il commento

Colao, stessi obiettivi come l’Italia di 20 anni fa: inevitabili ovvietà

Il discorso di Colao sulle cose da fare è perfettamente in linea con la realtà dei fatti, ragionevole e ovvio. Non stupisce che siano gli stessi obiettivi che l’Italia aveva vent’anni fa. Negli ultimi anni i passi avanti sono stati troppo lenti

21 Mar 2021
Giovanni Manca

consulente, Anorc

vittorio colao

Come istituzionalmente corretto e in tempi rapidi il nuovo Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao ha illustrato la sua visione sulla Proposta di “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” in audizione parlamentare (PDF).

Quanto illustrato, che sintetizzeremo nel seguito, non è sorprendente ma non lo doveva essere. Chi arriva in un Governo che ha l’onere di innovare con una rilevante disponibilità economica (nell’audizione viene esplicitamente dichiarata una cifra superiore ai 40 miliardi di euro) e con la pesante responsabilità di indirizzare la spesa in modo efficace ed efficiente, non può che fare discorsi pragmatici, non retorici e realistici.

Colao: transizione digitale opportunità necessaria

Il Ministro correttamente dichiara che:

“…la transizione digitale è un’occasione unica di crescita, occupazione, e innovazione, di preservazione sostenibile del territorio e della natura e anche di diffusione e più largo accesso all’arte e alla cultura. L’Italia deve cogliere questa opportunità senza esitazioni. E lo deve fare soprattutto per consentire ai nostri giovani, che davvero vivranno in un futuro digitale, di avere accesso a quelle opportunità dalle quali sono stati troppo spesso esclusi. L’Italia ha perso molto terreno rispetto alle economie più sviluppate, in termini di crescita, reddito e standard di vita, con una preoccupante ricaduta sulle prospettive per le generazioni più giovani. Questo è in gran parte dovuto al non aver saputo cogliere appieno le sfide e i vantaggi che la transizione tecnologica e digitale comporta. È chiaro che se vogliamo non solo recuperare terreno rispetto agli altri paesi, ma anche tornare leader nei settori industriali, nell’occupazione di qualità e negli standard di vita, dobbiamo lavorare a un ammodernamento digitale del nostro paese nel suo complesso.”

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 E’ importante  e doveroso il riferimento all’imprescindibile scenario comunitario, visto anche la provenienza europea dei fondi del PNRR.

Assunzioni per una PA più digitale, tutta la (vera) formazione che serve

“Per raggiungere questo traguardo dobbiamo oggi porci quindi obiettivi ambiziosi. La visione Digital Compass annunciata dalla Commissione europea la settimana scorsa ha come obiettivo di raggiungere una digitalizzazione pressoché piena entro il 2030. Grazie al PNRR vogliamo far sì che l’Italia non solo recuperi il terreno perso, ma sia tra i paesi più vicini a realizzare la visione del Digital Compass già nel 2026. Una trasformazione che chiamerei accelerata che avrà bisogno di persone e capitale umano per avvenire e per questo vogliamo portare l’Italia a un livello nettamente più elevato di formazione scientifica e tecnologica.

La nostra azione non si limita quindi alla digitalizzazione in senso tecnico. Vuole dare coerenza, all’interno del PNRR, a tutte le misure che riguardano la digitalizzazione, lo sviluppo tecnologico del Paese e le opportunità personali e lavorative che ne discenderanno, soprattutto per i nostri giovani, ragazze e ragazzi, che considero i miei datori di lavoro.”

 

Il 2026 data obiettivo, ecco i cardini

C’è una data obiettivo, il 2026 e un umile e splendido riferimento ai “nostri giovani”, “che considero i miei datori di lavoro”.

Nell’audizione si illustrano  i singoli punti dell’approccio che, in sintesi, sono relativi a:

  • Connettività territoriale con ammodernamento e evoluzione delle infrastrutture digitali, connessioni a banda larga diffuse capillarmente.
  • Transizione digitale del Paese basato sul cloud computing.
  • Circolarità e fruizione globale dei dati della pubblica amministrazione.
  • Digitalizzazione inclusiva per i cittadini e le imprese con una forte attenzione al superamento del divario digitale.
  • Sicurezza cibernetica. La presenza in rete sempre più elevata con la circolarità e fruizione globale dei dati della pubblica amministrazione richiede elevati livelli di sicurezza cibernetica.
  • Attenzione alle persone. La transizione digitale si fa per le persone e con le persone. “…perché nessuna transizione – di nessun tipo – funziona se non si parte dalle persone e dall’investimento nelle competenze, di tutti e dei giovani in particolare”.

Il contenuto dell’audizione prosegue con la specifiche misure proposte con la descrizione delle azioni per ogni singolo punto. Ritroviamo molti punti già più volte proposti dal Governo sulla banda ultra larga, la digitalizzazione della PA con il principio del “cloud first”, l’identità digitale con SPID e CIE e la multicanalità dell’accesso ai servizi della PA, l’interoperabilità dei servizi stessi per cittadini e imprese (il paradigma del “once only” è riproposto in altro modo) e infine la sicurezza cibernetica, tutto sotto il principio base del Codice dell’amministrazione digitale che è la “Cittadinanza digitale”.

Il discorso è perfettamente in linea con la realtà dei fatti, ragionevole e ovvio.

Un Ministro di elevata esperienza e competenza manageriale non può che fare un discorso di questo tipo.

Stessi obiettivi di 20 anni fa

I miei tre affezionati lettori sono abituati a qualche richiamo al passato e, visto il profilo del Ministro Colao è naturale il riferimento ai 10 obiettivi strategici di Legislatura del Ministro per l’Innovazione e le tecnologie Lucio Stanca, anno 2002.

  • Tutti i servizi “prioritari” saranno disponibili online.
  • Saranno distribuite trenta milioni di Carte di Identità Elettroniche e Carte Nazionali dei Servizi.
  • Un milione di firme digitali saranno diffuse entro il 2003.
  • La spesa di beni e servizi sarà ridotta del 50% grazie all’e-procurement.
  • Tutte le comunicazione interne alla PA saranno effettuate via email.
  • Tutti gli impegni e i mandati di pagamento saranno gestiti online.
  • Alfabetizzazione certificata di tutti i dipendenti pubblici eleggibili.
  • Un terzo della formazione sarà erogata via e-learning.
  • Due terzi degli uffici della PA saranno accessibili online perché i cittadini possano seguire l’iter delle loro pratiche.
  • Tutti gli uffici che erogano servizi saranno dotati di un sistema di valutazione di customer satisfaction.

Come si ben vedere dopo circa 20 anni, come indicato anche dal Ministro Colao, siamo in ritardo e ogni nuovo Governo che si insedia ripete che bisogna accelerare, che il treno della digitalizzazione è indispensabile per … Quello che ha detto il Ministro Colao. Che non poteva dire altro perché con la sua esperienza di manager non può che essere realista, pragmatico e motivante per chi vivrà nel futuro, i giovani.

L’azione di Governo del Ministro Colao dovrà coordinarsi con quella di altri Ministri, principalmente il Ministro per la pubblica amministrazione Renato Brunetta e Il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti.

Formazione PA fattore di svolta

Nelle loro specifiche audizioni parlamentari hanno entrambi affrontato i temi della transizione digitale con una forte attenzione, nelle rispettive competenze, alla digitalizzazione della PA e alle infrastrutture per le telecomunicazioni (cruciale la definizione del progetto di Rete Unica).

In queste pagine abbiamo scritto di criticità nella formazione per il personale della PA e per i  cittadini che ha impatti anche nei profili che la PA deve assumere.

Aggiungiamo che sarà indispensabile attuare una efficace riforma dei metodi di reclutamento del personale della pubblica amministrazione introducendo maggiore efficienza nei concorsi ma anche massima attenzione ai ruoli tecnici tenendo in adeguato conto il tema della multidisciplinarietà culturale.

Nell’audizione del Ministro Brunetta vengono introdotti questi principi su una base alfabetica, Accesso inteso come ingresso al professione pubblica per una Buona Amministrazione con attenzione al Capitale umano al fine della Digitalizzazione.

Ministro Brunetta in linea con Colao

Su questo punto è significativa la descrizione della visione di PA digitale (con un esplicito riferimento alla collaborazione con il Ministro Colao) che inquadra perfettamente i reali problemi della transizione digitale della pubblica amministrazione..

Il Ministro Brunetta ritiene che:

“La PA va ripensata in chiave digitale il che richiede non una semplice traduzione delle prassi e modalità operative da analogiche a digitali, ma una reingegnerizzazione dei processi e dei procedimenti amministrativi una ridefinizione dei termini e delle modalità di interazione tra persone e con tutti gli stakeholder. La collaborazione con il Ministro per l’Innovazione e la Transizione Digitale sarà cruciale per raggiungere l’obiettivo di un profondo ripensamento delle modalità attraverso le quali la PA agisce e si relaziona con i cittadini e con le imprese La trasformazione del Paese passa da un profondo percorso di innovazione del settore pubblico Tutte le politiche andranno indirizzate in questa direzione la domanda pubblica, la selezione delle persone, la definizione delle competenze, l’interazione con il cittadino e le imprese. Non c’è vera semplificazione e reale efficienza ed effettività delle politiche pubbliche se non si innovano profondamente le modalità di azione e non si utilizzano in maniera corretta e ambiziosa le tecnologie.”

La dichiarazione riportata di seguito è il nocciolo della questione e il fatto che venga fatta in modo netto è un elemento estremamente positivo.

“Una PA “nativa digitale” non può più essere soltanto una dichiarazione di principio reiterata nei documenti programmatici, deve diventare realtà, anche per assicurare, attraverso un uso intelligente e diffuso delle tecnologie, l’accesso ai servizi a tutti i cittadini, superando così disuguaglianze sociali e territoriali e non lasciare nessuno indietro.”

Quanto espresso dal Ministro Brunetta è la realistica sintesi della situazione del digitale nella PA.

In queste pagine ne abbiamo scritto partendo da Stanca fino all’insediamento di Colao.

Manager prestati alla politica, com’è andata: da Lucio Stanca a Vittorio Colao

Pochi risultati nella PA digitale

Non è mai mancata l’azione politica di impulso, ma questa solo nel caso del quinquennio nel quale ha operato il Ministro Lucio Stanca ha portato a risultati che sono rimasti nel tempo in modo consolidato. In quest’ultimo mandato (nel secondo e ultimo Governo rimasto in vita per tutta la Legislatura dal dopoguerra), sono nate la PEC, la CNS, la Tessera Sanitaria poi associata alla CNS, l’accessibilità (Legge Stanca)  e si iniziato a parlare di Anagrafe Unica e di identità federata per la pubblica  amministrazione.

Ritornando all’attualità tanti illustri e competenti autori continuano a scrivere dei ritardi, del PNRR e del modo migliore, efficace ed efficiente per utilizzare i fondi del cosiddetto Recovery Plan.

Ne consegue che dopo circa venti anni è giusto fare progetti, indicare date e misure da adottare con il giusto impegno, il giusto entusiasmo e l’indispensabile ottimismo.

Pianificare, controllare, agire

Le date indicate superano la legislatura vigente come nel passato, quindi è indispensabile un altro passo, ad oggi mai fatto compiutamente, il monitoraggio dei progetti e la costante valutazione del loro ciclo di vita. La base culturale è semplice: pianificare – plan, fare – do, controllare – check, agire – act; ad oggi sono quasi completamente mancate la terza e quarta azione.

E’ opportuno sottolineare che molti progetti sono partiti adeguatamente ma si sono persi, strada facendo, sul tema della sostenibilità economica.

La conclusione non può che essere, ma non è originale, passare dalla sensazione di andare sempre avanti anche con il ricominciare da capo, alla certezza della soddisfazione dei cittadini e delle imprese nella direzione ben delineata dal Ministro Colao e dai suoi datori di lavoro, le giovani e i giovani.

La nuova partenza è nei discorsi dei tre Ministri qui riportati e ancora una volta ci auguriamo, con rinnovato ottimismo, che il futuro prossimo Governo, non debba più usare la parola ritardo.

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