Previsioni 2014

Agenda digitale della scuola: le cose da fare in un anno

Banda larga in tutte le classi. Linee guida per i nuovi contenuti didattici. Ambienti virtuali per l’apprendimento e un framework software comune. Sono tante le cose da fare e bisognerebbe partire subito, attuando elementi già presenti nei decreti, con le buone pratiche viste all’estero

16 Gen 2014
Paolo Ferri

Professore Ordinario di Tecnologie della formazione, Università degli Studi Milano-Bicocca

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La Scuola 2.0, è ancora un utopia nella maggior parte degli istituti scolastici italiani.  L’OCSE in un suo recente rapporto sulla scuola italiana (marzo 2013) dimostra come a questo ritmo di investimenti la scuola italiana avrebbe bisogno di 15 anni per colmare il gap con i paesi più avanzati alcuni auspici per il 2014. Sarà vero ? Forse no se alcuni di questi auspici troveranno un qualche ascolto e soprattutto una qualche pratica attuazione.

Auspicio 1: la banda larga finalmente anche per la scuola!

Il primo auspicio per il 2014 che formuliamo è quello che il Governo non solo e non tanto il Ministro Carrozza ma in particolare il ministro Flavio Zanonato, Ministro dello sviluppo economico, da cui dipende il Dipartimento delle Comunicazione, si concentri sul recupero del digital divide di connettività della scuola italiana e smetta di baloccarsi con perniciose Web Tax, dichiarate illegali dall’Europa[1] o altre tasse sul digitale come quella SIAE sulle memorie dei notebook, tablet e smartphone [2] . Anche nella “legge di stabilità”, infatti, non c’è traccia di quegli ingenti stanziamenti che sarebbero richiesti per cablare in Banda Larga tutte le classi delle scuole italiane – ora la percentuale è sotto il 10%. Da questo punto di vista la situazione è veramente paradossale. Infatti, anche dove sono stati avviati investimenti per la digitalizzazione della scuola, ad esempio in Lombardia con il piano Generazione Web che prevede un stanziamento di 8 milioni di euro per l’acquisizione di infrastrutture tecnologiche – gli acquisti da parte delle scuole sono stati vincolati al “ferro”: LIM,  tablet e notebook.. Così ha voluto il Bando della Regione e sono state obbligate a fare le Scuole  che stanno partecipando al progetto. La Banda veniva considerata un “prerequisito” per accedere ai fondi e non è  stato stanziato un euro nella connettività. Il fatto è che il “prerequisito” certificato dai Dirigenti scolatici non era quasi mai reale. I Dirigenti hanno “giustamente” e “valorosamente” mentito per poter accedere agli unici finanziamenti congrui per la digitalizzazione della scuola lombarda di questi ultimi dieci anni e tuttavia le “macchine” che hanno acquisito rischiano di rimanere cieche e mute senza la connettività!

Allo stesso modo suonano un po’ come un beffa i 15.000.000 di euro annunciati per la connettività Wireless perché  in assenza di banda Internet sufficiente il Wireless rischia di peggiorare il problema: estendendo di molto il numero di utenti che possono però attingere ad una fonte di Banda Internet assolutamente insufficiente.

Auspicio 2 – Attuazione all’allegato tecnico del decreto Carrozza: I contenuti digitali (D.M. n. 781 del 27/09/2014)

Il ministro Carrozza dovrebbe accelerare nell’attuazione dell’”Allegato tecnico” del decreto sui contenuti digitali e in particolare promuovere un tavolo con gli editori scolatici italiani finalizzato a definire standard qualitativi e contenutistici dei nuovo data base interattivi di contenuti digitali per la scuola. Se è vero quello che si afferma nell’”Allegato” al decreto  e cioè il fatto che il campo dei contenuti digitali integrativi non comprende solo contenuti editoriali forniti a complemento dei libro di testo, ma anche contenuti acquistati indipendentemente o reperibili in rete o prodotti attraverso il lavoro individuale o collaborativo dei docenti (ed eventualmente anche dei discenti) sarebbe necessario che Editori e Miur predisponessero guidelines e standard condivisi per piattaforme aperte e interoperabili di acquisto, fruizione e condivisione dei contenuti. Oggi la situazione è davvero molto diversa.  I pochi ma volonterosi insegnanti che si cimentano con l’utilizzo dei contenuti digitali degli editori sono infatti costretti a fare lo slalom tra le varie piattaforme dei publisher, tutte ovviamente incompatibili tra loro e spesso protette da password e sistemi di sicurezza che impediscono un reale  utilizzo dei contenuti stessi e tanto meno permettono di condividere o migrare i contenuti su altre piattaforme.

Auspicio 3- Attuazione all’allegato tecnico del decreto Carrozza:Le piattaforme di gestione dell’attività didattica e dell’amministrazione della scuola (D.M. n. 781 del 27/09/2014)

Il nuovo circuito della didattica 2.0, che può dematerializzare e rendere più efficiente  la Scuola Italiana, è costituito da alcuni pilastri: la connessione a Internet in banda Larga, i contenuti digitali per l’apprendimento di qualità, fruibili ed integrabili in maniera aperta; ma anche da ambienti virtuali per l’apprendimento per gli insegnanti e da software gestionali per agevolare i dirigenti nei processi amministrativi. Anche questi due ultimi pilastri non sono ancora stati edificati e messi a sistema, se non per la volontà caparbia di un cospicua minoranza di dirigenti e insegnanti innovatori (20% forse…). Gli ambienti  virtuali di apprendimento e ai software gestionali sono solo vagamente evocati in un passaggio dell’”allegato tecnico” del ministro Carrozza, quando si riferisce “un framework software comune, aperto, interoperabile ed espandibile, in linea con lo stato dell’arte e le migliori pratiche internazionali in materia”. Il terzo auspicio per il 2014 è quello che queste parole, anche se vaghe, si traducano in linee guida coerenti e in incentivi finanziari alle pochissime imprese italiane che in questa direzione si stanno muovendo.  Sarebbe, infatti, davvero necessario orientare e incentivare le imprese a realizzare soluzioni software efficienti in questi due ambiti. Analizziamo più a fondo, ad esempio, il tema degli ambienti virtuali di apprendimento (Virtual Learning Environment). Gli insegnanti li conoscono poco e li usano meno.

Moodle o le Google Apps for education sono molto poco diffusi e ambienti più avanzati come Blackboard sono “incompatibili” con le scarse finanze della scuola pubblica italiana. Andrebbe perciò diffusa presso tutti i docenti l’idea che la tecnologia può risolvere problemi…e non solo crearli, anche attraverso piani di formazione mirata. Adottare un Ambiente virtuale per l’apprendimento a supporto e integrazione della didattica significa poter disporre di un cruscotto di comando e di un repository cloud dinamico che permetta  di gestire il tutto processo didattico. Non solo nelle sue parti amministrative (il registro elettronico e lo scrutinio on-line) ma  si tratta si un sostegno elettronico che minimizza le parti amministrative dell’insegnamento e dà spazio al lavoro laboratoriale con gli allievi. Questa funzione è svolta in tutti i paesi tecnologicamente avanzati da ambienti virtuali per  apprendimento (Virtual Learning Environment, open o proprietari) che integrano anche le funzioni amministrative della didattica. Questi ambienti permettono, dicevamo, agli insegnanti di gestire l’intero processo didattico prima, in fase di progettazione, poi in fase di gestione della didattica in aula attraverso la partecipazione degli studenti alle e-tivities di piccolo gruppo. I VLE rompono, anche, la barriera tra casa e scuola nel senso che permettono all’insegnate di seguire direttamente lo svolgimento dei “compiti” e delle “attività” a casa degli studenti. E’ giunto il momento di investire in questa innovazione che va nella stessa direzione di quella della smaterializzazione dei processi amministrativi della scuola attraverso gestionali efficaci. E’ necessario anche in questo campo che il ministero assuma la funzione di un “regolatore” e non di un “attore” del processo, come è accaduto in passati. Sono necessarie cioè linee guida tecniche aggiornate e finanziamenti e incentivi per le  pochissime aziende serie che in Italia lavorano a questi obiettivi.

Confidiamo che la “speranza”, mai uscita dal vaso di Pandora, permetta questi auspici di realizzarsi il questo 2014 che ci auguriamo e auguriamo a tutti i lettore di “ripresa” e  serenità

[1] Si veda a questo proposito il bell’articolo di Martina Pennisi su Wired, Perché la Web Tax danneggia l’Italia http://www.wired.it/attualita/politica/2013/12/16/ecco-perche-la-web-tax-danneggia-litalia

[2] L’aumento della “singolare” tassa Siae che grava su tutti i dispositivi dotati di memoria digitale. Tecnicamente si chiama “equo compenso” ed è inteso come un modo per compensare i detentori di copyright per eventuali usi illeciti che gli utenti possono fare con quei dispositivi (cioè download di musica o film pirata).

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