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La burocrazia mina la ripartenza dell’Italia dopo il lockdown: ecco le urgenze

Una interpellanza urgente del PD al Governo chiede un intervento rapido e drastico contro l’ipertrofia burocratica che da troppo tempo affligge il nostro Paese. L’arma del digitale in tal senso si rivela fondamentale, per rimuovere gli ostacoli che rallentano la ripartenza delle aziende

08 Apr 2020
Antonello Giacomelli

PD, Vicepresidente commissione vigilanza Rai e componente IX Commissione (Trasporti, Poste e Telecomunicazioni)


Il governo risponderà nei prossimi giorni in aula alla interpellanza urgente che ho presentato insieme a 52 colleghi del Pd per sollecitare un intervento rapido e drastico contro l’ipertrofia burocratica che da troppo tempo affligge il nostro Paese.

Stiamo affrontando una inedita emergenza sanitaria ma la crisi economica e del sistema produttivo sarà altrettanto dura da superare.

Dobbiamo quindi utilizzare queste settimane per predisporre ogni condizione utile a favorire la ripresa. Serve per questo un progetto coraggioso che semplifichi gli iter burocratici, riduca drasticamente i tempi di attesa per cittadini ed imprese, rimuova i vincoli e gli ostacoli, proliferati negli anni, all’attività produttiva e professionale, alle opere pubbliche, ai poteri dei sindaci, al rapporto tra PA e cittadino.

In questo senso andavano sia la legge Bassanini e la riforma Madia, per citare i due riferimenti normativi più importanti.

Il digitale contro la burocrazia che paralizza l’economia

Sono certo che uno strumento decisivo per la sburocratizzazione sia rappresentato dal digitale e dalle potenzialità delle reti ultraveloci.

Basta pensare al ruolo che in questo periodo stanno giocando la didattica on line e lo smart working per capire quanta potenzialità il digitale possa offrire (sarei tentato di dire potrebbe offrire) per ridefinire attività e processi di relazione.

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Certo ci troviamo a fare i conti con problemi di connessione, di digital divide prima di tutto infrastrutturale e territoriale. Anche su questo sarebbe interessante esaminare quanto dei ritardi è dovuto a norme obsolete che dilatano iter decisionali e ostacolano e frammentano processi operativi.

Ci rendiamo tutti conto che se il nostro Paese fosse stato più pronto al digitale l’impatto del lockdown sarebbe stato minore. Avremmo più aziende aperte, meno persone in cassa integrazione, non avremmo dubbi se riaprire a meno le scuole per questo anno scolastico, il distanziamento sociale potrebbe essere mantenuto con maggiore efficace anche nella fase 2.

Nella stessa amministrazione pubblica l’adozione in forma estesa ed organica del digitale avrebbe reso (dobbiamo accelerare perché lo faccia nel futuro) i percorsi amministrativi più snelli, trasparenti, rapidi, accessibili, sia sul fronte del processo interno che rispetto ai cittadini.

Per non dire che 5G e blockchain offriranno certo nuove straordinarie possibilità in termini di tracciabilità, documentazione, disintermediazione, rapidità e certezza di processi e servizi ma senza un profondo intervento di modifiche ed adeguamenti normativi rischieranno di perdere molta della loro efficacia potenziale.

Ecco, il digitale è sicuramente uno strumento fondamentale per realizzare un serio, efficace processo di sburocratizzazione ma nello stesso tempo richiede esso stesso un adeguamento normativo per non veder vanificata da regole “analogiche” la propria potenzialità.

È senza dubbio un lavoro complesso che ci aspetta ma è un lavoro necessario, indispensabile non solo per la ripresa economica ma per una riscrittura giuridica di una realtà che ha, come sempre accade, preceduto la norma

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