il commento

Milleproroghe 2017, la delusione fiscale-digitale è servita

Per l’ennesima volta, l’amministrazione finanziaria ha imposto obblighi e sanzioni che creano complessi processi di gestione ed elaborazione dei dati, invece di attuare una semplificazione reale per trasmettere dati interoperabili, magari basati su standard internazionali

30 Dic 2016
Daniele Tumietto

Dottore commercialista

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Ci si aspettava dal nuovo Governo un primo segnale di apertura per una stagione di semplificazioni fiscali con la conferma, nel decreto Milleproroghe 2017 ,di modificare il calendario delle Comunicazioni Iva, introdotte dalla Legge di Stabilità (decreto 193/2016), prevedendo una sola scadenza per l’anno 2017 e la seconda a febbraio 2018.

Purtroppo nel Decreto approvato da Consiglio dei Ministri non c’è traccia del rinvio delle predette scadenze ed ora le ultime speranze sono riposte nella sua conversione, con la possibile modifica recuperata in extremis grazie ad un emendamento parlamentare.

Quindi non cambiano termini e scadenze che, esclusivamente per il 2017, prevedono che la comunicazione dei dati Iva sia semestrale, con la prima comunicazione il 25 luglio e due successive nel secondo periodo dell’anno.

Inoltre non sono previste proroghe per le scadenze relative alla liquidazione dei dati Iva: il primo invio resterebbe fissato al 31 maggio, il secondo a settembre e i successivi a novembre e febbraio 2018.

Le altre attese proroghe confermate hanno riguardato:

– la proroga per i 40mila precari e la conferma della validità delle graduatorie per tutto il 2017 nella Pubblica amministrazione;

– più tempo per il doppio binario cartaceo e informatizzato del Sistri (il Sistema integrato di tracciabilità dei rifiuti) con il contestuale congelamento delle maxisanzioni per chi non si adegua;

– per i bilanci degli enti locali ci sarà tempo e precisamente fino al 31 marzo.

In particolare è importante per la Pubblica amministrazione l’allungamento di un anno della validità delle graduatorie per salvare i concorsi pubblici in scadenza e confermare gli oltre 40 mila precari che lavorano nella Pubblica Amministrazione che, con l’arrivo del nuovo anno (a seguito delle regole sulle collaborazioni introdotte dal Jobs act) avrebbero potuto ritrovarsi senza incarico da un giorno all’altro.

Un’altra proroga che riguarda moltissimi cittadini è lo spostamento del termine fissato al 31 dicembre di quest’anno al 30 giugno 2017 entro il quale i condomini devono installare le termovalvole, cioè sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore. La giustificazione di tale rinvio è da ricercare nel ritardo con cui sono state emanate le disposizioni attuative.

Tornando a parlare del tema della semplificazione fiscale, cruciale per la sopravvivenza per imprese e professionisti che sono già soggetti ad aliquote fiscali molto pesanti, si è assistito nel corso degli ultimi decenni ad un progressivo aumento esponenziale di scadenze, adempimenti e istruzioni (spesso contraddittorie) che l’amministrazione finanziaria ha emanato con continuo ritardo, e per di più a ridosso delle scadenze.

Purtroppo l’approccio all’avvento del digitale è stato trasformato dall’Amministrazione finanziaria in una serie di imposizioni a carico degli intermediari fiscali (Commercialisti in primis) che gratuitamente hanno dato un supporto fondamentale, con il loro lavoro, alla digitalizzazione dell’Anagrafe tributaria in Italia.

In tutto questo tempo si è assistito da parte della politica ad una serie di annunci di semplificazioni che sarebbero state rese possibili grazie all’evoluzione della tecnologia che avrebbe consentito di alleggerire il lavoro degli studi professionali.

Purtroppo la realtà è stata esattamente l’opposto.

In realtà molte semplificazioni si sono spesso rivelate in un ulteriore aggravio di adempimenti a carico dei professionisti (commercialisti, consulenti del lavoro ed altri intermediari abilitati), incaricati dai loro clienti per la presentazione telematica dei propri adempimenti fiscali periodici ed annuali, e la vicenda del nuovo Spesometro è solo l’ultimo episodio in ordine temporale.

A conferma di quanto detto un esempio dell’approccio contraddittorio dell’Amministrazione finanziaria è dato dall’avvio della fattura elettronica tra privati.

Mentre è stato un successo in Italia la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione, che ha dato risultati molto positivi grazie all’introduzione di un obbligo e non di una facoltà, la fatturazione elettronica tra privati non sembrava, nelle previsioni precedenti alla legge di stabilità 2017, incontrare molto interesse.

Per questo è stato approvato il Decreto Legge 193/2016 (convertito in legge lo scorso 1 dicembre), che prevede di fatto un nuovo adempimento: l’obbligo dal 2017 di inviare i dati IVA attivi e passivi (il cosiddetto “nuovo Spesometro”) che può essere evitato scegliendo di fare la Fatturazione Elettronica tra privati come previsto dal predetto decreto 127.

Di fatto si è inserita una norma che impone nuovi obblighi e sanzioni pesanti per chi non eserciterà l’opzione per la fattura elettronica tra privati (ex decreto 127) per rendela più appetibile dai contribuenti.

Forse sarebbe stato più logico prevedere un obbligo con avvio graduale (come capitato con la FEPA) prima per le medie e grandi imprese, poi successivamente (12 mesi dopo?) per le piccole imprese ed i professionisti, che sarebbero stati “accompagnati” progressivamente nell’avvio e nell’uso delle fatture elettroniche.

A questo proposito ricordo che la Commissione Europea nella sua comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni, COM(2010) 712 del 2 dicembre 2010 avente ad oggetto “Sfruttare i vantaggi della fatturazione elettronica in Europa” ha indicato che “la fatturazione elettronica fa parte dell’iniziativa faro della Commissione europea “Un’agenda digitale europea” che attribuisce un ruolo di primo piano alla realizzazione di un Mercato Digitale Unico ed invita all’eliminazione degli ostacoli normativi e tecnici che impediscono l’adozione in massa della fatturazione elettronica. Questo riguarda sia i consumatori che le imprese perché le norme esistenti che regolano la fatturazione elettronica in Europa sono ancora frammentate lungo i confini nazionali e la maggior parte del potenziale della fatturazione elettronica è ancora da sfruttare. Per di più, lo scambio di fatture elettroniche rimane troppo complesso e costoso, soprattutto per le PMI….”.

Oggi la fattura elettronica, verso la Pubblica Amministrazione ed i privati, rimane centrale a livello Europeo nel Digital Single Market, perché sono in moltissimi ad essere partiti ad adottarla e perché è il primo e necessario passo per digitalizzare tutte le imprese partendo dal ciclo (iniziale) dell’Ordine ed arrivando a quello (finale) del Pagamento.

Tra chi è già partito, molti hanno adottato standard diversi dal Tracciato FatturaPA, per il momento valido solo a livello nazionale, che dal 2018 saranno obbligatori per ricevere fatture elettroniche dap arte di tutte le PA e per avviare quell’interoperabilità dei dati che è prevista dalla Direttiva 2014/55/UE.

La sensazione è che, per l’ennesima volta, l’amministrazione finanziaria abbia imposto obblighi e sanzioni che creano complessi processi di gestione ed elaborazione dei dati, invece di attuare una semplificazione reale per trasmettere dati interoperabili, magari basati su standard internazionali, che potevano poi essere utilizzati per le elaborazioni che l’Agenzia delle entrate deve fare per il controllo, il monitoraggio e l’accertamento del rispetto delgi adempimenti fiscali dei contribuenti.

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