cittadinanza digitale

Anziani e tecnologia, non grandi tasti ma più competenze: le azioni urgenti da attuare

Un 75enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 55enne nel 1980, quindi di una persona ancora pienamente attiva, in grado di svolgere una vita lavorativa. Ecco perché non bisogna abbandonare gli anziani con un telefono a grandi tasti tra le mani, ma fornirgli le competenze per trarre il massimo vantaggio dal digitale

18 Feb 2022
Mirta Michilli

direttore generale della Fondazione Mondo Digitale

Da un recente studio condotto da Format Research[1], sembrerebbe che l’uso che gli over 50 fanno dei device informatici somigli molto a quello delle generazioni più giovani: quasi il 72% usa pc e tablet per la posta elettronica, il 67,8% per navigare su Internet e il 67% per accedere ai social network. Il 94,8% degli over 50 è iscritto a uno o più social network, mentre è soltanto il 5,2% a non usarli.

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Anziani e tecnologia, non è un ossimoro

Il volume “Ipotesi per il futuro degli anziani. Tecnologie per l’autonomia, la salute e le connessioni sociali”, nato dalla collaborazione di 50&Più e Fondazione Leonardo, presenta l’indagine completa e 23 contributi. Dalle anticipazioni sulla ricerca (il volume è in distribuzione nelle librerie) non si evince però quanto il dato riguardi solo i giovani anziani (fino a 75 anni) o anche gli anziani veri e propri (75-84 anni) o i grandi vecchi (85-99 anni). La fascia di età scelta come campione, tra 50 e 85 anni, comprende condizioni di vita e stili molto diversi. I dati Istat, scorporati per età, ci aiutano a comprendere questo aspetto. Ad esempio, i cittadini tra 55 e 59 anni che non usano Internet sono solo il 18,5%, mentre tra gli over 75 sono l’82,8%. Utili indicazioni per leggere i dati sugli anziani arrivano dalla Società italiana di gerontologia e geriatria[2], che ci ricorda che la definizione di persona anziana riguarda gli over 65, precisando che un 65enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 40-45enne di 30 anni fa.

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Le prime esperienze con la telemedicina

Il dato più interessante dello studio di Format Research riguarda le prime esperienze di “telemedicina” in tempo di pandemia: circa il 73% degli intervistati è ricorso al proprio medico di base e/o altri medici tramite la tecnologia. In particolare, il 52% del campione lo ha fatto tramite telefono, il 48% tramite WhatsApp o e-mail e il 6,5% con videochiamate. Importante anche l’indicazione sulle competenze: la popolazione senior percepisce la tecnologia come un vantaggio, ma non sempre è in grado di valutare i pericoli della rete e di riconoscere le fonti di provenienza delle notizie.

Prova a raccontare cosa serva ai nuovi anziani anche il progetto Voice4Health del Centro di ricerca dell’Università Cattolica EngageMinds HUB in collaborazione con DataWizard[3]. Dallo studio emerge come l’uso degli assistenti vocali da parte di persone anziane, oltre ad agevolare molte attività quotidiane, contribuisca anche al miglioramento della loro qualità di vita. Pensare agli anziani solo per i prodotti legati all’età (audio e schermi potenziati, grandi tasti ecc.) sembrerebbe quindi una visione piuttosto anacronistica. Da sperimentare anche il video immersivo Il Giardino segreto, parte del percorso Covid Feel Good[4]: bastano uno smartphone e un visore per la realtà virtuale per prendere parte al percorso di auto aiuto.

Ha un taglio diverso la ricerca “Costruire i ponti con gli anziani”, realizzata sempre in tempo di pandemia dalla Fondazione Alberto Sordi con il Campus Bio-Medico di Roma. L’obiettivo è sviluppare un nuovo modello di cura, chiamato Healthcare 5.0, che coinvolga gli anziani in una dimensione pro-attiva e partecipativa. Ciò implica affiancare l’implementazione delle nuove tecnologie con una formazione e informazione dell’anziano per aumentare anche la fiducia e l’aspettativa per le dimensioni relazionali (di cura, di attenzione, di affetto ecc.) e non solo di sicurezza[5].

Cittadinanza digitale e invecchiamento attivo

Le indagini che ho citato, diverse per obiettivi esplorativi, mostrano una crescente attenzione al tema dell’invecchiamento attivo legato alla cittadinanza digitale e all’acquisizione di competenze strumentali e funzionali alla piena partecipazione. Quello che noto con una certa preoccupazione è la tendenza a considerare gli anziani come una categoria “astratta”, indistinta e omogenea. Mentre la popolazione italiana invecchia progressivamente, oggi per ogni bambino ci sono più di cinque anziani, c’è ancora poca attenzione al tema della longevità. E molte delle iniziative di inclusione digitale si fermano ai “giovani anziani”. Anche nel Piano operativo della Strategia nazionale per le competenze digitali rientrano in una delle azioni obiettivo riservate ai cittadini fragili solo gli anziani nella fascia di età tra 65 e 74 anni di età. Che ne sarà dei cittadini che hanno già compiuto 75 anni?

Sempre la Società italiana di gerontologia e geriatria ci ricorda che un 75enne di oggi ha la forma fisica e cognitiva di un 55enne nel 1980, quindi di una persona ancora pienamente attiva, in grado di svolgere una vita lavorativa. La fascia di età tra 75 e 89 anni comprende oltre 6 milioni di persone, più del 10% della popolazione. Sono cittadini in grado di imparare, di partecipare e perfino di aiutare gli altri, ma hanno bisogno di imparare. Come ci ha dimostrato la signora Maria Teresa[6], 80 anni, in piena pandemia: guidata a distanza con WhatsApp ha realizzato il suo primo video selfie per raccontarci come gli strumenti digitali l’hanno soccorsa durante il lockdown, con il centro anziani chiuso e l’impossibilità di incontrare le amiche. Google è diventato il suo alleato prezioso per approfondire le notizie sul Covid-19 e non farsi ingannare dalle bufale che girano sui social.

Le azioni da programmare con urgenza

Credo servano alcune azioni da programmare con urgenza:

  • valorizzare e diffondere tutte le iniziative che coinvolgono attivamente gli anziani come tutor alla pari nell’alfabetizzazione digitale e funzionale dei loro coetanei
  • sviluppare contenuti formativi per gli over 60 che vogliono diventare facilitatori digitali per gli anziani e i grandi anziani usando anche le piattaforme di collaborazione a distanza
  • esplorare i bisogni degli anziani meno autosufficienti per offrire risposte tecnologiche personalizzate e coinvolgenti
  • mappare e condividere le esperienze che usano tecnologie, anche avanzate (realtà immersiva, intelligenza artificiale, robotica ecc.), per il benessere e la cura degli anziani.

La pandemia ci ha aiutato a rivedere la nostra dimensione del tempo. Non sprechiamolo. E non abbandoniamo i nostri anziani con un telefono a grandi tasti tra le mani.

Note

  1. https://www.spazio50.org/50piu-e-fondazione-leonardo-al-cnel/
  2. SIGG, Quando si diventa anziani? www.sigg.it/wp-content/uploads/2018/12/News_Quando-si-diventa-anziani.pdf
  3. Andrea Sechi, Gli anziani Edorado del tech, ItaliaOggi, numero 292, 11/12/2021, pag. 18
  4. www.covidfeelgood.com/il-protocollo-di-auto-aiuto-versione-italiana
  5. www.fondazionealbertosordi.it/costruire-ponti-con-gli-anziani-la-tecnologia-nellera-del-covid/
  6. https://youtu.be/QIVipSADlfE
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