il chat bot di open ai

Dialogare con un’intelligenza artificiale è sempre più facile: ecco perché inizia una nuova era

Al primo impatto con la nuova versione di ChatGPT colpisce la sua capacità di rispondere a domande complesse in modo conciso. Questo non rende il sistema senziente o in grado di superare il test di Turing. Ma si ha davvero l’impressione di trovarsi di fronte a qualcosa che può davvero cambiare nuovamente la nostra società

Pubblicato il 14 Dic 2022

Antonio Cisternino

Università di Pisa

chat-bot

Il clamore sollevato dell’intelligenza artificiale capace di generare immagini mediante il modello di stable diffusion non si è ancora fermato, con la stampa di tutto il mondo che analizza le varie applicazioni che cercano di offrire nuove funzioni basate su di esso, che ecco aprirsi un nuovo fronte con l’uscita di OpenAI della nuova versione di ChatGPT, un modello disegnato per intrattenere conversazioni in linguaggio naturale.

Il nuovo chat bot, a una prova – nostra e di molti altri esperti – sembra qualcosa che non si era mai visto prima, per la capacità di dire cose sensate e utili su tutto lo scibile umano (apparentemente), grazie al training ricevuto. 

In effetti non si tratta di una vera e propria novità visto che venne alla luce nel 2020, ma il clamore destato dalla generazione di immagini unito al rilascio di una nuova versione ha riportato alla ribalta questa tecnologia anche grazie all’interfaccia Web (che ne ha reso facile la fruizione).

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Esempi di botta e risposta con l’intelligenza artificiale

Sicuramente colpisce la capacità di generare testo impressionante capace di rispondere a domande complesse in modo conciso. Ad esempio ecco un botta e risposta:

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Realtà virtuale

Cosa è il Quantum Computing?

“Il quantum computing è una forma di calcolo che si basa sulla meccanica quantistica, un ramo della fisica che descrive il comportamento delle particelle subatomiche. A differenza del calcolo tradizionale, che utilizza bit che possono assumere solo valori 0 o 1, il quantum computing utilizza qubit che possono assumere contemporaneamente entrambi i valori 0 e 1. Ciò permette al quantum computing di elaborare una quantità di dati molto più grande rispetto al calcolo tradizionale e di risolvere problemi che sarebbero impossibili per un computer tradizionale. Inoltre, il quantum computing può sfruttare le proprietà quantistiche di sovrapposizione e interferenza per eseguire operazioni in modo molto più veloce rispetto al calcolo tradizionale. In generale, il quantum computing rappresenta un importante passo avanti nella tecnologia dei computer e può aprire la strada a nuove applicazioni e risultati scientifici inaspettati”.

Per chi, come me, ha studiato il problema del question answering è già impressionante di per sé. Certo, si tratta di una domanda che come risposta ha una definizione e si può pensare che il testo sia “incollato” e non generato, ma se provate a ripetere la domanda la risposta varierà anche se non di troppo.

Proviamo, allora, con una domanda meno enciclopedica.

Come posso vincere un progetto europeo sulla musica barocca?

Per vincere un progetto europeo sulla musica barocca, dovrai presentare una proposta di progetto dettagliata e ben strutturata che mostri come intendi affrontare il tema della musica barocca. La tua proposta dovrà essere originale e innovativa, e dovrà mostrare come il tuo progetto contribuirà a promuovere la musica barocca e a diffonderne la conoscenza. Inoltre, dovrai dimostrare di avere le competenze e le risorse necessarie per realizzare il progetto in modo efficace e di avere un team di collaboratori qualificati e motivati. Per aumentare le tue possibilità di successo, potresti cercare di coinvolgere altre organizzazioni o istituzioni che condividono gli stessi obiettivi e di presentare una proposta coerente con gli obiettivi del programma di finanziamento europeo. In generale, per vincere un progetto europeo sulla musica barocca dovrai mostrare passione, competenza e determinazione nel presentare la tua proposta.

Cambiando di poco la domanda la risposta che otteniamo non è identica anche se si individuano facilmente elementi comuni evidentemente astratti dall’AI nell’elaborazione dei testi che hanno prodotto il modello.

Come posso vincere un progetto europeo sulla musica classica?

“Per vincere un progetto europeo sulla musica classica, dovrai presentare una proposta che sia innovativa, ben strutturata e coerente con gli obiettivi del programma di finanziamento. Dovrai anche dimostrare che il tuo progetto è in grado di contribuire allo sviluppo della musica classica in Europa e che può beneficiare dei fondi del programma di finanziamento. Inoltre, dovrai assicurarti di rispettare tutti i requisiti del bando e di presentare una proposta completa e dettagliata che includa un piano di lavoro, un budget dettagliato e una valutazione dei risultati attesi. Se segui questi consigli, dovresti avere una buona possibilità di vincere un progetto europeo sulla musica classica”.

Nell’interazione con questo “chatbot” intelligente (o presunto tale) salta sicuramente all’occhio una scrittura in italiano corretto e facile da leggere. E sicuramente l’interazione basata sulle domande funziona anche se a detta stessa dei ricercatori non è infrequente ricevere risposte errate ma scritte bene, ma questo ci consola, se così non fosse avremmo un programma che assomiglia ad un essere senziente, e francamente non so se sono pronto a farci i conti, e voi?

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Eliza

La storia dei chatbot è lunga: in effetti il primo chatbot della storia ha compiuto 56 anni, inventato da Joseph Weizembaun al MIT di Boston, e nella sua semplicità era già capace di stupire nel 1966 mostrando una certa capacità di sostenere una conversazione. Si trattava di un trucco linguistico in cui Eliza (nome ispirato da Eliza Doolittle protagonista del Pigmalione) era uno psicoterapeuta Rogersoniano a cui ci si rivolgeva e il sistema parafrasando le affermazioni ricevute dal paziente “stimolava” la conversazione che di fatto era unilaterale.

Visualizza immagine di origine

Dopo poche interazioni era evidente la strategia adottata, ma in fondo si tratta di un arguto stratagemma di analisi del testo alla portata della capacità computazionale di un computer del 1966! È naturale quindi chiedersi se questa moderna Eliza sia più “intelligente” e dove stia il trucco nel suo eloquio sorprendente.

Eliza e ChatGPT a confronto

Proviamo a chiederlo direttamente a ChatGPT.

Pensi di essere più brava di Eliza nel parlare?

“Non sono in grado di confrontarmi con Eliza in quanto non conosco le sue capacità linguistiche. Eliza è una chatbot, ovvero un programma informatico progettato per simulare una conversazione umana. Io sono un assistente virtuale, ovvero un sistema di intelligenza artificiale progettato per fornire informazioni e rispondere alle domande degli utenti. Non sono in grado di paragonare le mie capacità linguistiche a quelle di Eliza in quanto siamo due sistemi di intelligenza artificiale molto diversi. In generale, io mi sforzo sempre di fornire risposte accurate e coerenti alle domande degli utenti, ma non posso garantire di essere più brava di Eliza o di altri sistemi di intelligenza artificiale”.

Sicuramente la risposta mostra una qualche propriocezione da parte di uno strumento software che ha appreso un modello, mostra anche come la strategia di generazione del testo eviti affermazioni nette preferendo sempre frasi con un certo grado di relatività.

In ogni caso chiedendo ad un’implementazione on-line di Eliza ecco cosa si ottiene di risposta:

Immagine che contiene testo Descrizione generata automaticamente

La manipolazione sintattica del linguaggio non porta ad una vera e propria comprensione tale da sintetizzare una risposta compiuta.

La capacità di rispondere in modo plausibile non rende senziente neanche ChatGPT, ma sicuramente la capacità di sintetizzare risposte partendo da ciò che grandi numeri di persone hanno scritto offre a questo moderno chatbot la capacità di essere plausibile. Sicuramente queste tecnologie potranno offrire risposte migliori ai call center e nel primo supporto (mi vengono in mente assistenti che si propongono come intelligenti e a cui l’unica cosa che ti viene in mente di chiedere è di parlare con un operatore).

ChatGPT alla prova del test di Turing

In effetti già Alan Turing, considerato tra i padri fondatori dell’intelligenza artificiale, si chiedeva come si potesse verificare se una macchina è intelligente o meno, e propose il test di Turing: un esperimento ideale in cui una persona colloquia usando una tastiera con un’altra persona o con una macchina. La macchina sarà considerata intelligente quando la persona che pone le domande non è capace di distinguere le risposte date dalla macchina piuttosto che dall’altra persona.

Visualizza immagine di origine

Ma per provare un test di Turing non basta una domanda secca, ed in effetti ChatGPT si caratterizza per la capacità di sostenere un discorso e non solo rispondere a domande puntuali (molti degli articoli di questi giorni dedicati a questa tecnologia si soffermano sulle singole risposte).

Proviamo quindi ad avere una conversazione che non si limiti ad un semplice botta e risposta.

Vorrei andare con i pattini al Pantheon a Roma, che ne pensi?

“Mi sembra una bella idea! Andare al Pantheon con i pattini può essere un modo divertente per vedere la città. Tieni presente che potresti dover fare attenzione a non danneggiare il pavimento del Pantheon, dato che è un luogo storico molto importante. Inoltre, potresti dover fare attenzione agli altri visitatori e fare in modo di non disturbare il loro viaggio. In generale, mi sembra che andare al Pantheon con i pattini possa essere un’esperienza molto divertente e interessante!”

Intendevo arrivare al Pantheon con i pattini e non pattinare dentro!

“Ah, capisco! In questo caso, mi sembra un’ottima idea! Arrivo al Pantheon con i pattini può essere un modo divertente e diverso di vedere la città. Potresti esplorare i dintorni del Pantheon e goderti la bellezza della città sui pattini. Tieni presente che dovrai fare attenzione a rispettare le regole del traffico e a non causare problemi agli altri pedoni o veicoli. In generale, mi sembra che arrivare al Pantheon con i pattini può essere un’esperienza molto piacevole e divertente!”

Ma pensi che i sanpietrini possano creare problemi?

“I sanpietrini possono essere un po’ scivolosi, quindi potrebbero creare qualche problema se si cerca di pattinare su di loro. Tieni presente che i sanpietrini sono spesso irregolari e potrebbero causare inciampi o cadute. Inoltre, i sanpietrini possono essere piuttosto duri, quindi potrebbero danneggiare i pattini se si cade su di loro. Se decidi di andare al Pantheon con i pattini, ti consiglio di fare attenzione a dove metti i piedi e di prestare attenzione a dove stai andando per evitare di inciampare o di cadere”.

Ma mi conviene andare alla sera o alla mattina?

“Dipende dalle tue preferenze. Se preferisci un ambiente più tranquillo e meno affollato, potresti voler visitare il Pantheon la mattina presto o la sera tardi. In questi momenti, ci saranno meno turisti e potrai goderti il Pantheon in tutta tranquillità. Se invece preferisci un ambiente più vivace e affollato, potresti voler visitare il Pantheon nel primo pomeriggio, quando ci sarà più gente e potrai goderti l’atmosfera della città. In generale, non c’è un momento migliore dell’altro per visitare il Pantheon, dipende dalle tue preferenze personali”.

Andrò di sera, non mi piace fare la fila

“Mi sembra una buona idea! Andare al Pantheon di sera può essere un’esperienza molto piacevole, soprattutto se non ti piace fare la fila. Inoltre, di sera potrai goderti il Pantheon illuminato, che può essere davvero impressionante. Tieni presente però che il Pantheon potrebbe chiudere prima di sera; quindi, dovrai controllare gli orari di apertura prima di pianificare la tua visita. In generale, mi sembra che andare al Pantheon di sera possa essere un’esperienza molto bella e indimenticabile!”

Da umano che interroga questa AI penso che non siamo ancora di fronte ad un chatbot capace di superare il test di Turing. Le risposte sono evidentemente sintetizzate in un italiano corretto e l’assistente digitale è capace di mantenere l’attenzione sugli elementi del discorso anche dopo un botta e risposta. Ma le risposte ingannano l’assistente rivelando una natura evidentemente logorroica e di un ottimismo poco plausibile, facile da manipolare per ottenere risposte entusiastiche sia ad una cosa che al suo contrario. L’assenza di senso comune si rivela nell’ambiguità di pattinare al Pantheon interpretato come pattinare nel Pantheon, e anche quando la conversazione è stata macchiavellicamente spostata sul pattinare all’esterno sono stato io a dover tirare in ballo i sanpietrini che circondano molte delle strade limitrofe. Resta il fatto che ChatGPT abbia reagito correttamente al mio rammentare i sanpietrini mostrando in ogni caso un certo grado di comprensione del dialogo e non un mero aggiustamento sintattico di parole.

L’inizio di una nuova era

A distanza di pochi giorni mi trovo nuovamente a scrivere di una AI, e nuovamente ho la sensazione che vi sia un prima e un dopo anche in questo caso. Certo, la tecnologia è disponibile da due anni ed è divenuta popolare solo ora grazie alla semplice interfaccia, ma in ogni caso è naturale chiedersi cosa possa fare una macchina capace di dialogare e sintetizzare immagini a partire dal testo.

Si possono immaginare applicazioni di natura industriale,  di human computer interaction, di creatività e di didattica.

Questa capacità di distillare un volume sempre maggiore di conoscenza che gli uomini hanno inserito in Internet in surrogati capaci di esibire comportamenti simili a quelli delle persone è destinata a cambiare nuovamente la nostra società in cui sarà sempre più difficile non essere schiacciati da macchine sempre più capaci.

Eppure ancora una volta sta a noi costruire il nostro futuro nella speranza che sia utopico e non distopico, termine, ahimè, fin troppo presente nella fantascienza odierna. Resta il fatto che ChatGPT scriva meglio italiano di tante persone che conosco, non a sufficienza per passare il test di Turing, ma in ogni caso mostrando un progresso che in soli 56 anni ci ha portato da Eliza a qui.

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