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Comprendere l’IA in un contesto liquido: guidare (e non subire) il cambiamento

I vantaggi derivanti dall’applicazione dell’IA non riguardano solo i business che operano in un contesto digitale. Anche le realtà produttive e manifatturiere tradizionali vedranno sempre più un vantaggio competitivo generato dagli asset immateriali. Il cambio di paradigma che serve, il ruolo del sistema camerale

24 Feb 2022
Paolo Ghezzi

CEO di Infocamere ed Expert dell'Istituto EuropIA.it

Le imprese italiane, e la società nel suo insieme, si trovano di fronte ad una sfida epocale per la propria competitività: l’utilizzo maturo e consapevole dell’intelligenza artificiale (IA).

Le aspettative sono alte. Alcuni report, ad esempio, parlano di un contributo di 15,7 trilioni di dollari creati dall’IA entro il 2030, con la potenzialità di aumentare il PIL globale del 14%. Di fronte a cifre del genere è importante partire dai fondamentali: cosa intendiamo esattamente quando parliamo di IA?

Da professionisti dei dati è importante riflettere profondamente su questa domanda, comprenderne le implicazioni e, per quanto possibile, prepararsi al futuro con la giusta vision.

Intelligenza artificiale, gli aspetti strategici

Gli aspetti strategici si riferiscono all’opportunità che offre l’IA di ripensare a pieno il proprio business. “Si è sempre fatto così” è la frase più deleteria per un’impresa. Questo è quanto mai vero con l’avvento dell’IA. Per riuscire a sfruttare al meglio le potenzialità di questa tecnologia e rimanere competitivi – perché di questo stiamo parlando – è importante per i decision makers capire come essa possa influenzare il proprio business. Questo nuovo paradigma è un’occasione per ricollocare la propria azienda all’interno del mercato, possibilmente ad un livello maggiormente competitivo.

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Per fare degli esempi concreti, l’IA è capace di fornire un vantaggio competitivo ai propri prodotti rendendoli intelligenti. Questa intelligenza si riferisce, ad esempio alla manutenzione predittiva, utilissima per le realtà che necessitano di ottimizzare i propri processi, oppure alla possibilità di indicare in tempo reale ai propri utenti le condizioni ottimali di utilizzo dei propri prodotti industriali, come fatto da alcune importanti realtà manifatturiere italiane. Lo sviluppo di funzionalità intelligenti di questo tipo qualifica il proprio prodotto permettendogli di guadagnare posizione all’interno delle catene internazionali del valore.

Un approccio strategico all’adozione dell’IA passa poi attraverso la partnership tra imprese produttrici e realtà specializzate su tecnologie intelligenti che, in certi casi virtuosi, hanno portato ad efficientamenti nell’uso delle risorse. Per applicare bene l’IA non è quindi necessario essere subito degli esperti, ne è necessario muoversi in autonomia reinventando la ruota. Piuttosto, è mettendo insieme le forze in ottica di rete che si ottengono i vantaggi migliori.

Gli aspetti organizzativi

A livello organizzativo, l’applicazione del paradigma dell’IA in un contesto aziendale presuppone elevate capacità di visione per integrare tali soluzioni all’interno dei propri processi e servizi.

L’identificazione di aree a maggiore potenzialità di crescita, la conoscenza dei propri processi aziendali, unita alla consapevolezza diffusa del valore del dato, sono presupposti indispensabili per giungere a delle soluzioni concrete capaci di estrarre valore dalle informazioni – perché è di questo che stiamo parlando – e aumentare la competitività. In altre parole, attraverso l’IA, la tecnologia ci offre oggi l’opportunità di essere attori capaci di guidare e, se possibile, non subire il cambiamento.

Passaggio fondamentale – e che deve essere alla base dello sviluppo di sistemi di IA – è la capacità dell’azienda di indirizzare questi investimenti verso aree di maggior valore per il business. È l’identificazione delle aree di intervento che permetterà all’azienda che permette il passaggio da semplici sperimentazioni (Proof-of-Concept), a soluzioni mature. Requisito fondamentale per la creazione di tale valore è che le aziende riescano a far dialogare tra loro persone con competenze diverse: i tecnici, da un lato, e i decision makers, dall’altro.

Aspetti culturali: conoscenza e fiducia parole chiave

Un’applicazione matura dell’IA non deve prescindere dall’attenzione verso gli aspetti culturali di questa tecnologia. Questo è vero sia per la creazione di valore all’interno della propria azienda, sia nella diffusione di tali approcci ai propri utenti e verso la società nel suo insieme.

Le parole chiave in questo senso sono due: conoscenza e fiducia. Le figure non tecniche che devono lavorare con l’IA, e che magari si trovano a subire una situazione disruptive, devono sapere che il cambiamento le porterà verso un nuovo (e migliore) equilibrio. Allo stesso modo le persone che utilizzano i dati devono farlo creando una cultura aziendale a livello enterprise. I dati, cioè, non devono rimanere in mano a pochi ma devono diventare un asset condiviso all’interno dell’azienda e comunicato con trasparenza verso i propri utenti. Chi utilizza le nostre soluzioni deve sapere che si può fidare di ciò che propone l’algoritmo, anche se non sempre si riesce a spiegare perché.

IA, un’opportunità per pochi?

I possibili vantaggi derivanti dall’applicazione dell’IA riguardano non solo quei business che, per loro vocazione e storia, operano in uno spazio esclusivamente digitale. Anche le realtà produttive e manifatturiere più tradizionali vedranno sempre di più un vantaggio competitivo generato dai propri asset immateriali, che possono essere valorizzati ulteriormente da un utilizzo consapevole dell’IA. Come indicato nel report Europe fit for the Digital Age, redatto dalla Commissione Europea, la capacità di utilizzare al meglio i propri dati (anche quelli che non si sapeva di avere), la potenza di calcolo e la disponibilità di infrastrutture IT adeguate – unite alla fiducia dei propri utenti – sono tutti asset intangibili che sempre di più distingueranno le aziende capaci di vincere le sfide competitive dalle altre.

Fin qui, l’approccio seguito dalla Commissione Europea si è ispirato alla prudenza e alla costruzione di un quadro di regole basato sulla mitigazione del rischio nello sviluppo di questa tecnologia. Questo approccio, anche se lodevole nelle intenzioni, deve abbracciare però una componente di coraggio se si vuole che l’Europa diventi uno spazio in grado di dare vita a hub tecnologici capaci di imporsi come competitors alle realtà statunitensi e cinesi.

La situazione in Italia?

Il ruolo del dato è fondamentale per un paese di trasformazione manifatturiera e a forte trazione esportatrice come il nostro. Se pensiamo che solo il 9% delle PMI segnala di avere un piano digitale avanzato appare dunque essenziale mantenere una visione chiara dello stato delle imprese italiane rispetto al tema della trasformazione digitale.

In quest’ottica è importante chiedersi dove si trovi l’Italia all’interno di questa mappa delle opportunità digitali. Secondo l’ultima edizione del DESI, nonostante l’Italia abbia recuperato posizioni all’interno della classifica europea, su molti fronti le nostre performance restano al di sotto dei valori medi dell’indice (per non parlare della distanza rispetto ai paesi più virtuosi!).

Un’area in cui l’Italia sembra avere accumulato particolare ritardo è quella del capitale umano, un ambito particolarmente sensibile se si considera che sono le persone a creare, e a richiedere, lo sviluppo di soluzioni IA. Non è un caso quindi che l’attuale governo abbia varato un piano nazionale per l’intelligenza artificiale – con orizzonte immediato (2022-2024) e dotato di risorse per 26 miliardi di euro – che tra le diverse proposte si propone di trattenere i talenti, sviluppare le competenze di IA fin dalle scuole e, al tempo stesso, velocizzare l’adozione di tale tecnologia all’interno della pubblica amministrazione. Queste iniziative richiedono perseveranza, impegno condiviso e determinazione. È per tale motivo che ritengo auspicabile l’istituzione di tavoli permanenti sull’IA, assieme all’inclusione di tutte le parti sociali, e in particolare il mondo delle imprese, nelle scelte strategiche sull’IA.

Il futuro passa per gli investimenti

La risposta alle sfide descritte passa per lo sviluppo e l’implementazione di un piano operativo centrato sugli investimenti – pubblici e privati – da concepire non a porte chiuse ma attraverso l’inclusione e il coinvolgimento delle realtà più dinamiche, a partire dai leader delle già citate filiere produttive.

Sotto il profilo dello sviluppo delle competenze, vanno rafforzate le strutture esistenti per permettere loro di tradurre in valore le attività di ricerca di base, distinguendo tra ricerca primaria e attività di innovazione. Per le imprese, deve poi essere chiaro a quali competence center rivolgersi per avere risposte nell’ambito di IA. In questo modo competence center e leader di filiera si salverebbero per lavorare ad applicazioni concrete di IA, capaci di generare valore lungo tutta la filiera produttiva, che così potrebbe affermarsi anche a livello internazionale tramite l’export dei propri sistemi.

Dal punto di vista degli investimenti il PNRR rappresenta un’importante risorsa per accelerare la corsa italiana all’IA. Per favorire tale processo il programma strategico per l’intelligenza artificiale 2022-2024 ha identificato diverse aree di intervento, tra cui aumentare la competitività tecnologica del paese, coltivare le eccellenze della ricerca a servizio di settori chiave e valorizzare le competenze fin dal mondo della scuola.

Per essere competitivi nel lungo periodo, però, è fondamentale considerare il ruolo dell’investimento privato. Le nostre evidenze, osservabili all’interno del Registro Imprese, già riscontrano importanti dinamiche del corporate venture capital e dell’open innovation all’interno dell’ecosistema italiano dell’innovazione in cui le connessioni tra territori e settori rappresentano uno snodo fondamentale in chiave di sviluppo dell’IA.

E la Pubblica Amministrazione?

Potremmo dire che l’IA rappresenti una sfida ancora più grande per la PA. In un’economia data driven le amministrazioni sono sempre più chiamate a far comunicare tra loro fonti di dati eterogenee sfruttando la forza degli algoritmi. Un passaggio di questo tipo non vuol dire perdere la titolarità del dato e rischiare di compromettere la qualità delle fonti. La forza degli algoritmi di IA consente di raggiungere una maggiore interoperabilità dei dati passando attraverso una maggiore comunicazione machine-to-machine, ovvero tramite la realizzazione di diversi sistemi intelligenti capaci di scambiare tra loro informazioni in maniera automatica soddisfacendo al tempo stesso le necessità di privacy e sicurezza fondamentali per mantenere la fiducia in questa tipologia di sistemi. In questo tipo di architettura, restano centrali le competenze di dominio delle persone che dovranno interpretare i risultati di tali scambi informativi. A conferma di quanto il tema delle competenze sarà il discrimine per il successo della transizione digitale anche per la pubblica amministrazione.

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Il ruolo del sistema camerale

All’interno di questo panorama innovativo, il Sistema Camerale – attraverso InfoCamere – può dare un contributo importante. Molto è stato fatto dal sistema delle camere di commercio italiane – ad esempio – per supportare le pubbliche amministrazioni, centrali e locali, nel rispondere alle loro mission durante l’attuale stato di pandemia tramite la fornitura di informazioni ufficiali indispensabili per prendere decisioni in un momento di forte incertezza.

Negli ultimi due decenni il Sistema Camerale ha contribuito strutturalmente e profondamente alla digitalizzazione del paese. Dall’introduzione diffusa di strumenti come la firma digitale e la posta elettronica certificata – diventati indispensabili per il mondo delle professioni per dialogare con il Registro delle imprese – per atterrare più di recente nello smartphone degli imprenditori con il Cassetto digitale dell’imprenditore impresa.italia.it, alla rete dei Punti impresa digitale distribuiti su tutto il territorio nazionale per dare assistenza soprattutto alle PMI, o ancora ai servizi di identificazione e firma digitale offerti tramite la QTSP o al codice LEI.

Per essere ancora più concreti è importante citare alcuni esempi di potenzialità e servizi che si stanno sviluppando all’interno del Sistema Camerale per favorire le azioni delle PA e delle imprese. Questi servizi si posizionano su tutto lo spettro di quella che viene chiamata la piramide del valore del dato, uno schema mentale che facilita l’organizzazione delle soluzioni analitiche in gradi crescenti di complessità.

All’interno troviamo strumenti di advanced analytics per le Camere di Commercio, che hanno sempre di più necessità di visualizzare le proprie informazioni in tempo reale quando parlano con gli stakeholder locali. Oppure alle necessità di pubbliche amministrazioni e imprese di utilizzare delle nuove piattaforme per l’esplorazione visuale – ad esempio – dei dati di bilancio delle società italiane. Dal lato delle pubbliche amministrazioni l’Europa, giustamente, richiede una sempre maggior evidenza nelle scelte di allocazione delle risorse pubbliche e, soprattutto, negli impatti generati da tali risorse sulle performance delle imprese. A tal fine, il dato amministrativo del Registro Imprese – opportunamente integrato con altre fonti informative della PA italiana ed interpretato tramite piattaforme ed algoritmi – è in grado di fornire risposte a questo tipo di domande. Il ruolo che InfoCamere può interpretare, inoltre, è anche quello di avanguardia nelle esplorazioni digitali. In questa linea, per conto della Commissione Europea, la società ha intrapreso un percorso di esplorazione nel campo dei contratti digitali, creando importanti connessioni istituzionali confluite nell’Open Trust Fabric, una partnership mirata a comprendere come l’economia possa essere rappresentata come network di contratti. Queste attività di esplorazione puntano a rispondere alle necessità dei policy makers che sempre più hanno bisogno di nuovi strumenti per capire le dinamiche economiche delle piattaforme digitali e dei loro impatti nell’economia reale.

Conclusioni

Per concludere, la corsa italiana verso un utilizzo maturo e di guida internazionale nel campo dell’IA è ancora lunga e sono molti i ritardi da recuperare. Questa strada passa necessariamente attraverso lo sviluppo delle competenze e di piattaforme digitali adeguate. InfoCamere e il Sistema Camerale sono pronti a fornire il loro contributo in questo percorso per la crescita del Paese in uno spazio europeo sempre più autorevole.

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L’Istituto EuropIA è un’organizzazione non a scopo di lucro che promuove la cultura dell’intelligenza artificiale in Italia e in Europa. Organizza grandi conferenze dedicate all’IA con esperti internazionali del settore, provenienti sia dal mondo imprenditoriale che accademico. Attiva sinergie nazionali ed internazionali tra aziende, università, centri di ricerca e studenti, ed è proprietaria del marchio World AI Cannes Forum, il più importante evento a livello Europeo sull’IA.

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