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programmazione europea

Fondi Fesr 2021-2027, così l’Europa può guidare la trasformazione digitale (anche in Italia)

L’aumento degli stanziamenti FESR e il principio secondo cui gli investimenti nello sviluppo innovativo, intelligente ee inclusivo devono costituire la parte prevalente di quelli programmati rappresentano un importante cambio di passo per la Ue. Ma i nuovi Parlamento e Commissione hanno davanti un’ardua sfida. Ecco perché

13 Giu 2019

Domenico Marino

Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria


Tra le sfide più significative che il nuovo Parlamento europeo e la nuova Commissione europea dovranno affrontare c’è anche quella di guidare la trasformazione digitale dei paesi membri e di contribuire con politiche adeguate allo sviluppo del digitale e dell’intelligenza artificiale tra i paesi membri, così che l’Europa possa competere in questi ambiti con le altre potenze mondiali, dalla Cina agli Usa.

Un passo avanti notevole in questa direzione è ravvisabile nel nuovo Regolamento sulla programmazione dei fondi FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale) che afferma un principio fondamentale: gli investimenti nello sviluppo innovativo, intelligente ed inclusivo devono costituire la parte prevalente degli investimenti programmati, soprattutto con riferimento alle regioni avanzate e in ogni caso non potranno essere inferiori al 30% con riferimento alle regioni meno sviluppate. Traducendo in numeri, stando alle cifre che dettaglieremo più avanti, si tratta di una cifra pari a circa 100 miliardi di euro.

Si tratta di un importante cambiamento di orientamento della programmazione che nelle precedenti edizioni era fortemente orientata a finanziare grandi opere infrastrutturali, soprattutto nel settore dei trasporti, e interventi di sostenibilità ambientale.

FESR, i 5 obiettivi tematici su cui concentrare gli investimenti

Possiamo quindi affermare che uno dei primi ambiti per importanza su cui si misurerà la capacità del Parlamento e della Commissione di governare le politiche dell’innovazione sarà l’attuazione della programmazione europea 2021-2027. In questo senso Parlamento e Commissione stanno proficuamente collaborando alla redazione dei regolamenti attuativi dei Fondi Strutturali.

Va segnalato, in particolare, il lavoro svolto sul FERS – che è il Fondo che ha maggiore attinenza con l’innovazione e la transizione al digitale – che ha portato all’indicazione, contenuta nella “Relazione sulla Proposta di Regolamento FERS del Parlamento Europeo”, approvata nella plenaria del 27 marzo 2019, di un aumento delle risorse a disposizione di Regioni e degli Enti locali fino a 272 miliardi di euro. Di questi, 226 miliardi per il FESR (dai precedenti 199, ndr) e 46 miliardi di euro per il Fondo di coesione (dai precedenti 63 miliardi).

Questi investimenti dovranno essere concentrati su 5 obiettivi tematici:

  1. sviluppo innovativo, intelligente e inclusivo, connettività, sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, amministrazione pubblica efficiente;
  2. un’Europa più verde, a basse emissioni di carbonio e resiliente, transizione energetica, investimenti verdi e blu, l’economia circolare, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la prevenzione dei rischi, nonché l’economia circolare;
  3. un’Europa più interconnessa migliorando la mobilità;
  4. un’Europa più sociale e inclusiva che attua il pilastro europeo dei diritti sociali;
  5. un’Europa più vicina ai cittadini, promuovendo lo sviluppo sostenibile e integrato delle città e delle altre aree non urbane, attraverso iniziative locali.

Buone le premesse, ora l’attuazione

Il Regolamento prevede che le Regioni (a seconda del grado di sviluppo) dovranno concentrare una percentuale predefinita di risorse su due dei cinque obiettivi: sviluppo innovativo (OT1) e ambiente (OT2).

Questo significa che:

  • le regioni più sviluppate dovranno concentrare il 50% in OT1 e il 30% in OT2;
  • le regioni in transizione dovranno concentrare il 40% OT1 e il 30% OT2;
  • le regioni meno sviluppate dovranno concentrare il 30% OT1 e il 30% OT1.

Come dicevamo, questo è sicuramente un passo avanti notevole in fatto di sostegno all’innovazione digitale.

Al nuovo Parlamento e alla nuova Commissione spetterà il compito di tradurre in azioni operative questi indirizzi di programmazione e soprattutto di fare in modo che in programmi nazionali e i programmi regionali che discenderanno da questo Regolamento siano coerenti con questo principio generale.

L’ardua missione di Parlamento e Commissione Ue

Al nuovo Parlamento e alla nuova Commissione sarà affidato un compito forse epocale, quello di fare in modo che l’Unione Europea possa competere ad armi pari con Stati Uniti, Russia, Cina e Giappone nella transizione al digitale e nella sfida dell’intelligenza artificiale.

Le premesse sono state messe, occorre adesso, con coerenza di azione, fare in modo che questi investimenti siano ben diretti e ben orientati.

La programmazione 2021-2017 sarà una programmazione importante perché in questo intervallo di sette anni l’Unione Europea dovrà completare queste strategie di innovazione.

La lentezza del processo decisionale e del processo di attuazione delle decisioni sarebbe un problema esiziale in un mondo in cui ormai la velocità è fondamentale e in cui la rapidità è un fattore critico di successo. L’Europa non deve presentarsi con un processo di decisione/attuazione, lento, farraginoso ed elefantiaco.

Quindi, un compito fondamentale del nuovo Parlamento e della nuova Commissione sarà quello di individuare strategie per velocizzare i processi e le decisioni e per ridurre il peso di una burocrazia che spesso rischia di diventare soffocante.

Sette anni sono oggi lo spazio di tempo necessario alla transizione da una rivoluzione industriale ad un’altra. Sprecare questo tempo significa mettersi ai margini dello sviluppo competitivo. E questo è un rischio che l’Europa e i cittadini europei non possono e non devono correre.

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