Intelligenza artificiale, Stati Ue in ordine sparso: una guida ai diversi approcci | Agenda Digitale

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Intelligenza artificiale, Stati Ue in ordine sparso: una guida ai diversi approcci

A pochi mesi dalla proposta legislativa della Commissione Europea sull’intelligenza artificiale, prevista per l’inizio del 2021, gli Stati Ue sono divisi tra chi, Danimarca in testa, chiede un approccio blando e chi propende per una linea più dura, come la Germania. Facciamo il punto

09 Nov 2020
Luigi Mischitelli

Privacy & Data Protection Specialist at IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza


Lo scorso ottobre, ben quattordici Stati membri dell’Unione europea hanno esposto la loro posizione sulla futura regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, sollecitando la Commissione europea a adottare un approccio più “blando” a tale tecnologia. In un documento propugnato dalla Danimarca e sottoscritto dai ministri di altri paesi dell’Unione Europea – come Francia, Finlandia ed Estonia – i firmatari chiedono alla Commissione Europea di incentivare lo sviluppo di tecnologie di Intelligenza Artificiale di prossima generazione, al contempo evitando di erigere barriere verso di essa.

Nel documento “danese” si intravede la necessità di ricorrere a soluzioni più “leggere” come l’autoregolamentazione e la volontarietà delle soluzioni da impiegare, nonché il ricorrere a un solido processo di standardizzazione – come complemento alla legislazione esistente – che garantisca il rispetto degli standard essenziali di sicurezza e protezione. Questo approccio – si legge nel documento – mirerebbe a permettere di imparare dalla tecnologia e di identificare le potenziali sfide ad essa associate, tenendo conto del fatto che si ha a che fare con un settore in rapida evoluzione. Insieme alla Danimarca, il documento è stato firmato anche da Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Estonia, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia.

Tuttavia, per la Commissione Europea l’Intelligenza Artificiale è un settore “ad alto rischio”, e per tale ragione tale tecnologia deve essere “certificata, testata e controllata”.

L’intelligenza artificiale “ad alto rischio”

L’invito dei quattordici Stati membri arriva dopo che la Commissione europea pubblicò lo scorso febbraio il suo “Libro Bianco sull’Intelligenza Artificiale”, che stabilì “la rotta” per un futuro quadro normativo ad hoc della tecnologia in esame. Nel Libro Bianco si “discute” di una serie di tecnologie “ad alto rischio”, destinate a supervisione futura, comprese quelle nei “settori critici” e quelle ritenute di “uso critico”. Quelle che rientrano nei settori critici comprendono la sanità, i trasporti, la polizia, il reclutamento e il sistema giudiziario, mentre le tecnologie di “uso critico” includono tecnologie con un rischio di morte, danni o lesioni, o con “ramificazioni legali”. In questi casi potrebbero essere imposte sanzioni se alcune tecnologie che non soddisfano particolari requisiti.

A febbraio 2020, la Commissione europea aveva anche avanzato l’idea di introdurre un “sistema di etichettatura volontario” per le tecnologie di Intelligenza Artificiale non considerate ad alto rischio. Questa opzione, in particolare, sembra (sia ancora) gradita ai quattordici Stati Membri UE dell’approccio soft alla regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale, i quali, tuttavia, preferirebbero adottare uno schema di etichettatura volontario per le tecnologie di Intelligenza Artificiale di prossima generazione. Un tale strumento, afferma il documento programmatico, renderebbe visibili ai potenziali utenti – come i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni – quali applicazioni si basano su Intelligenza Artificiale e dati sicuri, responsabili ed etici e quindi di quali applicazioni ci si può fidare.

L’identificazione biometrica, l’illustre esclusa

Il documento “danese” non menziona l’uso dell’Intelligenza Artificiale nell’identificazione biometrica, né affronta la questione precaria che regola l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale negli spazi pubblici, un’area questa per la quale la Commissione Europea aveva precedentemente valutato se introdurre o meno nuove regole. Tuttavia, il Consiglio non ha escluso del tutto la possibilità di introdurre norme per le tecnologie di riconoscimento facciale. Parlando con gli eurodeputati della Commissione per il mercato interno del Parlamento Europeo all’inizio di settembre 2020, Kilian Gross della Commissione Europea ha dichiarato che tutte le opzioni sono ancora sul tavolo. Rispondendo a una domanda dell’eurodeputato Marcel Kolaja sulla possibilità di un potenziale divieto, Gross ha affermato che non si esclude nessuna opzione: tutte le “variabili” saranno esaminate analizzando attentamente la legislazione esistente. Una “nuova edizione” del Libro Bianco, dove potrebbero essere introdotte nuove misure, è attualmente prevista per l’inizio del 2021. La Commissione Europea ha rivelato che sta ancora valutando la possibilità di vietare l’uso delle tecnologie di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici dell’Unione Europea. La Commissione non “escluderà” il potenziale divieto della tecnologia di riconoscimento facciale tout court; tuttavia, non ha escluso un futuro divieto dell’uso della tecnologia di riconoscimento facciale in Europa (mentre il Consiglio dell’Unione Europea “rimugina” sui risultati di una recente consultazione pubblica sull’Intelligenza Artificiale).

La Germania per la linea dura

Quattro mesi dopo la presentazione del “Libro Bianco”, il governo tedesco dichiarò di essere ampiamente d’accordo con Bruxelles, vedendo tuttavia la necessità di rafforzare la sicurezza. La Germania è particolarmente preoccupata per il fatto che solo le applicazioni di Intelligenza Artificiale ad “alto rischio” devono soddisfare requisiti speciali. Lasciando scoperte le altre. La Germania, attualmente “a capo” del Consiglio dell’Unione Europea, è preoccupata che la Commissione Europea voglia applicare restrizioni solo alle applicazioni di Intelligenza Artificiale ritenute ad alto rischio; ragion per cui preferirebbe un campo di applicazione molto più ampio per le tecnologie che sarebbero soggette a nuove regole. Berlino teme inoltre che gli attuali piani della Commissione Europea portino a una situazione in cui alcuni utilizzi ad alto rischio non sarebbero coperti fin dall’inizio se non rientrassero in determinati settori. Inoltre, la posizione della Germania dello scorso giugno ha anche fatto chiaro riferimento ai rischi per le libertà civili posti dalla tecnica di identificazione biometrica “a distanza”, rilevando come esse potrebbero portare a una potenziale violazione dei diritti fondamentali dei cittadini europei. Il ministro degli Interni di Berlino Horst Seehofer, che si è fatto carico delle preoccupazioni sollevate dalla società civile tedesca, ha dovuto in precedenza reggere i piani della Germania per l’introduzione di sistemi di riconoscimento facciale in tutto il paese, a causa dei timori per il diritto alla protezione dei dati personali e a potenziali violazioni del GDPR.[1]

La posizione polacca: una questione di “genere”

Com’era prevedibile, le conclusioni della presidenza (tedesca) del Consiglio dell’Unione Europea sull’Intelligenza Artificiale e i diritti umani non sono riuscite ad ottenere il sostegno unanime degli Stati membri lo scorso ottobre, con una ferma opposizione della Polonia che si è rifiutata di sostenere un testo che includesse il termine “eguaglianza di genere”.

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All’origine della “storia”, la presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione Europea ha adottato il 21 ottobre 2020 le conclusioni sulla Carta dei diritti fondamentali nel contesto dell’Intelligenza Artificiale, dichiarando che “uno Stato membro” si era opposto all’inclusione del termine “eguaglianza di genere” con la motivazione che né i trattati né la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea usano il termine “genere”. Tutti gli altri ventisei Stati Membri dell’Unione Europea, tuttavia, hanno insistito affinché la frase fosse inclusa nelle conclusioni. Diverse fonti dell’Unione Europea concordarono subito nel confermare che tale “pecora nera” fosse la Polonia. In una dichiarazione ufficiale, il rappresentante permanente della Polonia presso l’Unione Europea Andrzej Sadoś ha affermato che Varsavia sostiene fortemente la parità tra donne e uomini così come presente in tutti i documenti dell’Unione Europea, basati sulla terminologia adottata nel diritto comunitario. I trattati fanno riferimento alla parità tra donne e uomini, in modo simile alla Carta dei diritti fondamentali. Per il diplomatico polacco, il significato di “genere” non è chiaro; la mancanza di definizione e di comprensione univoca per tutti gli Stati membri può causare problemi semantici. E né i trattati né la Carta dei diritti fondamentali usano il termine “genere” ha chiosato il rappresentante polacco. Sadoś ha aggiunto che il suo Paese si adopererà per adottare le conclusioni sui diritti fondamentali in futuro.

La Polonia è stata recentemente oggetto di pesanti critiche da Bruxelles per una serie di misure messe in atto che alcuni ritengono vadano a limitare i “diritti di genere”. Recentemente, una sentenza di un tribunale polacco ha messo fuori legge la maggior parte delle condizioni per ricorrere all’aborto – salvo un piccolo numero di eccezioni – compresi i casi di stupro o incesto. Ciò ha fatto seguito alla decisione della Polonia di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, in un momento in cui decine di regioni conservatrici e cattoliche di tutto il Paese stavano adottando risoluzioni che criticavano l’ideologia LGBT. [2]

Il ruolo del Parlamento europeo

Verso la seconda metà di ottobre 2020, gli eurodeputati hanno adottato proposte su come l’Unione Europea possa regolamentare al meglio l’Intelligenza Artificiale al fine di promuovere l’innovazione, gli standard etici e la fiducia nella tecnologia in Europa.

Il Parlamento Europeo è tra le prime istituzioni a presentare raccomandazioni su ciò che le regole dell’Intelligenza Artificiale dovrebbero includere in materia di etica, responsabilità e diritti di proprietà intellettuale. Queste raccomandazioni apriranno la strada all’Unione Europea per diventare un leader globale nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale nel mondo. La proposta legislativa della Commissione Europea è prevista per l’inizio del 2021.

L’iniziativa legislativa dell’europarlamentare Iban García del Blanco sollecita la Commissione Europea a presentare un nuovo quadro giuridico che delinei i principi etici e gli obblighi legali da seguire nello sviluppo, nell’implementazione e nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, della robotica e delle tecnologie correlate, inclusi software, algoritmi e dati. Le future leggi dovrebbero essere elaborate in conformità con diversi principi guida, tra cui: un’Intelligenza Artificiale incentrata sull’uomo e fatta dall’uomo; sicurezza, trasparenza e responsabilità; salvaguardia contro pregiudizi e discriminazioni; diritto al risarcimento; responsabilità sociale e ambientale; rispetto della privacy e protezione dei dati. Le tecnologie di Intelligenza Artificiale ad alto rischio, come quelle con capacità di autoapprendimento, dovrebbero essere progettate per consentire la supervisione umana in qualsiasi momento. Se viene utilizzata una funzionalità che potrebbe comportare una grave violazione dei principi etici e potrebbe essere pericolosa, le capacità di autoapprendimento dovrebbero essere disabilitate e dovrebbe essere ripristinato il pieno controllo umano.

L’iniziativa legislativa dell’europarlamentare Axel Voss, invece, richiede un quadro di responsabilità civile orientato al futuro, che renda gli operatori dell’Intelligenza Artificiale ad alto rischio strettamente responsabili dei danni che ne derivano. Un quadro giuridico chiaro stimolerebbe l’innovazione fornendo alle imprese la certezza del diritto, proteggendo al contempo i cittadini e promuovendo la loro fiducia nelle tecnologie di Intelligenza Artificiale, scoraggiando le attività che potrebbero essere pericolose. Le norme dovrebbero applicarsi alle attività di Intelligenza Artificiale fisiche o virtuali che la salute, l’integrità fisica, la proprietà, o che causano un danno immateriale significativo che si traducono in una perdita economica verificabile e considerevole. Mentre le tecnologie di Intelligenza Artificiale ad alto rischio sono ancora rare, i membri del Parlamento Europeo ritengono che i loro operatori dovrebbero avere un’assicurazione simile a quella utilizzata per le automobili.

Il rapporto dell’eurodeputato Stéphane Séjourné chiarisce che la leadership globale dell’Unione Europea in materia di Intelligenza Artificiale richiede un sistema efficace riguardante i diritti di proprietà intellettuale e salvaguardie per il sistema brevettuale dell’Unione Europea, che mira a proteggere gli sviluppatori e gli inventori, sottolineando che ciò non deve andare a scapito degli interessi dei creatori “umani”, né dei principi etici dell’Unione europea. Gli eurodeputati ritengono importante distinguere tra le creazioni umane assistite dall’Intelligenza Artificiale e le creazioni generate da quest’ultima. Essi specificano che l’Intelligenza Artificiale non dovrebbe avere personalità giuridica; pertanto, la proprietà dei intellettuale dovrebbe essere concessa solo agli esseri umani. Il testo, infine, approfondisce ulteriormente il tema del diritto d’autore, della raccolta di dati, dei segreti commerciali, dell’uso degli algoritmi e dei “rinomati” deepfake.[3]

  1. EU nations call for ‘soft law solutions’ in future Artificial Intelligence regulation. Fondation EURACTIV Europe’s MediaLab. https://www.euractiv.com/section/digital/news/eu-nations-call-for-soft-law-solutions-in-future-artificial-intelligence-regulation/
  2. Poland rejects Presidency conclusions on Artificial Intelligence, rights. Efficacité et Transparence des Acteurs Européens. https://www.euractiv.com/section/digital/news/poland-rejects-presidency-conclusions-on-artificial-intelligence-rights/
  3. Parliament leads the way on first set of EU rules for Artificial Intelligence. European Parliament. https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20201016IPR89544/parliament-leads-the-way-on-first-set-of-eu-rules-for-artificial-intelligence

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