l'analisi

Mochi: “È ora di colmare i gap delle PA del Mezzogiorno: gli interventi urgenti”

Il Governo sta cercando di rimediare alla storica inadeguatezza delle pubbliche amministrazioni del Mezzogiorno, ma non bastano interventi spot: dopo anni di abbandono e desertificazione servono misure strutturali. Due studi ci aiutano ad avere un quadro dei ritardi e delle diseguaglianze

25 Gen 2022

Come sappiamo la partita del PNRR si gioca sul territorio. Come scrive anche il sito ufficiale del Ministro per la coesione, le possibilità di successo del Piano passano in buona parte dalla capacità che le amministrazioni pubbliche dimostreranno nel saper presentare e attuare i progetti.

Circa 66 miliardi di euro, pari a un terzo del totale dei fondi messi a disposizione dal PNRR, sono riservati a investimenti affidati alla gestione dei territori. In particolare, 20 miliardi per quanto riguarda il Mezzogiorno, ai quali si sommeranno circa 9 miliardi di React-EU, 54 miliardi di Fondi strutturali europei e 58 miliardi del Fondo di sviluppo e coesione. Stiamo parlando di 141 miliardi di euro da investire nel sud del Paese in poco più di sei anni. Purtroppo, però, gli enti locali – soprattutto al sud – spesso non sono nelle condizioni di poter sfruttare al meglio queste opportunità.

Due recenti e aggiornate pubblicazioni della Banca d’Italia ci aiutano a capire dimensioni e cause di questa debolezza del Mezzogiorno, che diventa drammatica debolezza del paese. Dopo averne presentato i risultati, esamineremo criticamente quali misure il Governo sta approntando per superare questa inaccettabile disuguaglianza territoriale.

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Dipendenti pubblici nel Mezzogiorno: sfatiamo qualche mito

Il primo studio, uscito nel dicembre dell’anno appena concluso, si propone di esaminare le differenze territoriali nella composizione e nella selezione del pubblico impiego. È un lavoro redatto da Lucia Rizzica che appare particolarmente interessante, anche perché ci costringe a rivedere alcuni luoghi comuni. Partendo dalla consistenza della forza di lavoro pubblica vediamo che la storica maggiore quota di occupati nelle amministrazioni nel Mezzogiorno si è radicalmente ridotta nell’ultimo decennio e nel 2018 il numero di dipendenti pubblici in rapporto alla popolazione è poco più elevato di quello delle regioni del Nord (5,3 e 4,9 ogni cento abitanti, rispettivamente). Questo è avvenuto perché la dotazione di personale pubblico in rapporto alla popolazione nel Mezzogiorno è diminuita in maniera consistente in questo periodo, passando da 6 a 5,3 dipendenti pubblici ogni cento abitanti, una riduzione ben più marcata di quella osservata nelle altre aree. La maggiore contrazione della forza lavoro pubblica nel Mezzogiorno è stata determinata principalmente dai limiti imposti alle nuove assunzioni mediante le norme sul cosiddetto blocco (parziale) del turnover. Ancorando le capacità di assunzione di ciascuna amministrazione alle proprie condizioni di bilancio, queste norme hanno implicitamente generato maggiori restrizioni nel Mezzogiorno, dove le amministrazioni pubbliche erano mediamente più indebitate.

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Ripartizione dei compiti, età e competenze: i gap del settore pubblico nel Mezzogiorno

Differenze significative tra Nord e Sud emergono nella ripartizione tra i comparti della forza lavoro pubblica. La differenza più ampia riguarda il personale del Servizio Sanitario Nazionale: il 25 per cento della forza lavoro pubblica al Nord e solamente il 17 al Sud.

Quando passiamo dall’analisi quantitativa a quella qualitativa la condizione di svantaggio del Mezzogiorno appare anche più evidente: l’analisi della composizione qualitativa della forza lavoro nelle diverse aree del Paese fa emergere un quadro di relativo svantaggio del settore pubblico nel Mezzogiorno rispetto alle altre regioni. I dipendenti pubblici nelle regioni del Sud sono significativamente più anziani, caratteristica che si correla negativamente alla produttività e al possesso di competenze aggiornate, in particolare quelle digitali. In secondo luogo, essi sono mediamente meno istruiti che nelle altre regioni, con un’incidenza inferiore di addetti in possesso di una laurea (24% al Sud contro il 31% al Nord) e, ancor più, di un titolo post-laurea (0,28% al Sud; 0,49% al Nord). Infine, essi sono concentrati in professioni a basso contenuto tecnico (40% dei lavoratori pubblici al Sud contro meno del 30% al Nord), con un evidente sotto-dimensionamento delle qualifiche professionali più specializzate.

Informatizzazione degli Enti locali: le diseguaglianze territoriali

Un secondo studio, uscito da pochi giorni a gennaio 2021, è la settima edizione di un’indagine sull’informatizzazione degli Enti locali. È una ricerca molto ampia e completa di cui riporteremo solo le evidenze che riguardano le disuguaglianze territoriali, invitandovi però a leggerla tutta perché merita. Partendo dall’adozione dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) vediamo che il 38% degli enti locali del nord est permettono l’accesso ai servizi con SPID, ma questa percentuale cala drammaticamente nel Mezzogiorno al 19%. Secondo l’indagine bel il 53% degli enti ha un sito internet esclusivamente informativo e non abilitato al dialogo con l’utenza, percentuale che sale al 67% nel Mezzogiorno, mentre solo il 30% degli enti consente il pagamento online tramite il proprio sito, ma questa percentuale, già così bassa scende al 13% nel Mezzogiorno.

Uno dei vincoli all’informatizzazione indicati è legato alle risorse a disposizione delle Amministrazioni e fa riferimento al capitale umano. Il 59 per cento degli enti, infatti, segnala una carenza di personale con adeguata formazione. Si tratta di un ostacolo percepito maggiormente tra gli enti del sud e delle isole (67 per cento) rispetto a quelli del nord (50% nel nord est). Questi ultimi dati sembrerebbero confermare la presenza di un gap tra le competenze digitali possedute dalle Amministrazioni locali del sud e quelle del nord del Paese.

La scarsa qualificazione delle persone è anche aggravata da un gap nelle attività formative: il 27% delle PA del Sud e Isole non ha erogato attività di formazione; il valore scende al 16% per gli enti del Nord-Est e al 15% per cento per quelli del centro. Una differenza anche maggiore si riscontra nella rilevazione dei fabbisogni formativi riguardo al digitale che vede le regioni del Mezzogiorno in profondo ritardo rispetto al resto del paese

Il dato relativo ai limiti tecnici dell’infrastruttura di rete sembra segnalare la presenza di un altro gap tra gli enti del nord e quelli del centro-sud, di tipo infrastrutturale. Tale fattore, infatti, indicato come un ostacolo all’informatizzazione dal 18 per cento delle Amministrazioni, è particolarmente rilevante per quelle localizzate al sud e nelle isole (25 per cento), mentre è indicato solo dal 14 per cento di quelle del nord-ovest e appena dal 9 per cento di quelle del nord-est.

Le mosse del Governo contro l’inadeguatezza delle PA del Mezzogiorno

Non credo che ci sia bisogno di continuare: dobbiamo constatare che l’amministrazione pubblica meridionale è, in generale e come sempre con le dovute eccezioni, drammaticamente inadeguata a gestire la difficilissima fase dell’attuazione del Piano che ci aspetta nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Il Governo sembra consapevole di questa situazione e ha messo in campo numerosi provvedimenti per rafforzare le amministrazioni meridionali in vista degli impegni del PNRR. Si va dalle assunzioni specifiche a tempo determinato per i progetti del PNRR, proposte da un accordo tra Governo e ANCI e approvate dal Parlamento, alla possibilità di avvalersi di professionisti ed esperti tramite incarichi sempre a tempo determinato, così come a tempo determinato sono le assunzioni rese possibili da ulteriori provvedimenti per le città grandi (oltre 250mila abitanti) in situazione di pre-dissesto. A queste norme si aggiunge l’impegno congiunto del Ministro Brunetta e del Presidente dell’ANCI Decaro per permettere nuove assunzioni nei comuni, anche in quelli che non avrebbero la situazione di bilancio per farlo.

I limiti dell’azione di Governo

L’apprezzabile azione del Governo sconta comunque un limite che è purtroppo comune a molti dei provvedimenti di questi ultimi mesi: è indirizzato esclusivamente ad un impegno sì importante, ma a termine, come il PNRR, mentre qui ci troviamo di fronte a differenziali storici che hanno bisogno di interventi strutturali e permanenti. Comunque si valutino i provvedimenti straordinari con cui le amministrazioni si accingono a reclutare alcune migliaia di figure professionali a tempo determinato per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è evidente che la grande partita del Paese per rigenerare la PA va oltre le urgenze dettate dal Piano. Tale partita è, come abbiamo visto, ancora più urgente per le amministrazioni del sud. C’è in molti casi la necessità di ricostruire organizzazioni depresse da anni di abbandono e desertificazione, di ripensare la stessa geografia degli enti, spesso piena di sovrapposizioni, di permettere l’affermarsi di una nuova, sana e moderna managerialità. Pensare di farlo con innesti temporanei di tecnici, seppur preparati, sarebbe un errore drammatico.

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