la guerra dei social

Guerra, TikTok è diventata fonte d’informazione primaria: motivi e conseguenze

L’attacco russo all’Ucraina ha decretato Tiktok come fonte privilegiata per il racconto del conflitto. Approfondiamo il ruolo della piattaforma e i motivi per cui è diventata una delle principali fonti di informazione. Ma anche di disinformazione

07 Mar 2022
Davide Bennato

professore di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania

Diverse evidenze portano a concludere che quella di Ucraina è la prima guerra dove TikTok svolge un ruolo primario nella narrazione. Il tag #Ukrainewar ha accumulato quasi 500 milioni di visualizzazioni su TikTok, con alcuni dei video più popolari che hanno ottenuto quasi un milione di like. Invece l’hashtag #Ukrainewar su Instagram ha avuto 125.000 post e i video più popolari sono stati visti decine di migliaia di volte.

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La guerra dalla Tv ai social. Il ruolo di TikTok nel conflitto ucraino

Ogni guerra ha bisogno di essere raccontata e pertanto ogni guerra ha avuto il suo mezzo di comunicazione. Tradizionalmente è stata la stampa a raccontare i conflitti in un’epoca di media di massa, rapidamente sostituita dall’immediatezza della radio durante i due conflitti mondiali. Quando i mass media sono stati affiancati – e per alcune persone sostituiti – dai social media, l’attenzione è stata catturata da altre piattaforme caratterizzate da logiche completamente diverse.

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La guerra del Golfo del 1991 è stata unanimemente considerata la prima guerra andata in onda in televisione con le sue immagini di carri armati nel deserto, missili Scud che colpivano Israele tracciando traiettorie nei cieli notturni, spesso intercettati dai Patriot, ma è stata l’ultima guerra del mondo dei media di massa. Durante le rivoluzioni della primavera araba fra il 2010 e il 2011 è Twitter ad essere lo strumento che ha raccontato la voglia di democrazia dei paesi arabi, anche se nell’opinione pubblica il suo ruolo di narratore delle proteste è spesso stato erroneamente confuso con il suo ruolo di attivatore delle stesse.

La guerra in Ucraina invece ha ormai mostrato la prevalenza di una piattaforma come nell’attuale panorama social.

Qual è il ruolo di Tiktok nel racconto del conflitto ucraino e per quale il motivo è diventata la piattaforma privilegiata per la sua narrazione?

Dizionario mediologico della guerra in Ucraina

L’importanza di Tiktok nel panorama strategico globale, si è rivelato molto prima dell’inizio delle ostilità russe. Dalla fine di gennaio agli inizi di febbraio, diversi gruppi di giornalismo investigativo e analisti strategici indipendenti, usando i video di Tiktok come fonte avevano cominciato a notare il progressivo ammassarsi delle truppe russe sui confini dell’Ucraina. IL DFR Lab (Digital Forensic Research Lab), un progetto di lotta alla disinformazione basato su fonti aperte, aveva cominciato a scrivere degli articoli su come l’esercito russo stesse concentrando uomini ed equipaggiamento bellico sui confini dell’Ucraina fino a raggiungere la Crimea. Alexey Reznikov, Ministro della difesa ucraino, aveva allertato l’opinione pubblica internazionale di una possibile escalation militare russa contro l’Ucraina, affermazione confermata dalle immagini satellitari, ma soprattutto dai video che circolavano su Tiktok e che mostravano diversi carri armati russi che venivano trasportati attraverso le linee ferroviarie.

Così TikTok ha guadagnato credibilità come fonte accreditata

Il Conflict Intelligence Team (CIT), un gruppo di investigatori indipendenti situati tra Russia e Ucraina che redigono report usando strategie di intelligence open source (OSINT), grazie all’analisi di una serie di video postati da tiktoker ucraini e russi, aveva rilevato un massiccio movimento di truppe verso l’Ucraina, riuscendo anche a identificare le divisioni di fanteria russe coinvolte. Il CIT non è nuovo a questo tipo di analisi. Nati nel 2014 per monitorare la situazione del Donbass, la zona filorussa dell’Ucraina interessata da quello che gli analisti strategici chiamano un conflitto a bassa intensità, il CIT ha continuato ad analizzare la situazione in quella zona delicata e il loro materiale è stato considerato utile e attendibile, tanto da essere usato come fonte anche dai giornalisti del DFR Lab.

Diverse fonti giornalistiche statunitensi hanno via via cominciato a considerare attendibili queste informazioni, fino a far diventare Tiktok come fonte accreditata per raccogliere informazioni per anticipare le mosse del Cremlino. Konrad Muzyka, direttore del Rochan Consulting e specializzato in analisi strategiche delle forze armate russe, ucraine e bielorusse, ha dichiarato che Instagram e Tiktok sono diventate le principali piattaforme per condividere video militari. Tutto ciò ha fatto sì che nei documenti ufficiali dell’intelligence statunitense, sempre più spesso venivano citate come fonti account Tiktok. Ed Arnold, ricercatore in European Security al RUSI (Royal United Services Institute), ha osservato che pur provenendo da Twitter il 95% delle fonti utilizzate, sempre più spesso poche informazioni ma strategicamente rilevanti venivano diffuse su Tiktok, soprattutto brevi video. Tiktok è una manna per raccogliere informazioni e produrre report di intelligence. Quando attendibili.

La linea sottile tra formazione e disinformazione

Infatti, in questi giorni del conflitto in Ucraina Tiktok è diventata la principale fonte di informazione e di disinformazione che è stata presa d’assalto – fuor di metafora – sia dalla propaganda russa che da quella ucraina, anche se la prima è molto più massiccia della seconda. Chi ha un account sulla piattaforma sa bene che in questi giorni di guerra, stanno aumentando tre tipi di contenuti.

  • Il primo è una serie di hashtag legati all’Ucraina che prendono video, foto e screenshot dalle fonti più diverse (spesso YouTube), e li usano per rilanciare informazioni sulla guerra.
  • Il secondo è una serie di video in cui i creator producono contenuti ispirati all’Ucraina (la bandiera, la cucina, la lingua, eccetera).
  • E poi una serie di Live in cui si vedono dei palazzi – spesso ripresi in notturna – fra i quali si spande il suono di un allarme antiaereo con in sottofondo dei singhiozzi (femminili?)

Disinformazione su TikTok

Il problema vero è che è molto difficile controllare l’attendibilità di questi contenuti.

Spesso si nota che il video Live è in loop e i singhiozzi in sottofondo sono gli stessi identici dei Live di account molto diversi tra loro che hanno tutti la stessa caratteristica: sono nati da pochi giorni e hanno un numero esiguo di follower, presumibilmente quindi account fake. In pratica anche Tiktok è stato arruolato nella guerra di disinformazione che sta popolando i social assieme a casi studio come il presunto blocco di Onlyfans agli account russi e l’altrettanto falso sostegno di Pornhub alla causa Ucraina.

  • Un recente articolo del NewYorkTimes ha rilevato numerose fake su TikTok. Un video di bombardamenti che sono in realtà immagini di un videogame.
  • Pravda, un giornale ucraino, ha pubblicato una clip audio con 13 soldati ucraini sull’isola dei Serpenti, un avamposto del Mar Nero, di fronte a un’unità militare russa che chiedeva loro di arrendersi. La clip è stata poi utilizzata in molti video TikTok, alcuni dei quali includevano una nota che affermava che tutti i 13 soldati erano morti. I funzionari ucraini hanno poi detto in un post su Facebook che gli uomini erano vivi ed erano stati fatti prigionieri, ma i video di TikTok non sono stati corretti.
  • Nell’ultima settimana, l’audio di un’esplosione del 2020 a Beirut, in Libano, è stato caricato su diversi video TikTok che sostenevano di mostrare l’Ucraina attuale.
  • Poi c’è la classica disinformazione di gruppi o media legati al Cremlino, secondo cui il Governo ucraino è nazi-fascista e sta danneggiando il proprio popolo, oltre a compiere un genocidio sui russi. TikTok, come altri social, rimuovono continuamente questi contenuti.

La risposta di TikTok alla disinformazione

TikTok ha anche vietato Sputnik e Russia Today nell’Unione europea, e venerdì ha detto che avrebbe iniziato a etichettare le prese come sponsorizzate dallo stato nei paesi in cui sono ancora disponibili. L’app ha anche detto giovedì di aver dedicato più risorse al monitoraggio dei contenuti fuorvianti sulla guerra.

“Continuiamo a rispondere alla guerra in Ucraina con maggiori risorse di sicurezza per rilevare le minacce emergenti e rimuovere la disinformazione dannosa”, ha detto Hilary McQuaide, una portavoce di TikTok. Domenica, TikTok ha detto che avrebbe sospeso il livestreaming e i nuovi contenuti caricati dalla Russia.

“Alla luce della nuova legge russa sulle ‘fake news’, non abbiamo altra scelta che sospendere il live-streaming e i nuovi contenuti del nostro servizio video mentre esaminiamo le implicazioni di sicurezza di questa legge”, ha detto TikTok sul suo account Twitter ufficiale. La messaggistica in-app tra gli utenti rimarrà attiva, ha aggiunto la società.

In un giro di vite sulla parola nel paese, il governo di Vladimir Putin ha approvato una nuova legge che mira alla pubblicazione di “false informazioni” sull’esercito russo il 4 marzo. La legge criminalizza la pubblicazione di tutto ciò che il governo russo ritiene la disinformazione, portando una pena detentiva di 15 anni.

I tre motivi del successo dei contenuti TikTok sulla guerra

Ma perché Tiktok è diventata la piattaforma più ricca di contenuti sulla guerra in Ucraina? Semplice: perché Tiktok è una specie di palinsesto globale in tempo reale, e questo è accaduto fondamentalmente per tre motivi.

Il primo è il successo globale della piattaforma. Tiktok è diventato un social da un miliardo di utenti in soli quattro anni, quando Instagram ne ha impiegati otto. Sicuramente la sua impostazione mobile-first, la possibilità di fare life-sharing usando strategie di storytelling video e – su tutti – il sofisticato algoritmo di suggerimento di contenuti, molto più efficiente e granulare rispetto ad altri strumenti di profiling, hanno decretato il successo globale della piattaforma cinese.

Il secondo la sua natura di produzione di video in modalità virale. Tiktok nasce per produrre video: come brevi clip in presa diretta, o come contenuti editabili in maniera creativa grazie ad un complesso ecosistema fatto di filtri, musiche, strumenti di interazione con altri utenti. Tutto ciò associato alla potenza tecnica delle videocamere dei telefonini anche entry-level, hanno reso la piattaforma un social broadcaster di prodotti video che ha arruolato tutti i suoi utenti nella produzione di video, e questi si sono trasformati in produttori di video-diari, divulgatori verticalizzati, micro-coreografi, e giornalisti diffusi (un po’ come la prima generazione di blogger).

Il terzo motivo è squisitamente sociologico. La moneta di scambio della società contemporanea è la visibilità: se non appari non esisti (da cui la sindrome FOMO, fear of missing out ovvero la paura di restare tagliato fuori) e il modo migliore di apparire è parlare davanti un video (molto più semplice e immediato che scrivere), meglio se si ha qualcosa da dire che non dipenda da noi (risparmiando la fatica di produrre contenuti di senso), come raccontare il movimento dei carri armati durante una guerra capitata nei social per caso. Per questo il primo format di successo di Tiktok sono stati balletti: un modo rapido e a basso impegno di produrre contenuti di intrattenimento sfruttando le caratteristiche della piattaforma (la musica).

Conclusioni

La guerra è un retaggio antico, roba da XIX e XX secolo che sembra non aver nulla a che fare con il lucido mondo contemporaneo della globalizzazione e dei social media. La verità è che la guerra esisterà sempre finché ci sarà chi vorrà usare la forza come strumento di relazione con gli altri paesi.

Quello che è cambiato è il contesto: l’interrelazione economica internazionale e la connettività mediale globale hanno trasformato il mondo in un sistema di tessere di domino in cui è difficile non agire senza farne cadere alcune creando così un effetto a cascata. Se ne sta accorgendo Putin con le conseguenze devastanti del suo atto aggressivo sull’economia (il crollo del rublo e degli scambi commerciali), i rapporti internazionali (l’isolamento della Russia nello sport, negli eventi mediali, nella produzione culturale), l’atteggiamento dell’opinione pubblica globale (anche rappresentata dal dissenso degli stessi cittadini russi che non condividono la guerra).

Su tutto questo emerge Tiktok, un palcoscenico interattivo su cui esprimere la propria posizione sul mondo. Un vantaggio dal punto di vista della mobilitazione civile globale, ma al prezzo di vivere la vita all’interno dell’ennesima piattaforma digitale. Ha senso pagare un tale prezzo?

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