L'ANALISI

Europa, dal DESI 2021 agli obiettivi per il 2030

I dati del DESI 2021 non sono positivi e rimangono le criticità note, ma è nuovo il contesto del Next Generation EU, della strategia europea con ambiziosi obiettivi per il 2030 e un percorso per raggiungerli,nin cui il DESI ha un ruolo funzionale. E una centralità necessaria delle azioni per le competenze digitali

01 Dic 2021
Nello Iacono

Coordinatore Coalizione Nazionale Repubblica Digitale - Dipartimento per la trasformazione digitale

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La pubblicazione del rapporto DESI ha quest’anno un significato peculiare, rispetto agli anni scorsi, perché si colloca all’interno del contesto disegnato dal Digital Compass e quindi dal percorso per la decade digitale che ne è una componente fondamentale.

La strategia europea così definita, infatti, inquadra il DESI come strumento di rilevazione dei risultati europei nel percorso delineato per raggiungere gli obiettivi definiti per il 2030. E in questo senso, ci consente di leggere il DESI non tanto come presa d’atto di una situazione (in evoluzione, ma non soddisfacente) quanto di cruscotto (per quanto migliorabile, come esposto da Luca Gastaldi e Francesco Olivanti, anche in termini di distinzione tra misurazione dei fattori abilitanti e dei risultati di un’area di indagine) da cui trarre gli elementi per comprendere anche l’adeguatezza delle azioni fin qui previste rispetto al miglioramento atteso.

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La strategia della Commissione Europea, come ho evidenziato alla pubblicazione del Digital Compass, ha posto le persone sempre più al centro della transizione digitale e così il tema delle competenze digitali, fondamentale per la crescita europea e per una cittadinanza consapevole e matura, necessaria per lo sviluppo armonico della società onlife.

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Questo accento viene sottolineato, nella strategia europea, in particolare dalla spinta verso l’obiettivo dell’80% di persone con competenze digitali di base entro il 2030: “In questo modo si può costruire una società che possa fidarsi di prodotti digitali e servizi online, identificare disinformazione e tentativi di frode, proteggersi da attacchi informatici, truffe e frodi online e in cui i bambini imparino a comprendere e navigare attraverso la miriade di informazioni cui sono esposti online”.

Se ci focalizziamo sull’ambito delle competenze digitali, gli obiettivi indicati possono essere distinti tra fattori abilitanti e risultati ottenuti nel percorso della transizione digitale. Infatti, è obiettivo sui fattori abilitanti la percentuale dell’80% della popolazione con almeno le competenze digitali di base e sono obiettivi sui risultati delle azioni (sulle competenze digitali insieme a interventi specifici su connettività, trasformazione digitale delle imprese e della PA):

  • 20 milioni di Specialisti ICT con convergenza di genere;
  • il 75% delle aziende dell’UE che utilizza Cloud/AI/Big Data;
  • oltre il 90% delle PMI che raggiunge almeno un livello base di intensità digitale;
  • il 100% dei cittadini che hanno accesso alle cartelle cliniche;
  • l’80% dei cittadini che utilizza l’ID digitale.

La lettura del DESI è legata alla valutazione del percorso orientato a questi obiettivi.

La situazione fotografata dal DESI

Sappiamo che il rapporto DESI 2021 presenta per la maggior parte i dati del primo o del secondo trimestre del 2020, fornendo alcune informazioni sugli sviluppi chiave nell’economia e nella società digitale durante il primo anno della pandemia di COVID-19. Così, come sottolinea la stessa Commissione UE “ l’effetto del COVID-19 sull’uso e la fornitura di servizi digitali e i risultati delle politiche attuate da allora non vengono catturati nei dati e saranno più visibili nell’edizione 2022”.

La fotografia è quindi non aggiornata, ma certamente utile come esercizio di analisi rispetto al Digital Compass.

Tutti gli Stati membri dell’UE hanno compiuto progressi nel settore della digitalizzazione, ma il quadro generale tra gli Stati membri è vario  e, nonostante una certa convergenza, il divario tra i Paesi leader dell’UE, in termini di maturità digitale, e quelli con i punteggi DESI più bassi rimane ampio e in generale i valori sono lontani dagli obiettivi dei Digital Compass. Infatti, come ha affermato il commissario per il mercato interno, Thierry Breton: “La definizione degli obiettivi per il 2030 è stato un passo importante, ma ora dobbiamo realizzarli. Il DESI di oggi mostra progressi, ma anche dove dobbiamo migliorare collettivamente per garantire che i cittadini e le imprese europee, in particolare le PMI, possano accedere e utilizzare tecnologie all’avanguardia che renderanno le loro vite migliori, più sicure e più verdi“.

Il  “Path to Digital Decade” assegna al DESI il monitoraggio degli obiettivi del Digital Decade e per questo gli indicatori DESI sono ora strutturati attorno ai quattro punti cardinali del Digital Compass.

Le competenze digitali nel DESI 2021

Dal DESI 2021 emerge la conferma del ritardo rispetto agli indicatori di misurazione dei fattori abilitanti. A parte il dato 2019 sulla quota di popolazione con competenze digitali almeno di base (56%, poco più della metà, con Paesi UE come l’Italia che non raggiungono quindi la maggioranza della popolazione tra 16 e 74 anni) anche il numero degli specialisti ICT è da migliorare notevolmente, con un leggero aumento ma con un ritmo ancora insufficiente rispetto all’obiettivo 2030 di 20 milioni. Nel 2020, l’UE ha 8,4 milioni di specialisti ICT con un incremento di 0,6 milioni rispetto all’anno prima.

Questo dato è legato alla bassa percentuale di laureati in ICT  (3,9%, sostanzialmente stazionaria) e si correla alla difficoltà delle imprese all’assunzione di specialisti (segnalata dal 55% delle imprese) ed è chiaramente causa di una più lenta trasformazione digitale delle imprese e delle pubblica amministrazioni in molti Paesi UE.

Il ritardo complessivo sulla numerosità di specialisti ICT si associa a una carenza particolarmente grave relativa alla presenza femminile, con un divario di genere molto rilevante, tanto che solo il 19% degli specialisti in ICT (con una progressione di poco più del 2% negli ultimi quattro anni e con nessun Paese oltre il 30%) e circa un terzo dei laureati in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica sono donne.

I dati sulla connettività mostrano un miglioramento delle “reti ad altissima capacità” (VHCN), in particolare che è disponibile nel 59% delle famiglie nell’UE, rispetto al 50% di un anno fa, e anche sul lato della diffusione, che ha una chiara correlazione anche con il livello di competenze digitali, per cui le famiglie con connessione a 100Mbps sono il 34%, con un incremento del 3% sull’anno precedente, ma purtroppo risultato medio di un’altissima divaricazione tra i Paesi con Svezia e Portogallo ben oltre il 60% e Paesi come la Grecia al 3%.

Per quanto riguarda la digitalizzazione delle imprese, gli aspetti legati anche alla presenza di competenze digitali avanzate sono quelli relativi all’utilizzo della tecnologia. Qui, ad esempio, si è registrato un forte aumento dell’utilizzo delle tecnologie cloud (dal 16% delle aziende nel 2018 al 26% nel 2020). Le grandi imprese mostrano mediamente un’alta attenzione all’utilizzo delle tecnologie, ma ancora non abbastanza su quelle avanzate (es. 25% su Intelligenza Artificiale), mentre le PMI continuano a essere in significativo ritardo. Questi dati indicano che lo stato attuale dell’adozione delle tecnologie digitali è lontano dagli obiettivi del Decennio Digitale; l’ambizione dell’UE per il 2030 è che il 90% delle PMI abbia almeno un livello base di intensità digitale rispetto al livello base del 60% nel 2020 e che almeno il 75% delle imprese utilizzi tecnologie digitali avanzate per il 2030. E attualmente, solo il 15% delle aziende utilizza i Big Data rispetto all’obiettivo del 75%, in un quadro in cui nessun Paese supera il 30%.

I dati confermano una situazione ancora molto da migliorare anche sull’utilizzo dei servizi pubblici digitali, come mostra anche l’E-Government benchmark 2021 , con il 67% di europei che hanno interagito su Internet con la Pubblica amministrazione  negli ultimi 12 mesi (quasi 6% in più del 2020 ma ancora lontani dalla logica degli obiettivi 2030), a fronte di miglioramenti generalizzati sul fronte della disponibilità di servizi.

Riflessioni conclusive

I dati non sono positivi e rimangono le criticità note (bassa diffusione di adeguate competenze digitali, insufficiente presenza di specialisti ICT, arretratezza digitale delle PMI, elevato divario di genere), per le quali non si registrano progressi significativi. Il contesto, nuovo, è però determinato da un lato dalla presenza degli investimenti previsti nei Piani di ripresa e resilienza nazionali (l’Italia destina ad esempio 7 miliardi all’ambito del capitale umano), dall’altro dal recente varo di una strategia europea, che spinge il DESI a essere sempre più trumento di monitoraggio correlato con il percorso di miglioramento e con gli obiettivi fissati per il 2030.

In questo contesto  è auspicabile che discenda per il DESI una rimodulazione orientata all’analisi e all’individuzione degli interventi di miglioramento, come suggerito,  anche in una logica di raccolta di buone pratiche (e quindi di modelli di maturità) e di correlazione con i piani strategici di intervento, tra i quali gioca un ruolo molto rilevante quanto previsto nei Piani nazionali di ripresa e resilienza.

Ma un passo fondamentale consiste nel conferire centralità al tema delle competenze digitali (secondo i quattro pilastri indicati dalla Coalizione europea, e su cui si basa anche la strategia italiana) nelle azioni strategiche e di programmazione, evidenziando le correlazioni tra livello di competenze digitali e prestazioni in tutte le aree strategiche di intervento individuate dagli obiettivi della decade digitale. Rafforzando, così, la trasversalità degli interventi europei e nazionali sulle competenze digitali indispensabile per l’accelerazione che il perseguimento degli obiettivi 2030 richiede.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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