La Società Italiana di Pediatria (SIP), attraverso la Commissione Dipendenze Digitali, ha pubblicato una revisione sistematica della letteratura internazionale e raccomandazioni sull’esposizione ai media digitali in età evolutiva. Il lavoro individua otto aree di attenzione: salute fisica e rischio cardiometabolico, sviluppo cognitivo e linguaggio, salute mentale, sonno, salute visiva, uso problematico e dipendenze, cyberbullismo e violenza online, esposizione a contenuti sessuali inappropriati.
Le associazioni descritte non autorizzano a considerare ogni uso dello schermo dannoso né a stabilire un rapporto causale automatico: contano età, durata, contenuti, contesto e mediazione adulta. La prevenzione richiede quindi un patto educativo condiviso, nel quale gli adulti regolino i tempi e gli ambienti digitali, proteggano il sonno e le relazioni, diano esempio con le proprie abitudini e aiutino bambini e adolescenti a chiedere aiuto. L’articolo propone interventi concreti per famiglie, scuola e professionisti, collegandoli ai precedenti contributi dell’autrice su Agenda Digitale dedicati alla scrittura manuale, ai chatbot e alle relazioni con l’intelligenza artificiale.
Indice degli argomenti
Rischi dei media digitali in età evolutiva: cosa dice la SIP
L’infografica della Società Italiana di Pediatria che sintetizza “I rischi dei media digitali in età evolutiva” restituisce un messaggio importante: l’esposizione digitale può incidere su più dimensioni dello sviluppo, non soltanto sul tempo trascorso davanti allo schermo. Alla base vi è una revisione sistematica della letteratura internazionale condotta dalla Commissione Dipendenze Digitali SIP, con ricerca bibliografica su PubMed per studi pubblicati dal 2018 al 1° aprile 2025. L’articolo scientifico è stato pubblicato nel 2026 sull’Italian Journal of Pediatrics [1].
È utile definire con precisione il tipo di evidenza. Non si tratta di un unico esperimento condotto dalla SIP su un campione di bambini italiani, ma di una sintesi critica di studi internazionali. La revisione rileva associazioni tra esposizioni eccessive o non regolate e diversi esiti di salute. Le associazioni possono dipendere anche da fattori concomitanti, quali condizioni familiari, qualità del sonno, sedentarietà, vulnerabilità individuali e tipo di contenuto. Per questo i dati sostengono attenzione e prevenzione, ma non autorizzano diagnosi automatiche né conclusioni uguali per tutti i minori.
Otto dimensioni che si influenzano reciprocamente
Salute fisica, sedentarietà e rischio cardiometabolico
Un tempo prolungato e sedentario davanti ai dispositivi può sottrarre spazio a movimento e gioco attivo; può inoltre accompagnarsi a modalità alimentari meno regolari. La revisione SIP segnala associazioni con sovrappeso, obesità e fattori di rischio cardiometabolico. Non è il dispositivo, in sé, a determinare l’esito: è l’equilibrio complessivo della giornata, nel quale movimento, alimentazione, riposo e relazioni restano essenziali.
Sviluppo cognitivo, attenzione e linguaggio
Nelle prime fasi della vita il linguaggio e l’autoregolazione si costruiscono soprattutto nello scambio con persone reali: sguardi, turni di parola, gioco condiviso, esplorazione e risposta contingente dell’adulto. Un’esposizione precoce o non mediata può ridurre occasioni di interazione e associarsi a difficoltà linguistiche, attentive o esecutive. Anche qui la qualità dell’esperienza conta: un contenuto fruito insieme a un adulto non equivale a una fruizione solitaria, ripetitiva e senza pause.
Benessere psicologico
La SIP richiama associazioni tra uso intenso o problematico, ansia, sintomi depressivi, solitudine, disregolazione emotiva e stress legato al confronto sociale. I social possono offrire appartenenza e contatti, ma anche rendere costante il confronto con immagini selezionate, metriche di approvazione e conversazioni che proseguono senza interruzione. Il tempo online va letto insieme a ciò che il ragazzo vive, alle sue relazioni e alla possibilità di alternare connessione e presenza.
Sonno e ritmi quotidiani
L’uso serale può ritardare l’addormentamento e frammentare il riposo, soprattutto quando il dispositivo resta in camera o le notifiche interrompono la notte. La stanchezza, a sua volta, può rendere più faticosi attenzione, regolazione emotiva e apprendimento il giorno dopo. Una regola semplice e condivisa, come lasciare telefoni e tablet fuori dalla camera durante la notte, protegge un bisogno fisiologico senza trasformare il sonno in una trattativa quotidiana.
Vista e salute oculare
La permanenza prolungata a distanza ravvicinata può accompagnarsi ad affaticamento visivo e secchezza oculare; la letteratura esaminata richiama inoltre l’accelerazione della progressione miopica in relazione a specifici pattern di esposizione. Pause, distanza adeguata e attività all’aperto sono misure di buon senso, mentre disturbi persistenti richiedono il confronto con pediatra e oculista.
Uso problematico e gaming disorder
Non ogni passione per videogiochi o social è una dipendenza. I segnali da osservare sono la perdita di controllo, la priorità crescente data all’attività digitale rispetto a scuola, sonno e relazioni, e la prosecuzione nonostante conseguenze negative. La valutazione richiede attenzione alla durata e alla compromissione del funzionamento, evitando etichette frettolose o la sola conta delle ore.
Cyberbullismo e violenza online
La prevaricazione digitale può essere continua, raggiungere il minore anche fuori dalla scuola e amplificare l’umiliazione attraverso la condivisione dei contenuti. La SIP segnala la forte associazione tra vittimizzazione online e disagio psicologico, compresa l’ideazione suicidaria. Un adulto deve prendere sul serio il racconto, evitare colpevolizzazioni, conservare le prove utili e coinvolgere tempestivamente scuola e servizi competenti quando necessario.
Sessualità online e contenuti non adatti
L’accesso precoce a materiale pornografico, il grooming e la condivisione non consensuale di immagini intime espongono bambini e adolescenti a rischi relazionali e di tutela. Il silenzio o il rimprovero possono aumentare vergogna e isolamento. Occorre parlare con parole adeguate all’età di consenso, privacy, pressioni, immagini e possibilità di interrompere una conversazione; il minore deve sapere che può rivolgersi a un adulto senza temere una reazione punitiva.
Media digitali in famiglia: technoference e mediazione adulta
La prevenzione non riguarda soltanto ciò che fanno i figli. La SIP richiama anche la technoference, cioè l’interferenza dei dispositivi nei momenti di relazione, e il parental phubbing, quando il genitore trascura l’interazione con il figlio perché assorbito dal telefono. Notifiche durante un pasto, risposte distratte durante un gioco o la consultazione continua dello smartphone comunicano, senza parole, un modello d’uso. Non serve chiedere agli adulti una perfezione irrealistica: è utile riconoscere queste interruzioni e creare momenti quotidiani di presenza effettiva.
Il tema si collega ai miei precedenti contributi pubblicati su Agenda Digitale. In “Carta o tablet? Cosa cambia davvero nel cervello degli studenti” ho approfondito il ruolo della scrittura manuale e la necessità di non sostituire automaticamente ogni esperienza analogica con il digitale. In “Bambini e chatbot AI: il rischio della relazione senza responsabilità” ho affrontato il passaggio dallo strumento all’interlocutore percepito come confidente.
In “L’AI non capisce il nostro cuore, ma finge benissimo” ho esaminato il modo in cui sistemi generativi possono riprodurre forme di empatia senza provare un’esperienza emotiva. Il filo comune è la centralità della relazione umana e della mediazione adulta: la tecnologia può essere utile, ma non dovrebbe diventare il regolatore esclusivo dell’apprendimento, delle emozioni o della compagnia.
Come prevenire i rischi digitali con regole condivise
• Concordare poche regole familiari e applicarle anche agli adulti. Stabilire insieme tempi, contenuti e luoghi senza schermi, aggiornando l’accordo con la crescita del minore. Un Family Plan Digitale funziona meglio come patto spiegato e rivedibile che come lista di punizioni.
• Proteggere pasti, sonno e momenti di cura. Tenere i dispositivi lontani dal tavolo e dalla camera da letto durante la notte; prevedere una routine serale che non termini con video o notifiche.
• Ritardare l’autonomia digitale e accompagnare i primi accessi. Le raccomandazioni SIP invitano a rinviare lo smartphone personale almeno fino ai 13 anni, a evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima di quell’età e a posticipare i social, idealmente fino ai 18 anni e comunque non prima dei 14. Sono indicazioni preventive da contestualizzare, insieme a maturità, necessità e norme applicabili, non una valutazione del singolo ragazzo.
• Offrire alternative reali, non solo divieti. Programmare movimento, gioco libero, lettura, attività creative e occasioni con coetanei. Se lo schermo riempie ogni attesa o momento di noia, il minore ha poche occasioni per allenare iniziativa e autoregolazione.
• Guardare e usare i contenuti insieme, soprattutto all’inizio. Chiedere cosa piace al ragazzo, commentare pubblicità e raccomandazioni automatiche, verificare impostazioni di privacy e controlli parentali. I controlli tecnici aiutano, ma non sostituiscono dialogo e supervisione.
• Parlare di sicurezza prima che accada un problema. Spiegare che non si devono inoltrare immagini intime, dati personali o password; che non si incontra da soli una persona conosciuta online; e che ogni richiesta insistente o minacciosa va raccontata subito a un adulto affidabile.
• Osservare il funzionamento quotidiano e chiedere supporto. Cambiamenti persistenti nel sonno, nell’umore, nella scuola, nelle amicizie o nella capacità di interrompere l’uso meritano un confronto con pediatra, psicologo o altri professionisti competenti. Il numero di ore, da solo, non basta per formulare una valutazione.
• Coordinarsi con la scuola e con i pediatri. Regole comprensibili tra casa e scuola, educazione alla privacy e al pensiero critico, e domande regolari sulle abitudini digitali aiutano a intercettare difficoltà senza stigmatizzare il minore.
Accompagnare i minori verso un uso equilibrato dei media digitali
Le indicazioni della SIP non chiedono di cancellare il digitale dalla vita dei minori. Chiedono di riconoscere che i dispositivi entrano in processi corporei, cognitivi, emotivi e relazionali, e che il loro effetto dipende da come e quando vengono usati, da ciò che mostrano e da chi accompagna l’esperienza. La risposta adulta è dunque educativa prima che repressiva: presenza, esempio, regole proporzionate, alternative concrete e disponibilità ad ascoltare.
Un bambino non impara un uso equilibrato soltanto perché gli viene consegnato un dispositivo con un limite orario. Lo impara osservando gli adulti, potendo fare esperienze fuori dallo schermo e sapendo che, se qualcosa online lo spaventa o lo confonde, troverà qualcuno disposto ad aiutarlo.
Fonti sui rischi dei media digitali in età evolutiva
1. Bozzola E., Irrera M., Barni S., et al. (2026). Digital media exposure and pediatric health: the recommendations from the Italian Society of Pediatrics Digital Dependency Commission. Italian Journal of Pediatrics, 52, 30. https://doi.org/10.1186/s13052-026-02198-6
2. Società Italiana di Pediatria (27 gennaio 2026). I rischi dei media digitali in età evolutiva. https://sip.it/2026/01/27/i-rischi-dei-media-digitali-in-eta-evolutiva/
3. Società Italiana di Pediatria (27 gennaio 2026). Digitale e bambini: le nuove raccomandazioni SIP. https://sip.it/2026/01/27/digitale-e-bambini-le-nuove-raccomandazioni-sip/
4. Aloia M. (2 settembre 2026). Carta o tablet? Cosa cambia davvero nel cervello degli studenti. Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/carta-o-tablet-cosa-cambia-davvero-nel-cervello-degli-studenti/
5. Aloia M. (3 agosto 2026). Bambini e chatbot AI: il rischio della relazione senza responsabilità. Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/bambini-e-chatbot-ai-il-rischio-della-relazione-senza-responsabilita/
6. Aloia M. (17 giugno 2026). L’AI non capisce il nostro cuore, ma finge benissimo. Agenda Digitale. https://www.agendadigitale.eu/cultura-digitale/lia-non-ci-capisce-ma-sembra-farlo-meglio-di-chiunque-altro/
7. Agenda Digitale. Articoli di Marisa Aloia, archivio autore. https://www.agendadigitale.eu/giornalista/marisa-aloia/
























Partecipa alla community