la ricerca

Corpi duplicati: cosa dicono i dati sull’uso dei social tra gli under 14

I social sono ormai veri e propri spazi e dispositivi di costruzione della soggettività e come tali vanno considerati e studiati, se non vogliamo ritrovarci a fare i conti con enormi punti ciechi sulla vita dei ragazzi. Una ricerca dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale sulla vita digitale dei giovanissimi

Pubblicato il 22 Dic 2022

Roberta Vinciguerra

Responsabile Ufficio Comunicazione, Università di Cassino e del Lazio meridionale Coordinatrice Tavolo Università PA Social

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Assodato che l’utilizzo dei social network tra i giovanissimi ha ormai assunto dimensioni incontrollabili, occorre soffermarsi su questa fondamentale tematica, quanto mai attuale, utilizzando un approccio scientifico, rigoroso e metodologicamente orientato, perché comprendere le modalità di utilizzo e di fruizione dei contenuti delle piattaforme virtuali può risultare fondamentale per le scienze umane e sociali, sempre più ansiose di comprendere ‘ciò che accade’ alle nuove generazioni.

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Come i social hanno riformattato la vita dei giovanissimi

Le digital generation sono iperconnesse, le forme di socializzazione risultano ibride, virtuali, tecnologicamente posizionate. I social media hanno progressivamente e tendenzialmente sostituito i modelli di comunicazione tradizionali, ‘riformattando’ la vita stessa degli adolescenti e dei preadolescenti, con tutto ciò che ne consegue. Lo stesso concetto di interiorità risulta ridimensionato, sostituito da una cornice impersonale che il soggetto, divenuto utente, esibisce ed esteriorizza in rete attraverso i like, le foto, i post, etc, che spesso ritraggono un reale fittizio, virtuale, direttamente voluto ma non esperito.

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Per Geert Lovink lo scenario attuale è abbastanza inquietante, non è affatto esagerato ripensare una «alfabetizzazione ai media». Il selfie, ad esempio, è il risultato di una campagna omologante ideata dalle piattaforme digitali: «è in atto una costante pressione a essere perforati, a mettersi in mostra, a essere presenti». La formazione della personalità dei giovanissimi è pericolosamente plasmata dalla rete: «la mania dei social media non è una condizione cinica di pochi: è la condizione umana».

La ricerca

Su tali presupposti teoretici è da inquadrare la ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze Umane, Sociali e della Salute dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale. Un ‘dialogo scientifico’ aperto con 2378 ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 13 anni.

L’88% degli intervistati, senza particolari variazioni significative in base al sesso, dichiara di usare con regolarità i social network, e questo nonostante il limite di età per accedere alle piattaforme di condivisione e di messaggistica sia fissato per legge a 14 anni. La percentuale sale al 100% per i tredicenni; 4 ragazze/i su 10 dichiarano di avere un profilo pubblico, dato che evidenzia la vexata quaestio della privacy dei minori: “La condivisione di contenuti privati su piattaforme visibili in tutto il mondo, senza il diretto controllo e la supervisione degli adulti, espone il minore a rischi enormi, quali ad esempio il cyberbullismo, l’adescamento online e, più in generale, le violazioni della privacy”, spiega il coordinatore della ricerca Simone Digennaro.

Realtà e virtualità formano insomma un binomio inscindibile, e determinano forme esistenziali che sono uniche nella storia dell’umanità. Il report di ricerca restituisce risultati preoccupanti per il benessere delle nuove generazioni, appare inevitabile intervenire in termini educativi, sia per favorire un equilibrato utilizzo dei social media e della tecnologia, adottando strategie in grado di invertire e/o mitigare gli effetti negativi che essi hanno prodotto, sia per favorire uno sviluppo armonico e consapevole dell’immagine corporea.

Di seguono sono riportate alcune delle evidenze più rilevanti emerse dallo studio.

Il campione preso in esame è costituito da 2378 ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 11 e i 13 anni. Le femmine che hanno risposto rappresentano il 47% del campione, e i maschi il 53%. Età media del campione:12 anni. Il 99% utilizza app di messaggistica istantanea, l’88% fa uso dei social network.

Le modalità di utilizzo

Le modalità di utilizzo risultano simili tra maschi e femmine. Oltre il 50% del campione dichiara di usare più di due ore al giorno l’app di messaggistica WhatsApp, lo stesso tempo di oltre due ore al giorno è trascorso anche su TikTok. Le piattaforme Instagram e Twitch, seppur molto utilizzate, registrano tempi di permanenza inferiori alle due ore. Seguono YouTube e Snapchat. Quest’ultima, anche in virtù dell’utilizzo che ne viene fatto (è usata essenzialmente per modificare foto che vengono poi postate su altri social) vanta comunque una buona penetrazione. Le risposte degli intervistati evidenziano il veloce e progressivo abbandono di Facebook da parte dei giovanissimi, e la quasi non presenza su Twitter. Tra i social ‘emergenti’ spiccano Discord, piattaforma VoIP e di messaggistica istantanea pensata per i gamer, e la piattaforma di live streaming Twitch.

Come usano i social i giovani italiani under 14

Oltre il 50% degli under 14 intervistati afferma di aver modificato almeno una volta una propria foto prima di postarla, di questi oltre il 14% lo fa spesso, mentre quasi il 6% ammette di farlo sempre. Operando una divisione per genere, le ragazze dimostrano una maggiore propensione dei ragazzi a “correggere” le proprie immagini. Emerge una sorta di dualismo fra corpo fisico, che ci appartiene in quanto esseri umani, e corpo rappresentato, quello cioè che tendiamo a personalizzare perché destinato allo sguardo degli altri.

L’utilizzo dei filtri ha destato particolare interesse tra i ricercatori che hanno elaborato i risultati. Il 50% degli intervistati ammette di utilizzarli allo scopo di migliorare la propria immagine, circa un terzo per osservare come il proprio corpo potrebbe cambiare, ben il 42% vorrebbe essere nella vita reale così come appare quando utilizza i filtri; il messaggio è chiaro: i filtri sono strumenti utili per modificare il proprio corpo ai fini di allinearlo ad un’immagine ideale di sé che, seppur non reale, è ‘virtualmente’ riconosciuta dalla rete e da coloro che la frequentano.

Alla domanda ‘Come dovrebbe essere il corpo di un tuo coetaneo?’, il 42,5 delle ragazze, contro il 24,8% dei ragazzi, ha individuato in un corpo sottopeso il ‘modello idealtipico’, quello esposto in rete da influencer vari e che rappresenta una bellezza quasi irraggiungibile. Un modello che finisce per stressare psicologicamente i preadolescenti, indotti ad investire sull’immagine virtuale del proprio corpo, l’unica in grado di determinare una reputazione ‘socialmente’ approvabile. Emergono dei chiari disturbi a livello di immagine corporea, aspetto assolutamente da non sottovalutare per il benessere individuale; 3 ragazze su 4 dichiarano di ritoccare le proprie immagini, il 50% di queste lo fa costantemente. Il 50% delle ragazze intervistate confessa, inoltre, di rimuovere il proprio tag dalle foto che non risultano performanti in termini di like. Oltre il 50% delle ragazze condivide nelle chat degli amici la foto che intende postare prima di farlo, il 30% dei ragazzi ammette di fare lo stesso.

In che modo i giovanissimi interagiscono sui social e per quali finalità

La modalità di fruizione dei social media è principalmente di natura passiva, gli intervistati dichiarano di guardare foto, video e storie di coetanei e di celebrità e influencer. Il 60% reagisce con like a foto e/o video postati dagli amici. Le ragazze tendono a trascorrere sui social più tempo dei coetanei maschi, postando e soffermandosi su contenuti che riguardano loro stesse. Per quanto concerne le app di messaggistica istantanea, si riscontra un utilizzo più attivo, con invio di messaggi, foto e/o video verso coetanei e familiari.

In sintesi, “i risultati della ricerca puntano nella direzione di una funzione reputazionale che hanno assunto i social nella vita dei nostri giovani – afferma Digennaro – vengono utilizzati per osservare i propri modelli, per creare e controllare la propria immagine sociale, per modificare il proprio aspetto nella direzione desiderata, abitudine che può assumere il valore di una correzione, ma anche di una sperimentazione. Insomma, i social sono diventati ormai veri e propri spazi e dispositivi di costruzione della soggettività e come tali vanno considerati e studiati, se non vogliamo ritrovarci a fare i conti con enormi punti ciechi sulla vita dei ragazzi”.

Gruppo di ricerca
Simone Digennaro (coordinatore), Alice Iannaccone, Alessia Tescione , Lidia Piccerillo
Dipartimento di scienze Umane, Sociali e della Salute, UNICAS
Keywords: body image, pre-teens, social media, active lifestyle, physical appearance, well-being
La ricerca completa è consultabile al link: https://www.researchgate.net/project/Body-and-Education

Bibliografia

Digennaro S. , The body and its duplications: the impact of the use of social media on preadolescents’ body image. Giornale Italiano di Educazione alla Salute, Sport e Didattica Inclusiva 6. doi: 10.32043/GSD.V6I1.545, 2022.

Ellul J., Il sistema tecnico. La gabbia delle società contemporanee, Milano 2009.

Floridi L., The Onlife manifesto: being human in a hyperconnected era, Springer, 2015.

Lovink G., Nichilismo digitale. L’altra faccia delle piattaforme, Università Bocconi Editore, 2019.

Holland G. and Tiggemann M. (2016). A systematic review of the impact of the use of social networking sites on body image and disordered eating outcomes. Body Image 17.

Han B. C., The transparency society, Standford University Press, 2015.

Rodgers R.F, Melioli T., The relationship between body image concerns, eating disorders and internet use, part I: a review of empirical support, Adolesc Res Rev [Internet]. 2016 Jun 8. http://link.springer.com/10.1007/s40894-015-0016-6

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Thompson J. K., Coovert M. D., and Stormer. S. M. (1999). Body image, social comparison, and eating disturbance: A covariance structure modeling investigation. International Journal of Eating Disorders 26, 43–51.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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