a narrow path to early EU antitrust approval. mlex.com

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