Con la Human Augmentation nell’artigianato, il progetto europeo GROWT5 punta a migliorare sicurezza e prestazioni senza sostituire esperienza, creatività e controllo umano.
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GROWT5, tecnologie al servizio de3l potenziale umano
GROWT5 è il nuovo progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Horizon e coordinato dal Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroingegneria dell’Interazione Uomo-Tecnologia (NextLab) dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Suo obiettivo è sviluppare tecnologie di Human Augmentation per il settore artigianale, un contesto produttivo in cui il valore umano, l’esperienza e la creatività rappresentano ancora oggi elementi insostituibili. Il progetto svilupperà una piattaforma tecnologica che integrerà sensori tessili indossabili, sistemi di monitoraggio psicofisiologico, algoritmi di intelligenza artificiale e robot collaborativi.
Nell’era delle macchine che sembrano poter sostituire l’unicità dell’essere umano la sfida in gioco non è quindi stabilire se la tecnologia possa davvero farlo o no, ma progettare tecnologie che permettano all’uomo di esprimere pienamente il proprio potenziale, di proteggerlo da rischi, di sollevarlo ulteriormente dalla fatica. La Human Augmentation nasce esattamente con questo obiettivo: costruire un futuro in cui innovazione e capacità umane crescano insieme, sfruttando la tecnologia come un acceleratore per l’evoluzione umana.
Che cos’è la Human Augmentation e come amplia le capacità umane
La Human Augmentation è detta anche “potenziamento umano” e consiste nel migliorare le capacità sensoriali e motorie di un individuo sano oltre i limiti biologici attraverso strumenti tecnologici dedicati. Un esempio paradigmatico di questi strumenti sono gli arti robotici sovrannumerari: braccia o più spesso dita robotiche aggiuntive che possono essere controllate contemporaneamente agli arti naturali, aprendo così nuove modalità di interazione con l’ambiente.
Arti robotici e tecnologia al servizio delle persone
Questa branca multidisciplinare dell’ingegneria è spesso associata a scenari futuristici e distopici che evocano immagini di esseri umani trasformati dalla tecnologia, e talvolta addirittura sostituiti dalle macchine. Questa narrazione, alimentata per anni dalla fantascienza, rischia però di distorcere il significato reale di una delle più promettenti aree di ricerca contemporanee. Per comprendere davvero l’Augmentation è necessario un cambio di prospettiva: non si tratta di sostituire l’essere umano, ma di amplificarne le capacità, mettendo la tecnologia al servizio delle persone e non viceversa.
Dal telescopio alle estensioni del corpo: l’evoluzione del potenziamento umano
In fondo, l’uomo ha sempre utilizzato strumenti per superare i propri limiti naturali. Dalla leva al telescopio, dalla macchina a vapore al computer, ogni innovazione ha consentito di svolgere attività prima impossibili o di eseguirle in modo più efficace e sicuro.
Tuttavia, oggi questo processo sta entrando in una nuova fase: le tecnologie non sono più semplici strumenti esterni, ma sistemi sempre più integrati con il corpo e con i processi cognitivi dell’individuo. È proprio in questo contesto, in cui il confine tra uomo e tecnologia è sempre più sfumato, che si inserisce la Human Augmentation.
Il cervello integra gli strumenti nella rappresentazione del corpo
Uno degli aspetti più interessanti di questa evoluzione è che il potenziamento tecnologico non riguarda soltanto l’aumento delle capacità sensorimotorie. La ricerca neuroscientifica ha dimostrato che il cervello possiede una straordinaria capacità di adattamento e può incorporare strumenti e dispositivi tecnologici all’interno della propria rappresentazione del corpo. In altre parole, le tecnologie di Augmentation, come gli arti robotici sovrannumerari, possono diventare estensioni del nostro corpo, rendendo l’interazione uomo-macchina più immediata e naturale.
Infatti, quando uno strumento viene percepito come un’estensione del proprio corpo, il suo utilizzo diventa più intuitivo, naturale ed efficace, senza però modificare l’obiettivo fondamentale: permettere all’individuo di sfruttare nuove capacità mantenendo piena consapevolezza, intenzionalità e controllo delle proprie azioni.
Nel lavoro artigianale GROWT5 potenzia la persona, non la sostituisce
Nello specifico del progetto GROWT5 coordinato dal Laboratorio di Neurofisiologia e Neuroingegneria dell’Interazione Uomo-Tecnologia (NextLab) dell’Università Campus Bio-Medico di Roma la scelta dell’artigianato non è casuale.
A differenza di molti processi industriali altamente automatizzati, il lavoro artigianale si basa sulla capacità dell’operatore di prendere decisioni, adattarsi alle situazioni e imprimere la propria esperienza e sensibilità al prodotto finale. In questo scenario, l’obiettivo non può quindi essere quello di sostituire l’artigiano con un robot, ma consentirgli di lavorare meglio, in condizioni più sicure, riducendo il rischio di affaticamento e problematiche muscolo-scheletriche, e preservandone al tempo stesso competenze, creatività e autorialità.
Sensori, AI e robot per la Human Augmentation nell’artigianato
Per raggiungere questo risultato, GROWT5 svilupperà, come detto, una piattaforma tecnologica che integrerà sensori tessili indossabili, sistemi di monitoraggio psicofisiologico, algoritmi di intelligenza artificiale e robot collaborativi. Gli array di multielettrodi integrati negli indumenti consentiranno di monitorare in tempo reale parametri legati all’attività muscolare, alla fatica fisica e al carico cognitivo, mentre i modelli predittivi basati sull’intelligenza artificiale consentiranno di identificare situazioni di affaticamento o condizioni potenzialmente rischiose prima che si traducano in errori, infortuni o problematiche muscolo-scheletriche.
La collaborazione tra artigiano e robot riduce la fatica
Parallelamente, il progetto studierà nuove forme di collaborazione tra lavoratore e robot, in cui arti robotici semi-automatizzati assumeranno parte del carico fisico, supportando il lavoratore nelle attività più impegnative. In questo modo l’artigiano può concentrarsi sugli aspetti che richiedono esperienza, precisione e capacità decisionale, mentre la tecnologia interviene per ridurre la fatica e migliorare la sicurezza.
Con GROWT5 l’innovazione resta centrata sulla persona
GROWT5 e la visione che ne costituisce le fondamenta rappresentano un esempio concreto di come la Human Augmentation possa contribuire a un modello di innovazione centrato sulla persona. In un periodo storico in cui l’automazione e l’intelligenza artificiale vengono spesso percepite come una minaccia per il lavoro umano, progetti come GROWT5 mostrano un percorso alternativo: utilizzare la tecnologia per aumentare le capacità delle persone, preservandone il ruolo centrale e il valore.
































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