il commento

Come cambia la comunicazione in tempo di pandemia

In tempo di pandemia cambiano i paradigmi e i modi della convegnistica, della formazione a distanza, della comunicazione interpersonale, e della comunicazione in genere. La tecnologia c’è ed è conosciuta: si tratta di abbandonare gli schemi del comportamento a cui siamo abituati da tempo

02 Apr 2020
Glauco Riem

docente di diritto delle nuove tecnologie


Nel tempo della pandemia da coronavirus, la diretta streaming consente di continuare a fare incontri, seminari e convegni essendo diventata, oggi, una killer application che permette di fare esattamente le stesse cose che sono fatte in compresenza ma in modo completamente asettico e sicuro e senza rinunciare quindi a quel contatto umano, che è diventato però integralmente digitale.

Non può non venirci in mente un vecchio slogan di Telecom Italiaesserci senza andarci – che negli anni Novanta pubblicizzava i primi sistemi integrati di videocomunicazione; nello spot pubblicitario si vedevano manager di multinazionali indaffarati in decisive riunioni a distanza.

Si trattava del sistema ISDN (Integrated Service Digital Network) che permetteva di trasmettere segnali audio e video e dati, per allora “ad alta velocità” (128 Kb). Il sistema utilizzava la stessa portante (cosiddetto doppino telefonico) ovunque esistesse una qualsiasi normale linea telefonica: per allora, una rivoluzione.

Naturalmente a distanza di quasi quarant’anni, anche alla luce dei principi postulati dalla cosiddetta singolarità tecnologica, le possibilità trasmissive si sono inevitabilmente sviluppate e, quasi tutto ciò che attiene al digitale, è progredito vertiginosamente tant’è che parrebbe che l’umano, nei futuri scenari evolutivi, non dovrebbe più essere al centro di quella svolta che predica visioni umano-centriche, ma unicamente tecno-centriche, diventando così obsoleto per le nuove realtà dettate dalla tecnologia.

Il futuro è già qui

In argomento, lo scrittore e futurologo Raymond Kurzwail nel suo libro “The singularity is near afferma che nel 2045 l’intelligenza artificiale supererà ampiamente l’intelligenza umana creando quelle che viene definita una “drastica discontinuità” che dovrebbe proiettarci in una dimensione post-umana dove l’umano per continuare ad esistere dovrà accettare una profonda ibridazione del sé anche materialmente incorporando strumentali parti artificiali ed abiotiche.

Ci eravamo già occupati del tema, da un punto di vista della filosofia postulata in possibili modalità di gestione del sistema relativo alla Giustizia civile telematica, delineando anche alcuni scenari del post human nel primo capitolo del volume “Il processo civile telematico – Come depositare gli atti“, edito Maggioli, 2014, di Glauco Riem ed Andrea Sirotti Gaudenzi, in cui riflettevamo su alcuni possibili scenari futuribili.

Al tempo comunque molti, pur considerando l’importanza (e la comodità) di poter comunicare senza doversi recare in un qualsiasi luogo, spesso lontano, a tenere una relazione o a partecipare ad un evento subito eccepirono che si sarebbe gravemente “scolorato” il rapporto umano fra discenti e docenti con danno all’essere sociale di cui facciamo parte.

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In merito Renato Borruso, Presidente onorario della Corte di Cassazione, inventore, docente e padre dell’Informatica Giuridica italiana, era intervenuto ad un convegno tenutosi a Roma il 28 gennaio 1999 sulla didattica post-universitaria a distanza, i cui atti sono stati poi pubblicati da Giuffrè con un intervento dal titolo: “Il contatto umano tra docente e discente alla luce delle nuove tecnologie”, permeato di quell’immancabile ed asciutta ironia che gli era propria.

Oggi i sistemi ed i programmi trasmissivi sono diventati innumerevoli ed a costi sempre più irrisori e, spesso, anche gratuiti rispetto ad allora. È quindi possibile qualsiasi tipo di istantanea e plurima comunicazione multivideo con condivisione di documenti e materiali. Viviamo infatti nell’era digitale e dello smartphone che permette, a chi sa utilizzare i dispositivi elettronici, qualsiasi comunicazione e dove l’utente può sbizzarrirsi utilizzando i più diversi canali trasmissivi che la tecnologia odierna abbondantemente ci offre.

In merito ci vengono in mente le spesso dimenticate riflessioni dell’uomo nei riguardi dell’approccio alla tecnologia del filosofo Umberto Galimberti.

Galimberti infatti, nell’introduzione al volume Psiche e techne. L’uomo nell’età della tecnica, ed Feltrinelli, (Mi), 2000, consultabile anche sul sito del Centro culturale Temenos, afferma che “La tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità: la tecnica funziona, e siccome il suo funzionamento diventa planetario, questo libro si propone di rivedere i concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si nutriva l’età pre-tecnologica e che ora, nell’ età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi, o rifondati dalle radici”.

Come cambia la comunicazione in tempo di pandemia

La tecnologia c’è ed è conosciuta: si tratta di abbandonare gli schemi del comportamento a cui siamo abituati da tempo immemorabile e che, a fatica, riusciamo a lasciarci alle spalle; famoso è il detto francese, che di rivoluzioni se ne intendevano, che afferma: plus ça change, plusc’est la même chose che, in modo conciso e magistrale, illustra il rapporto paradossale tra la persistenza ed il cambiamento là dove le soluzioni possibili spesso non vengono adottate perché siamo inconcepibilmente legati ad un’abitudine o ad un comportamento consolidato anche se superato.

Gli strumenti quindi ci sono e sono anche semplicemente “usabili” da chiunque. L’Italia degli italiani, che non occupa i primi posti in Europa sulla conoscenza e l’uso degli strumenti digitali, non potrà più accampare scuse e, con quella fantasia che da sempre ci appartiene, dovrà ora utilizzare appieno le possibilità tecnologiche che ci sono offerte dal mercato.

Solo così si eviterà la pericolosa concentrazione di partecipanti nella stessa sala ben potendo ciascuno di essi, relatori compresi, connettersi singolarmente all’evento standosene comodamente fra le mura domestiche.

Si dovrà comunque sollevare lo sguardo dall’immediato e contingente per provare a fare meditanti proiezioni dell’evoluzione dei rapporti umani e sociali facendo riflessioni sull’esperienza maturata e maturanda in questo recente evento pandemico planetario che di sicuro svilupperà una sua complessa filosofia sociale e giuridica di cui saremo, prossimamente, tutti testimoni ed interpreti.

La solidarietà digitale

Naturalmente la modalità streaming rappresenta solo un esempio del lungo elenco di ulteriori possibilità messe a disposizione dalle tecnologie digitali di comunicazione che oggi si avvantaggiano dell’iniziativa denominata solidarietà digitale del Ministero per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione. In merito ci sembra necessario dare una scorsa ai servizi gratuiti offerti, oggi, da imprese ed associazioni che hanno messo a disposizione una (numerosissima) serie di servizi resi a favore degli utenti della rete. Tali servizi sono dettagliatamente indicati sul sito dell’AgID.

I contenuti indicati sono preceduti da un disclaimer che recita:

“Attenzione agli sciacalli – Facendo leva sull’emergenza coronavirus, circolano e-mail e PEC che promuovono prodotti dalle dubbie funzionalità, a volte veri e propri malware. È necessario adottare misure extra di sicurezza ed una maggiore attenzione alle truffe. A causa della grande risposta all’iniziativa sulla solidarietà digitale e alle centinaia di offerte che stanno arrivando in queste ore, l’istruttoria e la pubblicazione potrebbero richiedere qualche giorno.

In merito segnaliamo anche questo link, che oltre all’elenco dei servizi offerti e di chi li offre, riporta anche i commenti di alcuni utenti in merito alle personali esperienze maturate nell’analisi pratica delle possibilità offerte.

Per il resto, come sempre si suole dire ai frequentatori della rete, “non accettate caramelle dagli sconosciuti”.

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