psicologia

Gli effetti dei social sulla salute mentale dei ragazzi: timori fondati e miti da sfatare

I social portano allo sviluppo di sentimenti di insicurezza e di inferiorità, oppure di rabbia e aggressività nei ragazzi? Fanno male al fisico e alla mente? Oppure non hanno tutto questo impatto sul benessere mentale dei nostri figli? Ha ragione chi li teme o chi li assolve? Proviamo a fare il punto

Pubblicato il 23 Dic 2022

Ivan Ferrero

Psicologo delle nuove tecnologie

ragazzi smartphone

I social media sono una parte integrante della nostra vita. Da quando sono arrivati, hanno cambiato il modo in cui le persone interagiscono tra loro, permettendo di condividere le nostre opinioni e i nostri pensieri con gli altri in modo rapido e semplice.

Inoltre, permettono di connettersi con le persone che condividono i nostri stessi interessi, anche se questi compagni di ventura sono molto distanti da noi.

Così ad una prima analisi dovrebbe essere un cambiamento positivo; tuttavia, i social media hanno suscitato sin dall’inizio preoccupazioni per la salute mentale dei loro utenti, prima di tutto dei nostri figli.

Salute mentale, i social fanno bene o male? Gli ultimi studi

Le preoccupazioni sono state sollevate a causa della natura intrinseca dei social media, che incoraggiano la comparazione e la competizione, due fattori che possono portare allo sviluppo di sentimenti di insicurezza e di inferiorità, oppure di rabbia e aggressività.

I social media sono anche spesso associati a una vita sedentaria, cosa che può avere un impatto negativo sulla salute fisica e mentale.

Inoltre, i social media sono stati utilizzati come strumenti per diffondere false informazioni e disinformazione, creare divisioni sociali e manipolare le elezioni.

Questo ha portato molti a chiedersi se i social media siano davvero un mezzo che migliora le vite dei nostri ragazzi.

E poi sono arrivate le ricerche che, sempre stando al pensiero comune, avrebbero dimostrato che più tempo i ragazzi trascorrevano sui social media, più probabilità avevano di sviluppare sentimenti di ansia e depressione.

Inoltre, sempre secondo questa visione, i ragazzi che usavano i social media in modo più attivo, cioè quelli che condividevano contenuti e interagivano con gli altri, avevano maggiori probabilità di sperimentare sentimenti di solitudine.

Questi risultati suggeriscono che i social media possono avere un impatto negativo sulla salute mentale degli adolescenti, soprattutto se usati in modo eccessivo o in modo non consapevole.

Sono quindi comprensibili gli allarmi dei genitori per il loro uso eccessivo, temendo che possa causare problemi mentali.

Tuttavia, negli ultimi anni le ricerche ci stanno mostrando che i social media non hanno tutto questo impatto sul benessere mentale dei ragazzi, e anzi possono effettivamente aiutare i ragazzi a superare molte loro criticità.

Siamo quindi di fronte a messaggi contrastanti portati proprio da quella Scienza che pretenderebbe di avere valore di Verità.

Chi ha ragione e chi ha torto? Forse nessuno, ma dobbiamo procedere con cautela perché il quadro è molto più complesso.

Vediamo alcuni di questi punti.

I social media, isolamento e solitudine negli adolescenti

Non c’è dubbio che i social media abbiano il potenziale per connettere persone da tutto il mondo. Tuttavia, c’è anche un aspetto negativo di questa costante connessione.

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Per gli adolescenti, che stanno ancora sviluppando il loro senso di sé, i social media possono causare sentimenti di isolamento e solitudine. Questo perché si confrontano costantemente con le immagini e le vite che vedono sui social media.

Potrebbero sentirsi come se non fossero all’altezza, il che può portare a bassa autostima e depressione.

La responsabilità qui non è tanto dei social media in sé, ma di ciò che avviene all’interno di questi e, ancora più importante, di come i ragazzi si approcciano ad essi e come interagiscono con questo mondo.

Senza fare victim blaming, sono state trovate corrispondenze tra personalità e rapporto con i social media e il dispositivo elettronico.

I ragazzi più insicuri, per esempio, sono più propensi ad usare i social media in modo compulsivo, come vedremo tra poco.

I social media possono indurre a sentimenti di inadeguatezza e bassa autostima

I social media ci portano in casa, e quindi nelle nostre vite, innumerevoli modelli estremi. Pertanto, i nostri figli sono costantemente portati a confrontarsi con dei “numeri uno” per ogni singolo aspetto della loro vita.

Dalle loro passioni allo studio, passando per le relazioni sociali e l’avvenenza fisica così come ci viene dettata dalla società, i ragazzi sono costantemente circondati da personaggi decisamente al di fuori della loro portata.

Viene così a mancare la presenza cuscinetto dei cosiddetti intermedi, ossia esempi molto più alla portata del nostro ragazzo, e che quindi possono anche fornire un esempio più mite e meno “concorrenziale”.

Per i nostri figli è tutto al di fuori della loro portata, il che può portare a due esiti altrettanto poco piacevoli: lo sconforto e il senso di inadeguatezza, oppure un desiderio di emulazione che può arrivare a spiacevoli conseguenze.

I social media possono creare dipendenza e portare a comportamenti compulsivi

Vediamo i ragazzi costantemente immersi nello schermo dei loro smartphone e ci immaginiamo una dipendenza da Internet. Del resto, l’utilizzo intensivo dei social media può farci immaginare comportamenti compulsivi, ed esistono ricerche che lo confermerebbero.

Tuttavia, è importante fare una distinzione tra dipendenza e comportamento compulsivo, perché spesso il confine è molto labile e sfumato.

Semplificando, la dipendenza è una condizione clinica caratterizzata da una forte dipendenza da una sostanza o da un’attività.

Il comportamento compulsivo, invece, è un comportamento ripetitivo e persistente che viene eseguito anche se non è più funzionale o desiderabile.

I comportamenti compulsivi possono essere legati all’uso di social media, ma non è detto che tutti coloro che usano i social media siano compulsivi.

Alcuni esempi di comportamenti compulsivi legati all’uso dei social media possono essere:

  • controllare costantemente il proprio telefono per vedere se ci sono nuovi messaggi oppure notifiche
  • trascorrere molto tempo sui social media
  • controllare costantemente il proprio profilo per vedere se ci sono stati dei cambiamenti
  • leggere e rileggere i messaggi ricevuti
  • inviare messaggi o postare aggiornamenti anche se non si ha nulla di nuovo da dire
  • confrontare il proprio profilo con quello degli altri
  • diventare irritabili o ansiosi se si è lontani dai social media per un periodo di tempo
  • mentire sull’utilizzo che si fa dei social media

Questi sono solo alcuni esempi, ma ce ne sono molti altri.

La paura di perdersi qualcosa

Eppure, come si può vedere, dietro tutti questi comportamenti possiamo trovare un comune filo conduttore, anche questo confermato ormai da numerose ricerche, ossia una forma di ansia che porta alla cosiddetta FoMO, ossia Fear of Missing Out ovvero “paura di perdersi qualcosa”.

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Si tratta di una tendenza psicologica che porta le persone a sentirsi ansiose e insoddisfatte se non sono costantemente al corrente di ciò che sta succedendo intorno a loro.

La FoMO è particolarmente diffusa tra i giovani adulti che utilizzano i social media, poiché questi ultimi offrono una costante e immediata visione delle attività e dei successi degli altri.

Ma allora chi è che origina chi?

Le moderne ricerche ci mostrano un rapporto di causa-effetto diverso dal pensiero comune: è lo stato emotivo interiore che determina la qualità e la modalità di utilizzo dei social media e dei cellulari più in generale.

È un rapporto che viene definito Digital Emotion Regulation, ossia il ricorrere agli strumenti digitali per gestire uno stato emotivo interiore, come ad esempio scaricare rabbia, disagio oppure noia, ma anche felicità.

I social media possono essere una distrazione dalle relazioni e dalle responsabilità della vita reale

I social media si sono ormai ampiamente mostrati come un ottimo strumento per rimanere in contatto con amici e familiari, oltre per conoscere persone nuove. Tuttavia, proprio per via del fattore virtuale queste nuove connessioni appaiono come evanescenti, senza la stessa solidità delle relazioni reali.

A questo contribuisce anche la velocità con la quale si entra in contatto oppure ci si perde di vista. Eppure, nonostante questi limiti, i social media sono un modo come un altro per conoscere persone nuove e, in fondo, non fanno altro che amplificare le nostre potenzialità di socializzazione.

Del resto, se ci pensiamo, dall’altra parte c’è un altro essere umano. Il che ci porta ad una riflessione: e se più semplicemente stesse cambiando il modo con il quale noi pensiamo alle relazioni umane?

Allora ecco che i ragazzi rimangono sui social media non per fuggire alle relazioni, ma proprio per fare esperienza di una maggiore socialità.

Da questo punto di vista potremmo affermare, come sostenuto da alcuni ricercatori, che i ragazzi non fuggono le relazioni, anzi sono iper-sociali.

I social media possono portare al cyberbullismo e ad altre forme di molestie online

Il cyberbullismo e le molestie online possono assumere molte forme. Possono includere la pubblicazione di commenti cattivi o offensivi su qualcuno online, la diffusione di voci o bugie su qualcuno o l’invio di messaggi minacciosi o offensivi.

Possono essere molto offensive e possono far sentire le persone isolate, spaventate o addirittura depresse e, in casi estremi, generare gli stessi malesseri di un disturbo da stress post-traumatico (PTSD) oppure spingere il ragazzo ad un gesto estremo. È importante ricordare che non sei solo se sei vittima di cyberbullismo o molestato online. Ci sono persone che possono aiutarti e sostenerti.

I social media possono portare alla dipendenza

Molti adulti esprimono preoccupazione per il fatto che i social media possano portare alla dipendenza. Questa dipendenza si manifesterebbe in diversi modi, come l’ossessiva necessità di controllare il proprio telefono o di interagire con gli altri sui social media.

Questa dipendenza può avrebbe un impatto negativo sulla vita sociale e familiare, sul lavoro e sullo studio, e potrebbe portare allo sviluppo di problemi di salute mentale, come ansia e depressione.

Tuttavia, è importante notare che la ricerca sul tema è ancora limitata e non ci sono ancora prove definitive che i social media causino dipendenza, anzi alcuni studi suggeriscono che la dipendenza è legata più al come utilizziamo i social media che non all’uso dei social media in sé.

In altre parole, è possibile che la dipendenza, quando è effettivamente presente, sia causata da altri fattori, come ad esempio la mancanza di socialità nella vita reale, oppure la già citata FoMO.

Inoltre dobbiamo tenere conto dei limiti della misurazione dello screen-time, in quanto i nostri dispositivi elettronici costituiscono ormai il nodo delle nostre vite, per cui tutto passa di lì: telefonate, e-mail, informazioni, lavoro, svago, ecc.

Rilevare la qualità dello screen-time è quindi una cosa molto complessa. I social media possono essere utilizzati in modo positivo, ad esempio come strumenti per l’apprendimento, per la crescita personale e per la creazione di comunità: possono aiutare i ragazzi a superare alcune delle loro difficoltà. Questi ultimi sono aspetti che possono aiutare i ragazzi a superare alcune delle loro criticità, come l’isolamento sociale, e a sviluppare maggiore fiducia in sé stessi.

Nonostante le preoccupazioni che circondano l’uso dei social media, quindi, c’è un lato positivo che non possiamo permetterci di ignorare.

Conclusioni

Ma allora qual è la strada giusta da percorrere? Dopo questa trattazione è ormai chiaro che, se vogliamo aiutare i nostri figli a vivere in modo positivo i social media, l’educazione digitale è l’unica vera strada da percorrere.

È importante che i genitori, e tutte le altre figure che si prendono cura dei ragazzi, siano consapevoli dell’impatto che i social media possono avere sulla salute mentale dei loro figli, e aiutarli a sviluppare abitudini sane quando si tratta di utilizzare i social media.

In particolare, dobbiamo aiutarli a:

  • utilizzare i social media in modo consapevole e responsabile, insegnando loro a fare un uso positivo e costruttivo di questi strumenti
  • comprendere i rischi e i pericoli che si possono incontrare online, insegnando loro quali sono i rischi e le trappole che possono incontrare in questo ambiente di vita
  • comprendere il valore della privacy e della sicurezza online, insegnando loro a gestire in modo responsabile le proprie informazioni personali
  • sviluppare un senso critico nei confronti dei contenuti che circolano online, insegnando loro a verificare le fonti e a confrontare le informazioni
  • comprendere il valore della comunicazione online, insegnando loro ad utilizzare i social media per costruire relazioni positive e supportive, oltre che ai concetti di empatia

Come potete vedere in questo piano di azione così complesso c’è spazio per tutti, perché nessuno ne è escluso.

Bibliografia e sitografia

Andrew K. Przybylski, Kou Murayama, Cody R. DeHaan, Valerie Gladwell,

Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out,

Computers in Human Behavior, Volume 29, Issue 4, 2013, Pages 1841-1848, ISSN 0747-5632, https://doi.org/10.1016/j.chb.2013.02.014

Coyne S. M., Stockdale L., Growing Up with Grand Theft Auto: “A 10-Year Study of Longitudinal Growth of Violent Video Game Play in Adolescents”, Cyberpsychology, behavior, and social networking, Volume 24, Number 1, 2021, DOI: 10.1089/cyber.2020.0049

Duman, H., Ozkara, B.Y., “The impact of social identity on online game addiction: the mediating role of the fear of missing out (FoMO) and the moderating role of the need to belong”, Curr Psychol 40, 4571–4580 (2021). https://doi.org/10.1007/s12144-019-00392-w

Giulia Fioravanti, Silvia Casale, Sara Bocci Benucci, Alfonso Prostamo, Andrea Falone, Valdo Ricca, Francesco Rotella, “Fear of missing out and social networking sites use and abuse: A meta-analysis”, Computers in Human Behavior, Volume 122, 2021, 106839, ISSN 0747-5632, https://doi.org/10.1016/j.chb.2021.106839

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Zawadzka AM, Borchet J, Iwanowska M and Lewandowska-Walter A (2022) Can Self-Esteem Help Teens Resist Unhealthy Influence of Materialistic Goals Promoted By Role Models? Front. Psychol. 12:687388. doi: 10.3389/fpsyg.2021.687388

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Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
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Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
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Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
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Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
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Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

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