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Direttore responsabile Alessandro Longo

I RAC-CORTI

Il gioco delle tre carte

di Luca Attias e Michele Melchionda, Corte dei conti

18 Dic 2015

18 dicembre 2015

Ultimo dei quattro “Rac-corti”. Racconti dalla Corte dei conti. Racconti digitali sul digitale, seri e faceti, a cura di due noti autori – pardon burocrati, pardon esponenti di spicco – della Corte dei conti. Perché ci sono tanti modi per raccontare – e fare – innovazione. A volte, ci si può anche divertire

Al ministro della Guerra François Michel Le Tellier, Marchese di Louvois:

“Eccellenza Ministro della Guerra,

abbiamo opere di costruzione che trasciniamo da anni non mai terminate e che forse terminate non saranno mai.  Questo succede, Eccellenza, per la confusione causata dai frequenti ribassi che si apportano nelle opere Vostre, poiché va certo che tutte le rotture di contratti, così come i mancamenti di parola ed il ripetersi degli appalti, ad altro non servono che ad attirarVi, quali Impresari, tutti i miserabili che non sanno dove batter del capo ed i bricconi e gli ignoranti, facendo al tempo medesimo fuggire da Voi quanti hanno i mezzi e la capacità per condurre un’impresa. E dirò inoltre che tali ribassi ritardano e rincarano considerevolmente i lavori, i quali ognora più scadenti diverranno.

E dirò pure che le economie realizzate con tali ribassi e sconti cotanto accanitamente ricercati, saranno immaginarie, giacché similmente avviene per un impresario che perde quanto per un individuo che si annoia: s’attacca egli a tutto ciò che può, ed attaccarsi a tutto ciò che si può, in materia di costruzioni, significa non pagare i mercanti che fornirono i materiali, compensare malamente i propri operai, imbrogliare quanta più gente si può, avere la mano d’opera più scadente, come quella che a minor prezzo si dona, adoperare i materiali peggiori, trovare cavilli in ogni cosa e leggere la vita ora di questo ora di quello.

Ecco dunque quanto basta, Eccellenza, perché vediate l’errore di questo Vostro sistema; abbandonatelo quindi in nome di Dio; ristabilite la fiducia, pagate il giusto prezzo dei lavori, non rifiutate un onesto compenso a un imprenditore che compirà il suo dovere, sarà sempre questo l’affare migliore che Voi potrete fare.

Architetto Marchese di Vauban

Parigi, il 17 luglio del 1683”

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Nel nostro Paese, la spesa pubblica è fuori controllo. Vi proponiamo alcuni numeri, come nostra consuetudine, per stimolare la vostra percezione dell’emergenza, nonché per valutarne la vera portata. Secondo la relazione della Corte dei conti sugli andamenti della finanza territoriale, inerente l’anno 2014, sono oltre 135 i miliardi di euro spesi dalla Pubblica Amministrazione per finanziare l’acquisto di beni e servizi: dalla carta alla benzina, dalle bollette dell’energia elettrica a quelle della fornitura idrica. Per la precisione si tratta di una spesa pari a 135,3 miliardi di euro, solo nel 2014, con una crescita di ben 14,3 miliardi di euro rispetto ai 121 miliardi dei tre anni precedenti, ovvero una crescita percentuale pari all’11,7 per cento. Secondo la CGIA di Mestre la nostra spesa pubblica continua ad aumentare: lo scorso anno la macchina pubblica è costata agli italiani 692,4 miliardi di euro. I numeri sono esplicativi e, al contempo, agghiaccianti.  135 miliardi di euro in un anno per l’acquisizione di beni e servizi è, comunque la si guardi, una cifra da capogiro. Soprattutto se la rapportiamo al livello dei servizi che la PA offre al cittadino, sia in termini di utilità, che in termini di qualità. Da quanto detto, riassumendo, risulta che il 20% circa del costo totale della macchina pubblica è relativo all’acquisizione di beni e servizi.

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A questo punto poniamoci alcune domande. E’ sufficiente emanare norme sempre più complesse ed aumentare a dismisura i controlli, soprattutto quelli formali, per ottenere buoni risultati ed eliminare la corruzione? Le organizzazioni pubbliche sono in grado di reggere un onere delle dimensioni sopra indicate? Le stazioni appaltanti posseggono le competenze per gestire un budget di tale ampiezza? Esiste una strategia nazionale in grado di guidare i singoli interventi verso ambiti e progetti coerentemente governati? Può una soluzione tecnologica, da sola, sopperire a mancanze strutturali della macchina pubblica? Va da sé che, la gran parte delle risposte a queste domande, è negativa.

Come spesso accade nel nostro Paese, non ci limitiamo ad utilizzare la tecnologia, piuttosto la interpretiamo. Ad esempio, le aste elettroniche traboccano di regole burocratiche, pertanto, se un fornitore commette un errore in una dichiarazione, viene tagliato fuori, quandanche risulti in regola con tutti i requisiti. Con tali premesse, il dialogo competitivo risulta pressoché inattuabile, il MEPA è trasformato in una sorta di carrello della spesa dove vengono posti oggetti acquistati a “pezzetti” e le convenzioni Consip, troppo spesso, sono simili a scaffali pieni di prodotti obsoleti, se non addirittura scaduti.

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L’e-procurement, quindi, è una “cassetta degli attrezzi”, il cui scopo è aiutare coloro i quali si occupano di approvvigionamento. Come può essere facilmente comprensibile, nel settore pubblico, il ruolo di buyer è delicato perché richiede conoscenze tecniche specifiche, nonché competenze inerenti i mercati, eterogenei e dinamici. Le difficoltà insite nel ruolo professionale e la sostanziale mancanza di processi di acquisizione non debbono, però, essere dissimulati attraverso l’utilizzo degli strumenti a disposizione: se una fornitura è in fase di progetto, non può essere limitata sulla base della soglia degli acquisti, ne risulterebbe l’ennesima occasione d’innovazione sprecata. Acquistare poco e spesso significa acquistare male. Ciò è in totale antitesi con il risparmio che si intende ottenere, come mostrano i dati elencati in precedenza. In questo ambito si innestano le relazioni, non sempre chiare, tra fornitori e responsabili dei processi di procurement. Esse fanno sì che, nel momento dell’acquisizione, non sempre si guardi all’andamento del mercato, e a ciò che questo può offrire, piuttosto si ricorre a fornitori di fiducia, oppure a consuetudini ormai consolidate.

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Esemplificativo, da questo punto di vista, appare la situazione del procurement in ambito software e applicazioni in genere. In campo pubblico vi sono delle storture evidenti, vengono, ad esempio, indette gare del valore di diversi milioni di euro, a cui si rimane vincolati per anni, per realizzare sistemi applicativi che inseriscono software di tipo custom, in adesione a requisiti spesso vaghi ed esigenze imprecisate, che porteranno, nel tempo, ad ulteriori problematiche manutentive all’interno di un patrimonio applicativo già di per sé troppo vasto e complesso. Aggiungendo, in tal modo, singolarità a singolarità preesistenti. Ha sempre senso la produzione di software “sartoriale” all’interno della PA?

La strategia di acquisizione, in tali casi, assomiglia all’espandersi di un gas in ambiente chiuso, il quale tende ad occupare tutto il volume a disposizione, nel nostro caso tutto il budget, per realizzare manufatti artigianali ed inutili. Come possiamo gestire ciò che non conosciamo e che non riusciamo neanche a misurare?

Chi ritiene che le cattedrali nel deserto siano attinenti solo ad appalti urbanistici o edilizi, sarebbe di gran lunga fuori strada. Proviamo a pensare per un attimo a quanti sistemi applicativi inutili sono stati costruiti nel corso del tempo: ogni Ente ha la propria applicazione di gestione documentale, il proprio sistema di protocollo e il sistema di posta elettronica fatto su misura, sprecando, in tal modo, risorse altrimenti destinabili alle applicazioni del proprio core-business. Esistono particolarità fittizie che sono state costruite con una strategia di procurement, molte volte, impiantata ad arte. Errori macroscopici nella visione, nella strategia e nell’impostazione. Quante gare sono esaminate nel merito, quante volte si discute l’oggetto di tali gare, quante volte ci si chiede, in termini critici, se non fosse preferibile ricercare ulteriori soluzioni, in alternativa alla gara stessa?

Secondo voi, è giudizioso risparmiare 100.000 euro sull’acquisizione di un prodotto standard, per poi spendere cento volte tanto in gare applicative senza senso e fuori controllo?

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Esistono concetti oggettivamente corretti, quali il riuso, ovvero la possibilità per una Pubblica Amministrazione di riutilizzare gratuitamente software o programmi informatici, sviluppati a spese di un’altra amministrazione, adattandoli alle proprie esigenze. Pena, poi, sbirciare nel “catalogo nazionale programmi riutilizzabili”, pubblicato da AgID, e scoprire che vi sono pubblicate 274 applicazioni: la metà delle quali realizzate prima del 2006, altre che hanno addirittura 15 anni. Nel 2015, solo 11 applicazioni sono state inserite in elenco, vi forniamo il relativo link e lasciamo a voi eventuali, ulteriori considerazioni:

http://www.agid.gov.it/catalogo-nazionale-programmi-riusabili?order=field_catalogo_anno&sort=desc

Chiediamoci ancora, quante applicazioni simili, che, ad esempio, trattano di gestione documentale, o di protocollo, o di cartelle cliniche, sono poste nel catalogo dei programmi riutilizzabili? Non sarebbe forse il caso di sceglierne una per settore ed inserire quella come esempio di riuso per uniformare il parco applicativo? Perché pensiamo a riutilizzare un manufatto software, cioè un’applicazione, ed invece non pensiamo a riutilizzare le licenze di pacchetti o prodotti software standard, magari non utilizzati, come ad esempio i pacchetti di produttività individuale? Ancor meglio, se a tutto ciò sostituissimo un catalogo di SaaS, gestito da AgID?

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D’altro canto, c’è da rilevare che, se una PA avesse intenzione di effettuare acquisizioni di un certo rilievo, avrebbe a disposizione il solo strumento delle gare, i cui tempi burocratici sono, però, spesso non coerenti con il soddisfacimento delle esigenze, per non parlare poi dei costi. Con ciò non si vuole intendere che gli attuali strumenti di e-procurement siano errati. Gli strumenti sono solo strumenti e, in quanto tali, essi non possono essere definiti, né giusti, né sbagliati, piuttosto è sbagliato il modo di utilizzarli. Difatti, la mancanza di strategie complessive, l’assenza di obiettivi, la carenza di professionalità specifiche e, in alcuni casi, la scarsezza di senso etico, sono fattori che, da soli, o in maniera congiunta, rendono tali strumenti inefficaci.

La visione sul tema specifico dovrebbe essere quella di considerare l’e-procurement come un insieme di tecnologie, procedure, operazioni e modalità organizzative attraverso le quali effettuare la selezione e l’approvvigionamento di beni e servizi on line. Quindi, dobbiamo intervenire sulle direttrici indicate, attuando azioni omogenee. Bisogna prestare attenzione al fatto che le modalità di acquisizione, o gli strumenti di procurement, possano condizionare la fornitura effettiva in termini sostanziali, variando cioè i beni e/o i servizi scelti, o che sarebbe auspicabile acquisire. Troppo spesso, le acquisizioni finiscono per esser gestite alla stregua delle compere della brava massaia, ovvero con offerte speciali. Appena se ne presenta l’opportunità, si acquista un’ingente quantità di prodotto e lo si stipa in dispensa, cioè in magazzino, pensando di aver risparmiato un bel po’ di soldi, ma così non è, almeno non sempre.

Siamo sempre più convinti, invece, che le strutture che si occupano di acquisizioni debbano non solo occuparsi di acquisti (gare, aste on line, acquisti diretti su MEPA, convenzioni, ecc.), ma devono altresì supervisionare l’intero processo di approvvigionamento, occupandosi anche di supply chain, logistica, rapporti con i fornitori, gestione scorte e magazzini, gestione della domanda, esame delle esigenze dei destinatari finali. Bisogna che si entri nel merito delle acquisizioni, con spirito critico, verificando, ad esempio, che ci sia coerenza con le visioni in essere e con i progetti di evoluzione già avviati. Non si possono continuare ad acquistare, in maniera formalmente corretta, “minolli” e “rostocchi” senza sapere cosa essi siano e se ci torneranno utili, oppure no.

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Ciascuna fornitura di beni e/o servizi dovrebbe essere caratterizzata da una propria intrinseca catena del valore: esame delle esigenze, ricerca della soluzione, analisi del mercato, selezione, acquisizione e valorizzazione. Affinché possa essere apportatrice di risultati concreti, tale catena del valore deve avere continuità, non può essere interrotta, o degradata: strategia unitaria e condivisa, obiettivi comuni e prefissati. Lo sappiamo fin troppo bene, sovente, non è così. Gli interessi in gioco sono tanti e, nella maggior parte dei casi, risulta pressoché impossibile conciliare gli obiettivi della PA che richiede i servizi, con quelli della stazione appaltante e, infine, con quelli del fornitore.

Come abbiamo già asserito, il vero cambiamento si attua cominciando col gestire correttamente la domanda di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione, correlandola alle effettive necessità, attraverso un piano regolatore di approvvigionamento che prenda in considerazione anche l’ottimizzazione delle attuali risorse e ne valuti, nel modo più obiettivo, le eventuali integrazioni. Una programmazione e una visione d’insieme, ad oggi, inesistenti.

Quindi, volendo riassumere sinteticamente alcune proposte da sviluppare, indichiamo:

– Visione strategica chiara, unitaria e condivisa;

– Regolamenti attuativi specifici al fine di indirizzare le attività interne ai singoli Enti della PA;

– Adeguata comparazione tecnica, con particolare riferimento al contesto economico e strategico dell’Amministrazione che effettua l’acquisizione;

– Creazione di una specifica e consistente figura professionale (Buyer) e sua relativa formazione;

– Monitoraggio, valutazione e premialità dei dirigenti e delle strutture che adottino correttamente gli strumenti di e-procurement;

– Training del personale, specifico ed incisivo, in merito all’utilizzo pratico degli strumenti di e-procurement;

– Rescissione dei legami storici e fiduciari intercorrenti tra fornitore e PA;

– Superamento del divario attualmente esistente tra le strutture tecniche della PA e quelle del fornitore, al fine di evitare che quest’ultimo esprima pareri sulla base di evidenze soggettive, anziché oggettive;

– Superamento della ritrosia al cambiamento, sia da parte della Pubblica Amministrazione, sia da parte della sfera privata che le ruota attorno;

– Modifica culturale del nostro background, affinché si antepongano gli interessi della Collettività a quelli del singolo individuo.

Sul fronte delle proposizioni, le idee non mancano. Ad esempio, creiamo un servizio simile a “Tripadvisor” inerente i fornitori di beni e servizi, che aiuti il buyer ad indirizzare le proprie scelte sulla base della professionalità e dello spessore etico dimostrate dal fornitore stesso. Con lo stesso metro di giudizio, escludiamo i fornitori che non hanno portato a termine eventuali progetti, ovvero che non rispettano i tempi assegnati. Il ranking realizzato da INAIL ne costituisce un valente esempio.

Poniamo a fattor comune, attraverso meccanismi semplici ed efficaci, quali i social network, o i real-time collaboration, le esperienze dei vari buyer della PA. Ad esempio, pensiamo ad un automatismo, sullo stile di WhatsApp, per creare gruppi di lavoro, connessi secondo necessità, per lo scambio di idee e valutazioni.

Poniamoci come obiettivo quello di semplificare i sistemi e gli strumenti di e-procurement. Disporre di app certificate, da utilizzare quando necessario, sembrerebbe uno scenario avveniristico, ma non lo è. Ciò avviene di già, nella quotidianità della nostra vita, ma non sembriamo rendercene conto.

Utilizziamo il ranking dei fornitori come base di partenza per indire gare istantanee, gestite da specifiche app, usufruendo di meccanismi simili a quelli di instant messaging per le comunicazioni formali.

Tracciamo e diffondiamo, attraverso dirette video e on demand, l’evoluzione dei lavori delle commissioni aggiudicatrici degli appalti e delle forniture, in un clima di totale chiarezza, condivisione e trasparenza.

Creiamo un sistema in cui la PA possa provvedere all’acquisizione di beni e/o servizi dal mercato dei fornitori, ma anche da un’altra PA. In questo caso, gli Enti della PA più esperti ed attrezzati assumerebbero il ruolo di broker di prodotti e servizi per gli altri, magari quelli con organizzazioni più piccole, oppure che non posseggono le giuste competenze tecniche, o manageriali. Le conoscenze professionali e le capacità fin qui acquisite dalla PA sarebbero condivise e finalmente utili. Come ritorno immediato, si avrebbe il fatto che ciascun Ente possa concentrarsi sull’effettivo core business ed offrire al cittadino un servizio all’altezza delle sue aspettative. Davvero auspicabile!

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All’architetto Sébastien Le Prestre, Marchese di Vauban:

“Carissimo Architetto,

ho capito la lezione. Le prometto che d’ora in avanti scaccerò miserabili, bricconi ed ignoranti e farò tutto quanto nelle mie disponibilità perché tutte quelle imprese, che hanno mezzi e capacità, siano finalmente messe nelle condizioni di dimostrare il loro valore.

Semplificherò le procedure per le acquisizioni e chiederò ai miei responsabili di concentrare i loro sforzi sui progetti e sulla loro qualità, sul rispetto dei tempi di realizzazione e sulla valorizzazione delle eccellenze imprenditoriali.

Cercherò di favorire l’inclusione delle giovani forze, della loro fantasia e del loro entusiasmo. Chiederò ai miei Uffici di concentrarsi sui risparmi che possono derivare dalle buone ed utili realizzazioni, piuttosto che dedicarsi alla ricerca, spesso dannosa ed effimera, del finto risparmio.

Sono sicuro che, in tal maniera, anche le imprese torneranno a competere nel settore della progettazione, piuttosto che nelle aule dei tribunali e sono, altresì, convinto che i miei amici avvocati non me ne vorranno.

Gli imprenditori più bravi torneranno a considerare le loro capacità il vero valore che li aiuterà ad eccellere. Io sono persuaso che, in questo modo, porterò il mio Ministero a fare ottime cose.

Sono il Ministro della Guerra, ma, agendo così, ho l’illusione di lavorare per la Pace.

Ministro della Guerra Marchese di Louvois

Roma, il 18 dicembre del 2015

P.S.: Confesso che questa strategia mi è stata suggerita in sogno da tre strani orsacchiotti colorati.”

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  • Giulia De Bortoli

    Non so chi ha avuto l’idea di inserire i commenti degli autori nell’ultima slide ma è comunque una idea da standing ovation.

  • Fausto

    Già da una quarantina d’anni si è fatta più evidente la necessità di innovare la P.A. attraverso la sistematica rivisitazione di concetti, modelli organizzativi e sistemi che apparivano stabili e immutabili nel tempo ma che si sono rilevati inadeguati nel raffronto di una realtà in continuo mutamento. Tale processo ha investito sia la semplificazione del panorama normativo sia quello della documentazione e semplificazione amministrativa. Le analisi e le riflessioni che hanno accompagnato questo sforzo innovativo hanno fatto emergere con evidenza che alla base del corretto funzionamento di ogni sistema organizzativo aperto all’esterno c’è la capacità di ascoltare gli stimoli di una realtà in continuo mutamento per poi tradurli in una rivisitazione ed in un continuo aggiornamento dei propri modelli organizzativi. Ciò vale anche per la P.A. la cui azione deve rispondere a principi di efficienza e di efficacia e non può pertanto che essere flessibile ed aderente al contesto sociale ed economico in cui si trova ad operare. Il perseguimento dell’efficienza interna della P.A. comporta necessariamente un approccio integrato che deve prevedere da un lato un profondo cambiamento dei processi interni e dall’altro il ricorso ad innovazioni tecnologiche. Ma sono innanzitutto necessari investimenti a livello di risorse umane per creare professionalità adeguate al rinnovamento del sistema, magari grazie all’investimento in corsi di formazione.

  • sandro

    Articolo particolarmente lungo, ma decisamente sensato. Il fatto che sia stato scritto da veri professionisti del settore è evidente.

  • FHendrixF

    Va di gran moda l’e-procurement per la Pubblica Amministrazione italiana. Tutti ne parlano, in molti hanno avviato progetti interessanti, sia a livello centrale che in ambito regionale; ancora più numeroso è il numero di coloro che ne loda i benefici. Pochissimi sono invece i soggetti consapevoli della lunga strada da percorrere per ottenere modelli realmente efficaci ed efficienti, compreso il sottoscritto che osserva, nell’ambito della propria amministrazione, un notevolissimo calo di produzione dovuto alla presenza di “supervisori-controllori-tuttologi”, ovvero degli addetti che dovrebbero occuparsi di accettare le proposte dei fornitori, servirle al tavolo del cliente, controllandone la fattibilità e la qualità.
    Il “croupier improvvisato” è l’altra faccia della nostra storia.

  • vincenzo

    Mi domando come possano permettersi dei magistrati della Corte dei conti che non fanno niente dalla mattina alla sera e guadagnano stipendi favolosi di scrivere certe cose sull’etica, sull’onestà e sull’efficienza. Bisognerebbe prima di tutto farsi un esame di coscienza.

  • NX01

    Caro Vincenzo, una banale ricerca su Google ti avrebbe svelato che hai scritto una sciocchezza di dimensioni colossali. Melchionda e Attias sono dirigenti, non magistrati. Sul fatto che non fanno niente dalla mattina alla sera, beh, falla, quella ricerca.

  • Alex

    Sarei d’accordo con te se chi scrivesse appartenesse alla magistratura, ma non è così, informati prima di scrivere stupidaggini.

  • GP

    A chi è venuto in mente di inserire i commenti finali degli autori, dovrebbero dare un premio!

  • UnFornitore

    In materia di e-procurement, la scelta del partner deve essere effettuata con l’attenzione dovuta in quanto affidarsi ad esterni dovrebbe consentire di attenuare i problemi.
    I vantaggi per un’azienda sono sia di tipo puramente economico (la riduzione generale dei costi è certamente l’attrattiva principale per un’azienda), sia inerenti l’ottimizzazione e il miglioramento qualitativo dei processi aziendali, che non sono meno importanti, e strettamente legati a quelli economici.
    L’e-Procurement si avvale di numerosi soggetti esterni per l’approvvigionamento di beni, servizi e lavori. Il processo di selezione dei fornitori dovrebbe tener conto della loro capacità di garantire, oltre a requisiti di carattere economico, tecnico, produttivo e organizzativo, gestione della qualità.
    Essere fornitore qualificato significa poter cogliere opportunità di lavoro e usare modalità innovative, consideriamo i nostri clienti come una naturale estensione delle nostre attività globali e lavoriamo con loro per ottenere una collaborazione trasparente ed efficiente.
    Significa essere professionisti che danno valore aggiunto e che sono elementi fondamentali dei processi di innovazione.
    Tali aspetti, sebbene problematici, non devono di certo scoraggiare la volontà di innovare tecnologicamente i propri processi aziendali, ma è bene tenerne conto prima di affrontare un simile cambiamento che richiede, comunque, tempo ed un discreto dispendio di risorse.

  • Anonimo

    Il sistema di e-Procurement della Pubblica Amministrazione deve essere un ambiente digitalizzato realizzato dal Ministero dell’economia e delle finanze, per il tramite di Consip, in attuazione dei programmi per la razionalizzazione della spesa in seno alla Pubblica Amministrazione. Tale sistema deve consentire ai vari soggetti aggiudicatori e ai fornitori di utilizzare gli strumenti di acquisto, nel rispetto delle condizioni poste dalla vigente normativa. Ogni ulteriore considerazione è da considerarsi futilità.

  • Francesco D.A.

    Bravi tutti, Luca Attias, Michele Melchionda, Maurizio Piacitelli e Alessandro Ruggiero. Non mollate, continuate ad insistere, e chissà, pian piano, forse, qualcuno si renderà consapevole e responsabile delle proprie azioni…

  • Gummy bears

    Gummy bears originated in Germany, where they are popular under the name “Gummibär”, or in the endearing form “Gummibärchen”. Gum arabic was the original base ingredient used to produce the gummy bears, hence the name. Sr. Hans Riegel, confectioner from Bonn, started the Haribo company in 1920. In 1922, inspired by the trained bears seen at street festivities and markets in Europe through to the 19th century, he invented the Dancing Bear, a small, affordable, fruit-flavored gum candy treat for children and adults alike, which was much larger in form than its later successor, the Gold-Bear. Even during Weimar Germany’s hyperinflation period, that wreaked havoc on the country, Haribo’s fruit-gum Dancing Bear treats remained affordably priced for a mere 1 Pfennig, in pairs. The success of the Dancing Bear’s successor would later become Haribo’s world-famous Gold-Bears candy product in 1967.

  • Michele

    I commenti finali nell’ultima immagine sono una genialata!

  • Anna Maria G.

    NO! NO! NO! Non ci sto, non può essere l’ultimo racconto, vi prego, ditemi che è uno scherzo!

  • vincenzo

    Invece di scrivere gli articoli e di occuparvi d’informatica dovreste fare le indagini cari Signori della Corte dei conti. La corruzione dilaga e voi giocate con gli orsacchiotti e con i computer invece di mettere in galera i delinqunti.

  • Giorgione da Milano

    Le nuove tecnologie sono destinate a modificare radicalmente le modalità di gestione delle acquisizioni nella Pubblica Amministrazione. Secondo “eGovernment Action Plan” della Commissione Europea, le PA sarebbero in grado di risparmiare fino a 300 miliardi di euro l’anno se tutte le loro attività lavorative, dagli acquisti alle gare per gli appalti, venissero trasferite su web. Come puntualizzato dagli stessi autori, il procurement pubblico ha tuttavia una complessità che non si esaurisce con il ricorso alle tecnologie informatiche poiché richiede la capacità di organizzare l’intera catena del valore per la PA, nonché la conoscenza dei mercati di riferimento, l’utilizzo di strumenti contrattuali innovativi, al fine di stimolare concorrenza ed innovazione tra i fornitori. Tutto ciò richiede professionalità, competenze sempre aggiornate, capacità e qualità personali, tra le quali senso civile e morale, di non facile reperimento nell’ambito della sfera pubblica italiana. Prendiamone atto: la questione morale, per noi italiani, è focale e purtroppo irrisolta!

  • Irene

    Vedo che insisti Vincenzo, cerco allora di spiegartelo anche con un tono più alto:
    ATTIAS E MELCHIONDA NON SONO MAGISTRATI E SI OCCUPANO SOLO D’INFORMATICA IN CORTE DEI CONTI!!!!!!!!!!!!

  • AngeloC71

    Questo è stato davvero un bell’articolo mi è proprio piaciuto.
    B r a v i.

  • Gloria Fantuzzi

    In uno studio pubblicato sulla prestigiosa American Economic Review, tre economisti italiani quantificano gli sprechi che avvengono nell’acquisizione di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione italiana. Come spesso avviene anche in altri Paesi, lo stesso bene o servizio nello stesso periodo di tempo viene acquistato da più amministrazioni, ma a prezzi molto diversi. Argomentano questi studiosi, se soltanto portassimo gli acquirenti peggiori a comprare ad un prezzo inferiore e ragionevolmente disponibile sul mercato, il risparmio che se ne otterrebbe per il cittadino ammonterebbe al 21% della spesa attuale, ovvero l’1,6% del PIL. Tale cifra potrebbe essere utilizzata per aumentare spese sociali ritenute utili, o per diminuire la tassazione, ossia riducendo il vincolo allo sviluppo che ci pone la necessaria stabilizzazione del debito pubblico.

  • Geggio Re

    Quanta parte degli sprechi, che avvengono nelle acquisizioni della PA, è dovuta ad incompetenza e quanta a vera e propria corruzione? Secondo alcuni ricercatori italiani, che lavorano all’estero, Il risultato è quanto mai inatteso e riporta che all’83% è dovuto ad incompetenza. Un risultato che lascia ben sperare, perché, mentre la corruzione è qualcosa di lento e difficile da sradicare e richiede sforzi e riforme da cui aspettarsi ritorni solo nel lungo periodo, l’incompetenza può essere affrontata radicalmente con un progetto mirato alla professionalizzazione del “buyer”, in tempi ragionevolmente brevi e con la speranza di ottenere risultati più rapidamente.

  • Francesca74

    A t t i a s
    t i
    a m o

  • Romoletto

    Un articolo coi contro coglioni!!!!!

  • Enzo Innocenzi

    Affrontare il difficile dibattito inerente le competenze in ambito procurement pubblico ci deve far riflettere sul fatto che tale professionalizzazione si esalta e prende forma nel momento in cui gli viene dato terreno fertile per esplicarsi in tutte le sue potenzialità. Sottolineo, parimenti, che l’eccessiva pervasività delle leggi e delle norme può, per contro, agire come un freno alla valorizzazione delle competenze di questa nuova figura professionale, di cui la Pubblica Amministrazione italiana sente, da tempo ormai, l’esigenza.

  • Lee Taemin

    Please, don’t stop publishing, your texts are worth reading, besides, I love gummy bears!

  • Anonimo

    Un articolo di due cogloni!!!!!!

  • Nunzio Pace

    Nel procurement pubblico sarebbe necessario reperire delle competenze che, attualmente, nella nostra PA non esistono. Nelle aziende private, il ricorso a procedure formali e predeterminate aprioristicamente è ritenuto spesso farraginoso, se non addirittura dannoso, ai fini della selezione del miglior contraente. Specie per le gare più complesse, la gara al prezzo più basso ha spesso evidenziato il rischio di aggiudicare il contratto all’impresa meno adeguata, o perché quella che più di tutti ha sottostimato i costi d’opera, o perché vengono facilitati accordi illeciti e corrotti basati sul rilascio di un livello di servizio e qualità scadenti, inferiori a quelli dovuti contrattualmente. In primis, reperire le giuste competenze!

  • Katia Barone

    La normazione in eccesso inibisce l’individuo. Difatti, un’eccessiva regolamentazione dei processi di e-procurement, sulla base della sola normativa, rende sempre più conservativo l’approccio dell’eventuale responsabile della funzione acquisti, il quale tende a limitarsi allo stretto necessario e, quindi, a deresponsabilizzarsi totalmente.

  • Paolo F.

    Immagini armoniose, equilibrate e coinvolgenti. Un ottimo lavoro!

  • Luca – N

    Studi scientifici dimostrano in maniera più che significativa come l’assenza di delega e discrezionalità demotiva i dipendenti all’interno di organizzazioni semplici o complesse. Il “paradosso del controllo” fa sì che individui demotivati da esso siano meno produttivi ed utili per la stessa organizzazione.

  • Nico

    Ultimo dei quattro “Rac-corti”? Ahò, stiamo scherzando?

  • John Jr.

    A principal’s distrust in the voluntary performance of an agent has a negative impact on the agent’s motivation to perform well. For more info, please read (Armin Falk, Michael Kosfeld “The Hidden Cost of Control”):

    http://ftp.iza.org/dp1203.pdf

  • Piero

    ne parlano tutti ma pochissimi con competenza reale, questo articolo è una lezione di e-procurement

  • Vittorio

    Ma li avete letti i commenti presenti nell’ultima slide?
    Sono strepitosi!

  • Antonia

    Corruzione e competenza sono strade rivali che si prospettano (sempre!) di fronte a chi lavora all’interno della funzione acquisti di una qualsiasi pubblica amministrazione. Solo remunerando il raggiungimento di competenze ed annullando, dunque, l’eventuale divario tra i vantaggi percepiti individualmente dalla corruzione e quelli percepiti dalla competenza, si può sperare di determinare la scelta dell’individuo di orientarsi verso l’acquisizione di competenze professionali e non verso altro…

  • Alessandro Busi

    “La iper-regolamentazione dovuta al proliferare di regole, non di rado dettate dalla necessità di adeguamento al diritto comunitario, doppiate dalle Regioni e dai Regolamenti attuativi, fanno del nostro paese la patria non più del diritto ma delle leggi. Con l’approvazione del nuovo Regolamento degli appalti il corpus giuridico del settore (Codice e Regolamento) assumerà le mastodontiche dimensioni di 615 articoli e 58 allegati. Il settore invece è un mercato dinamico al quale occorrerebbe fornire soltanto linee di scorrimento di agile percorribilità e non una disciplina dettagliata ed ostacolante. Sta avendo notevole impatto la funzione di regolazione ‘interpretativa’ esercitata dall’Autorità: una sorta di soft law finalizzata a consentire il corretto funzionamento del mercato senza immobilizzarlo”

  • Anonimo

    Ritengo fondamentale la creazione di meccanismi che facilitino il monitoraggio e la valutazione della performance dei responsabili della funzione pubblica di procurement, da parte di una platea quanto più ampia possibile, che permettano l’identificazione di eventuali errori al fine di migliorare la sua stessa performance, o decretare il suo definitivo allontanarlo da una tale posizione lavorativa. Il cittadino non può pagare, costantemente e continuativamente, il costo derivante da errori reiterati, a volte, con responsabilità dolose.

  • Pecos Bill

    La competenza nel procurement della Pubblica Amministrazione è certamente essenziale per quanto riguarda la conoscenza delle norme, particolarmente in Italia, in cui risultano pervasive e troppo vincolanti.

  • Fabiana Rotunno

    Competenze, incentivi e responsabilità. Questi i tre capisaldi che possono mettere il Paese nelle condizioni di far spiccare alle sue istituzioni un salto di qualità importante nel servizio alla cittadinanza.

  • Pro.Mo.Da.

    Monitoraggio, valutazione e premialità dei dirigenti e delle strutture che adottino correttamente gli strumenti di e-procurement!

  • fabrizio di domenico

    Consip è una società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera al servizio esclusivo delle Pubbliche Amministrazioni. Specificatamente, l’ambito di intervento è volto, da una parte, a fornire servizi di consulenza e di assistenza progettuale, organizzativa e tecnologica per l’innovazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, della Corte dei conti e delle altre strutture della Pubblica Amministrazione; dall’altra, a gestire il Programma di Razionalizzazione degli acquisti nella Pubblica Amministrazione. L’azione di Consip si traduce, quindi, nel supporto al processo di eGovernment e di eProcurement del nostro amatissimo Paese. Diamo a Consip maggior fiducia e potere!

  • Alessandra

    è un articolo che non piacerà alle persone corrotte.

  • Cinzio

    In materia di e-procurement, la scelta del partner deve essere effettuata con l’attenzione dovuta in quanto affidarsi ad esterni dovrebbe consentire di attenuare i problemi.
    I vantaggi per un’azienda sono sia di tipo puramente economico (la riduzione generale dei costi è certamente l’attrattiva principale per un’azienda), sia inerenti l’ottimizzazione e il miglioramento qualitativo dei processi aziendali, che non sono meno importanti, e strettamente legati a quelli economici.
    L’e-Procurement si avvale di numerosi soggetti esterni per l’approvvigionamento di beni, servizi e lavori. Il processo di selezione dei fornitori dovrebbe tener conto della loro capacità di garantire, oltre a requisiti di carattere economico, tecnico, produttivo e organizzativo, gestione della qualità.
    Essere fornitore qualificato significa poter cogliere opportunità di lavoro e usare modalità innovative, consideriamo i nostri clienti come una naturale estensione delle nostre attività globali e lavoriamo con loro per ottenere una collaborazione trasparente ed efficiente.
    Significa essere professionisti che danno valore aggiunto e che sono elementi fondamentali dei processi di innovazione.
    Tali aspetti, sebbene problematici, non devono di certo scoraggiare la volontà di innovare tecnologicamente i propri processi aziendali, ma è bene tenerne conto prima di affrontare un simile cambiamento che richiede, comunque, tempo ed un discreto dispendio di risorse.

  • M. Giancarlo

    La qualità contenuta nei cinque articoli proposti dai nostri eroi è oggettivamente distante anni luce da quella che di solito si trova in queste riviste e anche in molte altre testate ad amplissima diffusione. Il mio consiglio è quello di scrivere un libro su questi argomenti.

  • Valeria del Tesoro

    Il Mondo senza più rac-corti non sarà più lo stesso 🙂
    Grazie ragazzi!

  • MarcoB

    Bastano i soli quattro commenti spiritosi in fondo all’articolo a giustificare il tutto. Tutti gli articoli sono stati straordinari, peccato solo che sia finita.

  • Anonimo

    Lavoro presso la Consip e confermo al 100% tutto ciò che hanno scritto gli autori.

  • Anonimo

    I CORROTTI ANDREBBERO UCCISI!

  • Angelica

    Questo articolo vale la pena d’esser letto, non fosse che per la bellezza delle immagini e per la trovata dei commenti sarcastici finali. Quella della Corte dei Conti è una banda di geniacci!

  • Gelly Belly

    L’idea di diffondere con dirette video i lavori delle diverse commissioni che aggiudicano gli appalti, mi sembra sensazionale, sebbene di difficile attuazione. Ritengo che siano davvero pochi coloro che sono preparati ad un clima di piena e totale chiarezza e trasparenza.

  • Anonimo

    IL MIO DIRIGENTE NON ACQUISTA, ARRAFFA! LUI RAPINA I FORNITORI CHE, PER CONTRO, RENDONO AI CITTADINI UN SERVIZIO DI MERDA! IL MIO DIRIGENTE ANDREBBE MESSO IN CELLA E CON LUI ANCHE ALCUNI MANAGER DI SOCIETA’ PRIVATE!

  • gluck

    Volevo ringraziare per l’impegno civile che traspare dalla lettura dell’articolo. Fa piacere che ci siano dipendenti pubblici che non perdono l’entusiasmo nonostante le difficoltà. Ogni tanto qualche passaggio risulta non chiaro per i non addetti ai lavori, ma sono dettagli.

  • Maurizio_G

    Come già più volte ribadito dall’Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici, il procurement della pubblica amministrazione si caratterizza per una vastissima eterogeneità di soggetti ed uffici coinvolti. Sebbene il panorama sia frammentato ed eterogeneo, ci sono importanti punti comuni e, soprattutto, alcune tendenze di sviluppo, differenziate, ma ben identificabili, tra gruppi al loro interno omogenei. Tra i punti in comune, emerge come la funzione acquisti si presti particolarmente bene all’apprendimento sul lavoro, “learning by doing”: le amministrazioni che effettuano più contratti sono, infatti, anche quelle che vengono considerate più efficienti…

  • Maria Antonia

    Le analisi più rigorose circa l’inefficienza del procurement in Italia rimarcano, come viene detto in Bandiera et al. (2009): “Gli enti universitari e le ASL pagano i prezzi più bassi. Paragonati ad essi, il comune medio paga il 13% in più. La differenza aumenta ancora con i governi regionali (21%), gli enti di previdenza (22%), mentre il ministero “medio” supera tutti con prezzi maggiori del 40%”.

    Per ulteriori ragguagli: http://www.ucl.ac.uk/~uctpimr/research/social%20connections.pdf

  • Anonimo

    Decisamente migliore la caccia al tesoro rispetto a tutti gli altri.

  • Angelo “Ciceruacchio” Brunetti

    Sarebbe necessario spingere verso un’auspicabile crescita delle dimensioni medie delle stazioni appaltanti, riducendone il numero e aumentando la loro dimensione, seppure nel rispetto delle esigenze delle PMI (piccole e medie imprese) che rischiano, altrimenti, di non riuscire più a competere, qualora tali fenomeni di aggregazione divenissero troppo spinti.

  • Mary

    Secondo me il problema del procurement della PA è parzialmente individuabile nella mancanza di attenzione alla rilevazione dei fabbisogni, che invece rappresenta un momento quanto più strategico. Dicono bene gli autori non possiamo continuare ad acquistare minolli e rostocchi. In generale, i fabbisogni di acquisto vengono per il 60% individuati attraverso le segnalazioni che arrivano di volta in volta dai diversi uffici, mentre solo in un terzo dei casi la procedura prevalente segue un sistema strutturato di rilevazione, che parta dalla definizione delle strategie e dei piani di governo dell’Ente.

  • Giacomo Coretti

    Nonostante gli Enti del sud d’Italia sembrino notevolmente in ritardo, se paragonati a quelli del nord, rispetto all’uso delle aste on-line e delle gare elettroniche, è comunque confortante notare che gli strumenti di e-Procurement appaiano cominciare a diffondersi come pratica abituale di acquisto. In ogni caso, l’e-Procurement è utilizzato in prevalenza quando si presenta come fenomeno altamente standardizzato e a bassa intensità di innovazione organizzativa, come è il caso delle convenzioni centralizzate e dei mercati elettronici, in cui il ruolo di sviluppo è svolto dalle stazioni centrali d’acquisto nazionali e regionali. Rimangono esclusi dalla prassi quotidiana le aste online, il dialogo competitivo, il sistema dinamico di acquisizioni, gli accordi quadro. Questi strumenti risultano scarsamente utilizzati, seppur introdotti e promossi dalle Direttive comunitarie e già ampiamente utilizzati in alcuni dei Paesi membri, ad esempio il Regno Unito.

  • Duccio

    Leggete l’articolo e poi guardate questo video e avrete il quadro completo https://www.youtube.com/watch?v=HIERyjne5K8

  • Simo Mariani

    Un applauso di 5 minuti a chi è venuto in mente di inserire i commenti nell’ultima slide, si tratta di una trovata veramente fantastica.

  • Riccardo V.

    Intelligenza e ironia insieme si vedono raramente oggi in Italia unite poi all’etica praticamente rappresentano un unicum.

  • Joe

    Finalmente qualcuno che dice la verità sul catalogo delle applicazioni riusabili.

  • F. Montino

    è tutti il lavoro di AGID che è totalmente incomprensibile e inutile!

  • Anonimo

    Voglio esprimere la mia personalissima opinione, in totale controtendenza rispetto al tripudio, quasi plebiscito, di entusiasmi e complimenti fin qui ricevuti dal signor Luca Attias e Michele Melchionda. Difatti, non capisco perché, se costoro hanno importanti concetti da esprimere, non li esplicitino in maniera chiara e semplice. In altri termini, perché ricorrere ad una forma comunicativa innovativa, perché inserire delle immagini contenenti degli insulsi pupazzetti, forse ritengono che il pubblico non riesca a comprendere i loro argomenti? Sinceramente non capisco e non intendo adeguarmi, mi spiace.

  • Gaetano

    Questo articolo ha tutto: riferimenti storici, descrizione della situazione attuale senza edulcolarla, proposte precise, ironia, ottima scrittura. Un pezzo veramente notevole.

  • Coral

    Coral è un sistema di e-procurement che mette in comunicazione acquirenti (buyers) e fornitori (suppliers), consentendo di realizzare transazioni di acquisto e processi di entrata merci attraverso un’unica piattaforma. Questo documento descrive le funzionalità, la struttura e parte della implementazione tecnica. Diversamente da altri sistemi di e-procurement Coral espone molte funzionalità più vicine ad un sistema di e-commerce come la gestione delle immagini e delle risorse associate ai prodotti, un engine completo per la creazione e la pubblicazione di campagne di Marketing, un sistema di gestione dei contenuti accessibile ai clienti finali per personalizzare l’aspetto e le funzionalità del sito per i singoli utenti. Gli attori del sistema sono i clienti i fornitori e gli amministratori del sistema. Di seguito le funzionalità principali esposte a ciascuno degli attori.

  • Gabriella F

    Caspita, un articolo come questo deve aver richiesto parecchie energie ai suoi autori,ma i risultati sono più che evidenti. Complimenti.

  • Giorgio

    Questi gummy bears mi ricordano il grillo parlante di Pinocchio, fenomenali davvero!

  • Sonia Ricciuti

    I commenti finali dei 4 moschettieri sono una trovata pazzesca. E il resto non è da meno.

  • AM

    La legge di stabilità 2016 contiene l’ennesima manovra di “razionalizzazione” dei processi di approvvigionamento di beni e servizi per le amministrazioni pubbliche, e insieme di spending review, introducendo rilevantissime modifiche ad una pluralità di disposizioni (a loro volta già modificate a più riprese dai recenti interventi di spending-review) sulle relative procedure di affidamento. Come al solito il nostro legislatore si guarda bene dal dettare un “testo unico” organico sulle modalità di acquisizione di beni e servizi, lasciando agli operatori il non agevole compito di ricostruire un mosaico sempre più complesso, dove le diverse tessere sono contenute in una miriade di risalenti leggi finanziarie o decreti legge anticongiunturali o di spending review. Le “Tabelle obblighi-facoltà” elaborate da Consip sulle procedure previste per le diverse tipologie di pp.aa. sono da tempo non aggiornate: un altro sintomo dell’avvertita difficoltà di inseguire novità che si succedono ad un ritmo sempre più frenetico e disordinato … una triste ordinarietà che ci accompagna da diversi anni a questa parte.

  • Anonimo

    Questa volta finalmente è l’ultimo!
    Sia lodato il Signore!

  • Bernardo

    Uno dei messaggi più importanti che ci danno i ragazzi della Corte dei conti è quello di smetterla di prenderci per i fondelli. Dire che l’AGID possa occuparsi dell’informatica del Paese è una fandonia, dire che Consip può risolvere i problemi di corruzione è una baggianata. Si tratta di due strutture fatiscenti (la prima più fatiscente della seconda) che vanno ristrutturate o chiuse definitivamente.

  • Ammiratrice Anonima

    Ma Michele Melchionda è sposato? perchè è un gran figo!

  • Car Lup

    Visione strategica chiara, unitaria e condivisa, questa caro Renzi è quella che manca all’Italia sul digitale.

  • Tommaso Martini

    Mi spiace ma Agenda Digitale non è una testata all’altezza di questi contributi.

  • Anonimato è bello

    Non ti lasciar ingannare: Michele Melchionda è uno spostato!

  • Alessandro

    Ad avercene di spostati come lui!
    Certo che tu non hai niente da fare se scrivi queste idiozie all’una di notte!

  • Campodonico
  • Lilly

    I 4 commenti finali da soli bastano per capire che siamo di fronte alle persone più creative e inetlligenti di tutta la PA.

  • Riccardo C.

    Ciò su cui bisogna lavorare è il fatto che la PA italiana riesca a cambiare radicalmente le sue logiche di approvvigionamento, riuscendo a fare come le aziende private che acquistano “esattamente quello che serve, al momento in cui serve, nelle quantità giuste, scegliendo il fornitore giusto e pagando il prezzo più giusto”.

  • Micky Afè

    Inutile ribadirlo, le immagini sono di una semplicità struggente e significativa. Nella simbiosi col testo, il messaggio è altamente incisivo.

  • Menicuccio da Siena

    Se sommiamo tutti i commenti collezionati da ciascun singolo racconto di Attias e Melchionda, raggiungiamo, all’incirca, lo stesso numero di commenti che tutti gli altri articoli scritti per Agenda Digitale raccolgono, cumulativamente, in un triennio!

  • Nadia

    Per rendere efficace un procurement davvero innovativo, ovvero avviare un processo che non sia solo la classica pantomima all’italiana, è necessario riorganizzare l’intera filiera dell’IT in ambito PA, già a partire dalla governance delle forniture in fase di esecuzione contrattuale.

  • Giggi

    La Pubblica Amministrazione si ritrova in un periodo di particolare congiunzione, esposta com’è ad una serie di sollecitazioni, ulteriormente amplificate dal contesto della crisi economica che stiamo attraversando. Da una parte i continui tagli ai vari budget in bilancio, dall’altra le aspettative e i bisogni crescenti dei cittadini e, non ultima, la necessità di adeguamento tecnologico delle strutture e delle organizzazioni. Un lavoro che richiede capacità e competenze professionali estremamente elevate, nonché una strategia chiara, unitaria e condivisa. Mi spiace, ma dubito fortemente che la PA sarà in grado di affrontare con esiti positivi un progetto tanto complesso e tanto dispendioso sotto il profilo delle risorse.

  • Bloody Mary

    Articolo chiaro, esaustivo e molto gradevole. Un buon esempio di civiltà e moralità. Peccato solo che la saga sia terminata, non sono davvero previsti sequel?

  • Caterina

    La tematica del procurement è purtroppo scottante, non poco direi. Le consuetudini del passato tornano penosamente a galla, influenzando continuamente le scelte, spesso “obbligate”, che oggi operiamo in tema di acquisizioni. Il malcostume ed il malaffare sono in agguato dietro l’angolo di ogni acquisizione ed il management incompetente, a volte neanche consapevole, completa un quadro già di per sé degradato e che non salvaguarda nessuno. Conficchiamocelo bene in testa, esiste un’unica evoluzione possibile: l’ETICA!

  • Cristy

    Se mettete i pupazzetti su MEPA, me li accatto subito!

  • Valentina

    Come ricordato da Attias e Melchionda, “Scaffale Inail” è un validissimo esempio di ranking già realizzato dalla PA. Nasce come punto unico di aggregazione dell’editoria, con l’obiettivo di avvicinare i cittadini alle tematiche della sicurezza sul lavoro e supportare i professionisti nelle loro attività. L’applicazione mi sembra particolarmente intuitiva dal punto di vista della GUI, ma anche dal punto di vista funzionale. Un buon esempio che andrebbe emulato da tutti gli altri Enti della PA.

  • anonimo.anonimo.anonimo@

    Alessandro, se sei un Direttore davvero responsabile, non ti lasciar scappare né Attias, né Melchionda (ma nemmeno i gummy bears!), che un tripudio di commenti così, quando cazzo li rivedi…

  • giovenca pazza

    L’onestà è la migliore politica!

  • Anonimo

    I signori Attias e Melchionda farebbero bene, invece di fare il “gioco dei tre gummy bears”, di pensare a tutti coloro che hanno fatto la storia del nostro paese; gli usi e le consuetudini (di cui tanto sparlano!) sono le stesse che gli hanno consentito di entrare in pubblica amministrazione… ed ora, mordono la mano che li nutre?!?!

  • Fernanda Perri

    Uno studio sulla propensione allo sforzo dei dipendenti pubblici fa luce su quanto sia importante un comportamento virtuoso ed onesto per aumentare la produttività delle pubbliche amministrazioni. Secondo uno studio americano del 2010 (Fernandez, Cho, Perry), infatti, i dirigenti pubblici possono migliorare le performance dei propri collaboratori adottando, tipicamente, cinque tipi di comportamento: insistendo sulla necessità di raggiungere gli obiettivi stabiliti, prestando attenzione allo sviluppo delle competenze e delle relazioni con i propri collaboratori, incentivando la creatività e la generazione di nuove idee, valorizzando le diversità, promuovendo la parità di genere e avendo a cuore i tratti particolari del singolo individuo, richiamando, infine, l’esigenza di onestà e correttezza nello svolgere il proprio lavoro.

  • Rocco_N.

    In occasione delle prossime festività, mi piacerebbe giocare a carte con amici e parenti utilizzando il mazzo cogli orsacchiotti colorati. caspita, idea geniale, mettetelo subito in vendita!

  • Mimmo Garrese

    I tre grandi concorrenti “nemici/amici” statunitensi:

    1. Commodore 64
    2. Atari 800
    3. Apple II

    Comunque vadano le cose, i “Gummy Bears” non possono e non devono morire, perché rappresentano ormai la voce dell’etica e della moralità. Per molti di noi, una speranza futura!

  • Anonimo

    Ecco
    la musica è finita
    gli amici se ne vanno
    che inutile serata amore mio
    ho aspettato tanto per vederti
    ma non è servito a niente.
    Niente
    nemmeno una parola
    l’accenno di un saluto
    ti dico arrivederci amore mio
    nascondendo la malinconia
    sotto l’ombra di un sorriso.
    Cosa non darei
    per stringerti a me
    cosa non farei
    perché questo amore
    diventi per me
    più forte che mai.
    Ecco
    la musica è finita
    gli amici se ne vanno
    e tu mi lasci sola più di prima
    un minuto è lungo da morire
    se non è vissuto insieme a te
    non buttiamo via così
    la speranza di una vita d’amore
    un minuto è lungo da morire
    se non è vissuto insieme a te
    non buttiamo via così
    la speranza di una vita d’amore

  • † Satyricon †

    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

    In Cina, la corruzione e l’abuso di potere sono reati puniti con la pena di morte

    ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

  • Quo vadis

    Avere il senso dello Stato significa avere il senso di valori, di interessi, di idee che non sono quelli di una parte esclusiva: classe, regione, confessione, sesso, colore e fazione, bensì quelli dell’insieme della collettività civile. Significa, inoltre, mantenersi immuni dai possibili germi distruttivi e sovversivi della democrazia, dei socialismi, dell’anarchismo, della tirannia e di altre eventuali ideologie. Com’è possibile, e su quali basi, poter ripensare e rigenerare un senso dello Stato, e delle relative Istituzioni, che, nel contesto di una società che tutti percepiamo profondamente frammentata e destrutturata, di una politica incapace di reinventarsi e rinnovarsi, ci renda tutti cittadini più responsabili di fronte alle complesse e, a volte, inedite sfide che si prospettano per il futuro del nostro Paese?

  • Topo Giovanni

    procurate di farla finita di fregarvi i soldi dei contribuenti
    procurate di mettere finalmente in galera i delinquenti e i corrotti
    procurate di scegliere delle persone adeguate (come quelle che hanno scritto questo articolo) a governare il Paese e non i soliti incapaci
    procurate …………

  • Fulvia

    Progetto portato a termine nei tempi convenuti e con risultati brillanti! Davvero bravi!

  • Michele Ratti

    Innanzitutto, con una spesa pubblica che ammonta al 20% del PIL nazionale, è evidente, che il procurement pubblico ha bisogno di un coordinamento forte ed incisivo. Forse, avrebbe bisogno di un vero e proprio Ministero per il public procurement, ove, tra i suoi compiti, dovrebbero esserci innanzitutto la definizione degli obiettivi a livello nazionale. Tale Ministero dovrebbe anche poter controllare i dati in tempo reale degli acquisti effettuati, in modo da intervenire e monitorare l’efficienza a brevissimo termine. E naturalmente, dovrebbe effettuare proposte di riforma per una strategia a lungo termine.

  • O. Baldoni

    Fulvia ha evidenziato un aspetto importante. Attias e Melchionda hanno promesso un prodotto e lo hanno realizzato, quanti altri in Italia hanno questo comportamento?

  • Carlo D

    Focus sulle competenze professionali degli addetti al procurement pubblico. Gli ingenti e vergognosi sprechi, che oggi si evidenziano, derivano dalla corruzione e dall’incompetenza, e quest’ultima pare essere responsabile per una fetta pari all’83% dello spreco totale. Secondo uno studio di Bandiera, Pratt e Valletti, questi sprechi rappresenterebbero il 2% del PIL. In questo ambito, è molto importante il ruolo della Commissione Europea, che deve saper creare standard professionali e di conoscenza, in modo da spingere in modo deciso verso la competenza.

  • Giada Vaccaro

    In ambito procurement, è necessario un piano d’azione nazionale, unitario e condiviso, per incrementare la performance. Un piano che premi la competenza dei professionisti, che renda il ruolo del “buyer” pubblico simile a quello di un “diplomatico”, in cui siano definiti obiettivi chiari e con un orizzonte temporale a medio termine.

  • Giangy

    Fondamentale intraprendere un’azione contro i cartelli. Corruzione e cartelli si sostengono a vicenda. È essenziale fornire risorse e poteri alle authority anti-trust.

  • Federico Iannelli

    Investire in tecnologia è da considerarsi essenziale per la riduzione degli sprechi. La vera sfida è la raccolta dei dati in un formato leggibile anche per una macchina, permettendo una gestione della spesa, sia a livello di policy, sia a livello di procurer.

  • Lello

    segnalo a tutti che se si clicca sulle immagini queste diventano molto più grandi e conseguentemente più fruibili

  • Lello

    Ad integrazione di quanto detto prima rilevo che in particolare l’ultima immagine, molto divertente, risulta non leggibile se non ci si clicca sopra.

  • Miriam

    Credo che siano soprattutto i vertici di Consip a dover ringraziare Attias e Melchionda per questo splendido articolo, ammesso che lo capiscano.

  • F. B.
  • Alessio A

    Così come successo con gli altri articoli della stessa saga, “Il gioco delle tre carte” necessita di una profonda rilettura, dopo la prima, al fine di cogliere le mille, interessanti sfaccettature di cui si compone. Le immagini ne sono un esempio lampante, ma anche la circolarità creata dalla missiva tra l’architetto ed il ministro della guerra, nonché le proposizioni degli autori per un procurement pubblico innovativo ed efficiente. In sintesi, un articolo davvero ben fatto, come pochi se ne leggono in giro. Un piccolo capolavoro.

  • Silvio – V.

    L’armonioso equilibrio tra testo ed immagini dà al tutto un valore intrinseco molto elevato, rendendo la lettura proficua in termini assoluti, indipendentemente dagli argomenti tecnici toccati, che sono, comunque, abbondantemente trattati ed in modo molto puntuale e professionale.

  • Simona

    Depositate il brevetto dei commenti finali!

  • Giulio

    Sono d’accordo con ciò che scrive Miriam. Consip deve diventare strumento di lotta alla corruzione ma deve anche essere messa nelle condizioni di poterlo essere.

  • Rosati P.

    Qualcuno di voi mi dica in quale altra rivista ha trovato prodotti simili per qualite e contenuti ai rac-corti della premiata ditta Attias-Melchionda.

  • Il coraggio della verità

    Il coraggio della verità

  • Mauro

    Il numero crescente di commenti volgari e di insulti mi da la netta percezione che Luca Attias e Michele Melchionda stiano facendo proprio un bel lavoro e che piano piano, questo lavoro stia culturalmente penetrando dentro le Amministrazioni. E’ inevitabile che di ciò qualcuno si preoccupi.

  • Tony

    … e, se la saga di Attias e Melchioda fosse davvero terminata, addio Agenda Digitale, chiudete pure i battenti, che altro volete raccontare…?!?

  • Natale Maffei

    Inutile far tante chiacchiere inutili, finché non ci sarà una visione strategica, che sia chiara, unitaria e condivisa, non andremo mai da nessuna parte… Buon Natale a tutti i lettori di Agenda Digitale!

  • Luca

    Il mercato italiano evidenzia, ormai da tempo, una domanda consistente di professionalità adeguate nell’area del procurement, con competenze specifiche, sia nelle moderne strutture organizzative, che nei sistemi tecnologici di supporto.

  • Dori

    Una lettura lunga ma mai noiosa e comunque innovativa, con la perla finale dei commenti.

  • Giovanna Greco

    La corruzione è uno dei fattori che condiziona maggiormente lo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Questa pesa fortemente sulla crescita e sulla competitività del sistema paese ed incide negativamente nell’attrarre nuovi investimenti, in particolare quelli derivanti da capitali esteri.

  • Gennaro

    Persone così non dovrebbero essere confinate ad operare in una singola Amministrazione, per quanto importante, ma dovrebbero fare un lavoro trasversale utile a tutti.

  • Paolo Mi

    Analisi lucida che non troverete da nessun altra parte.

  • Marika Rossi

    La trasparenza piena e totale delle amministrazioni è il primo obiettivo da perseguire, attraverso l’apertura dei dati pubblici e l’accessibilità alle informazioni, che devono permettere un reale e diffuso controllo delle azioni della pubblica amministrazione da parte della società civile. Solo così possiamo sperare di debellare l’annoso fenomeno.

  • Genny Paradisi

    La diffusione della cultura della legalità e dell’integrità, nonché la capacità di adottare iniziative attive di prevenzione del rischio, sono passaggi indispensabili ed obbligati, non solo per migliorare l’immagine del nostro Paese a livello internazionale, ma anche per ridare fiducia ai cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche, migliorando parimenti la qualità della democrazia.

  • Adele P

    I commenti finali dei 4 autori sono una chicca da non sottovalutare!

  • bric-à-brac

    Oltre all’aspetto normativo, la corruzione è innanzitutto un fenomeno sociale. Senza una consapevole e responsabile azione riformatrice, la promulgazione di ulteriori nuove leggi non porta a granché. L’effettività dello sforzo
    dipende dalle singole istituzioni, dalla loro interazione e dalla capacità di coinvolgere tutti i soggetti che partecipano alla vita sociale e politica.

  • Giada

    Le procedure di procurement pubblico “innovativo” sono già disponibili grazie all’attuale normativa, ma sono scarsamente utilizzate dalla Pubblica Amministrazione italiana. Dal 2012, in Italia, sono state eseguite, infatti, solo 84 procedure di dialogo competitivo su un totale europeo di 6765. Oltre il 65% di tali procedure è stata effettuata in due soli paesi: Francia (2506) e Regno Unito (1893). Il restante 35% è frazionato tra il resto dei paesi europei: Polonia (333), Germania (262), Finlandia (258) e Paesi Bassi (244). Questi numeri parlano da sé.

  • Marco

    Le direttive europee si muovono verso una maggiore discrezionalità delle stazioni appaltanti e verso una maggiore responsabilità nella scelta, da parte dei dirigenti, limitando gli automatismi che derivano dalle logiche del massimo ribasso. In Italia, tanto per cambiare, siamo in totale controtendenza…

  • Giorgio

    Buon Natale a tutti!

  • TB

    Condivido pienamente le riflessioni di Attias e Melchionda: dobbiamo tutti crescere come individui e cominciare seriamente a pensare che abbiamo potenzialità infinite e inesplorate. Invece di lamentarci e far polemiche, rimbocchiamoci piuttosto le maniche e rendiamoci responsabili di tutto ciò che accade intorno a noi, perché ciò che accade all’esterno si origina, prima che altrove, nelle nostre coscienze, sempre. Bravissimi davvero.

  • Patrizio

    è stato un crescendo, uno più bello dell’altro, peccato che sia finita

  • Shamira DG

    I gummy bears sono poca cosa, ne sono consapevole. Le immagini sono solo un piccolo artificio per attrarre l’attenzione del lettore. La circolarità della lettera, con la quale l’articolo inizia e si conclude, è un dettaglio di poco conto. Il testo è scritto discretamente ed è chiaro negli intenti, ma è esattamente ciò che ci si attenderebbe da uno scritto. Bene, tutto ciò è maledettamente vero, ma, se mettiamo insieme tutti questi elementi, ciò che ne scaturisce è un qualcosa di inusuale, gradevole, intelligente. Un prodotto culturalmente avanzato e ben al di sopra del livello medio di quanto il web propone! Come non notarlo?

  • Lori

    I rcac-corti sono stati la cosa più eccezionale del 2015 dal punto di vista editoriale. Speriamo che gli autori acquistino uno spazio su riviste a più ampia diffusione.

  • Nuccio

    Semplicemente bravissimi, nulla da aggiungere, se non che è un peccato vero che la serie dei rac-corti sia ormai terminata! A proposito, auguri di sereno Natale a tutti voi.

  • Emiliano Stravecchi

    auguro a tutti un Natale etico e di solidarietà

  • lilli

    Cosa ci proporranno Attias e Melchionda nel 2016? Oramai non possiamo farne a meno.

  • Susanna

    Ci mancherete teneri gummy bears 🙁

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