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Direttore responsabile Alessandro Longo

OPEN GOVERNMENT FORUM

Amiconi: “Per una nuova cittadinanza attiva, risolvere prima le disuguaglianze tra territori”

di Emma Amiconi, Direttore Fondaca, Fondazione per la cittadinanza attiva

14 Lug 2016

14 luglio 2016

Le valutazioni sull’attuazione del secondo Piano d’Azione italiano 2014 -15 dell’Open Government Partnership, rese pubbliche dal Dipartimento della Funzione Pubblica nel proprio sito web, indicavano come uno degli elementi da rafforzare quello della partecipazione delle organizzazioni non governative, ovvero degli stakeholder della cosiddetta società civile, nel processo di costruzione, realizzazione e verifica degli impegni assunti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali coinvolte nei progetti dedicati alla trasparenza dell’azione delle istituzioni, alla lotta alla corruzione, alla sperimentazione di nuove tecnologie per rafforzare la governance pubblica.

E’ evidente come, in questo quadro, la partecipazione dei cittadini, nelle diverse forme attraverso le quali si organizza e si manifesta la loro presenza civica e sociale, possa portare un contributo decisivo nel rendere visibili istanze, professionalità, competenze e priorità di cui l’azione della PA deve necessariamente tenere conto. Sia nella costruzione dei programmi, sia nella loro realizzazione e implementazione, sia nelle fasi di monitoraggio e valutazione dei risultati e degli outcome previsti.

Alcuni punti di riferimento concettuale e operativo, messi in rilievo sia in occasione della discussione con il Ministro Madia, che nella declinazione delle schede progettuali, possono utilmente essere condivisi.

Prima tra tutte, la grande questione delle disuguaglianze. Sebbene l’OGP si muova nel contesto del rafforzamento della competitività della pubblica amministrazione, qualunque azione avrebbe poco senso se non tenesse conto delle disparità esistenti nei diversi territori del nostro paese, per esempio, in ordine all’accesso e alla qualità dei servizi pubblici.

In seconda battuta, è stato richiamata la componente della partecipazione dei cittadini quale elemento essenziale nella costruzione delle politiche pubbliche: non si tratta di un ruolo meramente consultivo, quanto invece di un contributo alla costruzione dell’interesse generale, nel quadro della sussidiarietà circolare sancita dalla costituzione italiana all’art. 118.

Tra i risultati attesi, infine, è stata inserita la diffusione della conoscenza circa le differenti declinazioni della partecipazione: attraverso i progetti OGP ci si aspetta, per esempio, che si impari a distinguere un processo partecipativo o consultivo promosso dalla PA (democrazia partecipativa) dalle iniziative che nascono dagli stessi cittadini (cittadinanza attiva) per la difesa di diritti, l’empowerment di soggetti deboli, la cura di beni comuni, dalle esperienze di partecipazione digitale (democrazia digitale). Perché le definizioni contano, orientano le scelte, danno forma alla realtà.

Da OGP e dai progetti del Piano Nazionale 2016, ci si aspetta, per l’Italia, anche questo.

 

 

  • massimo prasca

    Da condividere l’analisi della partecipazione, del suo valore e della necessità dell’ascolto da parte delle forze politiche le quali affannosamente cercano, senza riuscirvi,un rapporto con l’elettorato. D’altra parte, è aperta la riflessione (almeno per me) sul tempo ancora a disposizione per la ricerca e la pratica di una partecipazione democratica da parte delle formazioni politiche attuali.Il disagio e la discussione sulla legge elettorale parte di lì. Seguo con attenzione questo lavoro di prospettiva preoccupato come sono per la qualità ed il senso di resonsabilità delle forze politiche in campo.

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