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Guerra e comunicazione “militare”: come sta cambiando l’intelligence e perché

Con lo scoppio del conflitto russo-ucraino, l’intelligence militare ha ritrovato un ruolo centrale, in particolare in Usa e UK, che hanno condiviso informazioni segrete con l’Ucraina. Una strategia di comunicazione esplicita e pervasiva, che ha lo scopo di mostrare la compattezza dell’Occidente. O ci sono altre ragioni?

14 Giu 2022
Marco Santarelli

Chairman of the Research Committee IC2 Lab - Intelligence and Complexity Adjunct Professor Security by Design Expert in Network Analysis and Intelligence Chair Critical Infrastructures Conference

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Rivelazioni dell’intelligence sulle intenzioni della Russia sono state rese pubbliche da Stati Uniti e paesi alleati per portare Mosca alla negoziazione. L’intelligence, dal canto suo, ha avviato da tempo un processo di “militarizzazione”, sfruttando sempre di più strumenti militari e lasciando la gestione di unità paramilitari ai servizi segreti.

Intelligence: la bussola per orientarsi nella geopolitica del disordine

Intelligence militare

La militarizzazione delle intelligence sembra oramai un percorso diffuso, che l’America ha già da tempo intrapreso, partendo dall’amministrazione Bush fino a quella Obama e poi di Trump, basta ricordare il programma droni della Cia. Con lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, l’intelligence militare ha ritrovato un ruolo centrale, in particolare nel caso degli USA e del Regno Unito, che hanno condiviso informazioni segrete con l’Ucraina. Nel frattempo, anche i paesi europei hanno aderito a questa tendenza, lasciando ai servizi segreti la gestione di unità paramilitari.

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Possiamo parlare di un ritorno al passato o più di un atto intimidatorio nei confronti della Russia?

Le rivelazioni dell’intelligence Usa

Anche se ex servizi segreti ed esperti si sono espressi negativamente, le rivelazioni dell’intelligence sui movimenti delle forze militari russe hanno uno scopo preciso: mandare un segnale a Putin di unione dell’Occidente in un fronte unico per spingerlo a negoziare.

Spesso, dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina, gli esponenti dei vari paesi, Stati Uniti e alleati, hanno condannato la Russia per genocidio e crimini di guerra, da Joe Biden a Boris Johnson. Di recente dal Pentagono è arrivata la rivelazione secondo cui i servizi americani avrebbero aiutato l’Ucraina a scovare e uccidere dodici generali russi dallo scorso febbraio. Un’altra fonte americana ha specificato che il supporto è stato dato anche per attaccare l’incrociatore russo Moskva nel mar Nero. In Italia sono arrivate critiche al ministro della Difesa Lorenzo Guerini per aver parlato di “neutralizzare le posizioni russe”.

Possiamo affermare che si tratta di una strategia di comunicazione militare molto esplicita e pervasiva, che ha lo scopo di mostrare l’Occidente in accordo con gli Stati Uniti d’America.

Le reazioni

L’amministrazione Biden non ha smentito di aver diffuso informazioni utili a Kiev, ma sicuramente ha negato l’obiettivo di uccidere generali russi.

Nonostante l’attività di spionaggio sia di stampo segreto, nel caso della guerra in corso in Est Europa gli Stati Uniti hanno diffuso notizie della loro intelligence sulle mosse russe e la mira più importante è sempre stato Putin e un’azione verso di lui volta a screditarlo, di fronte alle sue svariate negazioni sull’invasione. Sia se parliamo delle rivelazioni sull’uccisione dei generali, sia se ci riferiamo all’attacco alla nave ammiraglia della flotta russa, si è trattato di due umiliazioni subite dalla Russia, in quanto mettono in risalto l’opera dell’intelligence americana nel conflitto.

“Secondo me è poco saggio dire queste cose. Sono rimasto sorpreso, dalle indiscrezioni sul ruolo dell’intelligence Usa nella morte dei generali ancora di più che per quello nell’affondamento dell’incrociatore. Il timore è che una conferma pubblica di un ruolo cruciale americano in sconfitte militari russe possa spingere Putin a una escalation che altrimenti non giudicherebbe necessaria”. Queste le parole di Paul Pillar, ex dirigente Cia, che sottolinea come la strategia di comunicazione persuasiva, mirata a far deporre le armi alla Russia, possa, invece, portarla a reagire a una specie di provocazione, sortendo, così, l’effetto contrario a quello voluto.

Diverso è il parere di John Sniper, altro agente per trent’anni nella Cia, che ha affermato che “Putin sa come viene giocata la partita dello spionaggio […] Anche lui usa l’intelligence per uccidere americani, se le parti si rovesciano, come ha fatto in Afghanistan e altrove”. Non crede, pertanto, che il fatto che gli USA condividano l’intelligence con l’Ucraina possa essere una svolta.

Le indiscrezioni diffuse, se da una parte potrebbero essere state il frutto di una soffiata non coordinata, dall’altra potrebbero anche avere avuto l’obiettivo preciso di lanciare un forte segnale alla Russia di una coesione occidentale e di una potenza dell’intelligence americana al fianco dell’Ucraina, come per persuadere Putin a porre fine al conflitto, facendogli credere di non avere speranze di poterlo vincere.

Le altre ragioni possibili

Al di là dell’intento intimidatorio per convincere la Russia al cessate il fuoco, altre potrebbero essere le ragioni che hanno portato alla diffusione delle indiscrezioni sopracitate, partendo dalla volontà del presidente americano Biden di riabilitarsi dal difficile periodo pandemico e dal ritiro dall’Afghanistan.

Per non parlare del primo ministro inglese Johnson, che durante il suo mandato tra lo scandalo dei partygate a Downing Street durante il lockdown e la sconfitta dei conservatori, tenta di riacquistare punti davanti all’opinione pubblica sostenendo l’Ucraina.

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