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Sanità digitale

Progressi e ostacoli della Telemedicina in Italia

Il nuovo documento programmatico per il Patto per la Sanità Digitale prevede oggi nelle priorità del Patto anche teleconsulto, tele refertazione, telediagnosi, tele monitoraggio, tele riabilitazione, telemedicina e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma ci sono ancora molti problemi da superare. Fra tutti, manca la definizione tariffaria per le prestazioni in telemedicina

09 Mar 2015

Gregorio Cosentino, Cdti


Il Patto per la Sanità Digitale, ormai giunto sul tavolo delle Regioni per essere successivamente approvato in Conferenza Stato Regioni, sottolinea ancora una volta come la riorganizzazione della rete assistenziale del Servizio Sanitario Pubblico sia oggi una priorità non soltanto per le regioni che sono coinvolte in un piano di rientro finanziario, ma più in generale per tutte le Amministrazioni che devono conciliare la crescente domanda di salute con i vincoli di bilancio esistenti. Ed evidenzia come l’innovazione digitale sia un fattore abilitante e in taluni casi determinante per la realizzazione di modelli sia assistenziali che organizzativi rispondenti alle nuove necessità.

Di mio aggiungo che parte essenziale di tale innovazione digitale sono le soluzioni di Mobile Health, Telemedicina e Fascicolo Sanitario Elettronico, a costituire un triangolo virtuoso che certamente favorisce il migliore sviluppo della Sanità Digitale in Italia.

Con il termine Telemedicina ci si riferisce a modalità di erogazione di servizi di assistenza sanitaria, tramite il ricorso a tecnologie innovative, in particolare alle ICT, in situazioni in cui il professionista della salute e il paziente non si trovano nella stessa località. E tutti siamo d’accordo nell’affermare che la Telemedicina è sia una opportunità che una necessità.

È già un grande risultato che il nuovo documento programmatico per il Patto per la Sanità Digitale preveda oggi nell’elenco delle priorità del Patto anche teleconsulto, tele refertazione, telediagnosi, tele monitoraggio, tele riabilitazione, telemedicina e integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico.

Ed è un bene che ormai settimanalmente i principali stakeholder organizzino incontri tesi non solo a enfatizzare quanto sia necessaria la telemedicina, ma anche a individuare i migliori percorsi affinchè finalmente si passi dal dire al fare, come riportato nel titolo del libro bianco sulla Telemedicina realizzato del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione CDTI di Roma.

Ma ci sono ancora vari ostacoli da superare. Intanto, la Telemedicina deve proporsi in modo innovativo al SSN anche rispetto al modello di rimborsabilità, al fine di consentire alle amministrazioni una corretta e dinamica pianificazione ed allocazione dei costi nonché una diretta correlazione degli stessi ad evidenze dei benefici apportati al Sistema. La definizione tariffaria per le prestazioni in telemedicina si ritiene quindi essenziale: la telemedicina è una modalità di cura che migliora efficacia, efficienza ed appropriatezza del sistema e non includerla nelle prestazioni del SSN riduce l’efficienza ed aumenta gli sprechi. Come proposta per il breve termine, il CDTI suggerisce di definire una rimborsabilità delle prestazioni per analogia, univoca su tutto il territorio nazionale. In prospettiva, bisognerà definire nuovi modelli di rimborso legati alle patologie croniche.

E’ inoltre fondamentale assegnare una voce di spesa budgettaria ai servizi di telemedicina, a garanzia del loro utilizzo nelle strutture sanitarie. Tale proposta, pur rappresentando un significativo passo avanti, non è però esaustiva, se da una parte ne può agevolare l’utilizzo, dall’altro comporta il rischio che non venga garantita l’appropriatezza della prestazione di telemedicina.

L’appropriatezza è garantita dal fatto che l’operatore sanitario utilizza i servizi di telemedicina non a propria discrezione, ma perchè sono inclusi in percorsi assistenziali standard (PDTA), adattati alle esigenze specifiche della persona (PAI). Questo si porta dietro la necessità di definire un nomenclatore dei servizi di telemedicina e di definire nuovi PDTA (socio-sanitari) per la gestione della cronicità sul territorio e della disabilità in cui siano inseriti i servizi di telemedicina.

Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha recentemente annunciato il rilascio dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria, che saranno finanziati attraverso il Fondo sanitario nazionale con ulteriori 470 milioni di euro. La proposta sarà esaminata quindi dalla Conferenza delle Regioni prima del passaggio in Conferenza Stato-Regioni. Mi sarei aspettato, ma purtroppo cosi non è stato, l’introduzione all’interno dei nuovi LEA di livelli essenziali di sanità digitale con modalità di rimborso ad hoc per le prestazioni di Telemedicina. La speranza è che si sia ancora in tempo a rimediare. Vorrebbe dire che finalmente si vuole realmente puntare a migliorare efficacia ed efficienza della Sanità grazie alla introduzione della Sanità Digitale.

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