Anagrafe unica

ANPR, così favorirebbe il Reddito di inclusione e altri servizi di welfare

Ecco come si potrebbe semplificare la vita dei cittadini, evitare criticità e gestire in maniera efficiente servizi di welfare come il Reddito di inclusione e molti servizi socio assistenziali e sanitari se l’architettura dell’ANPR prevedesse una stretta congiuntura con i sistemi gestionali dei servizi sociali e sanitari

26 Apr 2018
Maurizio Motta

Università di Torino

servizi pubblici digitali

Nel faticoso percorso per la costruzione dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (che raccoglierà a livello statale le singole anagrafi comunali) sarebbe utile non dimenticare alcuni orizzonti progettuali che potrebbero rendere questa struttura molto utile per diversi servizi del welfare italiano. Facciamo alcuni esempi concreti.

ANPR e Reddito di Inclusione

Dal primo dicembre 2017 è in funzione in tutto il paese il Reddito di Inclusione (il ReI), ossia un intervento pubblico nazionale a contrasto della povertà che fornisce alle famiglie a basso reddito sia un sostegno economico che un progetto di inserimento sociale e lavorativo. La richiesta del ReI va presentata a servizi identificati dai Comuni (raggruppati in Ambiti gestionali più ampi), e secondo dati pubblicati a fine marzo dall’INPS il ReI è stato richiesto dal dicembre 2017 da 316.693 persone (110 mila famiglie). Va ricordato che il ReI è la prima forma di “reddito minimo” che viene avviata nel welfare pubblico non solo per gli anziani.

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Ma che c’entra l’ANPR? Per poter richiedere il ReI la famiglia deve possedere diversi requisiti, tra i quali almeno il richiedente (e non necessariamente tutti i componenti della famiglia) deve avere una residenza in Italia da almeno 24 mesi, e (se straniero non UE) un permesso di soggiorno UE di lungo periodo. Sono due requisiti che (come altri del ReI) io trovo decisamente troppo limitativi e forieri di esclusioni non motivabili [1].

Ma discutiamo di cosa significa gestirli nei servizi che ricevono i cittadini, anche considerando che questi criteri potrebbero permanere in futuro:il servizio del Comune (o dell’Ambito dei Comuni) che riceve il cittadino dovrebbe poter verificare subito se il richiedente possiede questi requisiti, con un accesso on line ad una base dati che possa restituire questa informazione. In caso contrario si producono due criticità:

  • il servizio deve richiedere al cittadino di ritornare una seconda volta per poter perfezionare la richiesta, dopo che il servizio sia riuscito a verificare presso i Comuni i dati relativi alla residenza anagrafica;
  • oppure il servizio (per evitare al cittadino un allungamento dei tempi della richiesta) invia all’INPS la richiesta del ReI senza avere eseguito le verifiche anagrafiche, con l’effetto di intasare l’INPS di richieste che in ogni caso dovranno essere respinte se manca il requisito di accesso.

Ma perché è complicato per il servizio di front office eseguire queste verifiche? Ecco alcuni motivi: il servizio dell’Ambito può ricevere le richieste del ReI per cittadini che abitano in diversi Comuni, e quindi deve richiedere al singolo Comune nel quale il cittadino dichiara di risiedere se ciò coincide con quanto presente negli archivi anagrafici. Inoltre se quel richiedente ha vissuto negli ultimi anni in diversi Comuni, occorre ricostruire la sua “storia anagrafica” chiedendo man mano uno per volta a tutti i Comuni della catena temporale, perché non esiste oggi una lettura anagrafica in un Comune che esponga una eventuale serie di diverse residenze successive.

E dunque l’ANPR che c’entra? Potrebbe essere decisiva per evitare le criticità esposte al primo punto, se consentisse ad ogni servizio che vi accede di vedere l’intera storia anagrafica delle residenze in Italia (e quindi di verificare una durata pregressa di almeno 2 anni) in una unica lettura; ed anche di verificare il tipo di permesso di soggiorno di cui dispone in quel momento il richiedente, se ANPR viene alimentata anche con questa informazione, che peraltro è cruciale per moltissimi servizi e interventi.

ANPR e servizi sociali e sanitari

Molti servizi socio assistenziali (dei Comuni, singoli o associati) e sanitari (delle Aziende Sanitaria) utilizzano sistemi informativi che registrano i dati fondamentali degli utenti, per poi gestire richieste ed interventi conseguenti. Sono pochissime (purtroppo) le esperienze nelle quali i dati anagrafici dei cittadini che richiedono prestazioni vengono importati in automatico dalle anagrafi comunali, e invece prevalgono le situazioni nelle quali ogni servizio deve digitare entro la sua “cartella informatizzata” una anagrafica degli utenti.

L’Anagrafe nazionale della popolazione residente potrebbe giocare un ruolo decisivo se fosse collegabile ai sistemi gestionali dei servizi sociali e sanitari, immaginando che quando un cittadino arriva al servizio l’operatore non deve scrivere i suoi dati anagrafici nella cartella, ma interroga l’anagrafe per cercarlo, e poi automaticamente importa nella cartella il nucleo familiare con tutti i dati anagrafici (e toponomastici).

Questo permette:

  • all’operatore di verificare subito online, leggendo gli archivi anagrafici, dove risiede il cittadino che si rivolge al servizio, e quindi la competenza territoriale alla presa in carico.
  • Di eliminare errori di scrittura dei nominativi e dei dati anagrafici nelle cartelle.
  • Di non riscrivere ripetutamente in ogni servizio l’anagrafica degli utenti.
  • Un importantissimo aggiornamento automatico di tutte le variazioni anagrafiche: se un utente decede o emigra non è l’operatore che deve di conseguenza aggiornare la cartella (il che spesso non si può fare per l’assenza della informazione sull’evento), ma automaticamente nella cartella dall’anagrafe vengono variati i dati mutati (morte, emigrazione, scomposizione e fusione di nuclei familiari, acquisizione di residenza e cittadinanza, etc.).

Ciò consente anche altre rilevanti funzionalità:

  • Se nella cartella sono attive procedure automatizzate di erogazione degli interventi la variazione anagrafica produce automaticamente variazioni o sospensioni di prestazioni. Ad esempio se decede un beneficiario di assistenza economica o di assegno di cura per disabili, queste erogazioni vengono automaticamente sospese dal sistema che importa dall’anagrafe l’informazione del decesso, senza dover aspettare interventi da parte degli operatori dei servizi. Lo stesso accade al variare del numero dei componenti il nucleo familiare, se il contributo economico è stato attivato anche in base a questo dato. È ben evidente la possibilità di evitare in tal modo erogazioni indebite e successive onerose attività di rivalsa.
  • Lo stesso automatismo consente di poter disporre di liste d’attesa e di prenotazioni che siano sempre “pulite” da deceduti ed emigrati.

Inoltre si apre la possibilità di:

  • elaborare dati e distribuzioni degli assistiti, o dei richiedenti, che li descrivano in relazione al territorio di residenza: numero, distribuzione e percentuale sui residenti di porzioni del territorio, mappato in automatico tramite l’archivio toponomastico che è sotteso a quello anagrafico.
  • Distinguere (e gestire se lo si desidera) richiedenti e assistiti non ancora anagraficamente residenti, oppure residenti in convivenze anagrafiche convenzionali (come quelle che i Comuni devono attivare per le persone senza fissa dimora).
  • Utilizzare una chiave identificativa univoca del cittadino (il codice fiscale) comune anche ad altri archivi (es. Aziende Sanitarie, INPS, gestore dell’edilizia residenziale pubblica, etc.), come presupposto per connettere automaticamente le cartelle dei servizi sociali con tali archivi.

Naturalmente le funzionalità sintetizzate al punto 2) richiedono oltre a un disegno dell’ANPR anche la messa in opera di link dell’anagrafe con i sistemi gestionali dei servizi.

ANPR e tessera sanitaria

Tra l’altro se fosse costruito un legame solido e permanente tra Anpr e Tessera Sanitaria, entro un utilizzo della tessera anche per interventi non strettamente sanitari, si garantirebbe in un colpo solo un comune basamento informativo (ossia il nucleo anagrafico sempre aggiornato per ogni servizio) a diversi importanti i rami del welfare.

In conclusione sarebbe decisamente utile che l’architettura dell’ANPR prevedesse la possibilità di:

  • accedere in mera lettura da parte di diversi servizi pubblici (inclusi quelli del welfare). E di visualizzare uno storico anagrafico che esponga in unico lettura i passaggi del cittadino nella residenza in diversi Comuni, nonché i dati del permesso di soggiorno in vigore.
  • alimentare da parte dell’ANPR il popolamento automatico dei dati anagrafici entro i sistemi informativi gestionali dei servizi locali di welfare. E, ulteriore opportunità, entro la Tessera Sanitaria.
  • Esporre i dati anagrafici e toponomastici non del singolo cittadino ma anche del suo nucleo anagrafico, considerando che molti servizi (tutti quelli socio assistenziali e molti sanitari, come quelli per la salute mentale o contro le dipendenze) hanno di default come utente non il singolo ma l’intero nucleo

Nel disegno dell’ANPR sono esigenze considerate?

  1. Una discussione su aspetti positivi e possibili miglioramenti del ReI è in M. Motta, Il REI: come usarlo, come migliorarlo. Povertà e reddito minimo. Maggioli, 2018

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