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“Grandsharenting”, quando sono i nonni il “pericolo”: come evitare rischi e truffe

Ora che anche i nonni sono assidui frequentatori dei social network, è bene usare qualche accorgimento per evitare rischi e spiacevoli sorprese che potrebbero danneggiare i minori. Tutto ciò a cui prestare molta attenzione

23 Giu 2021
Gianluigi Bonanomi

Formatore sulla comunicazione digitale

Sharenting: la proposta dell'Authority infanzia e adolescenza sul tavolo del ministero di Giustizia

I social network sono un’aggiunta meravigliosa alla nostra vita quotidiana, anche se spesso la voglia di condividere tende a prevalere sulla sicurezza nostra e dei nostri cari. Quando si tratta di minori, poi, la tentazione è ancora più forte e, oltre ai genitori, che spesso abusano del tasto condividi, bisogna ora prestare attenzione anche ai nonni.

Vediamo quali sono i rischi del “grandsharenting“.

Sharenting: perché le foto delle mie due figlie non sono online | Gianluigi Bonanomi | TEDxLegnano

Ogni giorno siamo invasi da un numero crescente di contenuti prodotti da genitori, famigliari, amici e conoscenti smaniosi di immortalare e condividere ogni istante della loro vita e dei loro cari. Postare continuamente sui social network dettagli e foto personali è diventata un’abitudine, dimenticando che ogni volta che pubblichiamo qualcosa forniamo informazioni su di noi che possono essere utilizzate in modo dannoso da truffatori e criminali. Quando ci sono di mezzo i minori la situazione diventata pericolosa.

Infatti, il fenomeno dello sharenting è letteralmente esploso nell’ultimo decennio, con milioni di genitori impegnati a fornire in tempo reale aggiornamenti sulla vita dei propri figli, ancora prima della nascita con tanto di foto della prima ecografia!

La “variante” grandsharenting

Nato dalla fusione delle parole “share” (condividere) e “parenting” (fare i genitori), lo sharenting non è più un fenomeno isolato e limitato ai soli genitori è diventato qualcosa di più complesso che ha colpito un’altra categoria di adulti: gli anziani. La variante grandsharenting vede protagonisti i nonni nella veste di inconsapevoli “sharer” di preziose informazioni che fanno la gioia di criminali, sempre pronti a escogitare nuove truffe. Secondo la banca Barclays il fenomeno dei furti d’identità nel 2030 colpirà circa due terzi dei giovani di età superiore ai 18 anni, con un danno procurato che si aggirerà su una cifra attorno agli 800 milioni di euro all’anno.

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Prestiamo attenzione ai metadati

Qualsiasi foto scattata con uno smartphone o una macchina fotografica digitale contiene numerosi dati incorporati nel file stesso. I “metadati” (si chiamano così) forniscono molte informazioni come la posizione, la data e l’ora in cui è stata scattata la foto.

Questi tre semplici dati possono essere pericolosi se cadono nelle mani sbagliate, perché possono essere utilizzate da criminali per il classico furto di identità.

Per gli hacker, infatti, è un giochetto da ragazzi scoprire il nome di una persona, la data di nascita e l’indirizzo di casa. Quando pubblichiamo la foto della nostra casa addobbata per la festa di compleanno del nipotino o del Natale trascorso in montagna, dobbiamo ricordare che stiamo fornendo informazioni che possono essere sfruttate da malintenzionati.

I metadati, poi, non fanno gola solo ai criminali ma possono interessare anche alle forze di polizia e ai servizi segreti, senza dimenticare le aziende e i reparti marketing che sono disposti a pagare profumatamente per entrare in possesso di informazioni riguardanti i contenuti che produciamo quotidianamente con il nostro smartphone o PC.

Il pericolo vacanze

Per evitare spiacevoli sorprese, gli esperti di sicurezza online consigliano ai nonni colpiti dalla mania del grand-sharenting una serie di utili consigli per proteggere la loro privacy e quella della loro famiglia.

Per esempio, pubblicare foto sui social media mentre si è in vacanza ai Caraibi o a fare shopping nella Grande Mela è potenzialmente pericoloso: criminali e ladri non aspettano altro e hanno tutto il tempo per studiare come farvi una bella visita. Utilizzando Google Maps un ladro può riuscire a scoprire l’indirizzo esatto della vostra abitazione e vedere se c’è un allarme o un sistema di telecamere ad aspettarlo.

Un altro utile accorgimento è di non condividere foto che mostrino la parte frontale della propria casa o il cancello con il numero civico.

É importante poi prestare attenzione a quello che si scrive quando si commenta qualcosa sulla bacheca di un amico o di un famigliare: evitiamo di informare le altre persone su possibili vacanze di figli e nipoti o di una loro assenza prolungata da casa per i più svariati motivi.

Quando pubblichiamo la foto di un compleanno cerchiamo di essere un po’ vaghi sulla data e sull’età del festeggiato. A volte i compleanni cadono di lunedì mentre la festa viene organizzata nel weekend: lasciamoli nel dubbio. Così come non è necessario precisare ogni volta la data di nascita effettiva né scrivere il nome completo del proprio figlio. Scrivere per esempio “La festa del sesto compleanno di Filippo” fornisce abbastanza informazioni agli amici senza rivelare troppo.

Proteggiamo i più piccoli

Un altro accorgimento che possiamo usare è quello di modificare le password predefinite su tutti i dispositivi elettronici utilizzati dai nipoti in casa, compresi gli altoparlanti intelligenti come Alexa e i giocattoli interattivi che si connettono via Internet o Bluetooth. Gli hacker possono ottenere il controllo di questi dispositivi, osservare un bambino mentre dorme sfruttando una normale videocamera e ascoltare le loro conversazioni quando giocano.

Da evitare anche i post sui social media che mostrano gli interessi dei propri nipoti: possono dare ai pedofili una chiave d’accesso per entrare in contatto con i bambini. Per esempio, se al nostro nipotino piacciono i cani e la sua camera da letto è tappezzata da un poster gigante di un Labrador, è consigliabile non condividere quella particolare foto. Un predatore può contattare il bambino usando questa informazione come punto di contatto: “Ehi, ti piacciono i Labrador? Ne ho uno a casa…”

Come prevenire le truffe

Pubblicare sui social media informazioni personali (la data di nascita o il nome del proprio animale domestico) equivale a fornire a potenziali truffatori le informazioni che stanno cercando. Le persone anziane si dimostrano particolarmente vulnerabili alle truffe, specialmente a quelle che utilizzano espedienti come misteriose telefonate d’emergenza nei quali sono coinvolti i famigliari, quiz su Facebook o strane e-mail mandate da enti governativi per accertamenti non meglio precisati. Truffe preparate nei minimi dettagli grazie all’utilizzo dei social media e con soggetti pronti a tutto pur di fregare l’anziano di turno.

Per gestire al meglio i social network è consigliabile fare uno sforzo familiare collettivo. Non ha senso che un nonno stia attento a pubblicare certi contenuti se poi l’altro posta qualsiasi cosa online. È meglio trasformare i profili pubblici in privati e concordare su cosa pubblicare come famiglia: i social media sono un’aggiunta meravigliosa alla nostra vita ma vanno usati con molta attenzione.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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