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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 139° PUNTATA

Dario Fo e Bob Dylan

21 Ott 2016

21 ottobre 2016

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis, nell’anno 2333, ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grand Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

Una volta ogni dieci anni. Un evento unico. Da un palcoscenico sempre diverso. Scelto con cura maniacale. Miliardi di spettatori. In milioni di teatri. In casa, nei bar, nelle stazioni, sulle spiagge, nei luoghi di culto. Negli stadi. Nelle valli, nelle colonie spaziali. Si moltiplicavano real-veri. Nessuno sapeva se quei due, che si rimpallavano il recital-24-ore-continue, lì davanti, su quelle assi, fossero gli originali della staffetta secolare, in carne ed ossa, o due loro simular. E a nessuno importava.

Kesten e Fiora in prima fila. La prenotazione l’avevano fatta sessant’anni prima. E finalmente erano a tre metri da loro.
“Nessuno dei due ha memorie connesse, sai?” un pensiero inutile. Quando l’emozione è troppa.
“È ovvio! Dopo il grande ictus mnemonico, nessuno ha più quelle memorie!…” una risposta inutile. Quando sei altrove.

“Ingenui i due tipi… sapessero quante ce ne sono ancora in giro! Rimaniamo in contatto, perché comunque dobbiamo capire se i due pazzi che stanno sul palco sono reali o umanidi… in quel caso potrebbero essere loro dei portatori di memorie connesse…”
“Mi scusi comandante, veramente si sa che sono solo simular, niente umanidi!…  e i simular non sono distinguibili dagli originali…”
“Ok, agenti! Allora oggi ci godiamo lo spettacolo!… niente caccia alle memorie connesse…”
Il bus rosso a due piani languiva. Dopo una notte insonne.

Kesten e Fiora si rosavano dell’alba smangiucchiata dagli alti larici. Il palco risuonava. Il palco immortalava.

Robert VII: “Oh, cosa hai visto, figlio mio dagli occhi azzurri ?”
Dario VII: “Ho visto un re”
Robert VII: “Gridiamo gloria al Re”
Dario VII: “Sa l’ha vist cus’e`?”
Robert VII: “Tu che conforti il triste”
Dario VII: “Ha visto un re!”
Robert VII: “Colui che mi solleva la testa”
Dario VII: “Ah, beh; sì, beh”
Robert VII: “Ti vedo velato nella Tua maestà”
Dario VII: “Un re che piangeva seduto sulla sella”
Robert VII: “Noi gridiamo gloria, gloria”
Dario VII: “Piangeva tante lacrime, ma tante che bagnava anche il cavallo!”
Robert VII: “Gridiamo gloria al Re”

Dario VII: “Ho visto un re”
Robert VII: “Knock, knock, knockin’ on heaven’s door…”

Fiora si voltò verso Kesten. Un po’ troppo ad alta voce: “Un giorno, chissà… il mio nascituro potrebbe essere la prossima staffetta, potrebbe essere Dario Fo VIII oppure Bob Dylan VIII…”

(139 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

  • Attilio A. Romita

    Il premio Nobel ha 115 anni ed un migliaio di premi sono stati assegnati e solo poco più di una dozzina sono stati rifiutati o non sono stati ritirati.
    La scelta del premio per la Pace e del premio per la Letteratura hanno provocato molto spesso critiche forse perché dipendono da fattori più filosofici che tecnici e talvolta hanno seguito condizionamenti politici.
    Per il premio per la Letteratura tante critiche sono nate, talvolta anche legate a ipocrite autosupervalutazioni.
    La vulgata vorrebbe che Letteratura sia associata a scrivere libri o poesie, ma a distanza di 20 anni l’Accademia svedese ha stupito tutti premiando prima un artista geniale e multiforme che ha scritto molto e che ci ha raccontato quello che ha scritto usando la voce ed il corpo come strumenti musicali. Venti anni fa ci furono molti “seriosi sapienti” che gridarono allo scandalo ed al delitto di lesa maestà, ma Dario Fo indossò il suo bel frac, riscosse il premio e continuò ad essere il libero artista multiforme che era sempre stato.
    Quasi a voler certificare un passaggio di testimone, proprio quando Fo non ci racconterà più il suo gramelò, i saggi svedesi hanno voluto fare una scelta di grande diversità ed hanno designato un altro grande poeta cantante. Bob Dylan.
    Ma questa volta i saggi accademici hanno subito due smacchi: l’artista americano non solo non ha ringraziato, nemmeno risposto all’invito svedese, e, per dirla con le parole del nostro Fabrizio de Andrè ….si sono tirati addosso “l’ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso.”
    E oggi Dylan saluta Dario Fo “knockin’ on heaven’s door” mentre “blowing in the wind” ci racconta “
    Cosa succederà tra vent’anni? Quale sarà la nuova scelta che molti accoglieranno come novità dirompente e altrettanti grideranno allo scandalo.

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