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Direttore responsabile Alessandro Longo

PA digitale

Sassano: “La fattura elettronica funzionerà, ecco perché”

di Anna Pia Sassano, Agenzia delle Entrate

04 Apr 2014

4 aprile 2014

Una nuova circolare interpretativa spiega come garantire l’arrivo delle fatture elettroniche alle amministrazioni in caso di disguidi tecnici e difficoltà ad individuare il codice ufficio dell’amministrazione a cui inviarle

E’ uscita la molto attesa circolare interpretativa del Dipartimento Finanze che, oltre ad altri utilissimi chiarimenti che sono come sempre a disposizione sul sito istituzione della Fatturazione Elettronica PA (www.fatturapa.gov.it), affronta la questione di come garantire l’arrivo delle fatture elettroniche alle amministrazioni in caso di disguidi tecnici e difficoltà ad individuare il codice ufficio dell’amministrazione a cui inviarle.

Sono fenomeni marginali che possono verificarsi già in fase di start-up, ma che saranno potenzialmente più evidenti per le amministrazioni di minori dimensioni, e quindi in vista dell’obiettivo di completamento previsto per il 6 giugno 2015, nonostante:

·         l’enorme lavoro di allineamento dell’IPA svolto dalle amministrazioni con il supporto dell’Agenzia per l’Italia Digitale e della Ragioneria Generale dello Stato;

·         il servizio di assistenza  all’utilizzo del Sistema di Interscambio della fatturazione elettronica (SDI) che sarà potenziato dalla Sogei, a ridosso del 6 giugno, per dare immediato supporto operativo a fornitori ed amministrazioni.

Queste possibili micro-anomalie di processo hanno di recente destato la condivisibile attenzione delle associazioni di categoria dei fornitori tenuto conto che la legge primaria prevede che solo nel momento in cui l’amministrazione riceve la fattura elettronica può provvedere al suo pagamento

Si sarebbe quindi potuta verificare la situazione paradossale per cui le stesse amministrazioni potevano determinare condizioni tali da rendere impossibile la ricezione delle fatture elettroniche ed incorrere allo stesso tempo nel divieto imposto dalla legge sul pagamento delle fatture stesse.

Per sanare questa evidente potenziale discrasia è stata rapidamente progettata, a quattro mani con le associazioni di categoria per acquisirne un rapido assenso, una soluzione che garantisce:

·         prioritariamente i diritti dei fornitori:

·         il transito della fattura elettronica attraverso il Sistema di Interscambio per l’alimentazione dei sistemi di monitoraggio della finanza pubblica;

·         l’arrivo telematico all’amministrazione destinataria esattamente della stessa fattura originariamente trasmessa al Sistema di Interscambio.

La chiave di volta della soluzione risiede nella possibilità di utilizzare la casella di Posta Elettronica Certificata (PEC), che per norma tutte le amministrazioni devono come minimo caricare in IPA, come canale trasmissivo associato ad un codice ufficio centrale di fatturazione elettronica automaticamente inserito per ogni amministrazione presente in IPA.

Nel momento in cui il fornitore indica questo codice il Sistema di Interscambio,  verificato che non esista un ufficio in IPA con codice fiscale uguale a quello di destinazione della fattura, recapita ad esso le fatture elettroniche dei fornitori e sarà compito dell’amministrazione, per scelta o nelle more di regolarizzare la situazione, smistarle al proprio interno.

Per i casi in cui i fornitori non abbiano ricevuto la comunicazione del codice ufficio da utilizzare, e non siano riusciti ad identificare l’amministrazione destinataria all’interno dell’IPA, viene anche resa disponibile la possibilità di utilizzare un ulteriore codice ufficio “fittizio”: il classico “9999” .

In questo caso il sistema, sempre dopo aver verificato il codice ufficio fiscalmente collegato, restituisce in automatico al fornitore una ricevuta, firmata elettronicamente dal sistema e contenente la fattura, che ne attesta l’avvenuta trasmissione e l’impossibilità di recapitarla al destinatario.

Il fornitore potrà così far pervenire questa “attestazione digitale” all’amministrazione destinataria della fattura tramite i canali che riterrà più opportuni (e.mail normale, dischetti, pennette, ecc.). Un’analoga attestazione viene prodotta dal sistema in caso di errori tecnici che, dopo un certo tempo, non si siano risolti.

Inutile dire (ma lo dico) che:

·         la soluzione è stata così disegnata per poter essere totalmente informatizzata dai fornitori;

·         quando si attivano questi percorsi anomali, l’amministrazione coinvolta viene immediatamente allertata dall’assistenza  tecnica e tutti i casi di invio al codice centrale o al codice fittizio, che in avvio possono essere anche semplicemente naturali fenomeni di adeguamento al nuovo processo, vengono tracciati e monitorati.

Tanto premesso qualche cosa che non andrà alla perfezione ci sarà comunque, come in tutte le start-up, ma sicuramente il 6 giugno sarà l’occasione per dimostrare, ancora una volta, che quando questo Paese decide di fare qualcosa che ritiene utile allora pubblico e privato sanno accantonare le polemiche, trovare le soluzioni ed allearsi sui risultati.

  • elena

    …mal riposto! Le poche aziende che stanno già testando il sistema dicono che funziona malissimo e sono più le fatture respinte che le altre. E invece di aggiustare il sistema si trova una via per accontentare i fornitori (l’invio via PEC).
    Peccato che ci sia UNA pec per ogni PA, e che solo UN protocollista sia autorizzato a usarla. Nessun ufficio contabile nei ministeri ha una pec dedicata e guai a chiederla!!
    Peccato che la suddetta pec sia impostata in modo che non si possa fare l’inoltro puro e semplice a una mail non-pec quindi per girare la fattura dal protocollo all’ufficio contabile ci vogliono salvataggi intermedi e invii (perdita di tempo, rischi di errori…) Lo so, sembra un problema banale ma è la nostra realtà, provate voi a gestire i rapporti con colleghi che ancora han paura a inviare mail…
    Peccato che il sw che dovrà gestire le fatture lato PA non sia strutturato per importare le fatture da canali diversi dal SDI.
    Peccato che ancora oggi non conosciamo il nostro codice IPA…
    Ma va tutto bene madama la marchesa.

  • Sdavid

    La maggior parte delle aziende PA locali non ha neanche inserito nel budget la spesa relativa al progetto di acquisizione delle fatture passive nel formato elettronico. Vi riporto un articolo dove vengono descritte in maniera tragicomica le motivazioni più fantasiose riscontrate.
    http://goo.gl/ss2uzd

  • ilciasa

    Nonostante tutto quanto esposto dalla Sig.a Elena sia vero o verosimile o una critica tagliente della solita realtà tutta italiana …insomma, forza Anna Pia! Si, un sincero incoraggiamento a proseguire questo percorso tutto italiano : tortuoso e spinoso (come le riforme di cui abbiamo bisogno più in generale?). Mi sono bastati pochi minuti qualche anno fa per capire che Anna Pia vuole fortemente l’innovazione e lei la sta portando avanti al suo meglio. Elena, dalle sue parole non ho capito se stia proponendo anche una o più soluzioni. Proponga ad Anna Pia la sua soluzione, almeno la sua visione ad uno dei problemi che sta ponendo. Le assicuro che Anna Pia è li anche per ascoltare e arricchire il progetto per migliorare.
    Il suo commento propone a volte una visione scettica, a volte pragmatica ma mai ……evangelista? Dove colloco le sue critiche? Penso che sia alla fine un contributo come un altro e quindi chi ha letto e si occupa direttamente del progetto dovrebbe annotarsi i suoi pensieri. A proposito di contributi vorrei darle un elemento in più. Chi sta sul tema da anni come me e tanti altri colleghi che lavorano nel privato (che si muove almeno 20 anni in anticipo rispetto alla PA) ha il dovere di porre i problemi e indicare la propria visione. Un esempio su tutti : mi ricordo quando abbiamo “spiegato” in Agenzia delle Entrate cosa sia l’EDI nel settore elettrico, farmaceutico, grande distribuzione ed elettronica di consumo. Abbiamo fornito informazioni sugli standard di comunicazione, e come tutto ciò incida dentro e fuori dalle aziende (non ripeto i risultati degli studi del Poli di Milano). Bene, ecco che gli stessi concetti li rivediamo in questo progetto. In questo frangente temporale troviamo a mio parere gli stessi problemi di una “start up” che deve crescere velocemente (è una crescita obbligata). E’ vero che il sistema “proposto” è lacunoso e incompleto ma il percorso è cominciato e sarà inarrestabile : per questo penso che l’entusiasmo e la critica costruttiva non faccia mai male. In questo caso l’entusiasmo si accoppia con qualcosa che non si può fermare. Aiutiamoci allora. Aiutiamoci a migliorare, cosa abbiamo da perdere? Prima riusciremo a rendere operativo questo sistema prima potremo goderne tutti i benefici. Tutti.

  • berardino

    A livello Nazionale, secondo il mio parere, più per una forma di Marketing, le Aziende che commercializzano sistemi di Gestione Documentale, e /o Archiviazione elettronica sostitutiva, stanno dicendo che è obbligatorio, per chi lavora con le forniture allo stato, la Sostitutiva.
    Corrisponde a verità? Può lo stato Italiano, rispetto ad una recettiva europea del 1990 (la prima ee originale) dove nella dematerializzazione, si parlava di Archiviazione Ottica, e poi con le famose norme Cnipa, obbligare un’Azienda a munirsi di Archiviazione elettronica sostitutiva, per poter lavorare con Lui? Sa di bufala…

    Esempio un’azenda che lavora con tutto il mondo e poi per 7 fatture all’anno con lo Stato Italiano, è obbligato a impiantare un Sistema di Archiviazione Elettronica sostitutiva.

    Può fare chiarezza?

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