l'iniziativa

Bulli in rete, ecco le tre leve per combattere il fenomeno

La maggior parte degli atti di cyberbullismo integrano ipotesi di reato. Il difficile rintracciamento dei cyberbulli così come il fatto che essi sono spesso minorenni, rendono però poco efficace il ricorso al diritto penale per contrastare il fenomeno. Vediamo allora su quali piani occorre agire

08 Gen 2020
Marco Martorana

avvocato, studio legale Martorana, Presidente Assodata, DPO Certificato UNI 11697:2017

Lucas Pinelli

Studio legale Martorana – Vice President for Marketing, ELSA Belgium

cyberbullismo

Il fenomeno del cyberbullismo mette in luce alcune “falle” del sistema sanzionatorio penale, derivanti non solo dal fatto che chi compie il reato è solitamente un minore, e quindi non sempre in grado di capire la portata e le conseguenze penali delle proprie azioni, ove le stesse integrino un’ipotesi di reato, ma anche, e soprattutto, dall’impossibilità di far cessare il comportamento denigratorio ove lo stesso abbi

Occorre dunque agire in fase preventiva ed educativa, in famiglia, a scuola, in tutti i possibili luoghi di aggregazione dei ragazzi. Proviamo allora a capire quali sono le misure più efficaci per lottare contro il cyberbullismo prendendo spunto anche da una iniziativa della Regione Toscana.

Cos’è il cyberbullismo?

Per capire l’ampiezza e i risvolti della questione, partiamo proprio da una definizione di cyberbullismo, che viene spesso identificato come una forma di bullismo attuata e realizzata online e quindi per mezzo della rete. Il termine “cyberbullismo” è però da tempo percepito in forma troppo restrittiva e necessita una definizione più ampia. È così apparsa la nozione di più ampio respiro di detto fenomeno che elimina ogni riferimento allo squilibrio di potere e atti ripetitivi inerenti alla definizione del bullismo.[1]

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Combattere il cyberbullismo, non facciamo abbastanza: ecco le nuove azioni

Questo fenomeno viene quindi definito dalla legge italiana come “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.”[2]

La definizione italiana, pur mantenendo la dicitura “cyberbullismo” copre pertanto un campo più ampio che il semplice bullismo online, ponendo attenzione sulla condotta denigratoria finalizzata ad isolare il minore, marcando il forte impatto psicologico causato dalla “diffusione online” dei contenuti offensivi il cui effetto, diversamente dal quanto accade per il bullismo, non si ferma in un contesto determinato ma può proseguirsi in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento per via della natura stessa della rete, non lasciando nessuna tregua alla vittima.

Come e dove si sviluppa il cyberbullismo

Come appena accennato, il cyberbullismo si sviluppa essenzialmente su internet e sui telefoni portatili, ed è pertanto molto pervasivo.

In passato, i mezzi tradizionalmente usati dai bulli erano le chiamate telefoniche e i messaggi sms, ma con l’evoluzione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, si sono sviluppati diversi nuovi mezzi.[3] Così, sebbene i messaggi restino un mezzo pregiato dai bulli, il cyberbullismo sulle reti social ha preso il sopravvento, con Facebook, Instagram e Twitter.[4]

Così, solo in Italia, l’uso di internet è aumentato del 27% nell’ultimo anno e il tempo medio speso online è di circa 6 ore, con circa due ore per il solo utilizzo dei social media.[5]

Ma il bullismo online si manifesta anche sui siti di giochi online dove colpisce maggiormente i bambini tra i 9 e 10 anni.

Il cyberbullismo si sviluppa per via della facilità di postare contenuto online restando anonimi sui vari siti e social media, nonché in ragione della facilità con la quale si possono propagare le fake news. Questo e il fatto di agire dietro ad uno schermo, inoltre, crea un senso di deresponsabilizzazione dei bulli che amplia quindi il fenomeno.

Cyberbullismo, un fenomeno in costante evoluzione

Il cyberbullismo è un fenomeno in costante evoluzione. Così, in uno studio effettuato negli Stati Uniti su studenti tra i 12 e 17 anni, si evince che mentre nel 2016 il 33,8% di loro considerava essere stato vittima di cyberbullismo, questa percentuale arriva oggi al 36,5%.[6]

In una ricerca condotta da BeatBullying e dalla campagna #DeleteCyberbullying, invece, si evidenzia che il 55% dei bambini europei che sono stati “bullizzati” hanno sofferto di sindromi depressive, con 35% di essi che ammettono di essersi autolesionati e 38% di aver pensato al suicidio. Inoltre, nell’Unione europea, il 15% dei bambini tra i 11 e 16 anni dicono essere stati esposti a contenuti sessuali online.[7] Ma il dato più allarmante che viene fuori da questa ricerca è che il 34% degli adulti intervistati pensano che il bullismo sia una parte normale della crescita, con ulteriori 16% che affermano che faccia parte della costruzione del carattere.[8]

Da questi dati, si capisce che il cyberbullismo è un fenomeno sociale ben diffuso nella società e che, pertanto, per contrastarlo sono necessarie misure preventive e di educazione che vanno ben oltre le mere sanzioni penali. È necessario capire quindi cosa sia esattamente il cyber bullismo, dove e come si sviluppa, così come quali sono le misure volte a contrastare questo fenomeno.

Contrasto al cyberbullismo, la proposta di legge della Regione Toscana

Innanzitutto, la legge n. 71 del 29 maggio 2017 prevede la possibilità per i minorenni o i loro genitori di chiedere ai titolari di servizi online la rimozione di contenuti che ritengono integrare atti di cyberbullismo, affidando al Garante Privacy l’incarico di provvedere qualora il titolare non si eseguisse, potendo infliggere le sanzioni previste dal Codice Privacy.[9]

Ma ancora più fondamentale in questo tema è sicuramente la prevenzione, l’informazione e l’educazione. Su questa linea si pone la proposta di legge regionale che detta disposizioni di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Tale iniziativa è nata in seno al Parlamento degli Studenti della Toscana, accolta con molto interesse dalla commissione sanità della Regione Toscana, formalizzata dal gruppo consiliare Pd, si accinge adesso ad avviare il suo iter approvativo in commissione.

La predetta proposta di legge mira a contrastare i fenomeni del bullismo e del cyberbullismo intervenendo su 4 fronti:

  • attivazione di programmi di formazione per il personale scolastico ed educativo;
  • azioni svolte direttamente tra i minori attraverso la metodologia della educazione tra pari;
  • iniziative rivolte ai minori e alle famiglie finalizzate all’uso consapevole degli strumenti informatici e della rete internet;
  • attività di monitoraggio del fenomeno del bullismo, in tutte le sue manifestazioni, compreso il cyberbullismo e verifica dell’efficacia delle misure di contrasto realizzate

Iniziative, queste sopra, destinate ad operare non solo nell’ambiente scolastico, ma anche in quello sportivo e ricreativo, e in tutti quegli ambienti che costituiscono punti di ritrovo e di aggregazione dei ragazzi.

Questa proposta di legge, secondo la consigliera Ilaria Giovannetti, prima firmataria, mira a creare un tavolo permanente (il “Comitato regionale per la lotta al bullismo ed al cyberbullismo) che aiuti nella ricerca e nel monitoraggio costante del fenomeno, grazie al contributo ed alla presenza in tale organismo del Corecom (Comitato Regionale per le Comunicazioni) e dell’Istituto degli Innocenti che, dal 2004, svolgono azioni di monitoraggio, studio e contrasto del bullismo e del cyberbullismo. La legge inoltre vuole fare da “contenitore” per tutti i progetti che sono attivi sul territorio regionale, cercando di omogeneizzarli, laddove possibile, ed estenderli territorialmente.

Tra questi è senza dubbio possibile citare il progetto NoTrap! (Noncadiamointrappola!). Un progetto di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo rivolto ai ragazzi delle scuole medie e superiori ideato e sperimentato dal Laboratorio di Studi Longitudinali in Psicologia dello Sviluppo dell’Università di Firenze, coordinato dalla Prof.ssa Ersilia Menesini.

Tale iniziativa negli anni ha beneficiato del supporto e della collaborazione di diversi enti del territorio. Dalla prima edizione, che si è svolta nel 2008/2009, il progetto è stato perfezionato fino a raggiungere il format attuale che si è dimostrato efficace nel ridurre le prepotenze faccia a faccia e online di circa il 30%, arrivando a migliorare la condizione di benessere psicologico dei ragazzi, ed alleviando così le sofferenza delle vittime.

Conclusioni

Alla luce di quanto evidenziato, si rivela necessario un intervento il più possibile capillare in una fase antecedente al fatto, che, una volta concretizzato nella sua dimensione online, produce danni pressoché irreparabili. E’ importante quindi investire su iniziative che agiscano in fase preventiva, intervenendo lì dove la personalità del minore si forma e si informa: famiglia, scuola, ambiente ludico, sportivo e ricreativo. La presenza di progetti già in essere, che, se pure a livello locale hanno portato risultati positivi, e la disponibilità delle istituzioni a promuovere e sostenere protocolli di intesa con i soggetti pubblici e privati finalizzati a tutelare e valorizzare la crescita educativa, sociale e psicologica dei ragazzi nei vari loro contesti di vita, apre la strada a una nuova cultura istituzionale di contrasto del fenomeno.

____________________________________________________________________

  1. Virginia Dalla Pozza, Anna Di Pietro, Sophie Morel, Emma Psaila, “Cyberbullying among young people”, Study for the LIBEE Committee of the European Parliament, http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/571367/IPOL_STU(2016)571367_EN.pdf, p. 24.
  2. Art. 1, comma 2, Legge 29 maggio 2017, n. 71, Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, GU n.127.
  3. Virginia Dalla Pozza, Anna Di Pietro, Sophie Morel, Emma Psaila, “Cyberbullying among young people”, Study for the LIBEE Committee of the European Parliament, http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/571367/IPOL_STU(2016)571367_EN.pdf, p. 28.
  4. « Cyberbullismo: fatti e statistiche 2016/2017 », https://www.solotablet.it/blog/tecnorapidi-tecnovigili/cyberbullismo-bullismo-digitale-statistiche-2016-2017.
  5. « Statistiche social network 2019: i dati sull’Italia », https://www.digitalic.it/internet/social-network/statistiche-social-network-2019-italia.
  6. https://cyberbullying.org/2016-cyberbullying-data, https://cyberbullying.org/2019-cyberbullying-data
  7. Virginia Dalla Pozza, Anna Di Pietro, Sophie Morel, Emma Psaila, “Cyberbullying among young people”, Study for the LIBEE Committee of the European Parliament, http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/571367/IPOL_STU(2016)571367_EN.pdf, p. 28.
  8. https://deletecyberbullying.wordpress.com/2014/06/11/the-big-march-our-virtual-protest-against-bullying-and-cyberbullying/
  9. Art. 2, Legge 29 maggio 2017, n. 71, Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo, GU n.127.

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