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Coronavirus, gli open data per informare sull’emergenza

Le istituzioni hanno compreso l’importanza di fornire non solo i dati giornalieri sull’evoluzione del coronavirus ma anche di renderli pubblici con licenza Open, così da consentirne il riuso per monitorare l’emergenza, fare previsioni o solo corretta informazione. Questo grazie al lavoro degli attivisti digitali di onData

Pubblicato il 18 Mar 2020

Vincenzo Patruno

Data Manager e Open Data Expert - Istat

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Nella giornata del 7 marzo, il Dipartimento della Protezione Civile con un comunicato stampa ha annunciato non solo il rilascio di una dashboard per il monitoraggio dell’emergenza coronavirus, ma che tutti i dati sarebbero stati resi pubblici con licenza Open all’interno di questo repository Github.

Questo aspetto ha fatto in modo che i dati potessero essere riusati da giornalisti, data scientist, centri di ricerca, professionisti in Italia e all’estero per monitorare l’emergenza, fare previsioni o più semplicemente fare corretta informazione.

Ed è stata veramente una buona notizia, arrivata soltanto tre giorni dopo l’iniziativa di onData di rendere disponibili a tutti i dati giornalieri relativi alla evoluzione dell’epidemia in formato “machine readable”, come annunciato con un tweet del presidente Andrea Borruso il 4 marzo.

Coronavirus e open data

All’inizio dell’emergenza, invece, il Dipartimento della Protezione Civile aveva cominciato a rendere disponibili a fine giornata alcuni report riassuntivi sul numero dei contagiati, i decessi, i guariti. Tutti rigorosamente sotto forma di file PDF. Ora, se c’è una cosa importante che 10 anni di Open Data sono riusciti certamente a fare, è quella di aver contribuito a creare e a far crescere la conoscenza e la cultura del dato in tanta parte della popolazione.

Sono sempre di più ad esempio giornalisti che non si limitano soltanto a riportare nei loro articoli dati letti ad esempio nei comunicati stampa, ma realizzano con quei dati visualizzazioni interattive ed infografiche che aggiungono nuova informazione e valore ai propri pezzi. Quando sono disponibili, i dati vengono poi utilizzati ad esempio da studenti, dai centri di ricerca, da professionisti, da chi fa analisi sui dati. E poiché i dati non hanno confini, quando sono disponibili possono essere utilizzati da chiunque ne intraveda un possibile utilizzo, sia all’interno dei confini nazionali che all’estero.

Per fare tutto ciò diventa però necessario che i dati siano disponibili in formato aperto e rilasciati sotto una licenza d’uso Open. Questo vuol dire non solo dare la possibilità a chiunque di poter utilizzare i dati, ma anche di poterlo fare avvalendosi di tool automatici, programmi software  e algoritmi.

covid19italia, l’iniziativa di onData

La disponibilità dei dati giornalieri relativi all’evoluzione dell’epidemia in formato “machine readable” è stata resa possibile dalla realizzazione di uno “scraper” automatico, ossia un programma software che stabilisce una connessione con il sito della Protezione Civile, scarica i PDF pubblicati, ne estrae i dati e li trasforma in formato CSV, che sappiamo essere un formato molto comodo per utilizzare dati in qualunque tipo di applicazione. Il codice e i dati venivano resi disponibili a tutti attraverso il repository covid19italia su Github.

Ora, dire un “repository su Github” vuol dire sostanzialmente una “cartella” dove dentro si può trovare il codice dello “scraper”, i dati aggiornati con cadenza giornaliera e soprattutto la documentazione e la spiegazione di quanto è stato fatto. Dopo quasi due settimane dal primo caso italiano, i dati erano finalmente disponibili a chiunque in formato “machine readable”.

La sera stessa i dati erano disponibili anche attraverso API e subito dopo sono cominciate analisi interessanti sui dati e le prime mappe e dashboard interattive.

Della cosa si è interessata anche SkyTg24, che cita pubblicamente onData come fonte dati. Sono stati veramente in tanti sia ad unirsi per contribuire all’iniziativa e sia a far rimbalzare la notizia sui social.

Civic hacking, l’importanza dell’attivismo civico

In generale, è proprio nei momenti più difficili e nelle emergenze che la società prova a dare il meglio di sé. Questo è particolarmente vero per Civic Hacker, ossia volontari e attivisti “digitali” che provano a dare una risposta a quello che ritengono essere un problema mettendo al servizio della collettività le proprie competenze.

Accade un po’ ovunque nel mondo, lo abbiamo visto di recente in seguito al terremoto in centro Italia del 2016, quando viene lanciato TerremotoCentroItalia, un progetto che nasce immediatamente dopo il sisma al fine di segnalare notizie, canalizzare l’informazione per informare correttamente sia i cittadini che i soccorsi, raccogliere i fabbisogni della popolazione delle aree colpite, segnalare fake news che inevitabilmente e direi purtroppo, specie attraverso i social, si mescolano con la corretta informazione.

Cito anche Ricostruzione Trasparente, una piattaforma Web nata per raccogliere e rendere fruibili in modo facile e immediato tutti i dati e le informazioni relative alle attività di ricostruzione,  al fine di rendere trasparente e permettere così di monitorare il processo complesso di ricostruzione delle aree colpite dal terremoto.

Questi e tanti altri progetti, azioni e iniziative di attivismo civico vengono costantemente raccontate su Civichacking.it,  un gran bel progetto attivo già da qualche anno.

Attivismo digitale, ridurre le distanze tra società e istituzioni

Le azioni di attivismo digitale hanno non solo l’intento di risolvere subito quello che viene percepito come un potenziale problema, ma provano nello stesso tempo a fare pressione sull’amministrazione pubblica affinché si faccia carico del problema in modo da fornire alla società una soluzione “istituzionale” che sia strutturale e definitiva. È quello che chiamiamo comunemente “advocacy”. Attraverso una lettera che è stata inviata ad alcuni deputati ma anche attraverso le continue richieste effettuate da tante persone via social, l’azione di onData ha avuto finalmente effetto. Vuol dire innanzitutto che le distanze tra società civile e istituzioni si sono ridotte notevolmente. Vuol dire poi che le istituzioni hanno percepito l’importanza di quanto era stato fatto dalla società civile. Vuol dire anche che non è sufficiente essere trasparenti, cosa che si riesce a fare anche pubblicando report giornalieri in pdf ma che è sempre più necessario rendere fruibile questa trasparenza attraverso i dati con formati e licenze adeguate. Questo aspetto infatti ha fatto in modo che i dati potessero essere riusati da giornalisti, data scientist, centri di ricerca, professionisti in Italia e all’estero per monitorare l’emergenza, fare previsioni o più semplicemente fare corretta informazione.

Un governo aperto è anche e soprattutto questo. Bravi!

Voglio infine ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a rendere bella questa storia. Dal presidente di onData al responsabile tecnico della PCM-Dipartimento Protezione Civile ai tanti soci di onData, agli esperti e professionisti che hanno contribuito e ai tantissimi che hanno sostenuto l’iniziativa sui social.

Siamo però ancora in piena emergenza. Restate a casa e seguite le indicazioni. Essere cittadini vuol dire anche rispettare le regole.  

onData è una associazione di promozione sociale che opera a livello nazionale e che da sempre si occupa di dati come bene comune, di competenze digitali, dell’utilizzo dei dati per il giornalismo investigativo, di trasparenza. Tutto ciò attraverso progetti finalizzati a generare servizi di interesse collettivo per i cittadini.

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