Il quadro

Turismo digitale: tutto quello che il Governo fa e altro che dovrebbe fare

Bene il Turismo Digitale nel documento strategico Crescita Digitale. Adesso puntare a semplificare la vita al turista sommerso dalle informazioni, con azioni che favoriscano il prolungamento della permanenza. Anche con un ID univoco. Nel frattempo è partito il tax credit digitale

21 Lug 2015
Edoardo Colombo

esperto di turismo e innovazione

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E’ universalmente noto come il turismo sia l’industria che si è trasformata maggiormente per effetto della diffusione del digitale inteso sia come vendita di servizi commerciali online, booking ed e-commerce e sia come diffusione di strumenti che consentono la connessione in mobilità.

Un’attività industriale in cui la distribuzione avveniva attraverso pochi soggetti, agenzie e tour operators, ha visto l’ingresso di nuovi players che hanno fondato il loro successo su modelli innovativi di user experience e di intermediazione.

Un mercato che costituisce oltre il 10% del PIL e che garantisce una crescita certa per i prossimi 15 anni sarebbe dovuto diventare una naturale priorità dell’agenda digitale, ma ciò non è ancora accaduto.

I fondi per l’innovazione e la ricerca sono sempre stati sempre destinati ad altri settori quali la mobilità, la sicurezza, la sanità e la cultura e in rari casi il turismo è entrato tra le voci finanziabili dei progetti Smart City.

Spesso è passato il concetto che la tutela del patrimonio culturale fosse una condizione necessaria ma anche sufficiente per attrarre il turista, dimenticando l’esigenza di digitalizzare la filiera di servizi che insiste sull’esperienza di viaggio.

Altri Paesi come la Spagna con la programmazione Emprendetur I+D+I hanno stanziato decine e decine di milioni per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria turistica innovativa.

Qualche segnale però c’è e ci sono prospettive che la pianificazione dei fondi comunitari 2014-2020 sia sempre di più indirizzata verso progettualità utili ad innovare il turismo.

Il Turismo nella Strategia per la Crescita Digitale

Se per esempio si guarda alla genesi partecipata con cui è stato redatto il “Documento strategico sulla Crescita Digitale” della Presidenza del Consiglio prodotto dall’Agenzia per l’Italia Digitale, si noterà che nella prima release di novembre l’industria turistica non c’era e che in seguito è stato integrato con un contributo che è sintesi ed espressione del Piano Strategico predisposto dal TDLab Laboratorio del Turismo Digitale.

Un lavoro, di cui avevo fatto parte, che ha svolto un’attività di elaborazione condivisa con le istituzioni, le regioni, la pubblica amministrazione locale, le associazioni e singoli contributori, proponendo una serie di azioni recepite, grazie anche al lavoro svolto dal Comitato di indirizzo dell’Agid, inserendo per la prima volta il Turismo tra i settori prioritari dell’agenda digitale italiana e indicandolo tra le piattaforme abilitanti definite “Digital First”.

L’industria dell’accoglienza entra finalmente a fare parte delle infrastrutture che avendo al centro l’esperienza utente vengono indicate come “la chiave per dotare il Paese di alcuni asset per abilitare lo sviluppo di servizi digitali innovativi” per digitalizzare i processi, aumentare l’utilizzo di servizi e favorire lo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali da parte delle imprese.

Il digitale assume così la sua naturale funzione di potente driver competitivo per stimolare l’innovazione, favorendo la crescita di un ecosistema digitale turistico e della cultura utile a migliorare l’esperienza di viaggio del turista italiano e straniero.

Il modello intende anche favorire il ricorso alla modalità prevista dalla legge sul Riuso, agli open data e agli standard di interoperabilità per porre fine alla proliferazione di feudi digitali poco smart e contribuire ad esprimere, finalmente, una brand reputation digitale di carattere nazionale.

Nel solco tracciato dallo sviluppo dell’ecosistema digitale E015, varato in occasione della Expo 2015, occorre ora avviare un processo di definizione di regole e convenzioni, competenze e professionalità, infrastrutture e sistemi tecnologici che permetteranno di gestire la digitalizzazione dell’offerta nazionale adottando specifiche operative condivise, che possono condurre alla uniformazione degli elementi che compongono l’offerta in termini di identificatori univoci, elementi descrittivi e glossari.

L’approvazione inoltre dell’emendamento al comma R dell’art.117 del Titolo V della Costituzione, proposto dagli on.Quintarelli e Palmieri che attribuirà allo Stato centrale la delega oltre che alla gestione dei dati anche la responsabilità del controllo delle piattaforme, sarà l’occasione per iniziare un’opera di integrazione di tutta quella moltitudine di portali e app regionali e locali di informazione turistica, che hanno l’effetto di disorientare chi viaggia, che finisce poi per rifugiarsi nei lidi sicuri dei grandi player internazionali.

In questo contesto favorevole, altre iniziative di finanza pubblica stanno finalmente dedicando attenzioni al turismo digitale e alla filiera dell’innovazione.

Le iniziative del Mibact

Il Mibact quest’estate ha lanciato il tax credit digitale introducendo un credito di imposta del 30% del totale delle spese eleggibili sostenute, fino a un massimo di 12.500 euro per un importo massimo di 15 milioni di euro all’anno dal 2015 al 2019.

In questo caso le voci finanziabili sono relative “all’acquisto di siti e portali web e la loro ottimizzazione per i sistemi di comunicazione mobile, di programmi per automatizzare i servizi di prenotazione e vendita on line di servizi e pernottamenti, di servizi di comunicazione e marketing digitale, di spazi pubblicitari su piattaforme web specializzate, di progettazione, realizzazione e promozione digitale di proposte di offerta innovativa in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità e di impianti wi-fi”.

Le registrazioni per formulare la domanda sono iniziate il 22 giugno, mentre il click day è iniziato alle ore 10:00 del 13 luglio 2015 e terminerà il 24 luglio 2015.

E’ stato anche recentemente costituito da parte del Ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, con il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Claudio De Vincenti, il Comitato di sorveglianza che sovraintenderà agli investimenti delle risorse del nuovo Piano Operativo Nazionale dedicato alla Cultura e Sviluppo.

Il PON Cultura e Sviluppo è destinato a cinque regioni del Sud Italia – Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia – ed ha come obiettivo la “valorizzazione del territorio attraverso interventi di conservazione del patrimonio culturale, di potenziamento del sistema dei servizi turistici e di sostegno alla filiera imprenditoriale collegata al settore”.

In particolare tra l’altro si intende rafforzare sia i soggetti esistenti che le nuove organizzazioni, favorendo l’incremento di attività economiche connesse alle “imprese della filiera culturale, turistica, creativa, dello spettacolo e dei prodotti tradizionali e tipici al fine di valorizzare le opportunità e i vantaggi delle intersezioni settoriali e realizzare prodotti/servizi finalizzati all’arricchimento, diversificazione e qualificazione dell’offerta turisticoculturale degli ambiti territoriali di riferimento degli attrattori.”

Anche nella nuova programmazione dei PON Ricerca e Competitività 2014-2020 varato dal Ministero Istruzione Università e Ricerca, che ha una dotazione di circa un miliardo e 700 milioni di euro presentata recentemente a Forum PA da Fabrizio Cobis il turismo è presente.

Lo è in una forma “diluita” nell’ambito di alcune delle voci indicate come per esempio l’Agrifood, la Blue Growth cioè l’economia del mare, la Mobilità sostenibile, le Smart, Secure and Inclusive Communities, le Tecnologie per gli Ambienti di Vita e le Tecnologie per il Patrimonio Culturale.

Ci sono poi esempi in cui possono rientrare le attività associate all’industria turistica come i fondi per la coesione, le aree interne e il PON Metro Città Metropolitane 2014-2020 che per “massimizzare l’accessibilità ai servizi digitali” favorisce i processi di integrazione informativa tra enti dell’area metropolitana e i processi di digitalizzazione dei servizi destinati al monitoraggio dello sviluppo urbano del territorio in termini di trasporti, di sicurezza, di sanità e quindi di valorizzazione dei beni culturali.

E’ un quadro non esaustivo ma che esprime una nuova sensibilità istituzionale a livello centrale, in attesa che l’Enit possa essere messo in condizioni di esercitare il suo ruolo dopo il lungo processo di trasformazione non ancora completato, e a cui si affiancano le varie progettualità regionali e locali.

Verso nuovi modelli di coordinamento e servizi

Il prossimo Giubileo straordinario, che per volontà di Papa Francesco avrà un carattere diffuso e nazionale, potrebbe finalmente essere occasione per sperimentare nuovi modelli di coordinamento dell’offerta e dei servizi.

Per semplificare la vita al turista sommerso dalle informazioni provenienti da una moltitudine di fonti pubblici e privati, tra portali, app e social media, è necessario favorire un dialogo e una collaborazione tra i grandi players di servizi che operano nel settore, che possano condividere un backend che riassuma tutta l’offerta.

Un cloud di offerta che metta in condizione chi ha una propria base di clienti segmentata, di realizzare frontend personalizzati sulla base della conoscenza dei comportamenti del proprio target che deriverebbe dall’analisi dei dati e dei flussi.

Un progetto “di sistema” che possa anche favorire azioni dirette al prolungamento della permanenza, all’auspicata destagionalizzazione, alla promozione di destinazioni meno note con l’intento di decogestionare i principali luoghi attrattori che come nel caso di Venezia rischiano il collasso e a questo proposito si veda la proposta formulata da Pass4Venice.

Per questo parallelamente al varo del sistema pubblico di identità digitale si dovrebbe pensare alle implicazioni favorevoli di un ID univoco del turista utile a gestire tutte le componenti del suo viaggio, come i servizi di trasporto anche locale, la ricettività, la ristorazione, i beni culturali e l’intrattenimento, lo shopping e il tax refund.

Un primo passo in questo senso è stato fatto in questi giorni con l’approvazione del primo articolo del ddl P.A., varato recentemente dalla commissione Affari Costituzionali della Camera e dedicato alla cittadinanza digitale, che ha visto “passare” 2 emendamenti del deputato Pd, Sergio Boccadutri. In essi si prevede “la realizzazione di un’unica rete Wifi ad accesso libero, con autenticazione tramite Sistema pubblico d’identità digitale” che di fatto diventerebbe l’auspicato login unico “presente in tutti i luoghi di particolare interesse turistico”, come musei o monumenti e si è per una volta pensato anche ai turisti che non disponendo della Spid, potranno vedersi assicurato l’accesso alla rete tramite altre ‘chiavi’; e infine ci si propone di aprire e mettere a disposizione dei cittadini e dei turisti anche la connessione internet a cui si allacciano gli uffici pubblici, nei momenti in cui non sia utilizzata da da chi vi lavora.

Un’id digitale che consentirebbe anche un’azione di fidelizzazione, in senso laico ben inteso.

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