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Occupazione

Competenze digitali, che cos’è lo standard e-CF e a che serve per il lavoro

La disponibilità di uno Standard delle Competenze digitali (e-CF) può aiutare a ridurre il problema del gap tra domanda e offerta di lavoro specializzato, almeno per il settore ICT. Ecco come

22 Feb 2018

Roberto Bellini

Aica


Fino a un anno fa l’economia versava in una situazione di stagnazione generale, tanto da ritenere “normale” l’assenza di alcun aumento di occupazione e, per certi versi, a causa del mismatch di competenza. A distanza di un anno si registra una crescita economica più alta del previsto, ma di mismatch si continua a parlare come una delle cause della disoccupazione: a ben vedere i posti di lavoro ci sono, ma risultano carenti le competenze di chi potrebbe occuparli, per cui le ricerche di personale con nuovi profili professionali non vengono soddisfatte.

Diamo per scontato che ci sia una differenza strutturale fra la velocità (alta) con cui l’impresa si adatta alle nuove opportunità di mercato, riconfigurando i posti di lavoro rispetto ai nuovi processi produttivi, e la velocità più bassa con cui il sistema della formazione scopre le carenze e riesce a coprirle con interventi formativi adeguati: se da una parte, però, questa differenza  giustifica il fatto che l’aggiornamento sia sempre in ritardo e quindi si perdano alcune opportunità, dall’altra non giustifica l’assenza di aggiornamento. In generale in Italia l’aggiornamento non è una priorità.

La disponibilità di uno Standard delle Competenze digitali può aiutare a ridurre le dimensioni di questo problema, almeno per il settore ICT.

Che cosa è l’e-CF, standard delle competenze digitali riconosciuto a livello europeo e italiano

I dati pubblicati dall’Osservatorio delle Competenze Digitali 2017 (promosso da AICA, ANITEC-ASSINFORM, ASSINTEL, ASSINTER Italia e patrocinato da MIUR e AgID) forniscono un quadro aggiornato sulle richieste del mercato rispetto ai profili professionali ICT più ricercati e alle rispettive criticità per ottenerli. Di ricerche di questo tipo ce ne sono state altre in passato, ma è la prima volta che domanda e offerta si possono confrontare rispetto a uno standard europeo adottato anche dall’Italia, che è quello contenuto nella Norma UNI EN 16234.

Nei vari articoli che hanno riportato con puntualità i dati dell’Osservatorio, si è dato comunque uno scarsissimo rilievo alle caratteristiche fondamentali del modello di riferimento europeo delle competenze e-CF che è alla base della classificazione delle competenze digitali per i profili ICT. L’adozione del Framework delle 40 competenze e-CF (definite con la suddetta Norma UNI), valida a livello nazionale ed europeo, si inserisce nella strumentazione prevista dalla legge 4 del 2013 sul riconoscimento delle professioni non-ordinistiche; alla definizione delle competenze è associato a titolo esemplificativo un set di 23 diversi profili ICT e nuovi set di profili specialistici sul Web e sulla Sicurezza; si vuole sottolineare che le norme oggi disponibili (oltre alla Legge 4/13, il DL 3/13) permettono di uniformare la definizione di questi profili nella legislazione italiana ed europea fornendo una base concreta e operativa per la diffusione del suddetto framework; questo framework, riconosciuto nei 28 paesi europei, costituisce il vero punto di forza dell’Osservatorio delle Competenze, fornisce un linguaggio e un format di riferimento per la definizione delle competenze ICT e la metodologia di costruzione dei profili.

Il framework proposto, infatti, diventato standard europeo da circa un anno, ha due caratteristiche importanti:

  • è stato costruito dal CEN con il finanziamento della UE e con il contributo di un paio di centinaia di esperti europei di diversi paesi (quelli che hanno deciso di contribuire volontariamente); è quindi solido e pubblico, cioè aperto e disponibile a chiunque a titolo gratuito;
  • ne è risultato un prodotto (oggi la rel. 3.0) che è in carico al CEN (l’ente di standardizzazione europeo) per essere aggiornato a cadenza sistematica: sono iniziati i lavori per l’aggiornamento, che verrà pubblicato nel giro di un paio di anni come rel. 4.0; è, quindi, un framework dinamico e risolve il problema delle aziende e delle nazioni europee che prima erano, sempre singolarmente, all’inseguimento di nuovi modelli e standard, spesso provenienti da altri mercati più avanzati.

Le caratteristiche dell’e-CF che ne aumentano il valore sono:

  • ogni competenza è stata costruita secondo un modello aperto di collaborazione, basato su una logica “inclusiva” che mira a valorizzare i ruoli dei molti soggetti che operano autonomamente nel campo della formazione e nella definizione di certificazioni ICT; oltre alla collaborazione con le aziende del settore, il modello di gestione e-CF tende a coinvolgere operativamente, sia a livello nazionale che internazionale, editori, università, scuole e centri di formazione pubblici e privati;
  • i “sillabi” (cioè la lista di conoscenze, abilità e competenze) dei profili professionali costruiti con le competenze e-CF costituiscono un definitivo riferimento per le certificazioni, ma sono anche un’utile guida per la stesura di programmi formativi uniformi e riconoscibili a livello nazionale e internazionale;
  • il sistema lascia uno spazio di sviluppo di più alta granularità, che alcuni operatori (ad esempio AICA) hanno sfruttato per arricchire il sistema di competenze con skill più dettagliati, per articolare sia le componenti formative, sia i riferimenti per le certificazioni che verificano il possesso delle competenze da parte di singoli specialisti, e tutto ciò sia a livello di istruzione ai più alti livelli istituzionali (scuole, università, ecc.), sia a livello aziendale, sia per l’aggiornamento professionale;
  • laddove esista corrispondenza tra obiettivi formativi e programmi di certificazione, si apre la possibilità di utilizzare le prove di certificazione come strumento di misurazione della qualità e dell’efficacia degli interventi formativi;
  • la visibilità e circolarità delle qualifiche professionali internazionali rende, infine, particolarmente vantaggiosa per tutti (enti di formazione, individui, aziende, uffici statistici, ecc.) la condivisione di un linguaggio comune in relazione alle competenze ICT.

In particolare, tenendo presente la caratteristica del Framework di essere basato su competenze e di permettere di costruire profili come loro aggregazione e integrazione, questo può essere utilizzato per ottenere risultati diversi e di grande rilievo per le imprese e le nazioni europee: per la costruzione di scenari di mercato, per pianificare le specializzazioni del personale, per valutare le competenze disponibili e quelle carenti, per progettare percorsi di qualificazione e certificazione, per disegnare framework aziendali e nuovi profili, per sviluppare guide di orientamento sul mercato del lavoro, per progettare curricula di alta formazione che integrino nuove competenze emergenti, una volta che queste siano riconosciute nelle nuove release del Framework.

In sostanza è disponibile una architettura di competenze accanto a cui è possibile costruire una strumentazione metodologica potente per monitorare da una parte le esigenze di cambiamento espresse dal e nel mercato del lavoro e dall’altra sempre di più per avvicinare alle richieste percorsi di aggiornamento e di formazione del personale specialistico.

L’Osservatorio delle Competenze Digitali ha adottato in pieno questa ipotesi di lavoro e i rapporti 2016 e 2017, già pubblicati, ne costituiscono il risultato in termini di scenario di mercato italiano ma con l’adozione dell’architettura delle competenze europee.

Come il framework competenze e-CF può risolvere il problema del gap tra domanda e offerta di lavoro specializzato

Vediamo in che modo il Framework delle competenze e-CF può essere utilizzato anche per la riduzione del mismatch dei profili richiesti dal mercato del lavoro.

Adottiamo quattro strumenti con cui gestire il personale specialistico ICT:

  • Lo scenario di riferimento: fornisce l’analisi dei dati di oltre 175.000 offerte per il mercato del lavoro (job web vacancy) ICT classificate secondo lo standard europeo.
  • L’applicazione di un sistema di assessment:
    • basato sempre sulle competenze e-CF, mette in evidenza quelle carenti del singolo specialista per ognuno dei profili che lo specialista stesso o l’azienda per cui lavora ritengono interessanti; la soluzione AICA per questo strumento è costituita da un questionario molto articolato che viene compilato dallo specialista interessato;
    • il tool e-CM (eCompetence Management) propone 157 domande e raccoglie le risposte al questionario dello specialista candidato traducendole in una lista di Profili in cui quello che riceve il punteggio più alto è il Profilo di Prossimità del candidato. Il risultato dell’assessment misura il livello di possesso (skill inventory) delle competenze e-CFplus dello specialista ICT. Il Personal Report costituisce la base per ogni successiva decisione del professionista: scelta del percorso formativo di aggiornamento a copertura delle competenze carenti, richiesta di certificazione del livello professionale raggiunto se il punteggio ottenuto nell’assessment è sufficiente, ecc.
  • La certificazione professionale: viene erogata in conformità a quanto previsto dall’apparato normativo precedentemente indicato (DL 4/13, L3/13, Norma UNI EN 16234); fornisce una veste giuridica alla certificazione, ma con il valore di uno standard che garantisce sia l’interpretazione attuale della verifica, sia il confronto con eventuali verifiche passate o future, a livello italiano ed europeo.
  • I percorsi formativi mirati: l’identificazione delle carenze di competenze e la disponibilità di materiali didattici coerenti permette di coprire i gap di competenza riscontrati presso gli specialisti ICT allineando i rispettivi profili professionali alle esigenze del mercato del lavoro; ovviamente università ed enti di formazione pubblici e privati sono in concreto chiamati e sollecitati a predisporre tali percorsi formativi sempre in coerenza al portafoglio delle competenze standard.

Il meccanismo virtuoso descritto è realizzato sul principio che le competenze si modifichino e non che restino stabili nel tempo, mentre è l’architettura di riferimento che viene aggiornata sistematicamente a cura dell’ente europeo di standardizzazione.

Ovviamente il mismatch fra competenze di profili richiesti e competenze di profili disponibili sul mercato si ridurrà alle ulteriori condizioni che l’utilizzo del framework e-CF

  • mantenga nel tempo le rilevazioni sistematiche sul mercato del lavoro,
  • si diffonda in modo significativo la sua applicazione presso le aziende e gli enti della PA,
  • si attivi la sua applicazione anche per specificare e realizzare moduli didattici e piani formativi che comprendano le qualificazioni e le certificazioni.

Per completare questa valutazione proviamo a rispondere alla domanda “sarebbe possibile ridurre il mismatch senza avere il riferimento a uno standard?”.

La risposta è semplice: mancando i riferimenti condivisi fra competenze richieste dal mercato del lavoro e competenze disponibili/offerte che sono il cuore del sistema professionale, vengono a mancare i criteri con cui poter confrontare caratteristiche e contenuti di ciascuna competenza prima e dopo le rilevazioni che mettono in evidenza:

  • quali sono le competenze codificate che nell’intervallo fra rilevazioni nascono o spariscono per obsolescenza;
  • quali sono gli skill codificati che si modificano per ciascuna competenza.

In conclusione, la disponibilità di uno standard di riferimento ampiamente condiviso, l’aggiornamento sistematico dei bisogni del mercato e la differenza fra competenze richieste e competenze disponibili, permette di attivare sia la pianificazione dei percorsi formativi che il controllo sulla effettiva copertura delle esigenze su un orizzonte temporale decisamente più lungo e stabile, malgrado la rapidità della evoluzione tecnologica.

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