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PA digitale, poche competenze: ecco come la tecnologia aiuta

La trasformazione digitale della PA è la leva necessaria per rendere più efficienti i servizi, migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni e spingere l’innovazione del Paese: tuttavia, la carenza di competenze specialistiche frena il cambiamento

Pubblicato il 30 Nov 2022

Susy Vitale

Ceo di Omnia BPM

digitalizzazione PA

La spinta alla crescita del nostro sistema Paese non può trascendere una profonda rivoluzione della pubblica amministrazione in chiave innovativa. Da anni si compiono passi per concretizzare il paradigma della transizione digitale nella PA, tuttavia l’opera di trasformazione è resa complessa da più fattori. Tra questi, spicca la carenza di competenze specialistiche, sia a livello interno dei singoli enti che esterno.

La situazione infatti affligge, più in generale, tutto il mercato del lavoro anche in ambito privato, con difficoltà nel far incontrare le richieste delle aziende con le offerte di personale. La tecnologia può aiutare a superare questa situazione, con soluzioni studiate ad hoc per bypassare il problema come, per esempio, le piattaforme applicative low code che non richiedono competenze particolari in materia di programmazione per essere utilizzate.

Digitalizzazione in Italia, la situazione 

La situazione del nostro Paese è ben rappresentata dai risultati di quest’anno dell’indice Desi, il rapporto della Commissione europea che offre un’interessante fotografia della digitalizzazione nei vari Stati europei, in base ai dati ricavati da Eurostat. Il Desi 2022, comunicato a fine luglio, indica che l’Italia è al diciottesimo posto tra i ventisette Stati dell’Unione europea per la digitalizzazione. Il punteggio assegnato è di 49,3, la media europea di 52,3. Il risultato indica un miglioramento: nel 2021, il nosto Paese era in posizione numero venti. È stato registrato un miglioramento dunque, in effetti sono stati tangibili i fronti di innovazione spinti anche dal periodo post pandemico e dalle risorse del PNRR.

Come comunicato a febbraio dall’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, nel corso dell’anno scorso gli sforzi per realizzare una sorta di “sistema operativo” per l’Italia digitale hanno portato a consolidare e realizzare realtà come l’ANPR – Anagrafe nazionale della popolazione residente, PagoPA cui risultava all’inizio dell’anno avessero aderito il 99,4 per cento dei Comuni. E ancora, sono 27 milioni le identità digitali, con SPID che ha toccato quota 570 milioni di accessi.

PA digitale, il nodo delle competenze

Restano però ancora molti passi da fare, comprendendo i benefici della transizione digitale della PA:

  • Ottimizzazione dei costi di gestione
  • Riduzione dei tempi necessari per svolgere pratiche burocratiche e presentare istanze
  • Processi più efficienti
  • Migliore relazione tra cittadino e istituzione, avvertita non più come un ente distante ma come una realtà con cui è semplice interagire.

Tuttavia, nonostante l’accresciuta consapevolezza sul tema, persistono alcuni nodi che frenano il Paese. Tra questi, sussiste il problema della scarsità di competenze in ambito digitale. In generale, secondo il Desi 2022, il problema riguarda oltre la metà della popolazione, che mancherebbe delle competenze digitali di base. Nella PA, la formazione in questo ambito svolge un ruolo fondamentale, per attuare progetti di upskilling del personale e favorire lo sviluppo delle competenze. Per esempio, a questo pro è stato lanciato anche il programma “Ri-formare la PA. Persone qualificate per qualificare il Paese” una strategia per valorizzare le competenze del personale della PA, in linea con gli obiettivi posti dal PNRR. Consiste in pratica in un portale attraverso cui le varie amministrazioni pubbliche possono accedere per offrire percorsi di formazione al proprio personale. Le aree di competenza riguardano tra le altre dati e documenti informatici, servizi online, sicurezza.

Il ruolo delle startup innovative 

Al di là del valore fondamentale della formazione però, che richiede i corretti tempi di attuazione, anche la tecnologia può arrivare in soccorso degli enti pubblici, con il supporto delle startup innovative. Per esempio, l’uso di una piattaforma applicativa low code permette di realizzare soluzioni senza scrivere il codice, dunque senza che sia necessario avere competenze in materia di programmazione.

Per concretizzare soluzioni come questa, è fondamentale il supporto delle startup innovative che, però, talvolta sono guardate ancora con diffidenza dal settore pubblico. Molte realtà di questo genere incontrano qualche difficoltà a partecipare ai bandi della PA, nonostante i servizi specialistici offerti, a causa di resistenze o vere e proprie barriere burocratiche.

Il caso della piattaforma Omnia 

Al momento, nel settore pubblico si usano principalmente piattaforme di livello mondiale dove serve una curva di apprendimento elevata. Questi strumenti però, possono essere messi in discussione e rivisti in favore di sistemi innovativi più semplici e immediati. Per esempio, una soluzione low code permetterebbe di risolvere le problematiche che investono la PA come i costi, l’effort del personale e la difficoltà di trovare risorse competenti. L’implementazione favorirebbe anche la possibilità per le startup innovative di testare su ampia scala, senza rischi grazie al cloud, la propria soluzione, migliorandola dove necessario a vantaggio della crescita del Paese.

Il caso della piattaforma di Omnia è un interessante esempio per capire come una soluzione low code potrebbe favorire la transizione al digitale della PA. Il concetto base è l’applicazione dell’intelligenza artificiale al processo di sviluppo. La piattaforma Omnia permette di realizzare applicazioni personalizzate attraverso metodi semplici e intuitivi, che non richiedono la conoscenza del linguaggio di programmazione.

In questo modo, in due settimane circa grazie a un sistema guidato “a mattoncini” e attraverso azioni facili come drag&drop un dipendente pubblico può realizzare un processo digitale personalizzato. In questo modo si possono sostituire man mano sistemi interni vecchi o che richiedono elevate conoscenze per essere gestiti adeguatamente. La conseguenza tangibile sarà la realizzazione di processi digitali che permettono di introdurre servizi innovativi per i cittadini, migliorando la percezione dell’ente pubblico da parte dell’utente e incrementando la velocità nell’affrontare il percorso di transizione digitale.

L’articolo è parte di un progetto di comunicazione editoriale che Agendadigitale.eu sta sviluppando con il partner Omnia

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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