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Italia digitale 2026, la svolta del PNRR per la PA: focus su enti locali e governance

Una PA efficace deve saper supportare cittadini e imprese con servizi sempre più performanti e universalmente accessibili, di cui il digitale e un presupposto essenziale. Azioni e obiettivi di “Italia Digitale 2026”, il piano di investimenti e riforme previsto dal PNRR che dovrebbe trasformare il Paese

29 Apr 2022
Gianpiero Ruggiero

Esperto in valutazione e processi di innovazione del CNR

La nuova stagione di alfabetizzazione digitale appena lanciata dal Governo sembra partire col piede giusto: da un lato un programma straordinario di formazione rivolto ai dipendenti pubblici, dall’altro un piano di digitalizzazione degli enti locali con uno specifico affiancamento tecnico e consulenziale riservato ai Comuni.

“Se il digitale può permettere di semplificare il rapporto tra cittadini e PA, questo non vuol dire che il processo di digitalizzazione sia qualcosa di semplice. Richiede non solo la ridefinizione dei processi interni degli enti, ma anche l’avvio di una nuova stagione nel rapporto con le istituzioni centrali”, ha affermato il ministro Vittorio Colao nell’annunciare alcune delle misure previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e destinate alla digitalizzazione dei Comuni italiani.

C’è bisogno, insomma, di amministrazioni di prossimità in grado di saper erogare servizi digitali ai cittadini di elevata complessità, all’altezza delle aspettative formate in questi anni di crisi pandemica.

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Italia Digitale 2026: cinque anni per digitalizzare i Comuni

I primi avvisi di Italia Digitale 2026, l’importante piano di investimenti e riforme previsto dal PNRR grazie al quale, nelle intenzioni del Governo, dovrebbe portare l’Italia nel gruppo di testa in Europa entro il 2026, sono partiti in questi giorni.

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Migrazione al cloud, modelli per l’implementazione di servizi pubblici digitali, accelerazione per l’identità digitale (SPID/CIE), rafforzamento del sistema di pagamento pagoPA e AppIO: sono queste alcune delle misure destinate alla digitalizzazione dei comuni italiani finanziati con risorse del PNRR. Circa tre miliardi messi a disposizione dal Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri attraverso la piattaforma PA digitale 2026 dove sono riportare in maniera dettagliata tutte le opportunità dedicate alla digitalizzazione, i beneficiari, il calendario dei lavori e le modalità di accesso alle misure attive.

Gli obiettivi di Italia Digitale 2026

Una Pubblica Amministrazione efficace deve saper supportare cittadini e imprese con servizi sempre più performanti e universalmente accessibili, di cui il digitale e un presupposto essenziale. Per fare ciò, il Piano pone 5 obiettivi ambiziosi:

  1. diffondere l’identità digitale, assicurando che venga usata da almeno il 70% della popolazione;
  2. colmare il gap di competenze digitale, con almeno il 70% della popolazione che sia digitalmente abile;
  3. portare circa il 75% delle PA a utilizzare servizi in cloud;
  4. raggiungere almeno l’80% dei servizi pubblici essenziali erogati online;
  5. raggiungere il 100% delle famiglie e delle imprese con reti a banda ultra-larga.

All’interno del portale risulta molto semplice e intuitiva la descrizione dei passaggi per attivare il profilo della PA, primo passaggio per poter partecipare agli avvisi pubblici e richiedere i finanziamenti per avviare il processo di transizione digitale. Una volta identificato l’avviso, è possibile candidare una PA attraverso un processo guidato, che permette di comporre il documento di candidatura e inviarlo tramite la piattaforma. La piattaforma PA digitale 2026 permette inoltre la classificazione dei dati e dei servizi, un passaggio fondamentale per abilitare il processo di migrazione delle PA al cloud (la classificazione deve essere trasmessa entro il 18 luglio 2022) e per identificare la tipologia del cloud di destinazione per i servizi da attivare.

Identificare chiaramente le esigenze operative e amministrative diventa perciò il primo passaggio per superare gli ostacoli che in passato hanno rallentato il processo di digitalizzazione.

Rafforzamento della governance dei processi di digitalizzazione

Come abbiamo appreso negli ultimi anni, c’è una forte esigenza di un rafforzamento della governance dei processi di digitalizzazione; gli studi più recenti suggeriscono l’opportunità di adottare, rispetto al passato, un approccio maggiormente accentrato e basato sull’imposizione di standard uniformi che possono guidare le amministrazioni nell’implementazione delle innovazioni.

Secondo gli studiosi dovrebbero essere privilegiati progetti di rilevanza “sistemica”, in grado di interessare un ampio numero di amministrazioni e di accelerarne il processo di digitalizzazione. Tali progetti dovrebbero basarsi su standard diffusi e condivisi, a livello nazionale e internazionale, e su un quadro normativo ben definito. Insomma non è più tempo di piccole progettualità a livello micro territoriale, con enti locali spesso indirizzati da partener tecnologici esterni che hanno alimentato lo sviluppo di un coacervo di soluzioni circoscritte e poco funzionali.

Per superare questi ostacoli e soprattutto snellire il processo di adesione agli avvisi, sono state create soluzioni standard: i Comuni ora non dovranno più scrivere e presentare progetti per ottenere le risorse, ma in base alle loro specifiche esigenze potranno scegliere individualmente la composizione del proprio pacchetto (ad esempio numero servizi e modalità di migrazione al cloud), componendo una lista delle opzioni scelte e ottenendo così un voucher economico definito.

Allo stesso tempo l’erogazione delle risorse non richiederà più una onerosa rendicontazione delle spese sostenute, ma si baserà sul raggiungimento di specifici obiettivi legati ai target PNRR.

Azioni di affiancamento e di assistenza per tutte le PA

Un altro fattore che potrebbe rivelarsi un elemento chiave di successo è la vicinanza ai territori. Bene ha fatto il Ministero per la Transizione Digitale a costituire il Transformation Office, e i suoi team di implementazione territoriale, che avrà il compito di fare da ponte con amministrazioni locali e fornitori IT della PA, con assistenza informativa e tecnica per velocizzare le scelte e l’implementazione per tutti, anche per le amministrazioni più piccole.

Questa nuova struttura, che è parte del Dipartimento per la trasformazione digitale, è suddivisa sulla base di 6 ambiti territoriali: Nord est (Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige), Nord ovest 1 (Lombardia), Nord ovest 2 (Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta), Centro (Lazio, Toscana, Marche, Umbria, Sardegna), Sud ovest (Campania, Calabria, Sicilia) e Sud est (Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise).

Entro fine 2022 il Transformation Office sarà composto da 280 esperti, e il Ministro Colao ha annunciato che proprio in questi giorni sono in corso le selezioni dei primi 80 esperti.

Conclusioni

La digitalizzazione delle infrastrutture tecnologiche e dei servizi pubblici è un impegno non più rimandabile per far diventare la PA un vero alleato di cittadini e imprese. Il digitale è la soluzione in grado di accorciare drasticamente le distanze tra enti e individuai e ridurre i tempi della burocrazia.

L’approccio voluto dal Ministro Colao si basa su due principi chiave: semplicità e vicinanza. Potrebbero rappresentare i fattori decisivi per la svolta. Se i Comuni rappresentano le istituzioni più vicine alle esigenze dei cittadini, è da queste realtà che bisogna partire, accompagnandole con azioni che possano realmente sostenere un processo di cambiamento e di vera trasformazione.

Ma se il processo di digitalizzazione del Paese non è cosa semplice, l’ambizione del Governo è fare in modo che grazie al PNRR si sviluppi un metodo di lavoro più agile e condiviso, che possa divenire una nuova caratteristica distintiva per la Pubblica Amministrazione italiana.

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