Il caso

Gamestop si butta sugli NFT: attenti alle rivoluzioni tradite

GameStop, si evince da un tweet, ha scelto di fondare un proprio marketplace di NFT del settore dei videogame, stringendo un accordo con Immutable X: una situazione che offre interessanti spunti di riflessione, anche alla luce del caso degli investimenti dell’anno scorso

18 Feb 2022
Luca Sanna

Avvocato, Studium Cives

GameStop sembra essere al centro delle nuove tendenze della new economy, anche inconsapevolmente. Un tweet del 3 febbraio 2022 lancia la famosa società dei videogame nel mondo NFT. Un caso che fa riflettere, dallo scenario interessante: potrebbe essere l’occasione del rilancio o sarà un fuoco di paglia come l’esperienza dell’anno scorso.

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La non rivoluzione della finanza dal basso

I primi mesi del 2021 erano partiti con un evento che avrebbe dovuto rivoluzionare il mondo degli investitori. Da alcune chat di Reddit era partita ciò che sembrava essere la rivoluzione degli investitori. “So i start the revolution from my bed” cantavano gli Oasis negli anni ‘90 in una canzone iconica del periodo ed allo stesso modo dai computer dei piccoli investitori, di appassionati e di utenti, nel giro di qualche giorno gruppi di utenti anche occasionali hanno deciso di scambiare le azioni di Game Stop in maniera massiva, secondo il principio l’unione fa la forza, facendo schizzare alle stelle il valore di mercato della società.

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Era il battito d’ali della farfalla che cercava di disarcionare i grandi fondi di investimento e gli algoritmi di Wall Street attraverso movimenti coordinati in maniera indipendente dalle logiche del mercato. Dentro tali gruppi di investitori si trovava di tutto, dal semplice appassionato di videogames, allo scommettitore della domenica, dall’idealista al provocatore, e per qualche settimana GameStop è stata magicamente ricapitalizzata e si apprestava a divenire il paradigma della cosiddetta meme strategy: virale, indipendente, vantaggiosa e immediatamente riconoscibile.

Gli obiettivi

L’obiettivo era quello di trasformare il rivenditore di videogiochi GameStop nel titolo più caldo del pianeta, guadagnare del denaro facile e contemporaneamente distruggere le certezze dei laureati a Stanford. Il fondo di investimento di Gabe Plotkin, Melvin Capital, ha perso ben 6 miliardi di dollari nel gennaio 2021, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, e anche altri fondi hanno subito pesanti perdite, grazie a questa operazione rivoluzionaria. Ma quando i fumogeni rivoluzionari si sono dissolti, però, l’immagine popolare del tavolo sparecchiato della mangiatoia di Wall Street non si è rivelata corretta. Molti investitori improvvisati hanno continuato a scommettere sul titolo, perdendo grand parte dei loro guadagni. Un bolla rimane una bolla e prima o poi è destinata a scoppiare: non è tutto oro quello che luccica.

Ci hanno guadagnato i soli pochi

Verificando quali sono stati i soggetti che più hanno speculato, in termini di guadagno assoluto, dall’operazione rivoluzionaria possiamo ritrovare grandi Hedge Funds come Fidelity Investments, o volti noti della finanza come Bill Gross, il “re delle obbligazioni”. Il giornalista Spencer Jakab del Wall Street Journal ha potuto evidenziare come gran parte dei dirigenti GameStop, legati ai grandi investitori di Wall Street, abbiano lasciato subito dopo il loro ruolo portando nelle proprie tasche una cifra intorno a 290 milioni di dollari, ben al di sopra del valore della stessa società all’inizio di tale operazione.

Scrive il Wall Street Journal che “John Broderick, un investitore attivista che gestisce Permit Capital, ha acquisito una grossa partecipazione in GameStop e ha fatto pressioni affinché il collega manager di fondi Kurt Wolf di Hestia Partners ricevesse un posto nel consiglio di amministrazione del rivenditore in difficoltà nel giugno 2020, secondo una persona che ha familiarità con la situazione . Quando il prezzo è aumentato, il signor Broderick ha raccolto una manna d’oro[…]”.

Il caso Robin Hood Markets 

Curioso il caso di Robin Hood Markets Inc., uno dei mercati sui quali veniva scambiato il titolo del rivenditore di videogames: una semplice app di trading aveva invogliato gli investitori per il costo praticamente gratuito delle transazioni e nel giro di pochi mesi si è trovato a dover addirittura sospendere il servizio perché non riusciva più a garantire il flusso di denaro che necessitava la piattaforma. In soli 3 mesi aveva raddoppiato le entrate e il fatturato di tutto il 2019, ultimo anno prima della pandemia e del crollo dei mercati.

Poco dopo il broker è divenuto pubblico e ha trasformato i fondatori della App multimilionari. Robin Hood questa volta non ha solo rubato ai ricchi, ma si è trasformato immediatamente in uno di loro.

Gamestop e NFT

GameStop ha deciso di fondare un proprio marketplace di NFT del settore dei videogames, stringendo un accordo con Immutable X, garantendo e riducendo il rischio di sperpero di risorse ecologiche basate sulla tecnologia Ethereum. Secondo il comunicato ufficiale “i termini prevedono che Immutable X fornisca fino a circa 150 milioni di dollari in token IMX a GameStop al raggiungimento di determinati traguardi”. Questa operazione garantirà pertanto una sorta di priorità nella visualizzazione dei Non Fungible Token che si basano su Immutable X.

Perché questa mossa

Il marchio del noto rivenditore ad un anno di distanza dalla “rivoluzione” viene nuovamente investito di una nuova immagine, questa volta innovativa ed eco friendly – che in questo momento non guasta mai. Per ora, l’unico elemento che si può analizzare è l’estrema volatilità e fragilità del mercato degli NFT, legato al mondo dei videogames, che di recente ha visto naufragare progetti interessanti come il marketplace della Ubisoft, che legava il suo lancio alle immagini di Ghost Recon, uno dei videogiochi più diffusi, o come quello di Worms, il videogioco dei piccoli vermicelli che si combattevano tra di loro, famoso all’inizio degli anni Novanta, che ha lanciato e abbandonato il progetto degli NFT e del MetaWorms in meno di 48 ore dal lancio ufficiale

Il mercato dei videogame sta cercando nuovi canali di finanziamento, ma questi tentativi appaiono molto spesso delle scommesse non troppo convinte, specie perché rivolte ad una platea di gamer ancora poco interessata all’opera digitale in se. Eppure il mercato degli NFT applicato ai videogames sembra una ricetta inventata per soddisfare i gusti di tutti i fruitori di videogiochi: immagini uniche, tracciabili, di alto valore, collezionabili. Ciò può significare che il mercato ludico ha la possibilità di concedere la proprietà di un oggetto digitale, che può essere utilizzata all’interno dei videogiochi stessi e la cui vita può oltrepassare il ciclo vitale del videogioco. Nessun Gamer che si rispetti mai si porrebbe la domanda “come si fa a spendere tutti questi soldi per un’edizione limitata di un videogame?”, allo stesso modo il mercato degli NFT videoludico potrebbe generare davvero piacevoli sorprese.

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