Smart city

Torino, “con l’internet delle cose mettiamo i cittadini al centro dell’innovazione”

In un tessuto urbano, la sensorizzazione può creare consapevolezza e inclusione, spingere i cittadini ad adottare comportamenti efficienti e sostenibili: ecco perché può fare la differenza in termini di innovazione culturale e responsabilizzazione della popolazione. Può rendere, in sostanza, una città davvero intelligente

18 Mag 2017
Antonio Murciano

Team di Innovazione della Città di Torino

IoTorino immagine

Torino è una città che ha l’innovazione nel proprio DNA e nella propria storia. Spesso l’innovazione in città è nata dal basso e dalla necessità di far fronte a mutamenti economici e sociali. È così che a Torino le sartine che lavoravano per la corte reale “inventarono” la moda per poter riciclare il proprio know how a seguito dello spostamento della capitale a Roma. Ed è così che Torino, con un forte background manifatturiero, ha saputo reinventarsi in una città da vivere.

Il capoluogo piemontese oggi ha caratterizzato, e sta caratterizzando, col suo approccio e la sua cultura dell’open innovation, le politiche dell’Amministrazione, in particolare con una serie mirata di iniziative che hanno nel sociale e nella co-creazione di valore il loro fulcro.

Questa traiettoria della Città si incrocia con il modello di Smart City emerso negli scorsi anni: un modello in cui la città smart viene co-creata insieme ai cittadini. Questo modello, delineato da Boyd Cohen, non deve essere interpretato tout court come un superamento evolutivo dei modelli “technology driven” e “technology enabled”. Infatti lo stesso Cohen spiega come le peculiarità di una città, e quindi della società di cui quella città è espressione, possano collocarsi all’interno di ognuno dei modelli. La Smart City co-creata sembra però calarsi perfettamente nello spirito della Città di Torino ed è in sintonia con la visione collaborativa e partecipativa della sua Amministrazione.

L’obiettivo della Città di Torino è mettere i cittadini al centro del processo dell’innovazione, trasformare i cittadini stessi nella sostanza della città smart, coinvolgendoli e valorizzandone il contributo. Porre al centro i temi della responsabilità e dell’inclusione è fondamentale. Non dimentichiamoci che non può esistere una città smart senza cittadini smart e che il fine ultimo di una Smart City è quello di fornire alla propria cittadinanza una migliore qualità della vita.

Affinché questa visione possa prendere corpo sono però necessari una serie di asset tecnologici e un importante dispiegamento di contenuti formativi e informativi. È proprio su questo punto che riteniamo l’IoT, abilitante la sensing city, uno dei pilastri su cui costruire la Smart City.

Certamente sensorizzare l’ambiente ha un forte impatto sull’efficientamento dei processi e sull’utilizzo delle risorse. Torino ha recentemente nominato un energy manager, specialista nella riduzione dei consumi energetici. Con l’attività di Energy management, il Comune persegue l’obiettivo di ridurre i consumi del proprio patrimonio edilizio, attraverso una definizione del ‘bilancio energetico’ di ogni edificio, che permetta di indentificare gli interventi di riqualificazione praticabili e le anomalie nei consumi arginabili con semplici best practices, Lo scopo è di ridurre i consumi e le spese di gestione, pur migliorando le condizioni di comfort e sicurezza. L’energy manager dovrà anche definire piani per ottimizzare i consumi e promuovere comportamenti corretti da parte dei dipendenti e degli utenti delle strutture, oltre a proporre investimenti migliorativi. La collaborazione del Politecnico e della Fondazione Torino Smart City ha permesso il monitoraggio di circa 80 edifici. L’integrazione tra dati di monitoraggio prodotti da sensori o raccolti mediante flussi strutturati provenienti dai distributori di energia e l’utilizzo del BIM (Building Information Modeling) consente di capire come e dove intervenire.

Sensorizzare l’ambiente contribuisce a rendere la Città più sicura. La Città di Torino sta portando avanti la realizzazione di una rete di Video Sorveglianza (VDS) che coprirà i luoghi di aggregazione delle periferie, integrandosi con i sistemi VDS già esistenti, per tutelare i cittadini e i luoghi stessi. Non solo il sistema di VDS punta ad un potenziamento e ad un’omogeneizzazione della rete di telecamere presenti sul territorio ma si propone anche di coinvolgere le telecamere dei privati che vogliano partecipare con i propri sistemi di videoripresa (negozi, condomini, etc) ovvero di integrare i video trasmessi dai cittadini tramite device, in una logica di “sicurezza partecipata” all’interno di un unico “cloud pubblico” gestito dalla Città. Il sistema basato su telecamere di nuova generazione utilizzerà algoritmi di visione artificiale in grado di estrapolare informazioni in tempo reale dai flussi video generando alert alle centrali operative delle forze dell’ordine. Il sistema di VDS sarà anche una ricchissima fonte di dati utili all’analisi dei fenomeni, che darà supporto alla governance della Città e permetterà di migliorare il modo in cui l’Ente può affrontare eventi che di per sé hanno rilevanza in termini di sicurezza e ordine pubblico.

Sensorizzare l’ambiente è fondamentale per acquisire dati che fungano da supporto al processo decisionale, guidandolo e supportandolo in maniera laica e razionale. Per questo è importante, ad esempio, puntare alla costruzione di un sistema strutturato di rilevazione, monitoraggio e osservazione di parametri ambientali e legati a viabilità e mobilità. I dati raccolti, infatti, sono un prezioso supporto per i policy maker, perché consentono di prendere decisioni basate su fatti oggettivi. La costruzione di un sistema integrato di monitoraggio dei dati ottenuti trasformando la Città in un “organismo sensoriale” risponde alle nuove esigenze della PA, dei cittadini e delle imprese. In particolare, per la Pubblica Amministrazione si tratta di acquisire nuovi strumenti di conoscenza ai fini della programmazione delle policy e degli investimenti pubblici, nonché di osservarne e valutarne gli effetti nel tempo. In questo senso è molto interessante l’esperimento del prototipo di HALADIN’s, sensore di comfort e qualità dell’aria indoor/outdoor a basso costo. Dai primi dati emersi, che verranno approfonditi dall’ARPA, emergono alcuni dati interessanti che possono davvero aiutare i cittadini a vivere meglio adottando semplici best practices nella vita quotidiana e dare, attraverso serie storiche di rilevamento, la possibilità all’Amministrazione di intervenire nel modo migliore in difesa della salute pubblica.

Tutti questi sono nobili e importanti conseguenze della sensorizzazione, che Torino vuole raccogliere.

Tuttavia l’innovazione culturale e la responsabilizzazione attiva della popolazione è forse il più grande patrimonio da raggiungere e la sensorizzazione in questo senso può fare la differenza. Ci sono decine di azioni quotidiane che i cittadini compiono senza praticamente averne coscienza. Azioni che però hanno conseguenze: sull’ambiente, sulle persone, sui beni comuni. Avere evidenza di queste azioni, che la sensoristica è in grado di rilevare, può diventare supporto fondamentale per sostenere comportamenti smart e per attivare politiche innovative sulla formazione. Come rilevano  Khansari, Mostashari e Mansouri (2013), in un approccio bottom-up la sensorizzazione in un tessuto urbano spinge i cittadini ad adottare comportamenti più efficienti e sostenibili nell’uso di risorse. Come rileva Hurtado (2016), la pianificazione urbana sostenibile non dovrebbe concentrarsi sul problema di per sé, ma sulle cause fondamentali che lo hanno creato. Di fronte a problematiche generate da comportamenti umani infatti si devono costruire soluzioni che motivano e invitano le persone a cambiare il proprio comportamento verso una maggiore sostenibilità. E per fare questo è necessario osservare e comprendere i comportamenti stessi.

Come sottolinea ancora Hurtdado la vera difficoltà di questo approccio sta proprio nel capire i comportamenti dei cittadini di una grande città. L’osservatore si trova infatti di fronte ad una  folla anonima e multiforme. Solo la tecnologia di una Smart City, e in particolare la sua “infrastruttura IoT”, può fornire i dati necessari ad acquisire questa conoscenza. La definizione di Smart City, che afferma: “Una città intelligente raccoglie informazioni su di sé […], comunica i dati […], […] analizza i dati per capire cosa sta succedendo ora e cosa è probabile accada successivamente” (Smart Cities Council (17/07/2016), sancisce come la Smart City consenta di colmare il divario tra il problem solving tradizionale e la pianificazione del cambiamento del comportamento.

La vera città intelligente utilizza la tecnologia come strumento di conoscenza e di comunicazione per favorire e supportare comportamenti positivi e sostenibili. La comunicazione dei dati di per sé va però resa il più contestualizzata e personalizzata possibile affinché sia realmente di supporto al cambiamento. Per questo la città intelligente non è solo “tecnologia”, ma a partire dai dati raccolti da una rete IoT, è anche cultura, formazione, informazione, dialogo.

Ai modelli introdotti o rilanciati dall’economia collaborativa quali motori per riavviare il processo di riavvicinamento tra comunità locali e dimensione globale, metropoli e territorio, nel segno di un’economia inclusiva sarà dedicato il Convegno “La città collaborativa: esempi e strumenti dell’innovazione sociale dal basso” il 25 maggio nell’ambito di FORUM PA 2017.

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