gli studi

Disinformazione sul covid, che ci insegna la Scienza su problema e soluzioni

Fake news, semi informazione sul coronavirus: l’infodemia dilaga e a poco servono le contromisure adottate dai social. Facciamo il punto sulle varie forme di complottismo, misinformazione e disinformazione legate al covid-19 e su cosa serve per combatterle alla luce della letteratura scientifica

08 Giu 2020
Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant

Photo by Elijah O'Donnell on Unsplash

Il Covid-19 si sta rivelando come un “caso” senza precedenti per i ricercatori che studiano come cambiano i meccanismi dell’informazione di massa, come risulta da un recente articolo di Nature, sorta di meta-review della letteratura scientifica in materia.

La pandemia, infatti, è sempre più al centro di una diffusa attività di misinformazione e disinformazione online attuata da vari “attori” che rilanciano sui social media notizie fuorvianti, con l’intento di creare ancora più confusione e disorientamento.

È in atto, quindi, una lotta faticosa della scienza, in nome della corretta informazione e della salvaguardia della salute di tutti noi, contro la nebulosa di fake news, comunicazioni inadeguate e incorrette, teorie fantasiose sull’origine della pandemia.

Il tutto mentre i social media non ci aiutano nell’elaborazione critica delle notizie, anzi, spesso diventano “complici” del diffondersi di misinformazioni e disinformazioni e complottismi. E a poco valgono le attività di fact-checking messe in atto dalle piattaforme per contrastare tali fenomeni.

È una battaglia ardua, dall’esito incerto, in quanto non è possibile impedire, a monte, a ignoti di diffondere informazioni infondate.

Tuttavia, la letteratura scientifica ci dà anche un barlume di speranza: quella che è possibile elaborare strategie efficaci per appiattire la curva “infodemica”; in modo tale da arginare le informazioni perniciose ed impedirne il veloce diffondersi tra gli innumerevoli “vasi comunicanti” della rete.

Complottismo, misinformazione e disinformazione: le facce molteplici del covid-19

Si intrecciano diversi fattori e attori: anche questo emerge dall’attuale letteratura.

In Italia, ad esempio, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR) ha lanciato, recentemente, un allarme e manifestato una seria preoccupazione sull’utilizzo di tecniche per rendere virali alcune notizie, affermando come l’Italia rappresenti un “target” per la diffusione di fenomeni di misinformazione & disinformazione riconducibili al mondo del web. Il presidente del COPASIR, Raffaele Volpi, ha parlato, per il nostro Paese, di “attori strutturati che intendono manipolare il dibattito politico interno, influenzare gli equilibri geopolitici internazionali, incitare al sovvertimento dell’ordine sociale e destabilizzare l’opinione pubblica in merito alla diffusione del contagio e alle misure di prevenzione e cura”. Principali imputati, attori cinesi e russi.

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Complottismo

Stiamo assistendo ad un proliferare di false affermazioni tra gruppi predisposti a diffondere il messaggio: persone contrarie ai vaccini, alla globalizzazione o alle violazioni della privacy abilitate dalla tecnologia.

Già nei primi mesi della Pandemia iniziavano a diffondersi on-line le teorie del complotto che puntavano il dito su Bill Gates, co-fondatore di Microsoft e filantropo miliardario, reo di aver creato il virus e di finanziare gli sforzi per controllarlo con trattamenti, vaccini e tecnologia. Sono apparse teorie, secondo le quali sarebbe stato Bill Gates a brevettare il virus e avrebbe progettato di usare i vaccini per controllare le persone attraverso un microchip iniettato o un software spia a punti quantici.

Tale complottismo ha trovato il proprio apice nell’intervista rilasciata durante uno show radiofonico lo scorso aprile da un ex consigliere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, Roger Stone, il quale, commentando questa teoria, aveva aggiunto che non si sarebbe mai fidato di un vaccino coronavirus finanziato da Bill Gates. L’intervista è stata successivamente ripresa dal giornale New York Post, che non ha sfatato l’idea. Successivamente, l’articolo è stato apprezzato, condiviso o commentato da quasi un milione di persone su Facebook. La viralità dell’articolo del New York Post ha attratto l’attenzione di Joan Donovan, sociologa dell’Università di Harvard a Cambridge, Massachusetts che ha iniziato a “tracciare” il percorso di questa disinformazione, alla stregua di un epidemiologo che ripercorra la modalità di trasmissione di un nuovo virus. Inoltre, dopo che la storia del New York Post si è diffusa, diverse figure di alto profilo (i.e. personaggi con quasi un milione di follower su Facebook) hanno pubblicato i propri commenti allarmanti, come se la storia di Gates, che ideava vaccini per rintracciare le persone, fosse vera.

Misinformazione e disinformazione

Un vero e proprio mare agitato di misinformazione e disinformazione sul Covid-19: ogni grande battage di notizie viene intriso di voci e di propaganda. Siamo di fronte alla “tempesta perfetta” per la diffusione di false voci e notizie, come afferma Walter Quattrociocchi, ricercatore all’Università Ca’ Foscari di Venezia, citato da Nature. Di fatto, per il ricercatore, le persone cercano risposte online a una situazione incerta e in rapida evoluzione, o meglio, cercano di ottenere informazioni coerenti con il loro sistema di convinzioni, fino ad indurre l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a definire la situazione come “infodemica”. Ovvero, siamo di fronte ad una sovra-abbondanza di informazioni – alcune accurate e altre no – che rende difficile trovare fonti di informazione affidabili e una guida autorevole. Renée di Resta – Direttore di Ricerca presso lo Stanford Internet Observatory, California – conferma come la contingente situazione costituisca un’opportunità per analizzare come il mondo intero si “focalizzi” sull’argomento Covid-19.

Oggi, più che mai, diventa necessario tracciare e analizzare le diverse falsità che fluttuano intorno ai concetti di “misinformazione” (informazione incorretta, falsa, ma non deliberatamente fuorviante, che ha ampia diffusione, a prescindere che ci sia o meno l’intenzione di trarre in inganno) e “disinformazione” (quella che si riferisce a falsità strutturate e manipolate, distorte che sono destinate a ingannare).

In una crisi sanitaria globale, informazioni inesatte non solo ingannano, ma potrebbero essere una questione di vita o di morte, se si pensa che alcune persone potrebbero iniziare ad assumere farmaci non testati, ignorando i consigli delle Istituzioni di Salute Pubblica, o rifiutando un vaccino coronavirus, qualora diventasse disponibile.

Inoltre, studiando le fonti e la diffusione di informazioni false sul Covid-19, i ricercatori sperano di capire da dove provengano tali informazioni, come crescono e, infine, sollevare “il velo di Maya” sulla falsità.

La tecnologia e le mutevoli norme sociali, negli ultimi 15 anni, hanno contribuito alla rimozione di molti dei filtri che un tempo erano alla base dell’informazione. I cosiddetti rumor-monger (malelingue, cospiratori) che, un tempo potevano essere isolati nelle loro comunità locali, ora hanno la possibilità di connettersi con scettici, che la pensano allo stesso modo, in qualsiasi parte del mondo, attuando quella che in gergo viene definito come una “echo chamber”. Siamo di fronte a piattaforme di social media utilizzate per massimizzare il coinvolgimento degli utenti, piuttosto che per favorire le informazioni basate su prove. Inoltre, poiché queste piattaforme hanno raggiunto grande popolarità, negli ultimi dieci anni e mezzo, la faziosità politica e le voci fuori coro contro l’autorità sono cresciute vertiginosamente.

L’interesse sulla misinformazione e disinformazione è tale che un set di dati di oltre 120 milioni di tweet sul Covid-19 è oggetto di studio da parte di un gruppo di ricerca, guidato da Emilio Ferrara, data scientist presso la University of Southern California di Los Angeles. Inoltre, Il fisico teorico Manlio De Domenico, presso l’Istituto Bruno Kessler, Istituto di Ricerca per l’intelligenza artificiale di Trento, ha istituito un “Osservatorio Infodemico del COVID-19” che utilizza un software automatizzato in grado di analizzare 4,7 milioni di tweet al giorno (numero massimo di tweet che Twitter permette di monitorare rispetto al numero effettivo) in modo da valutarne il contenuto emotivo e, ove possibile, identificarne origine e affidabilità, esaminando le fonti a cui un messaggio si collega – grazie anche al supporto di fact-checker – per distinguere fonti di notizie o reclami affidabili da quelli inaffidabili.

Interferenze Politiche, Deep State e Covid-19

Il Covid-19 rappresenta il palcoscenico perfetto, all’interno di un contesto geopolitico messo a dura prova dalla pandemia, che alcuni regimi autocratici aspettavano per mostrare una supposta (e non provata) maggiore efficienza e capacità, rispetto alle democrazie occidentali.

In aprile è stato presentato un report al Parlamento europeo che ha rivelato come la Russia e la Cina stiano effettuando campagne di informazione parallele, che mirano a enfatizzare il fatto che gli attori statali democratici stanno fallendo e che i cittadini europei non possono fidarsi dei loro sistemi sanitari, mentre i loro sistemi autoritari possono salvare il mondo.

Inoltre, i messaggi del presidente degli Stati Uniti e della sua amministrazione stanno generando un vero e proprio caos politico. Basti ricordare l’insistenza di Trump nel riferirsi al coronavirus con connotazione “cinese” o “Wuhan”, la sua difesa nei confronti di “cure” non testate (e persino pericolose) e l’accusa del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che il virus abbia avuto origine in un laboratorio, nonostante la mancanza di prove.

Non dobbiamo, poi, dimenticare la teoria secondo la quale il virus sia un’arma utilizzata dal “Deep State” (potenti entità, intese come personaggi, società e finanza di alto livello) che riuscirebbe, non solo a condizionare le decisioni dei governi, ma addirittura a manovrarli, anche con la cooperazione di società private o addirittura di enti pubblici autonomi che agiscono fuori dal controllo o governativo. In proposito, abbiamo prima ricordato l’allarme lanciato dal presidente del COPASIR.

Truffe e Covid-19

Dall’inizio della pandemia ad oggi sono stati registrati più di 68.000 domini di siti web contenenti parole chiave associate al coronavirus, molti dei quali vendono trattamenti falsi per Covid-19 o raccolgono informazioni personali.

Inoltre, se è vero che gli algoritmi dei motori di ricerca di Google classificano le informazioni dell’OMS e di altre agenzie sanitarie pubbliche in posizioni più alte nel ranking rispetto a quelle di altre fonti, tuttavia bisogna ricordare che le classifiche variano a seconda dei termini che una persona inserisce nei motori di ricerca, per cui, alla fine, alcuni siti truffa hanno sfruttato una combinazione di parole chiave, ottimizzate e mirate, riuscendo così a collocarsi nelle alte posizioni dei risultati delle ricerche e trarre in inganno gli end-user.

Social media: le armi per una corretta informazione funzionano?

I social media hanno intensificato i loro sforzi per segnalare o rimuovere la disinformazione e “guidare” le persone verso fonti affidabili. A metà marzo, social media del calibro di Facebook, Google, LinkedIn, Microsoft, Reddit, Twitter e YouTube hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sul fatto che stessero lavorando insieme nella “lotta contro le frodi e la disinformazione sul virus”. Inoltre, Facebook e Google hanno vietato la pubblicità di “cure miracolose” o mascherine che risultassero troppo costose. YouTube sta promuovendo video informativi sul coronavirus, la cui autorevolezza e affidabilità sono state previamente verificate. Inoltre, le piattaforme di social media si avvalgono di fact-checker, presso organizzazioni di media indipendenti, per segnalare eventuali contenuti fuorvianti.

Si stanno producendo molte più informazioni di quelle che si possono veramente analizzare e consumare, a tal punto che le migliaia di fact-checker professionali a disposizione potrebbero non essere sufficienti per monitorare le fake news. Senza contare che i social media si devono confrontare con le cosiddette “viralità nascoste”: alcuni creatori di contenuti hanno trovato il modo di ritardare il rilevamento da parte dei fact-checker, pubblicando i contenuti in gruppi privati su Facebook. Poiché la piattaforma si basa in gran parte sui propri utenti per segnalare informazioni errate, i post fuorvianti, all’interno delle comunità private, sono segnalati meno spesso, dal momento che tutti nel gruppo tendono ad essere d’accordo tra loro.

Attraverso l’impiego di CrowdTangle – uno strumento di monitoraggio dei social media di proprietà di Facebook – si è scoperto che più del 90% del milione di interazioni riferito all’articolo del New York Post, sulla cospirazione del vaccino prodotto da Bill Gates (precedentemente menzionato), era su pagine private.

I rumor-monger riescono a bypassare controlli, condividendo lo stesso post da una nuova posizione online: è accaduto, ad esempio, che a un certo momento persone, su Facebook hanno iniziato a condividere un articolo che sosteneva che 21 milioni di persone erano morte di Covid-19 in Cina. Facebook ha reagito mettendo un’etichetta sull’articolo per indicare che conteneva informazioni dubbie e limitato il posizionamento nel motore di ricerca (la Cina aveva confermato molte meno morti: 4,638). Immediatamente, però, le persone hanno iniziato a pubblicare una copia dell’articolo che era stata memorizzata su Internet Archive, un sito web che conserva i contenuti. Infine, questa copia è stata condivisa 118.000 volte prima che Facebook mettesse un avviso sul link. Un altro post, sul sito Medium, è stato rimosso in quanto sosteneva falsamente che tutte le informazioni biomediche conosciute su Covid-19 erano sbagliate. Tuttavia, nonostante il post sia tato rimosso, persiste una versione archiviata su Facebook che ha raccolto ad oggi ben 1,6 milioni di interazioni e 310.000 azioni, numeri che sono ancora in aumento.

Conclusioni

Lo scenario descritto non è incoraggiante e sottolinea quanto sia urgente individuare l’origine delle fake-news dal momento che risulterebbe più efficace circoscrivere la diffusione della misinformazione e disinformazione se fosse intercettata vicino alla “fonte”, cioè quando meno persone sono state esposte, proprio come avviene con un virus; inoltre, sarebbe auspicabile che tutti, dai giornalisti ai ricercatori universitari e ai responsabili politici si adoperassero per capire come analizzare i dati sui post e relativi modelli di condivisione.

Come afferma il filosofo Raffaele Alberto Ventura, “la rete è diventata oggi un vettore di contagio della cattiva informazione, perché accresce in modo esponenziale i tre fattori che, in epidemiologia, definiscono la contagiosità di una malattia: la trasmissibilità, l’interconnessione e la persistenza”. Pertanto, dobbiamo dotarci di robusti anticorpi per circoscrivere il contagio e, al contempo, scegliere con attenzione le fonti di informazione, senza rinunciare ad utilizzare la nostra ragione critica nei confronti anche della comunicazione istituzionale, considerando che ora in gioco, oltre alla salute, ci può essere anche la tenuta del nostro sistema democratico. 

Un raggio di luce, comunque, fa capolino nel cielo livido dell’informazione: con l’aggravarsi della situazione pandemica, in modo correlato, sta aumentando la determinazione di molte persone di trovare informazioni più affidabili. Manlio De Domenico, dell’Istituto Bruno Kessler di Trento, afferma che, quando il COVID-19 ha iniziato a diffondersi su larga scala, sono stati riscontrati cambiamenti radicali di atteggiamento. Di fatto, le persone hanno iniziato a consumare e condividere notizie più affidabili da fonti attendibili, dimostrando di avere ancora una ragione critica e applicare quell’insieme calibrato di pratiche razionali di buon senso che contribuiscono ad una corretta gestione dei rischi e ad una propria resilienza personale.

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