La riflessione

L’Agenda digitale del Web 3.0

Big data e diffusione dei motori semantici sono i fenomeni emergenti dalle reti che segneranno gli sviluppi dell’agenda digitale a medio termine, aprendo le porte alle nuove opportunità che si stanno già profilando nel cosiddetto Web 3.0. Verso l’emergenza di nuovi strumenti cognitivi

Pubblicato il 25 Ott 2012

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L’Agenda digitale del Web 3.0

Il fermento teorico e pratico che avvolge e spinge oggi l’Agenda Digitale ci porta, certo, a riflettere operativamente sulle opportunità offerte dallo sviluppo attuale di Internet, della banda larga e larghissima, dei social network e in generale delle reti sociali, economiche, commerciali, e tecnico-scientifiche che catalizzano fenomeni emergenti capaci di attivare nuove transizioni socio-economiche imprevedibili. Ma, attenzione, in una corretta prospettiva strategica, e non solo tattica, non bisogna rinunciare a guardare contemporaneamente anche più avanti: non verso un lontano futuro, ma nei prossimi anni del decennio in corso, in cui si materializzeranno nuovi sconvolgimenti, causati da fenomeni oggi in crescita silenziosa ma impetuosa: primo, l’esplosione dei big data (conseguenza anche della diffusione dell’Internet delle cose); secondo, l’emergere del Web semantico (il cosiddetto Web 3.0); e, terzo, lo sviluppo e l’affermazione (nel management, nel marketing, nella politica, nella finanza) di un approccio sistemico, complesso e reticolare, con metodi di calcolo e di elaborazione delle informazioni che fa leva su una modalità nuova di pensiero, quella basata sul paradigma cognitivo complesso, circolare, che considera i tradizionali ragionamenti lineari basati sul principio di causa-effetto solo come un sottoinsieme di un più ampio e variegato ventaglio di nuove possibilità del progettare e dell’agire.

Proviamo dunque a tracciare qui una primissima mappa della situazione attuale delle reti e delle potenzialità e prospettive emergenti a medio termine, per poter poi passare nei prossimi interventi a mettere a fuoco e a riflettere in profondità e con efficacia pratica sugli strumenti cognitivi con cui dobbiamo attrezzarci per orientarci nel labirinto dei comportamenti delle reti complesse e per capire così come cogliere le opportunità che via via emergeranno dagli scenari in evoluzione. Il tutto mantenendo uno sguardo attento su quelle esperienze concrete che anticipano i trend in atto e che si possono utilizzare quindi come casi di studio significativi per individuare già oggi nuovi filoni di azioni innovative.

Fotografia attuale delle reti e del loro uso

Sono quattro i filoni principali in cui possiamo suddividere le situazioni e le azioni che generano oggi gran parte delle opportunità di creazione d’impresa e di innovazione grazie al digitale in rete.

Il primo “generatore di opportunità” viene dalla diffusione in parallelo – indipendente – sia di Internet che della telefonia smart.

Il secondo – altrettanto interessante – è il movimento inarrestabile, sempre più veloce ed efficace, che fa convergere le grandi strutture reticolari Internet/www e rete telefonica smart.

Il terzo “generatore di opportunità” si può individuare nell’enorme accumulo di data base (pur se non ancora collegati tra loro) che si stanno raccogliendo nelle più disparate memorie delle reti digitali.

A lato di tutto ciò continua ad agire capillarmente un’utilizzazione diffusa a livello sempre più globale sia del Web 1.0 (quello ormai “storico” dei siti-vetrina, che costituisce ancora l’ossatura del sistema Web), sia del Web 2.0 (quello che, basato sulla bi-direzionalità dei segnali, ha dato vita al formarsi e al moltiplicarsi di social network sempre più interconnessi).

Quest’ultimo possiamo considerarlo il quarto “generatore di opportunità”, trasversale agli altri grazie al fatto che attraverso il Web 2.0 si possono realizzare indagini di mercato on line, azioni di marketing virale, azioni di organizzazioni dal basso (gruppi d’acquisto, ecc), azioni di organizzazioni dall’alto (e-gov, e-pub, ecc), azioni di speculazione e pirateria (borsa, politica, ecc, in cui il Www si pone come amplificatore e acceleratore di segnali, con feedback sia positivi che negativi, e in genere non controllabili con i mezzi attuali).

Potenzialità e prospettive emergenti. E siamo al secondo passaggio di questo mio intervento d’apertura: mettere a fuoco le potenzialità e le prospettive emergenti a breve e medio termine. Come abbiamo visto, i fenomeni che aggiungeranno ancora nuove opportunità all’agenda digitale prossima ventura sono in sostanza due, strettamente intrecciati tra loro: primo, l’affermarsi del cosiddetto Web 3.0, la struttura di comunicazione e informazione che si basa sull’efficacia di motori semantici e agenti intelligenti per “capire” i contenuti dei messaggi postati on line o nelle reti telefoniche smart; secondo, lo sviluppo e lo sfruttamento dei cosiddetti big data, accumulo di enormi data base interconnettibili, ancora difficili da processare, ma visibilmente carichi di pattern nascosti che – individuati con gli strumenti del soft computing – possono rivelare trend e situazioni non altrimenti visibili (nei big data non si cercano risposte a domande precostituite, ma si osserva l’emergere di nuove domande, in una inedita visione di “serendipity sistematizzata”).

I miei prossimi interventi in agendadigitale.eu

Disegnato così il panorama in cui praticheremo le analisi e i ragionamenti sui nuovi contenuti e i nuovi contesti creati per (e da) il nuovo mondo del Web 3.0, ci diamo appuntamento al prossimo intervento per vedere quali possono essere le principali protesi cognitive da utilizzare per addentrarci nel territorio ricco e inesplorato delle nuove opportunità portate dallo sviluppo esplosivo delle reti, delle loro memorie e degli strumenti per analizzarle e possibilmente gestirle.

Ecco il programma con i titoli di lavoro dei prossimi interventi: Protesi cognitive per l’agenda digitale di breve, medio e lungo termine; Riflessione su big data; Riflessione sui motori semantici; Riferimenti di base sulle teorie della complessità; Analisi topologica delle reti per prevederne alcuni comportamenti; L’approccio sistemico; La visione memetica; Idee di base del soft computing: dalle reti neurali, agli algoritmi genetici; Casi di studio: dalla misurazione massiva di sentiment, all’interconnessione di data base per problemi di traffico, di rapine in banca e di andamento della Borsa.

(l’autore è direttore scientifico del Complexity Education Project, Laboratorio LABeL Cattid, Università Sapienza di Roma)

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valerio elett
valerio elett
13 anni fa

Rispondo al commento di Angela:
la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico (una delle poche cose che non si possono rifare a basso costo e che potrebbe portare vantaggi anche economici consistenti) è una necessità che affonda le radici nell’ultimo secolo di storia del nostro Paese: dalle follie d’inizio ‘900 di Marinetti che voleva vendere il patrimonio artistico per poi comprare armi e riconquistare le opere vendute, oltre a scoprirne di nuove con il finanziamento di campagne ad hoc, fino ai “giacimenti culturali”, geniale idea di fine ‘900 dell’allora ministro del Lavoro conclusasi con una bolla di sapone a causa dei finanziamenti dispersi a pioggia, troppo spesso basati sulla vicinanza dei propositori invece che sulla effettiva validità dei progetti.
L’importante è non farsi deprimere dalle esperienze negative del passato e di imparare dagli errori fatti per costruire sistemi complessi ben coordinati in grado di raggiungere l’obiettivo.
Oggettivamente le reti digitali di conoscenza possono aiutare a far emergere la strada giusta per la valorizzazione.
Ma solo se si sapranno dare regole locali in grado di rendere virtuoso l’accrescimento preferenziale dei nodi chiave della rete.

angela
angela
13 anni fa

Organizzazione della messa in rete di tutto il patrimonio culturale finalizzato alla possibilità di connessione con tutti i musei del mondo per generare eventi e mostre in rete da condividere in Istituti d’arte e università come contenuti reali originali su cui lavorare e studiare. Valorizzare e distribuire il nostro patrimonio e organizzare tutta la filiera he gira intorno è uno dei settori di sviluppo e di resa economica per il nostro paese

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