pagamenti digitali

Italia cashless: come vivere per sei mesi senza contanti (ingegnandosi un po’)

Anche in Italia, volendo, si può fare a meno del contante. Ci sono ancora delle sacche di resistenza da parte dei negozianti, ma con un po’ di ingegno si riesce a pagare un po’ ovunque.

03 Mar 2020
Cristian Lusardi

Project Manager - Digital Transformation

Andrea Tironi

Project Manager - Digital Transformation


Un caro amico, Alberto (i nomi sono di fantasia), sta provando a pagare cashless da questa estate e mi ha raccontato alcuni aneddoti ed esperienze piuttosto interessanti che riporto sotto e che possono aiutare a capire come il cashless sia possibile, praticamente ovunque.

Lui è partito da una semplice considerazione: voglio fare a meno del portafoglio per la parte di pagamento. Ha quindi deciso di mettersi in tasca solo 30 euro in contanti per le emergenze e di provare a pagare solo con carta di credito virtualizzata su smartwatch o con app dedicate (es. Satispay, PayPal o simili). Ha iniziato con timore e sentendosi un po’ un “diverso”, ma vediamo cosa è successo.

La colazione

Un primo episodio riguarda un bar. Alberto va con la famiglia a fare colazione un weekend di sole di questa estate e decide di pagare cashless.

“Buon dì, sono 15 euro”

“Ottimo, pago con bancomat”

La signora fa uno sguardo tipo il Lupo di Cappuccetto Rosso. Segue dialogo: “Mi spiace non abbiamo il bancomat”, dice lei.

“Peccato. Solo che io ho soltanto il bancomat, non ho contati, temo dovrà regalarmi la colazione”, risponde lui.

E qui la signora cambia aspetto, da Lupo di Cappuccetto Rosso a Jack Nicholson in Shining.

“Ah – dice – proprio non ha contanti?”

“No, mi spiace”, la risposta, cui segue un ultimo “Ah” e poi: sorpresa!

Ecco che la signora, dopo l’ennesimo sguardo da Shining, sposta una pila di giornali dell’epoca della I Repubblica (su uno si parla ancora di Andreotti) da un piano posto vicino alla cassa, sotto i quali si celano ben due terminali Pos!

Il lieto fine, dunque: la signora digita con fare incerto l’importo di 15 euro e permette il pagamento con bancomat.

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Alberto paga con lo smartwatch: la signora strabuzza nuovamente gli occhi e comincia a chiedere come funziona quella diavoleria tecnologica.

Alla fine si salutano entrambi con un caloroso arrivederci

Il venditore ambulante

Un venditore ambulante avvicina Alberto per proporgli un acquisto, Alberto gli chiede se ha il bancomat: immaginate la faccia di rimando. Dopo lo sbigottimento iniziale e due poco eleganti farfugliamenti, il venditore ambulante se ne va e Alberto rimane solo.

Al ristorante

Alberto va a una cena tra colleghi. I ristoranti tipicamente hanno tutti il bancomat, quindi non ci sono particolari problemi a pagare cashless.

Uno paga per tutti (Marco) con bancomat e poi comincia la divisione del conto.

“Sono 220 euro, siamo in 14, sarebbero 15.71 euro a testa”.

“Io ho i 50!” (euro di carta), “io ho i 20!” (euro di carta), “ aspetta io ho 2 da 5” (euro di carta), “io ho un po’ di moneta, forse” (e sul tavolo appaiono 1 euro, 2 euro…)

In questo delirio di banconote e monetine si erge una voce: “Marco ti va bene se ti do 15.71 con paypal?”, “Si Alberto ottimo”. Passano 15 secondi e: “…fatto Marco, hai i soldi su paypal”

“Ottimo Alberto, grazie”.

Alla metro

Alberto arriva alla metro a Milano.

Di solito avrebbe pensato “vado a prendere i biglietti” che si possono pagare solitamente in contanti, oppure si può usare il bancomat alle macchinette, dove la tassa di utilizzo la ritirano tipicamente le zingare appollaiate alla macchinetta che ti aiutano a prendere il biglietto.

Oggi passa al tornello cashless di ATM, senza comprare il biglietto. A volte usa lo smartphone, a volte passa lo smartwatch su cui ha virtualizzato la carta di N26 mediante Apple Pay.

La messa e la beneficenza

Alberto vorrebbe dare qualche soldo all’Eucarestia, ma in questo caso deve proprio accedere ai contanti.

Per Natale, invece, nella piazza del paese vengono vendute per beneficenza le stelle di Natale. Alberto si avvicina alla vendita uscendo da messa e l’amica Elisa subito lo ferma.

“Alberto dai comprane una, è per beneficenza”, gli dice Elisa. “Lo farei volentieri Elisa, ma non ho contanti, sai che uso solo pagamenti digitali”, risponde Alberto.

“Ah vero”, riflette Elisa, che però non demorde e propone: “Aspetta Alberto, ho un’idea: mandami i 5 euro con Satispay che poi li metto io in contanti e tu puoi prendere la stella di Natale senza problemi.”

“Mi sembra una bella idea Elisa”. E così, fatta la transazione, Alberto si porta via la sua stella di Natale.

Pizza a casa

Alberto ordina una pizza con consegna a domicilio. Arriva la consegna e Alberto chiede di pagare con carta. Il ragazzo delle consegne rimane un po’ sorpreso e dice “ho solo contanti”. Ma il viso è di chi è colto in fallo non di chi ha davanti un alieno.

Conclusioni

Tutto questo per dire che, sia lato esercente che lato utente, l’italiano se vuole pagare cashless è in grado di ingegnarsi (trovando soluzioni efficaci) e inventarsi dei metodi che ad oggi sono sconosciuti anche nei paesi più “cashless”.

E’ un tema di cultura e indubbiamente, per l’esercente, di commissioni che se fossero pressoché azzerate, permetterebbero sicuramente anche a loro una maggiore propensione all’uso delle carte o del pagamento digitale, visto oggi solo come un modo di vedere “vampirizzata” dalle banche una parte dell’incasso.

In tutto questo, prima di concludere, vorrei indicare ai lettori le tre cose che ha notato Alberto.

  • C’è molta differenza nella reazione dell’esercente se dipendente o proprietario. Il primo accetta di buon grado il pagamento digitale, il secondo probabilmente più consapevole delle commissioni arriva a fare sconti pur di avere il pagamento in contanti.
  • Nelle zone più turistiche o più di passaggio o più cosmopolite (mare, montagna, Milano) chiedere di pagare cashless non viene considerata un’anomalia e viene visto con indifferenza come tutte le cose assodate.
  • Ora che Alberto si è abituato a pagare cashless e a gestire le reazioni degli esercenti, quando vede gli amici fare il “gioco dei resti” alle cene, si sente come se vedesse una scena del passato. Un po’ come si guardava chi aveva ancora il walkman all’arrivo dei primi lettori mp3.

Alberto ha sempre in tasca i suoi 30 euro, ma la “ricarica” dei contanti si sta sempre più allungando nel tempo.

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