l'analisi

Guerra, il ruolo centrale di TikTok per informazione e fake news

La guerra in Ucraina segna il momento in cui TikTok assume un ruolo di primo piano nel formare l’opinione e il discorso pubblico, più di Facebook. Ma questo potere comporta anche inedite responsabilità, nel gestire il flusso di informazioni e disinformazioni

10 Mar 2022
Davide Agnello

Analyst, Hermes Bay

Valeria Rosati

Analyst, Hermes Bay

L’attuale guerra in Ucraina rappresenta il primo conflitto in cui i social network hanno un’importanza primaria nel documentare l’andamento delle ostilità. Già in passato essi sono stati utilizzati come strumento di informazione in momenti di crisi, come nei casi delle primavere arabe o della guerra civile siriana.

Negli anni successivi a tali eventi, le varie piattaforme sono diventate sempre più orientate alla multimedialità e gli smartphone sempre più performanti nel catturare e trasmettere eventi in tempo reale. L’effetto per colui che visualizza è quello di vivere un’esperienza più immediata e coinvolgente.

Pray for Ukrainian | Please stop War! | Video-Tiktok

Negli ultimi giorni un gran numero di civili ucraini ha preso le armi contro le truppe di Mosca e allo stesso tempo ha dispiegato i propri dispositivi mobili per documentare le azioni belliche nei minimi dettagli. Un ruolo di primo piano è rivestito dall’applicazione cinese TikTok; si può dire anche quindi che la guerra in Ucraina segna il momento in cui questo social assume un ruolo di primo piano nel formare l’opinione e il discorso pubblico, più di Facebook.

L’importanza di TikTok per la guerra in Ucraina

Il suo algoritmo è noto per servire contenuti di tendenza anche di utenti che non rientrano nella propria rete di amici, permettendo così ai video di diventare rapidamente virali. Numerosi influencer ucraini, che precedentemente pubblicavano video riguardanti estratti della loro vita quotidiana, si sono convertiti in inviati di guerra, riscuotendo migliaia di visualizzazioni tra il miliardo di utenti mensili dell’applicazione. Questo social network è diventato così influente in questo conflitto che il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha fatto appello ai “TikTokers” come a un gruppo che potrebbe aiutare a porre fine alla guerra. Un esempio è quello della blogger di viaggi Alina Volik, la quale ha smesso di postare i momenti salienti delle sue vacanze per i suoi più di 36.000 seguaci ed ha iniziato a caricare video della sua vita durante l’invasione. Anche gli influencer russi hanno utilizzato l’app per condividere la loro reazione agli avvenimenti. Niki Proshin, che ha oltre 763.000 follower, ha postato un video in cui afferma che “le persone normali” nel suo paese non sostengono la guerra.

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Le difficoltà di TikTok a gestire la disinformazione

Allo stesso tempo, questo gran numero di contenuti ha messo TikTok in una posizione impegnativa. Per la prima volta, questa piattaforma ha a che fare con la moderazione di un grande flusso di video – molti dei quali non verificati – su un singolo evento che ha catturato il pubblico di tutto il mondo. Questo, la sta portando a confrontarsi con una vasta scala di informazioni fuorvianti e distorte che ha a lungo interessato i social network come YouTube, Facebook e Instagram. Molti video popolari di TikTok sull’invasione, compresi quelli degli ucraini che fanno dirette dai loro bunker, secondo i ricercatori che studiano la piattaforma offrono resoconti reali dell’azione. Tuttavia, per altri video non è stato possibile verificare l’autenticità e comprovare la correttezza delle informazioni diffuse. Alcuni sembrano semplicemente sfruttare l’interesse dell’invasione per incrementare le visualizzazioni, hanno detto i ricercatori.

Per esempio, Pravda, un giornale ucraino, ha pubblicato un audio con 13 soldati ucraini sull’Isola dei Serpenti, un avamposto militare nel Mar Nero, di fronte a un’unità militare russa che chiedeva loro di arrendersi. La clip è stata poi utilizzata in molti video TikTok, alcuni dei quali includevano una nota che affermava che i 13 soldati erano morti. I funzionari ucraini hanno poi detto in un post su Facebook che gli uomini erano vivi ed erano stati fatti prigionieri ma, i video sull’applicazione cinese non sono stati corretti.

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TikTok ha già dovuto affrontare alcune controversie negli ultimi anni come la presunta promozione di mode dannose o la protezione della privacy dei suoi utenti. La guerra in Ucraina ha amplificato i problemi già presenti.

Il volume di contenuti di guerra sull’app supera di gran lunga quello che si trova su altri social network. I video con l’hashtag #Ukrainewar hanno accumulato quasi 500 milioni di visualizzazioni su TikTok, con alcuni dei video più popolari che guadagnano quasi un milione di like. Al contrario, lo stesso hashtag su Instagram ha avuto 125.000 post e i video più popolari sono stati visti decine di migliaia di volte.

Va sottolineato che le caratteristiche che TikTok ha progettato per aiutare le persone a condividere e registrare i propri contenuti hanno anche reso facile la diffusione di video non verificati sulla sua piattaforma.

TikTok e altre piattaforme social sono sotto pressione anche da parte dei legislatori statunitensi e dei funzionari ucraini per frenare le notizie diffuse dal Cremlino sulla guerra, in particolare dai media finanziati dallo Stato come Russia Today e Sputnik.

Infatti, secondo l’ultimo report di NewsGuard (startup statunitense che monitora e segnala le fake news) la Russia utilizzerebbe diverse strategie per diffondere notizie false attraverso media statali ufficiali e account anonimi che rilanciano queste informazioni sulle reti sociali, tra cui TikTok. Da quando è iniziato il conflitto, l’azienda ha più volte sottolineato il suo impegno per individuare e rimuovere contenuti ritenuti non veritieri attraverso la collaborazione con analisti indipendenti e offrendo agli utenti elementi di contesto per valutare i contenuti presenti sulla piattaforma.

In risposta alla sospetta disinformazione diffusa dai media russi, anche altre applicazioni hanno deciso di adottare provvedimenti. YouTube ha affermato che bloccherà Russia Today e Sputnik nell’Unione europea, mentre Twitter e Meta, hanno dichiarato che segnaleranno i contenuti di queste emittenti come sponsorizzati dallo Stato. Per quanto riguarda TikTok, i canali di Sputnik e Russia Today sono stati vietati nell’Unione europea, e il 4 marzo l’azienda ha ribadito che avrebbe iniziato a etichettare le due emittenti come sponsorizzate dallo Stato nei paesi in cui sono ancora disponibili.

Il 6 marzo, il giorno successivo all’emanazione da parte delle autorità russe della legge che punisce la diffusione di informazioni false sulla guerra in corso, TikTok, insieme a Netflix, ha deciso di sospendere la maggior parte dei suoi servizi nel paese. Tale scelta fa seguito alla decisione precedentemente messa in atto dal Cremlino che ha ordinato il blocco a livello nazionale di altre piattaforme digitali, portando ancora di più la rete internet russa verso una progressiva chiusura nei confronti delle informazioni provenienti dall’esterno.

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