il commento

Piano nazionale innovazione, Gastaldi: “Ecco le priorità sblocca-Italia”

Procurement, switch off, competenze e monitoraggio dei progetti. Ecco le cose che non funzionano bene. E che vanno corrette subito, per gli osservatori del Politecnico di Milano, alla luce del piano della ministra Paola Pisano

17 Dic 2019
Luca Gastaldi

Direttore dell'Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di Milano


Siamo in una fase cruciale per il Paese, come conferma l’arrivo del piano nazionale innovazione della ministra Paola Pisano. Una fase in cui la trasformazione digitale smette di essere straordinaria e diventa ordinaria, con la fine del mandato del Commissario (“straordinario”, appunto) all’Agenda digitale e l’avvio, da gennaio 2020, del dipartimento dedicato sotto il ministero all’innovazione.

Le priorità per sbloccare l’Italia (digitale)

In questo scenario appaiono chiare alcune priorità.

La prima priorità è il procurement pubblico: il modello attuale non funziona, è fatto da pochi attori e con tempi molto lunghi. Il rischio è che l’offerta innovativa sparisca.

Serve anche un monitoraggio unitario dei progetti di trasformazione digitale – adesso gestito da diversi soggetti. E che includa anche un calcolo dei costi e benefici di ciascun progetto.

Bisogna anche accelerare sullo switch off su alcuni servizi della PA. Lo dicono tanti, ma pochi dicono che questo switch off vada fatto bene. Bisogna stare attenti che le piattaforme digitali non aumentino i divari digitali che ci sono tra diversi enti e regioni. Ora c’è un poco questo rischio.

Per quanto riguarda le risorse da utilizzare, ora l’Italia dedica solo 95 euro l’anno a cittadino per digitalizzare la PA; il Regno Unito 300 euro. Basterebbe citare questo dato per capire che bisognerebbe spendere di più.

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Allo stesso tempo bisogna spendere meglio. Ora spendiamo poco e male, come dimostra ad esempio il fatto che ci sono ancora troppi datacenter sparsi sul territorio.

Non credo che però le risorse siano una priorità. Piuttosto, c’è un problema di competenze: ciò che dicono i dati nostri e della Commissione europea è che l’Europa è in ritardo su questo fronte e l’Italia lo è ancora di più. Non abbiamo ancora un piano per diffondere le competenze digitali tra la popolazione. Mi auguro che la ministra metta un accento sui temi procurement, switch off, competenze e monitoraggio dei progetti. I primi due afferma di averli ben presente. Vedremo sul resto e l’esito complessivo dell’attuazione in questa nuova fase.

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