Il sistema degli scambi commerciali industriali e professionali si muove su volumi finanziari straordinari, spesso ignorati dal grande pubblico che ha maggiore familiarità con i mercati rivolti al consumatore finale. Quando si analizzano le dinamiche con cui si muove il denaro tra le aziende, emerge una realtà complessa, dove l’esigenza di sicurezza e di ottimizzazione dei processi si scontra frequentemente con abitudini consolidate e ritardi tecnologici. Una recente analisi sul tema, esposta dal ricercatore Matteo Risi durante un tavolo di lavoro focalizzato sulla gestione finanziaria aziendale presso gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, ha messo in luce la reale entità del comparto e i nodi strutturali che frenano la modernizzazione dei flussi di cassa. La definizione adottata dai ricercatori include l’intero spettro delle transazioni commerciali nazionali e internazionali effettuate da un’azienda verso un’altra, allargando il monitoraggio fino alle imprese unipersonali e ai professionisti titolari di partita IVA.
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I numeri di un mercato quattro volte più grande del B2C
Il primo dato rilevante riguarda il divario tra i flussi di cassa del commercio al dettaglio e quelli degli scambi industriali. In Italia, i consumi e le relative transazioni dei privati verso le aziende registrano un valore complessivo stimato in circa 1.100 miliardi di euro all’anno. Si tratta di una cifra imponente, sulla quale negli anni si sono concentrate le maggiori innovazioni tecnologiche e le soluzioni di incasso più rapide. Tuttavia, la scala cambia in modo radicale se l’osservazione si sposta sulle transazioni tra imprese. Come spiegato da Risi: “Guardate cosa cambia se guardiamo il mercato dei pagamenti B2B: vale sostanzialmente quattro volte tanto. Stiamo parlando di quasi 4.400 miliardi di euro”.
La quantificazione di questa enorme mole di denaro si concentra in modo specifico sui pagamenti effettuati dalle imprese italiane. All’interno di questa rilevazione, la fetta principale è legata agli acquisti conclusi con fornitori situati sul territorio nazionale, mentre una quota minore, ma comunque significativa, è rappresentata dalle transazioni collegate all’importazione di merci e servizi da partner esteri. L’analisi copre in parallelo sia la gestione delle uscite sia quella degli incassi, evidenziando una sproporzione evidente rispetto ai mercati dei consumatori: a fronte di volumi eccezionali nel comparto aziendale, il livello di digitalizzazione dei pagamenti B2B risulta decisamente indietro rispetto agli standard applicati nel quotidiano dai singoli cittadini.
Il bonifico bancario domina il 70% delle transazioni aziendali
Nelle transazioni commerciali tra imprese, la preferenza per gli strumenti di pagamento non si distribuisce in modo omogeneo. La stragrande maggioranza dei flussi finanziari transita infatti attraverso un unico canale tradizionale: il bonifico bancario. Questo strumento copre da solo circa il 70% del valore totale del mercato, il che significa che in più di due circostanze su tre le aziende italiane scelgono di regolare i propri acquisti tramite questa modalità.
La preferenza per questo canale risiede in precise caratteristiche pratiche ed economiche ben note ai tesorieri aziendali. Il bonifico offre una notevole versatilità operativa, comporta costi di commissione generalmente molto contenuti per la singola disposizione e, soprattutto, non impone limiti massimi prefissati all’importo trasferibile. Quest’ultimo aspetto è determinante nel settore degli scambi industriali, dove i valori delle forniture raggiungono vette inimmaginabili nel commercio al dettaglio. I dati raccolti indicano che lo scontrino medio di una transazione B2B tramite bonifico si attesta a circa 11.000 euro, un valore economico che si mantiene stabile e sostanzialmente simile a quello registrato negli ultimi tre anni di rilevazioni.
L’adozione del bonifico istantaneo e la gestione delle urgenze
Una delle novità normative e tecnologiche più rilevanti dell’ultimo periodo è rappresentata dal bonifico istantaneo. Questo strumento, che da alcuni mesi le banche hanno l’obbligo di mettere a disposizione della clientela, consente il trasferimento definitivo dei fondi con il relativo accredito sul conto del fornitore in appena dieci secondi. Nonostante i potenziali benefici logistici e finanziari, la ricerca condotta sulle imprese evidenzia una discrepanza tra la disponibilità della tecnologia e il suo effettivo impiego quotidiano.
Le interviste condotte indicano che lo sviluppo e la diffusione di questo strumento risentono dell’attività dei soggetti che gestiscono le piattaforme di tesoreria aziendale. Mentre alcune di queste piattaforme lo offrono già in modo integrato alle aziende clienti, altre si trovano ancora nella fase di implementazione tecnica. Si registra un ritardo nell’adozione da parte delle imprese, causato proprio dalle tempistiche necessarie all’integrazione di questi sistemi. Di conseguenza, il bonifico istantaneo non viene inserito nelle procedure ordinarie di pagamento per le transazioni prive di problematiche, ma trova uno spazio d’elezione nella gestione di eccezioni o urgenze operative. Muovere il denaro in una manciata di secondi viene considerato estremamente utile dai gestori della tesoreria quando si tratta di sbloccare forniture bloccate o risolvere imprevisti critici.
Il divario digitale nell’integrazione con i sistemi ERP
La maturità digitale nell’utilizzo del bonifico varia sensibilmente a seconda della dimensione aziendale, tracciando una netta linea di separazione tra le diverse realtà produttive. Le grandi imprese hanno da tempo automatizzato le procedure, completando l’integrazione del bonifico all’interno dei propri sistemi gestionali o delle piattaforme avanzate di tesoreria, eliminando i passaggi manuali e riducendo i tempi di esecuzione.
La situazione appare differente se si esamina il comportamento delle realtà più piccole, dove la percentuale di automazione scende. Anche se il bonifico resta lo strumento principale, il 30% delle piccole imprese opera ancora in modo totalmente manuale. All’interno di questa quota di aziende meno digitalizzate, la metà si collega manualmente ai canali di home banking per inserire i dati di ogni singola transazione. Il dato ancora più indicativo riguarda un ulteriore 16% di piccole imprese che preferisce non utilizzare gli strumenti digitali, scegliendo di recarsi fisicamente presso la filiale bancaria per consegnare l’ordine di bonifico cartaceo firmato, delegando l’inserimento dei dati al cassiere della banca.
Open Banking e protocolli account-to-account per la riconciliazione
L’evoluzione del bonifico bancario si estende verso soluzioni più sofisticate abilitate dal paradigma dell’Open Banking. Attraverso l’uso di protocolli di pagamento strutturati direttamente da conto a conto, come il sistema MyBank, le aziende possono attivare i pagamenti direttamente dalla propria banca sfruttando un canale più lineare e immediato.
Queste soluzioni offrono vantaggi concreti soprattutto a chi deve gestire la contabilità e gli incassi. Chi riceve il denaro ottiene la garanzia immediata che il pagamento è in fase di arrivo, ma il beneficio maggiore risiede nel controllo assoluto sulla causale di pagamento. Fornendo al cliente un collegamento web in cui la causale risulta già precompilata con i dati della fattura, si azzerano gli errori di digitazione e si facilita l’intero processo di riconciliazione contabile. Nelle procedure tradizionali, infatti, non è affatto scontato che la causale inserita da chi esegue il pagamento corrisponda esattamente ai criteri e ai codici attesi dal dipartimento amministrativo del fornitore.
La resistenza della RiBa e la forza negoziale del SEPA Direct Debit
Una fetta consistente del mercato dei pagamenti B2B, pari a circa il 24% del valore complessivo, è occupata da due strumenti specifici che si spartiscono lo spazio in egual misura: l’SDD e la RiBa. Entrambi sono considerati estremamente efficienti da chi deve incassare il denaro, in quanto è il creditore stesso a richiamare direttamente il pagamento, ottenendo la certezza della data di accredito e semplificando la riconciliazione delle fatture, elementi fondamentali per pianificare la liquidità aziendale e le scadenze successive.
La scelta tra queste due modalità evidenzia una forte asimmetria legata al potere contrattuale delle parti in causa. Le grandi imprese, forti della loro rilevanza commerciale, riescono generalmente a imporre ai propri clienti l’adozione dell’SDD, centralizzando e controllando i flussi in uscita dai conti della controparte. Al contrario, nel segmento delle piccole imprese italiane si registra un utilizzo massiccio e diffuso della Ricevuta Bancaria.
L’anomalia italiana della RiBa: una crescita inaspettata
La permanenza della RiBa rappresenta una peculiarità del mercato nazionale. Si tratta di un protocollo bancario prettamente italiano che è stato capace di sviluppare caratteristiche e condizioni operative perfettamente calibrate sulle necessità storiche e strutturali dell’ecosistema pagamenti B2B del nostro Paese, riuscendo a sopravvivere nonostante l’introduzione di standard europei più moderni.
Contrariamente alle previsioni che ne ipotizzavano il declino, la RiBa mostra segni di crescita in termini di volumi finanziari mossi. I dati evidenziano che nel corso del 2024 il valore complessivo delle transazioni regolate tramite ricevuta bancaria è salito a 500 miliardi di euro, segnando un incremento significativo rispetto ai 400 miliardi registrati nel 2023. La penetrazione di questo strumento si attesta attorno al 12% del mercato complessivo, caratterizzandosi per uno scontrino medio compreso tra i 3.000 e i 4.000 euro per singola operazione.
Il declino degli strumenti cartacei e l’ascesa delle carte commerciali
L’ultima quota del mercato dei pagamenti aziendali comprende una varietà di strumenti eterogenei, dove si scontrano vecchie abitudini cartacee e nuove soluzioni di pagamento digitali o virtuali. Da un lato si assiste al progressivo e costante ridimensionamento delle modalità tradizionali come gli assegni bancari e l’uso del contante, che registrano una contrazione progressiva nei volumi d’affari tra imprese.
Dall’altro lato si osserva una crescita graduale ma costante delle carte commerciali B2B, strumenti assegnati ai dipendenti o a specifiche funzioni aziendali. Un’applicazione frequente di queste soluzioni riguarda le spese operative dei singoli lavoratori o l’attività della funzione aziendale dedicata al procurement. L’impiego delle carte di credito aziendali permette alle imprese di mantenere un controllo capillare e in tempo reale su ogni singola voce di spesa effettuata a nome dell’organizzazione. Inoltre, l’utilizzo del plafond della carta di credito offre alle imprese un ulteriore vantaggio finanziario, garantendo alcuni giorni di dilazione sui pagamenti prima dell’effettivo addebito sul conto corrente aziendale.
Le prospettive di digitalizzazione e innovazione nel comparto aziendale
L’analisi complessiva dei flussi finanziari tra imprese evidenzia una netta separazione tra le dinamiche fortemente innovative del mondo consumer e la stabilità conservativa del settore aziendale. Nonostante le dimensioni colossali dei volumi finanziari in gioco, i processi di modernizzazione stanno muovendo soltanto i primi passi. Come sintetizzato da Risi al termine della sua presentazione, “Siamo fermi al bonifico, ma da un certo punto di vista siamo fermi anche alla RiBa, il che è ancora più paradossale. Tuttavia, il bonifico ha livelli di sofisticazione e maturità diversi e può essere in realtà uno strumento favorevole per soluzioni innovative”.
I segnali di cambiamento, seppur piccoli se paragonati alla totalità del mercato, iniziano a manifestarsi attraverso l’aumento progressivo delle carte commerciali, l’integrazione graduale dei bonifici istantanei nei sistemi di tesoreria e l’adozione delle soluzioni di Open Banking per ottimizzare la riconciliazione contabile. Lo spazio disponibile per introdurre innovazioni digitali capaci di rispondere in modo efficiente alle criticità gestionali e operative delle aziende italiane rimane estremamente ampio.












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