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Competenze digitali, una proposta sostenibile per potenziarle: il Progetto Ue “Value Chain Competitiveness”

Le competenze digitali sono fortemente trasversali ai diversi nuclei tematici trattati dalla Commissione europea: dalla riconversione produttiva all’apprendimento permanente. Il Progetto “Value Chain Competitiveness” raccoglie alcune delle principali sfide di programma presenti oggi nelle proposte Ue

22 Set 2022
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Le policy che fanno da cornice al potenziamento delle competenze digitali non possono essere viste come esclusivamente legate ai contenuti digitali funzionali all’esercizio della cittadinanza attiva e alla partecipazione al mercato del lavoro, ma devono essere necessariamente inquadrate in un contesto più ampio, che al minimo ricomprenda i programmi europei di riconversione produttiva, le policy nell’ambito dell’apprendimento permanente e i Quadri europei per lo sviluppo delle competenze.

Il Progetto europeo “Value Chain Competitiveness” raccoglie alcune delle principali sfide di programma presenti oggi nelle proposte europee.

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Le policy europee sulle competenze: il tema dominante della twin transition

Partiamo dal contesto: Durante le fasi più acute della crisi sanitaria, innescata dal Covid-19, l’Unione Europea è intervenuta con piani di rilancio che introducono strategie di sviluppo sociale ed economico del tutto innovative rispetto agli anni precedenti. Tale innovazione appare in tutta la sua evidenza se confrontata con il passato che, a partire dalla crisi finanziaria del 2008, ha visto il dominio di politiche economiche improntate al rigore dei conti pubblici e a strategie così dette di “austerità espansiva”.

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Nel Corso del 2020 ha preso invece progressivamente forma una exit strategy, che affronta le sfide odierne, e le crisi attuali, con un’impostazione che trova la sua sintesi nell’intesa su “Next Generation EU”, il programma per il rilancio dell’economia travolta dalla crisi pandemica (2020, Eurofound).

L’Unione Europea sta infatti intervenendo nella crisi con piani di rilancio di portata storica, sia per l’entità delle risorse impiegate che per il contenuto delle policy proposte. Al Piano europeo hanno fatto seguito i diversi Piani nazionali che, in risposta agli obiettivi generali fissati dall’Unione, hanno presentato Piani di riforma per l’attivazione operativa di missioni specifiche. Nel Piano italiano la prima missione è riferita alla transizione digitale e la seconda a quella ecologica (2020, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Il Piano prevede lo sviluppo di azioni innovative finalizzate a rendere progressivamente più sostenibili le attività produttive, anche attraverso l’incremento dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione

Tale quadro di innovazione, definito sinteticamente come doppia transizione (twin transition), si presenta molto ampio coinvolgendo, al contempo, i processi produttivi nei diversi settori economici, e nei diversi territori, e le modalità di sviluppo delle nuove competenze necessarie al loro presidio.

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Le policy europee di riferimento per lo sviluppo delle competenze digitali

Per quanto riguarda le proposte di riconversione produttiva, le policy proposte nel Green Deal prevedono l’attivazione di processi di lungo periodo funzionali alla progressiva adozione di modelli produttivi in cui le catene del valore, di filiera e intersettoriali, siano fondate su logiche compatibili con l’economia circolare (2019, Commissione Europea), (2022, Commissione Europea).

In questo senso i processi produttivi europei sono, allo stato attuale, nella maggior parte dei casi, ancora ancorati a modelli di tipo “lineare”. La produzione dipende da un flusso di nuovi materiali estratti, scambiati e trasformati in merci e infine smaltiti come rifiuti o emissioni.

La transizione ecologica proposta nel Green Deal è un’opportunità per espandere attività economiche sostenibili e ad alta intensità di lavoro. Tale intensità potrà essere ulteriormente incrementata dalla transizione digitale. La doppia transizione, digitalizzazione ed economia circolare, aiuterà dunque, a modernizzare l’economia e i mercati del lavoro dell’UE e a stimolare lo sviluppo di prodotti e servizi circolari e climaticamente neutri.

In relazione alle policy europee sull’apprendimento permanente, dopo una prima fase (2006-2012) che ha visto prevalere la definizione di principi e di strumenti utili allo sviluppo di sistemi di apprendimento flessibili e personalizzati (2009, Parlamento e Consiglio europeo), (2012, Consiglio europeo), (2017, Parlamento europeo e Consiglio europeo), e dopo una seconda fase (2013-2018) coincidente con l’individuazione di target prioritari su cui concentrare gli investimenti e i programmi operativi (2016, Consiglio europeo), (2020, Consiglio europeo), nella attuale terza fase sembra prevalere una impostazione utile a definire gli elementi costitutivi l’ecosistema dell’apprendimento permanente e l’individuazione di quadri di competenze abilitanti tale ecosistema (2018, Consiglio europeo).

A livello europeo il quadro dell’ecosistema dell’apprendimento permanente è ben delineato da due proposte di Raccomandazione: la prima, relativa all’adozione di un sistema di certificazione di elementi minimi in termini di learning outcome, definito “micro-credential” (2021/770 final, Commissione Europea); la seconda, sul varo di un sistema di estrema personalizzazione dei percorsi, definito “Individual Learning Account” (ILA) (2021/773 final, Commissione Europea).

Dal punto di vista invece dei quadri di competenze, grande attenzione da parte della Commissione viene manifestata verso le competenze a sostegno della duplice transizione. Per la transizione verde serve un incremento delle competenze connesse a quelle attività lavorative, e professionali, che costruiscono e conoscono le tecnologie verdi, sviluppano prodotti, servizi e modelli imprenditoriali ecologici, creano soluzioni innovative basate sui principi della sostenibilità e contribuiscono a ridurre gli impatti ambientali.

Allo stesso modo, il conseguimento di una transizione digitale richiede una svolta nello sviluppo delle persone di questo tipo di competenze.

La diffusione delle tecnologie digitali in tutti i settori economici, compresi quelli non tecnologici, richiederà una forza lavoro con maggiori competenze digitali, a tutti i livelli di qualificazione e a tutte le età.

Come disegnare il futuro delle competenze digitali in Europa: le strategie delle coalizioni nazionali

I Quadri europei per il potenziamento e lo sviluppo delle nuove competenze

Nelle attuali policy europee sull’apprendimento permanente si manifestano dunque tre ordini di priorità così riassumibili: la portabilità delle competenze progressivamente acquisite nell’ambito dell’ampio ecosistema dell’apprendimento permanente (Proposta di Raccomandazione “microcredential”); la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, anche attraverso l’esercizio del riconoscimento in ingresso dei crediti formativi connessi alle competenze già possedute e alla istituzione di conti individuali di apprendimento (Proposta di Raccomandazione “Individual learning account”); la definizione, a livello “centralizzato”, dei contenuti della formazione attraverso l’individuazione di quadri di competenze effettivamente abilitanti il mercato del lavoro europeo.

Per quanto riguarda questo ultimo aspetto, negli ultimi anni si è registrato un significativo incremento delle proposte di quadri in relazione a diverse tipologie di competenze. Oltre ai già citati quadri relativi alle competenze digitali (2017, European Commission’s Joint Research Centre) e alle competenze ambientali (2022, Bianchi, G., et al.), la Commissione Europea ha nel tempo elaborato diverse proposte.

In questo senso un nucleo di competenze ritenute strategiche per guidare la duplice transizione sono le così dette competenze STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) (2018, Consiglio europeo). In tempi di rapida innovazione tecnologica, secondo la Commissione, le imprese hanno bisogno di personale con competenze di alto livello nelle discipline STEM. Si tratta di competenze necessarie per utilizzare le nuove tecnologie e un livello elevato di competenze STEM è fondamentale per promuovere l’innovazione nei settori ICT di punta come l’IA o la cyber security.

Un altro nucleo attenzionato dalla Commissione è costituito dalle competenze imprenditoriali (2016, Bacigalupo M, et al.). Secondo l’UE un numero significativo di persone in Europa dimostra aspirazioni imprenditoriali, con un crescente interesse per l’imprenditoria sociale. Proprio l’economia sociale, in quanto pioniera nella creazione di posti di lavoro nell’economia circolare, sostiene anche l’inclusione sociale e la transizione verde.

Nel 2021 inoltre, sempre in tema di quadri di competenze europee, è stato avviato il Progetto tra la Commissione Europea e la Rete internazionale dell’OCSE sull’educazione finanziaria (2022, Commissione europea, OCSE), per sviluppare, congiuntamente, un quadro delle competenze finanziarie per l’Unione Europea. Il quadro includerà anche alcune competenze emergenti come la digitalizzazione finanziaria e la finanza sostenibile.

Oltre alle competenze tecniche, una attenzione crescente è dedicata alla life skill (2020, Sala, A., et al.). La pandemia, e le relative misure di contenimento, secondo l’UE hanno evidenziato l’importanza di tali competenze relative in particolare alla resilienza, all’alfabetizzazione mediatica e digitale, alle competenze civiche, all’alfabetizzazione ambientale e sanitaria.

Da questo breve riepilogo sui quadri di competenze emergenti dalle proposte comunitarie, appare con chiarezza come le competenze digitali siano fortemente trasversali ai diversi nuclei tematici trattati dalla Commissione. Le competenze digitali costituiscono infatti, allo stesso momento, motivo di abilitazione e valore aggiunto rispetto ai diversi set di competenze proposti dalla Commissione, al fine di incrementare i livelli di partecipazione attiva alla società e al mercato del lavoro e favorire lo sviluppo di modelli economici e produttivi sostenibili.

Policy e Quadri europei per le competenze: una applicazione sperimentale nel Progetto “Value Chain Competitiveness ”

In anticipo sui tempi, il Progetto europeo “Value Chain Competitiveness ” (la prima stesura progettuale è infatti avvenuta nel 2018 in periodo pre-pandemico) raccoglie alcune delle principali sfide di programma presenti oggi nelle proposte europee. In questo senso infatti, il progetto si misura sia con il tema della personalizzazione dei percorsi di apprendimento, sia con la portabilità delle competenze acquisite, attraverso l’identificazione di strumenti utili alla messa in trasparenza, in coerenza con quanto disposto dalle linee guida sulla inter-operabilità del sistema nazionale di certificazione delle competenze (2021, MLPS), e sia, infine, adottando come riferimento utile per la definizione dell’offerta e la valutazione, il quadro europeo delle competenze digitali denominato Digcomp 2.1.

Value Chain Competitiveness prevede una attività operativa sperimentale in cui vengono concretamente realizzati percorsi di apprendimento utili a potenziare le competenze digitali dei lavoratori. Questi percorsi progettati per essere “su misura”, flessibili e di qualità, si rivolgono a lavoratori con basse qualificazioni tenendo conto delle specifiche necessità di upskilling/reskilling dei target individuati.

Prima dell’avvio delle fasi di campo sperimentali, il progetto ha riservato circa un anno di lavoro alla definizione degli strumenti utili alla praticabilità e sostenibilità di percorsi di apprendimento caratterizzati dalla personalizzazione, portabilità e riconoscibilità dei contenuti proposti.

In particolare, in relazione al tema della riconoscibilità dei contenuti, il progetto, come già ricordato precedentemente, ha adottato il quadro europeo delle competenze digitali Digcomp 2.1., come riferimento utile alla progettazione e valutazione dell’apprendimento. Ciò ha comportato un lavoro tecnico scientifico, svolto essenzialmente da INAPP, di importazione sperimentale dei contenuti proposti in Digicomp 2.1. nel Repertorio previsto nell’ambito del sistema nazionale di certificazione delle competenze.

In particolare, i contenuti proposti in sede europea sono stati rielaborati in base al metodo adottato per la realizzazione dell’Atlante Lavoro (2017, Mazzarella R., et al.). Tale lavoro è stato finalizzato essenzialmente ad allineare la proposta Digcomp ai descrittivi dell’Atlante pur conservando una chiara relazione con il quadro originario.

Per quanto riguarda invece il tema della personalizzazione, il progetto prevede la realizzazione di una fase iniziale di profilig degli utenti coinvolti. Tale fase è finalizzata al riconoscimento in ingresso delle competenze possedute, sia in funzione del riconoscimento di eventuali crediti formativi, sia per il corretto posizionamento di ogni singolo utente rispetto ai diversi livelli di complessità dei contenuti di competenze previsti nella proposta Digcomp.

Il quadro Digcomp prevede infatti, 5 aree di competenza, a laro volta sviluppate in contenuti progressivamente più complessi. Ogni area presenta 4 livelli di complessità crescente che vanno dal livello base, all’intemedio, all’avanzato, all’altamente specializzato. L’ultimo livello, l’altamente specializzato, tende in parte a coincidere, o quanto meno si approssima, con un altro quadro definito a livello europeo che è quello relativo all’e-CF: il quadro europeo delle competenze nell’ICT, essenzialmente dedicato alle competenze digitali di livello professionale.

Per questo motivo il Progetto Value Chain Competitiveness ha preso a riferimento solo i primi tre livelli della proposta Digcomp: base, intermedio ed avanzato, nelle loro due principali sotto articolazioni, base 1 e 2, intermedio 1 e 2 e avanzato 1 e 2.

Questi tre livelli, che come appena ricordato presentano a loro volta sei sotto-articolazioni, hanno costituito la base di ingresso ai percorsi degli utenti coinvolti nella sperimentazione di progetto, individuata attraverso gli strumenti di profiling iniziale consentendo di proporre percorsi disegnati ad hoc sulle esigenze di apprendimento dei singoli utenti coinvolti.

Per quanto riguarda il tema della portabilità, il Progetto ha preso a riferimento il modello di Attestazione delle Competenze promosso da ANPAL nell’ambito del Fondo Nuove Competenze.

Il tema della certificazione delle competenze

Il tema della certificazione delle competenze è stato per molto tempo in Italia al centro del dibattito, sia tecnico scientifico che istituzionale. Uno dei principi di riferimento condiviso per la realizzazione del sistema nazionale di certificazione delle competenze è stato quello della progressività, intesa sia come adozione progressiva nel tempo del sistema (elemento imprescindibile di policy vista l’ampiezza del sistema e la numerosità degli attori coinvolti), sia come progressiva trasformazione di evidenze attestanti il possesso di determinate competenze in documenti di “vera e propria” certificazione.

Questa seconda interpretazione della progressività è stata dunque applicata al progetto, convenendo che al momento fosse praticabile una “produzione” di evidenze (in coerenza con quanto realizzato nell’ambito del Fondo Nuove Competenze) utili ad accedere successivamente ai servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, in allestimento (anche esso progressivo) nei diversi territori regionali.

Questa impostazione è stata condivisa, e quindi per certi versi rafforzata, con le componenti istituzionali presenti nel partenariato di Progetto. Value Chain Competitiveness è infatti un progetto, coordinato da INAPP, che coinvolge come partner la Regione Lazio, la Regione Lombardia, la Regione Sardegna, la Regione Toscana, l’Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento e l’ANPAL. Inoltre, il progetto ha come organizzazione associata il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali. Il partenariato inoltre vede il coinvolgimento di alcuni importanti Enti di formazione presenti nei diversi territori come: Ecole, Fidia, SFC, CIOFS FP, ASEV, a cui sono state delegate le azioni sperimentali. Value Chain Competitiveness vede inoltre il coinvolgimento come organizzazioni associate l’OBR Lombardia, Fondimpresa, FOR.TE. e Assolombarda.

Conclusioni

Il Progetto Value Chain Competitiveness si concluderà entro dicembre 2022. Al momento sono ancora in corso le fasi di erogazione dei percorsi di apprendimento. Per tale motivo non si dispone ancora di dati di monitoraggio tali da consentire una analisi e una valutazione puntuale dell’esperienza.

Tuttavia, alcuni obiettivi, riferiti soprattutto alle fasi tecnico-metodologiche iniziali del progetto, sono stati comunque raggiunti, come ad esempio importare il Quadro europeo DigComp all’interno del Repertorio del sistema nazionale di certificazione delle competenze, se pur in forma ancora sperimentale, al fine di dotare il nostro Paese di riferimenti comuni per la valutazione e certificazione delle competenze.

Avendo un referenziale comune, è stato possibile anche avviare processi di valutazione in ingresso ai percorsi, che ha consentito di attivare una offerta personalizzata, calibrata sul singolo partecipante, in linea con quanto indicato dalla proposta di Raccomandazione relativa ai conti individuali di apprendimento.

L’uso di un referenziale comune, inoltre, ha permesso di garantire riferimenti stabiliti e condivisi, sia nei processi di valutazione che nell’elaborazione dei contenuti dell’offerta.

Infine, sempre nell’ambito delle attività tecnico-metodologiche iniziali del Progetto, sono state definite le modalità di rilascio delle evidenze utili alle successive fasi di riconoscimento delle competenze acquisite, in stretta collaborazione con le Regioni, il Ministero del lavoro e l’Anpal, e nel pieno rispetto della normativa vigente: ciò consentirà di assegnare un valore reale di utilizzo e scambio di tali evidenze e attestazioni in funzione delle future certificazioni.

Bibliografia

(2009) Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009, sull’istituzione di un sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale (ECVET). Bruxelles. (2012) Raccomandazione del Consiglio europeo del 20 dicembre 2012 sulla convalida dell’apprendimento non formale e informale. Bruxelles.

(2016) Raccomandazione del Consiglio europeo del 19 dicembre 2016 sui percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti. Bruxelles.

(2016) Bacigalupo M, Kampylis P, Punie Y e Van Den Brande L.: EntreComp: The Entrepreneurship Competence Framework. EUR 27939 IT. Lussemburgo (Lussemburgo): Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea; JRC101581

(2017) Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 maggio 2017, sul Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) che abroga la precedente Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2008. Bruxelles.

(2017) European Commission’s Joint Research Centre “DigComp 2.1: The Digital Competence Framework for Citizens with eight proficiency levels and examples of use” http://europa.eu/!Yg77Dh

(2017) Mazzarella R., Mallardi F., Porcelli R., Atlante lavoro. Un modello a supporto delle politiche dell’occupazione e dell’apprendimento permanente, Sinappsi, 7, n. 2-3, pp. 7-26 – https://atlantelavoro.inapp.org/

(2018) Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea del 23 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente che abroga la precedente Raccomandazione del 18 dicembre 2006. Bruxelles.

(2019) Commissione Europea COM (2019/640 final) “Il Green Deal europeo – Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. Bruxelles.

(2020) Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

(2020) Eurofound, Documento di programmazione 2021-2024: verso la ripresa e la resilienza. Dublino.

(2020) Raccomandazione del Consiglio europeo del 20 ottobre 2020 sull’istituzione di una garanzia per i giovani che abroga la precedente Raccomandazione del Consiglio europeo del 22 aprile 2013. Bruxelles.

(2020) Sala, A., Punie, Y., Garkov, V. e Cabrera Giraldez, M., LifeComp: The European Framework for Personal, Social and Learning to Learn Key Competence, EUR 30246 EN, Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, Lussemburgo, 2020, ISBN 978-92-76-19417-0, doi: 10.2760/922681, JRC120911.

(2021) Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Decreto 5 gennaio 2021, Disposizioni per l’adozione delle linee guida per l’interoperatività degli enti pubblici titolari del sistema nazionale di certificazione delle competenze, (GU n.13 del 18-1-2021)

(2021) Commissione Europea COM, Council Recommendation on a European approach to micro-credentials for lifelong learning and employability. (COM/2021/770 final). Bruxelles.

(2021) Commissione Europea COM, Council Reccomandation on individual learning accounts. (COM/2021/773 final). Bruxelles.

(2022) Commissione Europea COM (2022/83 final) “Verso una economia verde, digitale e resiliente: il nostro modello di crescita europeo”. Bruxelles.

(2022) Bianchi, G., Pisiotis, U. e Cabrera Giraldez, M., GreenComp The European sustainability competence framework, Punie, Y. e Bacigalupo, M. editor(s), EUR 30955 EN, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2022, ISBN 978-92-76-46485-3, doi: 10.2760/13286, JRC128040.

(2022) Commissione europea, OCSE, Progetto per lo sviluppo di un Quadro di competenze finanziarie nell’UE,https://www.studiaresviluppo.it/news-ed-eventi/progetto-congiunto-commissione-europea-ocse-infe-per-sviluppare-un-quadro-di-competenze-finanziarie-nellue/

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Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

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