UN ANNO DI GOVERNO RENZI

De Tommaso: “L’Italia si dia un piano industriale per il digitale”

Troppi provvedimenti al palo e una governance frammentata i principali ostacoli sul cammino dell’Agenda digitale secondo il presidente di Anfov. “La svolta non si fa solo con la PA, servono azioni per cittadini e imprese”

Pubblicato il 11 Mar 2015

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De Tommaso: “L’Italia si dia un piano industriale per il digitale”

“Siamo fortemente in ritardo sul fronte dei provvedimenti annunciati e adottati. Dall’elenco documentato dai dossier curati dagli Uffici Studi della Camera e del Senato emerge evidente che i ritardi sono abnormi: dei 51 provvedimenti monitorati, soltanto 5 sono stati adottati, mentre ben 22 non sono stati emanati nonostante sia scaduto il termine per la loro adozione (per alcuni, addirittura, da dicembre 2012).

I ritardi rasentano il ridicolo (se non fossero tragici), con una media di 600 giorni di ritardo”. Achille De Tommaso, presidente di Anfov accende i riflettori sulla necessità di passare dalla teoria alla pratica e di farlo in tempi brevi se non vogliamo ulteriormente peggiorare la nostra posizione in Europa e nel mondo. Ed è sulla modalità di gestione più che sulla disponibilità o meno di risorse che è necessario concentrarsi: “L’ostacolo all’attuazione dell’Agenda digitale non sta tanto nelle risorse quanto nelle modalità di gestione dell’Agenda stessa che rischiano di rendere inefficace una ricetta che invece potrebbe essere quella giusta”, dice De Tommaso.

Il vero freno – secondo il numero uno di Anfov – è la definizione degli obiettivi e, come si afferma da tempo, la governance: “Fino a che si stabiliranno solo obiettivi qualitativi generici e non si opterà per una governance unica che superi il policentrismo di questi ultimi anni, l’Agenda digitale non potrà fare grandi passi avanti. E soprattutto progredire velocemente”. Chi esercita la governance, secondo De Tommaso, “deve poter esercitare un forte potere di veto e definire target quantitativi in primo luogo, che possano facilitare il monitoraggio nell’applicazione del piano digitale”.

In questo contesto diventa fondamentale il ruolo delle Regioni. La Conferenza delle Regioni ha elaborato un documento ad hoc – “Contributo delle Regioni per un’Agenda digitale al servizio della crescita del Paese nella programmazione 2014-2020” – a supporto della strategia digitale nazionale, ricorda De Tommaso. “Cosa facciamo di questo documento? Siamo coscienti comunque che, alcune regioni, si stanno digitalizzando per conto loro?”, sono le domande rivolte al governo.

Ma l’ostacolo numero uno resta la “scarsa” operatività: “La gran parte delle disposizioni dell’Agenda non è immediatamente operativa e richiede l’adozione di decine di regolamenti e decreti attuativi che avrebbero dovuto essere emanati secondo una serie di scadenze ben definite. Il ritardo nell’adozione di questi provvedimenti può impedire il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. “Il grave ritardo nell’attuazione dell’Agenda Digitale ha conseguenze immediate e gravissime per le PA, che non possono completare la transizione dal cartaceo al digitale, basti pensare alla mancata adozione dei decreti sulle anagrafi e sul documento digitale), ma anche su cittadini e imprese, che rispettivamente non hanno a disposizione strumenti per un rapporto telematico con la PA e non possono investire opportunamente, in considerazione della cronica incertezza su standard e regole tecniche”.

Altra criticità – aggiunge il presidente di Anfov – è rappresentata dal fatto che l’Agenda Digitale appare perseguire una digitalizzazione dell’esistente, più che proporre riforme per migliorare l’efficienza”. “E poi l’Agenda Digitale non deve riguardare solo la digitalizzazione della PA, ma deve essere il motore per le imprese. Ma ciò risolve solo una parte dei problemi: siamo perfettamente consci che è importante che tutto il sistema italiano passi al digitale, per questo Anfov chiede il varo di un piano industriale che preveda investimenti sulle eccellenze, senza distribuire i fondi a pioggia”

Numerose secondo De Tommaso le azioni su cui bisognerebbe concentrare gli sforzi: dal Documento digitale unificato e identità digitale all’Anagrafe nazionale della Popolazione Residente, dal Domicilio digitale e Posta elettronica certificata alla Creazione di un numero ristretto di datacenter centrali (contro gli attuali circa 4 mila Ced da cui la PA eroga servizi), dal cloud computing nella PA alla Fatturazione elettronica, dalla Digitalizzazione delle procedure di acquisto di beni e servizi e riuso programmi informatici alla Scuola online, dal fascicolo sanitario elettronico alle ricette digitali. Il tutto passando per il programma di ricerca e innovazione e per quello Smart Cities & Communities. Insomma secondo Anfov è necessario “cambiare verso” all’Agenda Digitale “che deve trasformarsi in uno dei motori di sviluppo del Paese”. “Ciò che chiediamo è un piano industriale per l’Italia digitale, con l’individuazione di best sector ai quali dare priorità e un fondo ad hoc per le aziende che intendono investire nelle tecnologie digitali.

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