gli impatti 2018-2019

Scorza, nuovo Cad: “Così cambierà la vita dei cittadini”

Il Team Digitale spiega ad Agendadigitale.eu l’impatto, sulle nostre vite, delle prossime novità: dalla primavera il domicilio digitale con risparmi annui per milioni di euro, dashboard per scadenze tributi e difensore civico unico presso Agid

18 Dic 2017
Guido Scorza

Autorità Garante Privacy

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Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo approvato lo scorso undici dicembre dal Consiglio dei Ministri che modifica, ancora una volta, il Codice dell’amministrazione digitale in conformità alla delega contenuta in una delle disposizioni della c.d. Legge Madia, la legge di riforma della Pubblica Amministrazione, intitolata, non a caso, “carta di cittadinanza digitale”.

LEGGI IL QUADRO DELLE NOVITA’ DELLA VERSIONE SEI DEL CODICE AMMINISTRAZIONE DIGITALE

E, in effetti, il Codice dell’Amministrazione digitale che esce dall’ultima di una lunga serie di novelle è – e dovrebbe sempre di più diventare – un testo unico che raccoglie i diritti e doveri di cittadinanza digitale ovvero quelli che contraddistinguono il rapporto tra cittadini, imprese e amministrazioni ma anche – circostanza spesso dimenticata a causa del titolo del Codice – quelli tra i privati.

Il decreto correttivo è il risultato di un inedito gioco di squadra tra il Ministero della Funzione Pubblica di Marianna Madia, il Team per la trasformazione digitale di Palazzo Chigi di Diego Piacentini e l’Agenzia per l’Italia Digitale di Antonio Samaritani e prova a rappresentare l’infrastruttura normativa del processo di trasformazione digitale già disegnato nel piano triennale per l’informatica.

E’ un testo ricco di novità ma, naturalmente, avrebbe potuto – come sempre – essere ancora più ricco.

Ciò che si è riusciti a fare e ciò che rimane da fare è riassunto in questo post e non sembra utile ripeterlo qui.

Sembra, invece, interessante provare a immaginare l’amministrazione digitale e il rapporto tra quest’ultima, cittadini e imprese tra dodici mesi, ma dodici per davvero, grazie anche – ma non solo – alle novità appena introdotte nel Codice dell’amministrazione digitale.

LEGGI: CITTADINANZA DIGITALE, CHE COS’È E PERCHÉ È IMPORTANTE PER I NOSTRI DIRITTI

Nessuno slancio fantapolitico, nessun annuncio roboante e nessuna promessa destinata, in partenza, a rimanere tradita ma solo il racconto di ciò che potrebbe cambiare per davvero nel quotidiano di milioni di cittadini, giorno dopo giorno, passo dopo passo come è normale che sia quando si parla di trasformazione – anche e soprattutto culturale – e non di rivoluzione.

Impossibile avventurarsi in un’analisi di dettaglio nelle poche righe che seguono.

Meglio procedere per suggestioni e colpi di matita su un foglio di carta bianco con l’obiettivo di tratteggiare qualche tessera del mosaico dell’ecosistema pubblico digitale che verrà senza la pretesa di ritrarlo tutto in dettaglio.

Domicilio digitale

Tra la primavera e l’estate del 2018, mentre le elezioni, in un modo o nell’altro – e che vinca il migliore! – imporranno a qualcuno di lasciare i Palazzi della politica e porteranno qualcun altro a entrarci magari anche per la prima volta, tutti i cittadini italiani che lo vorranno potranno eleggere un domicilio digitale.

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Potranno, attenzione, non dovranno. Una facoltà e non un obbligo o un dovere perché l’innovazione deve conquistare i cittadini e non esser loro imposta a colpi di leggi e sanzioni.

Eleggere il domicilio digitale sarà facile per davvero. Questa è una promessa.

Servirà innanzitutto dotarsi di un’identità digitale (SPID) e di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) o di un altro indirizzo equivalente e poi collegarsi a un sito internet.

Pochi click e il gioco sarà fatto: il mondo intero saprà che se si vuole o deve inviare una comunicazione avente valore legale a chi ha eletto un domicilio digitale non serve più nessuna busta, nessuna cartolina multicolore, nessuna raccomandata.

Per le amministrazioni il domicilio digitale diventerà l’unico utilizzabile per tutti i cittadini che lo avranno eletto mentre i privati potranno scegliere se usarlo o continuare a spedire lettere e raccomandate.

Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo verso la trasformazione digitale del Paese.

E non solamente perché la pubblica amministrazione risparmierà milioni di euro all’anno e perché dapprima migliaia, poi centinaia di migliaia e, quindi milioni di italiani potranno, finalmente, ricevere anche le comunicazioni aventi valore legale sul proprio PC, Smartphone o tablet ma anche e soprattutto perché la digitalizzazione delle comunicazioni favorirà la rapida dematerializzazione degli archivi pubblici e privati, rendendo più efficienti pubbliche amministrazioni e imprese e più semplice la vita dei cittadini.

Il registro dei domicili digitali sarà sviluppato da Infocamere, progettato assieme al Team per la trasformazione digitale che ne sosterrà i costi.

Servizio di cittadinanza digitale

Non accadrà subito e, probabilmente, nonostante gli sforzi di tanti non accadrà neppure entro i dodici mesi che rappresentano il perimetro che ci siamo dati nel disegnare questa cartolina sul futuro dell’amministrazione digitale ma, avverrà presto.

Il decreto correttivo del codice dell’amministrazione digitale fissa un principio importante: l’innovazione deve servire anche e soprattutto a rendere più facile la vita al cittadino e a sollevarlo dal dover “inseguire” l’amministrazione per esercitare un diritto o, per quanto sembri paradossale, per adempiere a un dovere come, ad esempio, quello di pagare le tasse.

Internet è enorme, i servizi attraverso i quali un cittadino può esercitare i propri diritti o adempiere ai propri doveri sono tanti e saranno sempre di più.

Per rendere più facile la vita ai cittadini nella dinamica digitale è indispensabile che esista una dashboard centrale attraverso la quale tenere sotto controllo tutti i propri rapporti con lo Stato che si tratti delle comunicazioni che riceviamo, delle scadenze alle quali dobbiamo adempiere, delle contravvenzioni da pagare o dei procedimenti ai quali partecipare.

Una dashboard centrale ma non unica, uno sportello per fruire di tutti i servizi digitali offerti dalla Pubblica amministrazione senza, tuttavia, precludere la possibilità a cittadini e imprese di continuare a usare i servizi in questione come già sono abituati a fare.

E’ questa l’idea che sta dietro al servizio di cittadinanza digitale al quale il decreto correttivo del CAD prevede che amministrazioni e fornitori di servizi (firme digitali, PEC, identità digitali, conservatori ecc.) debbano progressivamente integrarsi.

Ci vorrà qualche mese per inaugurare la dashboard per i primi servizi. Poi mese dopo mese – ma servirà tanta buona volontà e passione digitale da parte di tutti – l’auspicio è che la dashboard inizi a popolarsi di servizi e a consentire ai cittadini di accedere, anche attraverso essa, all’intero patrimonio informativo attorno al quale ruota il loro rapporto con la Pubblica Amministrazione.

Difensore civico digitale

LEGGI APPROFONDIMENTO SU DIFENSORE CIVICO DIGITALE

Una delle disposizioni del Codice dell’amministrazione digitale che sta per andare in pensione prevedeva che presso ogni amministrazione avrebbe dovuto essere istituito un difensore civico digitale chiamato a raccogliere le segnalazioni dei cittadini relative agli inadempimenti della stessa amministrazione rispetto ai propri obblighi di digitalizzazione.

Inutile dire che la disposizione in questione era rimasta pressoché universalmente inadempiuta e che se anche qualche amministrazione più virtuosa avesse istituito l’ufficio in questione ben difficilmente il difensore civico sarebbe riuscito a persuadere la sua stessa amministrazione a esser più digitale, riconoscendo ai propri utenti i diritti di cittadinanza digitale che il codice garantisce loro.

Con il decreto correttivo si è deciso di cambiare schema, proprio come fa un allenatore quando vede che ciò che sulla lavagna avrebbe potuto condurlo alla vittoria, in campo non funziona.

Non si è cambiato tutto ma si è cambiato molto.

Niente più obblighi per migliaia di amministrazioni di nominarsi il proprio difensore civico digitale ma, invece, l’idea di istituirne uno solo, presso l’Agenzia per l’Italia digitale, auspicabilmente moderno, autorevole e, per questo persuasivo.

L’ufficio verrà costituito nei prossimi mesi, racconterà il Codice dell’amministrazione digitale ai cittadini, illustrerà loro i diritti di cittadinanza digitale che il Codice riconosce loro e, soprattutto, raccoglierà le segnalazioni di ogni diritto di cittadinanza rimasto violato e tradito e, a colpi di moral suasion – perché non serve sempre minacciare una sanzione per rendere più moderno un Paese – proverà a convincere l’amministrazione inadempiente dell’importanza di adempiere agli obblighi previsti dal CAD perché solo così, ai tempi di Internet, si può fare in modo che un cittadino si senta per davvero cittadino.

Anche in questo caso guai ad attendersi che da domani il difensore civico digitale faccia la differenza e riesca, da solo, a trasformare quella del CAD – una delle leggi rimaste più inattuate della storia del Paese – una storia di successo ma, ancora una volta, mese dopo mese, provvedimento dopo provvedimento, quasi per stillicidio, il difensore civico potrebbe giocare un ruolo determinante nella trasformazione digitale – e prima ancora culturale – del Paese.

Piccole cose, tamerici digitali, prendendo in prestito le parole di Pascoli e piegandole ai tempi nostri ma piccoli passi essenziali perché il Paese – e la Pubblica Amministrazione in particolare – tra dodici mesi sia più moderno di oggi e meno moderno di come sarà tra ventiquattro.

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