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Investimenti in competenze

ITS, Potti: “Bene lo stimolo del Governo sulla formazione, ma serve anche aiuto delle imprese”

La decisione del Governo di stanziare 20 milioni agli ITS per lo sviluppo di competenze di stampo manifatturiero è importante per colmare un gap nella formazione tecnico-scientifica che penalizza le imprese italiane. È sulle competenze digitali che si gioca il futuro e anche il mondo produttivo deve fare la sua parte

06 Feb 2019

Gianni Potti

presidente CNCT - Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici


Nella manovra economica sono stati stanziati 20 milioni (nel 2020 saranno 35) a favore degli ITS, gli istituti di formazione post secondaria alternativa alla laurea, per i percorsi abilitanti a competenze di stampo manifatturiero.

Una ottima notizia per le imprese italiane che -rispetto a quelle di altri Paesi – soffrono di più la grave carenza di figure professionali dotate di adeguata preparazione tecnico-scientifica.

Fermo restando però che anche il mondo delle imprese dovrà fare la sua parte in materia di formazione.

Cosa sono gli ITS e il loro ruolo

Ricordiamo che gli ITS sono gli Istituti di formazione post secondaria alternativa alla laurea e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione.

Rappresentano – a mio avviso – un’opportunità di assoluto rilievo nel panorama formativo italiano in quanto espressione di una strategia nuova fondata sulla connessione delle politiche d’istruzione, formazione e lavoro con le politiche industriali, con l’obiettivo di sostenere gli interventi destinati ai settori produttivi con particolare riferimento ai fabbisogni di innovazione e di trasferimento tecnologico delle piccole e medie imprese.

Le sei are tecnologiche interessate sono:

  • Efficienza energetica,
  • Mobilità sostenibile,
  • Nuove tecnologie della vita,
  • Nuove tecnologie per il Made in Italy (Sistema agroalimentare, Sistema casa, Sistema meccanica, Sistema moda, Servizi alle imprese),
  • Tecnologie innovative per i beni e le attività culturaliTurismo,
  • Tecnologie della informazione e della comunicazione.

Nella logica alternanza scuola lavoro, almeno il 30% della durata dei corsi è svolto in azienda stabilendo subito un legame molto forte con il mondo produttivo attraverso stage anche all’estero.

I corsi si articolano di norma in quattro semestri (1800/2000 ore) e possono arrivare fino a sei semestri.

Il gap dell’Italia nella formazione tecnico-scientifica

Sottolineiamo come, a fronte dei 12 mila studenti che sono attualmente iscritti agli I.T.S. italiani, le scuole di alta formazione professionalizzante contano 880 mila iscritti in Germania e 240 mila in Francia.

Diciamo anche, che specie nel mondo digitale, gli I.T.S. di fatto coprono quel buco che mediamente non sta colmando il mondo delle Università italiane, decisamente in ritardo a sfornare laureati nulle materie tecnico/scientifiche. Non a caso il tasso di occupazione di quanti escono dagli I.T.S. è dell’83%, come dire che c’è fame nelle nostre imprese di queste figure tecniche.

Quindi il rafforzamento degli I.T.S. punta a colmare il gap con il resto d’Europa a beneficio delle competenze di cui necessitano urgenti le nostre imprese, se vogliono davvero diventare 4.0!

A quali bisogni risponde la formazione tecnica superiore

Acquisire, dopo il diploma, un’alta specializzazione tecnologica indispensabile per un inserimento qualificato nel mondo del lavoro.

Formare Tecnici Superiori in grado di inserirsi nei settori strategici del sistema economico-produttivo del Paese.

Sviluppare metodi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico alle piccole e medie imprese.

Privilegiare una didattica esperienziale dove l’apprendimento si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli affrontati in situazioni di incertezza e complessità, simili alla realtà lavorativa di tutti i giorni.

Competenze digitali, anche le imprese devono fare la loro parte

È fuor di dubbio che si debba intervenire ancora sulle infrastrutture che rendano possibile la rivoluzione digitale (stimolando l’offerta, arrivo 5G), ma la vera battaglia è sulle competenze digitali, sia per le imprese, sia per la Pubblica Amministrazione, sia per i cittadini. La vera battaglia per stimolare la domanda, per far risalire l’Italia dalle classifiche europee che ci vedono troppo spesso fanalino di coda quanto a mercato digitale.

Dobbiamo formare le competenze digitali di chi insegna (e abbiamo troppo spesso ancora un corpo docente “analfabeta digitale”), formare competenze digitali partendo dalle scuole elementari per arrivare a chi è già nel mondo del lavoro, fino agli Over, per costruire una società inclusiva e competitiva. Gli I.T.S. per il mondo dell’impresa possono essere una valida soluzione sulla strada dell’alfabetizzazione digitale.

Aggiungo in conclusione che, a fronte dello sforzo e stimolo del Governo, è auspicabile che le imprese, e in particolare le PMI, investano in innovazione e digitalizzazione, non esclusivamente dal punto di vista infrastrutturale, ma puntando soprattutto sui processi e sulla formazione. Qui l’Italia può e deve fare la differenza.

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