lettera aperta

Cari neo sindaci, sul digitale non si può più essere impreparati

I colossi del web (Usa e cinesi) diventano sempre più potenti e interessati a influenzare la politica, mentre la pervasività, l’impatto che la tecnologia ha sulle nostre vite aumenta con una accelerazione difficile da gestire. Ma la classe dirigente, anche locale, non ha la preparazione a gestire questo vasto e oscuro mondo

Pubblicato il 05 Ott 2021

Luca Sambucci

Esperto di intelligenza artificiale, Head of Artificial Intelligence presso SNGLR Group

interiorità realtà virtuale mito digital humanities

Per governare il mondo di domani serve un’intima conoscenza delle dinamiche del progresso tecnologico e della trasformazione digitale. La mia impressione è che chi viene chiamato a ruoli di governo, anche locale, abbia invece una alfabetizzazione tecnologica paurosamente al di sotto di quanto richiede un Paese che si sta informatizzando a ritmi così elevati.

È per questo che, in prossimità delle elezioni, assieme agli amici di Privacy Network ci siamo rivolti ai candidati sindaco con una lettera aperta sui temi del digitale che nessuno di loro per ora si è arrischiato a commentare. Abbiamo deciso di iniziare da loro, che quando siederanno sulla sedia più importante della loro città dovranno decidere su telecamere a riconoscimento facciale, algoritmi predittivi nel trasporto pubblico e nella gestione del traffico, uso dei droni sui i cittadini, e altre situazioni non meramente informatiche, bensì tecnosociali.

Temi che ora sarebbe bene fossero in agenda dei sindaci appena eletti.

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Ci soffermeremo dopo sui contenuti della lettera, perché vorrei prima spiegare i motivi che ci hanno spinto a questo passo.

Politica e digitale, la confusione regna sovrana

Il punto centrale è la sensazione condivisa, fra esperti di tecnologia e in special modo di informatica, che la classe politica non capisca adeguatamente come funzioni il vasto e complicato mondo del digitale. E non parliamo di deficit di consapevolezza su come accendere o spegnere un computer o un cellulare, a questo ci sono arrivati praticamente tutti. Ci riferiamo alla mancanza di una comprensione profonda di quanto le tecnologie pervadano la nostra quotidianità, i nostri rapporti sociali, il nostro lavoro, finanche i nostri equilibri democratici. I politici oggi usano WhatsApp e Twitter quindi si sentono al passo con i tempi, ma appena arriva sulla loro scrivania una questione tecnologica leggermente più complessa la confusione è totale. Con poche e sparpagliate eccezioni.

Il che potrebbe non essere un problema, se essi non fossero i rappresentanti chiamati a decidere sulle leggi che condizionano la nostra società, i nostri rapporti d’affari, la nostra vita. Se non fossero loro che decidono le strategie del sistema-Italia, decisioni che giocano un ruolo di primo piano nella competizione tecnologica fra Paesi.

Il rappresentante politico medio non capisce le strategie trans-nazionali delle Big tech, non ha idea di cosa sia la neutralità della rete, non afferra i concetti basilari della sicurezza delle informazioni, né immagina quali cambiamenti sta portando e porterà l’intelligenza artificiale nelle nostre vite e in quelle dei nostri figli.

Quando faccio questi discorsi ad amici e conoscenti non propriamente esperti di tecnologia, l’obiezione più frequente che ricevo – bontà loro – è che i politici debbano avere i loro informatici di fiducia, e che ciò dovrebbe bastare. Un po’ come noi abbiamo il nostro meccanico di fiducia. O elettricista, o idraulico.

Io rispondo con questo grafico.

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I colossi della tecnologia (specialmente americani e cinesi) diventano sempre più potenti e interessati a influenzare la politica, mentre la rilevanza, la pervasività, l’impatto che la tecnologia ha sulle nostre vite aumenta con una accelerazione difficile da gestire.

A questi livelli non basta più che un politico chieda lumi al suo informatico di fiducia (che poi, fidatevi della mia esperienza pregressa, nel 90% dei casi sarà il ragazzo o la ragazza che gli ha fatto il sito web).

La lettera

Ma veniamo ora alla lettera inviata ai candidati sindaco che si sono sfidati nell’ultima tornata elettorale. Lettera che ora torna buona per i neo-eletti.

“Mai come oggi – esordiamo nella lettera – le vite dei cittadini sono collegate ai computer. I nostri sistemi amministrativi e sociali sono tutt’uno con le reti di computer che li fanno funzionare. Le reti informatiche tengono in piedi i servizi pubblici, la finanza, la sanità, e tutto il tessuto produttivo italiano. Attraverso il digitale oggi si creano e viaggiano i rapporti sociali, aggregativi, familiari e anche elettorali”.

Prendiamo ad esempio le questioni elettorali. Non penso ci sia bisogno di ricordare come diverse tornate elettorali straniere abbiano visto energiche attività di influenza originate da Stati rivali, con la complicità – presunta – dei social network, che per molti di noi rappresentano oggi le piattaforme preferenziali per intrattenere i rapporti sociali con gran parte dei nostri amici e conoscenti, oltre che per informarsi su quello che succede intorno a noi. Basta inserirsi nelle pieghe di ciò che è consentito, sfruttando abilmente i meccanismi digitali di tali piattaforme, per manipolare le menti più fragili e spostare voti. Lo abbiamo visto per l’elezione di Trump negli Stati Uniti o per il voto sulla Brexit, tanto per citare due votazioni di grande portata.

Una preparazione inadeguata ai temi del digitale

Nessuno dei decisori politici ha capito cosa sia successo fino a quando non è effettivamente venuto alla luce. Molti, in realtà, non lo capiscono neanche oggi. Non è una questione di scarsa intelligenza, bensì semplicemente di inadeguata preparazione ai temi del digitale. Far comprendere come funziona il targeting e la manipolazione tramite machine learning a un politico di lungo corso, magari laureato in qualche scienza umanistica, è nella gran parte dei casi vano.

Ma allora come potrà la nostra classe politica formarsi opinioni indipendenti, senza cioè doversi ridurre a chiedere per ogni cosa il parere del webmaster di fiducia, su argomenti come l’impatto dell’intelligenza artificiale, la sistematica manipolazione – mediante avanzate tecnologie – delle persone più fragili a scopi commerciali, la mercificazione dei dati – personali e non – dei cittadini a opera dei colossi della tecnologia, il controllo e la classificazione di ogni nostro comportamento, pubblico e privato. Per non parlare della giusta importanza che andrebbe attribuita alle tematiche di sicurezza informatica, che chi conosce l’argomento chiede di attuare da almeno vent’anni, ma che solo recentemente è stato riconosciuto come dossier da affrontare, dopo che innumerevoli buoi sono già scappati dalla stalla e quando un semplice gruppo di hacker (non terroristi) si è fatto beffe dell’intera sanità pubblica laziale.

Il problema che ha il politico comune è proprio questo: reagisce solo a urgenza conclamata. Non affronta il presente a meno che non sia caratterizzato da situazioni di assoluta necessità, né si sogna di dedicare tempo e risorse mentali a scrutare cosa arriverà domani.

L’importanza dei sindaci sul fronte tecnologico

Ma mentre è inutile inveire contro un politico generico, perché non si può stabilire con precisione a quali persone attribuire il ritardo di un’intera categoria, con un sindaco è più facile. È facile perché il sindaco è l’individuo che ha la responsabilità di quello che succede nella città che amministra: un nome e un cognome a cui chiedere conto di ciò che non funziona. Inoltre, data la vicinanza con i cittadini, gli effetti delle decisioni di un’amministrazione comunale si vedono subito.

Infine, i dossier che dovranno affrontare, seppur di portata locale, hanno ramificazioni politiche importanti. Nella lettera esortiamo i candidati a non cadere nel malinteso di considerare questi temi come semplice appannaggio dei tecnici, ai quali delegare ogni decisione. Sarebbe un errore fondamentale, al pari di considerare la redazione delle ordinanze come semplice appannaggio degli avvocati. Molte delle richieste che avanziamo sono di tipo politico e istituzionale, e non questioni che dovrebbero essere relegate all’ufficio IT o all’ufficio privacy.

I fronti caldi su cui occorre impegnarsi

La lettera chiede ai candidati di impegnarsi su sei fronti: trasformazione digitale dei servizi ai cittadini, uso dell’intelligenza artificiale, tutela della nostra privacy, sicurezza dei nostri dati, trasparenza degli algoritmi e tecnologia sostenibile e umano-centrica.

La consapevolezza digitale, concludiamo nel nostro messaggio, deve entrare a far parte dell’arsenale di competenze di cui ogni dirigente, ogni amministratore, ogni politico deve essere dotato. I futuri amministratori e amministratrici di città, persone e territori dovranno saper comprendere la complessità delle sfide tecnologiche e sociali che presto troveranno sulla loro scrivania. Anzi, sul loro computer.

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