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Concorrenza e digitale, così la nuova Commissione europea può riprogettare il futuro

Con una manovra di accorpamento, Ursula von der Leyen ha unito i compiti dello sviluppo digitale a quelli della tutela della concorrenza, seguendo il trend in corso che vede il mondo online come motore dello sviluppo del mercato unico digitale. Ecco le possibili sinergie di un’azione coordinata nella gestione dei dossier

24 Set 2019
Diego Padovan

Digital and Data Protection consultant, Regulatory Strategist


Con una manovra di accorpamento, il vertice della  la composizione della nuova Commissione europea ha unito i compiti dello sviluppo digitale a quelli della tutela della concorrenza: una scelta importante, che segue il trend in corso che vede il mondo online come motore dello sviluppo del mercato unico digitale, puntando sulle sinergie che un coordinamento diretto dei due direttorati potrebbe portare.

La figura centrale è Margrethe Vestager come Executive Vice-President per lo sviluppo europeo del digitale. La neovicepresidente è dunque la prossima figura di riferimento in tema di innovazione e tecnologia, ma non solo, il suo operato in materia di concorrenza a capo della DGCOMP continuerà, visto il rinnovo per il prossimo quinquennio, che l’ha resa protagonista nei più recenti casi antitrust nei confronti di grandi player internazionali, fra tutti Google e Facebook.

La strategia futura per il digitale nelle aziende

In quest’ottica basti pensare che, con la mission letter affidata alla Vestager, tra gli obiettivi fissati per la neovicepresidente troviamo la futura strategia per lo sviluppo delle SME (Small and Medium Entreprise) europee, incentrata su digitalizzazione e manovre a favore della riduzione dei vincoli regolatori, nonché il coordinamento del gruppo europeo sull’intelligenza artificiale (IA) e sull’utilizzo dei Big Data “non personalizzati” a favore del progresso tecnologico e funzionali allo sviluppo di nuovi modelli di business.

Una missione molto ardua, soprattutto pensando alla disomogeneità implementativa in atto circa le direttive in ambito digitale tra i diversi Stati europei. In Italia per esempio, il nuovo Governo ha recentemente reso noti gli obiettivi di “lavoro” della presente legislatura per il digitale, tutti di ampissimo respiro e molto basilari (cittadinanza, pubblica amministrazione e imprese) ma inevitabile riflesso del ritardo nella diffusione del digitale. Il nostro Paese, infatti, è tra gli ultimi in classifica in base all’indice DESI, più precisamente al ventiquattresimo posto, seppure con qualche slancio, come la recente pubblicazione della Strategia nazionale per l’Intelligenza artificiale del MISE, che rischia di rimanere asincrona, quindi poco attuabile, proprio rispetto alle tre prospettive di Governo e alla scarsa digitalizzazione del Paese.

Digitale, la frammentazione che frena l’Europa

L’Italia è un esempio, ma la frammentazione dello sviluppo tecnologico e del recepimento delle politiche di Bruxelles a livello nazionale è un dato di fatto e rischia di essere il vero freno agli obiettivi di lavoro chiesti alla Vestager. La direzione intrapresa dalla Commissione europea uscente è stata caratterizzata da tante direttive che hanno lasciato ai singoli Stati una vastissima libertà applicativa e che i regolamenti in parte possono superare, ma a caro prezzo: il tempo. Se la Vestager punterà ad armonizzare il quadro regolatorio in ambito digitale, premendo su strumenti legalmente vincolanti come i regolamenti, non potrà non tenere in debito conto la lentezza insita nel processo sottostante la loro approvazione.

Si pensi ad esempio al GDPR, il Regolamento europeo per la protezione dei dati personali vigente, che rappresenta un importantissimo tassello del quadro regolatorio in ambito digitale, il cui primo passo formale avvenne nell’ottobre del 2013 (con il Comitato del Parlamento Europeo su Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni (LIBE) che diede il proprio voto di orientamento) mentre la diretta applicabilità del GDPR avvenne il 25 maggio 2018. Il tutto in un contesto di lunghi dibattiti, diversi cambiamenti e non pochi stalli, che gravarono sensibilmente, in termini di incertezza, sul business di moltissime aziende, soprattutto europee.

In ogni caso, richiederebbe una lungimiranza da parte del legislatore quantomeno “fuori dal comune” o la necessità di spazi interpretativi (come ad esempio tenere in conto ogni singola specificità nazionale) che possono rendere inefficace lo strumento stesso. A titolo esemplificativo, si pensi al GDPR, che per quanto innovativo e “neutro” sotto diversi punti di vista, pone in forte impasse interpretativa chi è chiamato alla sua vigilanza in ambito Intelligenza Artificiale.

PMI europee e digitali: le potenzialità dei rimedi ex post

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La Vestager dovrà quindi far affidamento anche ad altre leve di mercato, se intende accelerare lo sviluppo europeo digitale, e la sua esperienza di regolazione del mercato con strumenti cosiddetti ex post, sulla quale ha fatto grandissimo conto per portare avanti le battaglie contro i giganti della rete, può essere di grande aiuto. Di certo non può essere utilizzata come perno della politica per lo sviluppo del digitale, proprio perché, per definizione, si basa sull’individuazione di rimedi a situazioni concorrenziali “distorte” e frutto del comportamento passato delle imprese coinvolte.

In ogni caso, però, le potenzialità di un’azione coordinata nella gestione dei dossier creerà delle sinergie, grazie alle competenze interne alla DG COMP e contemporaneamente a quelle dedicate allo sviluppo del digitale, consentendo alla neovicepresidente Vestager la possibilità di utilizzare dei rimedi efficaci, nonché estremamente attuali, per promuovere interventi a favore della concorrenza e ponderare le decisioni in merito alle distorsioni delle dinamiche competitive in atto, entrambi essenziali per lo sviluppo delle SME richieste dalla von der Leyen.

Inoltre, le sinergie saranno più evidenti nel confronto con le grandi società operanti nel mondo online, che ricordiamo essere nella maggioranza dei casi extra-europee, e permetteranno alla Vestager di modellare le politiche di sviluppo delle imprese europee proprio a partire dallo studio e dalla comprensione dei business model dei concorrenti internazionali, concepiti e sviluppati per il mondo digitale, in due parole nativi digitali, il cui core business è la vendita di prodotti e servizi online, nonché la ricerca dei ritorni derivanti dagli effetti di rete creati per mezzo delle diverse piattaforme in circolazione (social o meno).

Abbattere le barriere culturali e attuative

Non solo regolazione dunque, favorire lo sviluppo del mercato in ambito digitale significa per la commissione europea abbattere tante tipologie di “barriere all’ingresso” nei mercati più innovativi e nella digitalizzazione dei singoli paesi europei, quindi non solo costi, quali possono essere quelli sottostanti la realizzazione di piattaforme tecnologiche, ma anche barriere culturali ed attuative tra i diversi Stati membri. Sono attese nuove politiche di investimento e di sostegno all’imprenditorialità: Horizon 2020 è ormai al tramonto e Horizon Europe è ai primi passi, tanto è ancora da definire, ma pare essenziale uno snellimento dei vincoli burocratici a favore delle SME, affinché non continuino a rappresentare un freno, soprattutto in fase di start-up, alla nascita di nuove idee e forme di imprenditorialità, anche giovanile.

L’arma in più della Commissione

In quest’ottica la Vestager avrà un’arma in più, in quanto le scelte sulle politiche di intervento in ambito digitale potranno essere riverberate anche all’interno di altri gruppi, come quello per il mercato interno europeo affidato a Sylvie Goulard dalla presidente von der Leyen. Ciò proprio in considerazione del fatto del ruolo esecutivo della neovicepresidente, che le conferisce poteri di coordinamento e responsabilità trasversale su tutte le tematiche digitali, anche se gestite da diversi Commissari, come nel caso dei dossier della Goulard su Intelligenza Artificiale, Cybersecurity e Digital Education.

In definitiva appare positivo lo schema di lavoro impostato dalla von der Leyen, soprattutto sulla scelta di affidare a figure di riferimento il coordinamento su tematiche che hanno ripercussioni sotto molteplici punti di vista, dalla concorrenza e la creazione di un level playing field per il mercato unico, alla digital tax e alle politiche economiche e sociali.

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