Ottobre 2025. Il responsabile della transizione digitale di un piccolo comune italiano compila la Mappa dei Comuni Digitali promossa da Anci e Dipartimento per la trasformazione digitale che con la seconda edizione ha visto anche la partecipazione di Banca d’Italia. Tale collaborazione ha consentito “di integrare nella Mappa anche l’indagine IDAL precedentemente effettuata dalla Banca, realizzando una concreta semplificazione in termini di fornitura dati da parte dei Comuni. [cit. https://sistemacomunidigitali.anci.it/news/mappa-dei-comuni-gitali-al-via-la-rilevazione-2025]
Luglio 2026: arriva il censimento del patrimonio ICT di AgID, da completare entro il 30 ottobre (la scadenza iniziale era il 30 settembre) con un attestato finale firmato dal legale rappresentante o dal RTD: organizzazione ICT, data center, servizi digitali, spesa. Sullo sfondo resta la rilevazione Istat sulle tecnologie dell’informazione nelle amministrazioni locali, l’ultima svolta nel 2023.
Nel 2026, però, è successo qualcosa di nuovo: per non sovrapporsi al censimento AgID, Anci, in raccordo con AgID, Dtd e Istat, ha scelto di non ripetere quest’anno la rilevazione della Mappa. È la prova che coordinarsi si può, e che il coordinamento si traduce subito in meno carico di lavoro per gli enti.
Chi lavora a supporto di decine di comuni vede da anni i questionari arrivare a ondate, e per questo la scelta del 2026 merita di essere raccontata e valorizzata. La domanda da porsi adesso non è ideologica, è pratica: come trasformare questo esempio in un metodo, così che a un comune di 2.000 abitanti si chiedano solo i dati che nessun’altra amministrazione possiede già o può recuperare incrociando le proprie banche dati?
Indice degli argomenti
Questionari digitali ai comuni: tre rilevazioni a confronto
Vale la pena guardare da vicino cosa chiede ciascuno di questi adempimenti, perché è dai contenuti stessi dei questionari che si capisce quanto spazio ci sia per lavorare insieme.
Una considerazione da tener presente: le tre rilevazioni, pur affrontando le stesse tematiche
(per ISTAT solo la parte relativa all’ICT) hanno finalità fra loro diverse che comportano una diversa struttura/forma nella raccolta dei dati. La Mappa lo fa con poche domande chiave sui diversi ambiti della digitalizzazione, il censimento AgID è molto analitico e concentrato sugli aspetti infrastrutturali, quella di ISTAT ha finalità statistiche e rientra negli obblighi essendo parte della “Rilevazione censuaria delle istituzioni pubbliche” sezione 6 “Digitalizzazione, Intelligenza Artificiale e Sicurezza informatica”, nell’ambito del Censimento Permanente che ha cadenza triennale.
La Mappa Anci-Dtd e i dati dei comuni
Nasce dall’accordo tra Anci e Dipartimento per la trasformazione digitale del maggio 2023 e si basa in parte sui dati delle misure PNRR gestite tramite PA digitale 2026, in parte su un questionario somministrato direttamente ai comuni. Rileva servizi digitali offerti, strumenti utilizzati, infrastrutture, connettività e sicurezza.
Il primo rapporto, presentato a luglio 2025 su dati raccolti nel 2024, è articolato in quattro capitoli tematici. La seconda rilevazione, lanciata nell’autunno 2025, ha coinvolto oltre 4.100 comuni, rappresentativi del 75% della popolazione: il Secondo Rapporto, realizzato per questa edizione anche con Banca d’Italia, sarà presentato a Roma il 4 novembre 2026. Per il 2026 la rilevazione non è stata ripetuta, per evitare la sovrapposizione con il censimento AgID.
Il censimento AgID del patrimonio ICT
È una rilevazione prevista dalla legge, il comma 1-ter dell’articolo 33-septies del decreto-legge 179/2012, con dati raccolti a cadenza triennale. L’edizione 2026, promossa da AgID in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale, è articolata in tre sezioni: organizzazione ICT, mappatura di infrastrutture e servizi, ottimizzazione della spesa ICT. In base alla tipologia di ente alcune sezioni non sono visibili o arrivano già precompilate. Va compilata sulla piattaforma PA digitale 2026 entro il 30 ottobre 2026, dopo la proroga della scadenza inizialmente fissata al 30 settembre, e firmata dal legale rappresentante o dal RTD.
L’indagine Istat sulla digitalizzazione locale
È la più datata delle tre, triennale sulla carta: le ultime due edizioni si riferiscono al 2018 e al 2022, e quest’ultima è stata svolta nel 2023, nell’ambito del sistema delle statistiche sulla società dell’informazione. Raccoglie dati su dotazioni tecnologiche e connettività, informatizzazione delle attività, formazione, sicurezza informatica, servizi online e innovazioni tecnologiche avanzate: in buona parte lo stesso perimetro tematico del censimento AgID, con un impianto costruito per finalità statistiche piuttosto che di programmazione.
Tre enti diversi, tre basi normative diverse, un solo tema: lo stato del digitale nei comuni italiani. Ogni adempimento ha una sua logica interna perfettamente comprensibile. La sfida è guardarli tutti insieme, dal punto di vista di chi deve rispondere, ed è esattamente quello che il raccordo del 2026 ha cominciato a fare.
Il ruolo della Banca d’Italia nelle rilevazioni
E ultimo ma non per importanza, anche se non l’abbiamo annoverato tra i tre principali ma solo perchè è un attore meno conosciuto e nominato nella PA, c’è anche quello di Banca d’Italia che sarebbe il quarto.
Il principio once-only nei questionari agli enti locali
Il primo passo in realtà l’avevano già fatto PAdigitale2026 e ANCI-DTD che nella rilevazione 2025 avevano precompilato le domande a cui il comune aveva già risposto nel 2024 in modo che potesse confermarle o modificarle
Il secondo è nel lavoro di Agid: la pagina ufficiale del censimento ICT di AgID dichiara che la procedura è guidata e che alcuni campi sono già precompilati con i dati presenti in PA digitale 2026, secondo il principio once-only. Va riconosciuto ad AgID il merito di scriverlo nero su bianco in un adempimento e di realizzarlo davvero: i campi sono effettivamente precompilati. C’è di più: AgID prevede che i dati raccolti vengano condivisi con il Dipartimento per la trasformazione digitale e con altri enti, sulla base di appositi accordi.
È la base giusta da cui partire. Il once-only come il principio secondo cui le amministrazioni non devono fornire più volte dati già disponibili presso altre amministrazioni pubbliche.
Preso sul serio fino in fondo, questo principio può andare oltre la precompilazione di un singolo modulo e valere anche a monte, tra un adempimento e l’altro: se Istat ha già raccolto la connettività e le dotazioni tecnologiche di un comune, e AgID ne ha censito infrastrutture e servizi, quei dati possono alimentare le rilevazioni successive degli stessi o altri attori, per chiedere conferme, invece di essere richiesti di nuovo da zero.
La Piattaforma Digitale Nazionale Dati esiste apposta per questo scambio tra amministrazioni: è operativa da anni, ha una base giuridica precisa e la sua missione è evitare che un ente debba richiedere a un altro informazioni già disponibili nel sistema pubblico. L’infrastruttura tecnica, quindi, c’è. Il passo successivo è mettere in fila gli adempimenti statistici e ricognitivi rivolti alla PA locale e ridisegnarli come un flusso unico, che alimenta più destinatari a partire da un’unica raccolta.
Anci, AgID e Istat: una regia per i questionari ai comuni
Che le rilevazioni si sovrappongano non dipende da un malfunzionamento, ma da come sono nati questi flussi. Anci e Dtd rispondono a una logica di indirizzo e di supporto operativo ai comuni, con un accordo bilaterale specifico. AgID ha un mandato tecnico-normativo fissato per legge sulla ricognizione ICT. Istat ha un mandato statistico nazionale, coordinato con gli standard europei sulla società dell’informazione, che esiste da prima ancora che si parlasse di PNRR e piattaforme abilitanti.
Nessuno dei tre ha, da solo, il mandato di essere l’unico punto di raccolta per tutti gli altri. Il 2026 mostra però che il coordinamento è possibile anche senza una norma che lo imponga: Anci ha rinunciato per quest’anno alla propria rilevazione per non sovrapporsi al censimento AgID, in raccordo con altri enti centrali.
Un segnale nella stessa direzione arriva dalla presentazione del Secondo Rapporto della Mappa, prevista il 4 novembre 2026 a Roma, che vedrà al tavolo, oltre ad Anci, Dtd e Banca d’Italia, anche ACN, AgID, Istat, PagoPA, la Conferenza delle Regioni e rappresentanti dei Comuni. È il luogo naturale per trasformare un’esperienza riuscita in un metodo.
Quanto costano i questionari digitali ai piccoli comuni
Chi non lavora dentro un comune tende a liquidare la questione come fastidio burocratico, uno dei tanti. Ma nei comuni sotto i 5.000 abitanti, che sono circa il 70% del totale, il tempo dedicato a compilare un questionario ICT non è tempo residuale: è tempo sottratto a un ufficio che spesso coincide con una sola persona (o nessuna), magari part-time sulla funzione digitale, che deve al tempo stesso gestire il sito istituzionale, l’assistenza agli sportelli, l’aggiornamento dei servizi online e la sicurezza informatica minima richiesta dalla normativa.
Quanto tempo richiede un questionario ICT
Nella nostra esperienza su decine di comuni, compilare un questionario ICT articolato come quello AgID può richiedere più di una giornata di lavoro: capire cosa scrivere, sentire i fornitori, leggerne i documenti e compilare “nel modo migliore possibile”, che non sempre vuol dire corretto, preciso o significativo. La precompilazione riducono lo sforzo, ma il tempo per recuperare le informazioni resta. 8 ore per i circa 7.900 comuni italiani fanno oltre 63.000 ore: circa 35 anni di lavoro di una persona a tempo pieno.
Ogni ora non spesa a ricostruire lo stesso elenco di dotazioni tecnologiche è un’ora disponibile per digitalizzare un servizio, formare il personale, seguire un progetto in scadenza, ascoltare un cittadino. Il beneficio si concentra proprio sugli enti più piccoli e con meno risorse, quelli che hanno più bisogno che il tempo dell’RTD venga impiegato altrove.
La qualità dei dati raccolti
C’è anche un tema di qualità del dato. Chi compila in ragioneria o all’ufficio tecnico scrive “il meglio che ha capito”: dati magari buoni nella media, ma non sempre affidabili nel caso puntuale. E spesso hanno vita breve: basta un server che si rompe, un cambio di fornitore o di referente perché cambino. Una raccolta unica, condivisa e aggiornata con regolarità migliorerebbe anche la qualità delle informazioni su cui si costruiscono le politiche pubbliche.
Una regia stabile per le rilevazioni digitali comunali
Non serve inventare nulla di nuovo dal punto di vista tecnologico: l’infrastruttura per l’interoperabilità tra PA esiste già, e il 2026 ha mostrato che la volontà di coordinarsi c’è. Serve dare a questa regia una forma stabile.
Tre strumenti per coordinare le rilevazioni
● Un registro unico degli adempimenti digitali rivolti ai comuni, tenuto aggiornato da un soggetto di riferimento (potrebbe essere lo stesso Dtd, che ha già un ruolo di coordinamento con Anci), che renda visibile a ogni ente centrale cosa è già stato chiesto e quando, prima di lanciare un nuovo questionario
● L’uso sistematico della PDND come canale per i dati già raccolti da altri enti, verificando prima di ogni nuova rilevazione che quel dato non sia già disponibile nel sistema. La condivisione dei dati del censimento AgID, già prevista sulla base di appositi accordi, è il punto di partenza naturale. Oppure considerando un github di opendata (o dati.gov.it) o data lake sovra istituzionale? Sono spunti, non necessariamente scelte da fare, ma solo possibilità per permettere magari ad altri enti di poter leggere informazioni interessanti, in modalità “protetta” con pdnd o aperta con le altre proposte.
● Rendere stabile il raccordo sperimentato nel 2026: un calendario condiviso tra Anci, Dtd, Banca d’Italia, AgID, Istat e gli altri soggetti che interrogano i comuni, deciso con anticipo e non annualità per annualità, che eviti di chiedere gli stessi dati in rilevazioni diverse e programmi le richieste in modo da migliorare la qualità e la freschezza del dato.
Sono passi organizzativi, non tecnologici, e richiedono che soggetti con mandati e culture diverse mettano il proprio strumento di rilevazione al servizio di un disegno comune. Il 2026 dimostra che si può fare. Il punto ora è farlo diventare regola e completare il percorso del once-only: non solo tra cittadino e amministrazione, ma anche tra amministrazioni.
Dal coordinamento 2026 alla regola once-only tra PA
La transizione digitale della PA italiana si misura anche da questi dettagli, non solo dai grandi numeri sui fondi PNRR o sulle piattaforme abilitanti.
Il primo passo del once-only è farlo funzionare tra cittadino e amministrazione. Il passo successivo è farlo funzionare tra le amministrazioni stesse, chiedendosi, prima di interrogare un comune, se quel dato non sia già nelle mani di un collega in un altro ministero o ente centrale. Il coordinamento del 2026 ha mostrato che questa domanda si può porre e che la risposta porta beneficio a tutti. La presentazione del 4 novembre è l’occasione giusta per farne un impegno condiviso.
Fonti
Lepida, Tavolo Tecnico 24/07/2026
AgID, Censimento del patrimonio ICT della PA
PA digitale 2026, Al via il Censimento del patrimonio ICT (28/09/2026)
ANCIcomunicare, Secondo Rapporto rinviato al 4 novembre
ANCIcomunicare, Secondo Rapporto (annuncio 30 settembre)
Versione aggiornata per correggere imprecisioni sui dati





























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